{"id":234953,"date":"2025-11-27T18:06:11","date_gmt":"2025-11-27T18:06:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/234953\/"},"modified":"2025-11-27T18:06:11","modified_gmt":"2025-11-27T18:06:11","slug":"solo-laerospazio-in-crescita-allarme-per-auto-e-acciaio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/234953\/","title":{"rendered":"solo l&#8217;aerospazio in crescita, allarme per auto e acciaio"},"content":{"rendered":"<p>Su diciotto <strong>settori industriali<\/strong>, in <strong>Europa<\/strong> uno solo \u00e8 in crescita: l\u2019<strong>aerospazio<\/strong>. Tutti gli altri diciassette sono fermi se non addirittura in preoccupante calo, in particolare l\u2019<strong>automotive<\/strong> e l\u2019<strong>acciaio <\/strong>che interessano da vicino l\u2019Italia, alle prese con la produzione ai minimi di <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/tag\/stellantis\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\"><strong>Stellantis<\/strong><\/a> e la morte annunciata dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/tag\/ilva\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\"><strong>Ilva<\/strong><\/a>. Persino il comparto della <strong>difesa<\/strong>, che pure sta ricevendo la spinta dei<strong> piani di riarmo<\/strong>, sconta la difficolt\u00e0 di essere troppo permeato dagli <strong>Stati Uniti<\/strong>. A <strong>Bruxelles<\/strong> \u00e8 stato presentato il <strong>report<\/strong> realizzato da <strong>Syndex<\/strong> per <strong>IndustriAll<\/strong>, il sindacato europeo dei metalmeccanici. Il documento ha un titolo che non si serve di giri di parole: <strong>Ending european naivety<\/strong>, ovvero \u201cfiniamola con l\u2019ingenuit\u00e0 europea\u201d. Scatta una drammatica fotografia dello stato della manifattura nei Paesi Ue e chiede alle istituzioni di intervenire con una <strong>cura choc<\/strong> per evitare il tracollo, visto che al momento ci sono oltre<strong> 4 milioni di lavoratori<\/strong> interessati da <strong>ammortizzatori sociali<\/strong>.<\/p>\n<p>Problemi in tutti i reparti<\/p>\n<p>Volendo prendere in prestito la metafora calcistica, l\u2019industria europea pu\u00f2 essere descritta come una squadra che ha problemi in tutti i reparti. Innanzitutto in attacco, perch\u00e9 l\u2019<strong>austerit\u00e0 fiscale<\/strong> blocca gli <strong>investimenti<\/strong> e comprime i consumi interni. Poi in difesa, perch\u00e9 ci sono pochi e inefficaci strumenti per proteggere le nostre fabbriche dalla <strong>concorrenza<\/strong> cinese e americana, dal <strong>dumping salariale<\/strong> e dalla eccessiva <strong>dipendenza energetica<\/strong>. Infine, \u00e8 del tutto carente quello che potremmo definire il settore giovanile: gli investimenti in <strong>ricerca<\/strong>, sviluppo e formazione sono troppo bassi, l\u2019et\u00e0 media della forza lavoro \u00e8 elevata e si fa fatica a favorire il ricambio generazionale.<\/p>\n<p>Ue a rischio desertificazione<\/p>\n<p>Insomma, senza un drastico cambio di rotta si rischia una perenne <strong>desertificazione industriale<\/strong>. Sorride solo l\u2019aerospazio, che va meglio dei suoi competitori statunitensi e molto meglio di quelli cinesi. L\u2019industria del <strong>solare<\/strong> \u00e8 stata annientata dalla <strong>Cina<\/strong>, cos\u00ec come Pechino domina quella delle componenti per le <strong>telecomunicazioni<\/strong>. E ancora, la <strong>farmaceutica<\/strong> \u00e8 sotto pressione da parte degli <strong>Stati Uniti<\/strong>, oltre che dipendente da Cina e <strong>India<\/strong>. Questa situazione \u00e8 definita dal sindacato \u201cuna precisa scelta politica\u201d, dettata soprattutto dal <strong>patto di stabilit\u00e0<\/strong> che pone un freno agli investimenti e alla domanda interna. Ecco perch\u00e9 IndustriAll chiede di tornare a sospendere la <strong>stretta fiscale<\/strong>, come fatto durante il <strong>Covid<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019urgenza? I costi dell\u2019energia<\/p>\n<p>L\u2019urgenza \u00e8 rappresentata dal capitolo <strong>energia<\/strong>. I <strong>costi<\/strong> sono determinati dal ristretto <strong>mercato del gas<\/strong> e l\u2019Europa sta assorbendo la costosa crescita dell\u2019offerta americana, anche se continua a consumare gas e petrolio russi. La <strong>transizione ecologica<\/strong> \u00e8 una sfida fondamentale e, secondo gli autori del report, bisognerebbe programmarla facendo s\u00ec che porti con s\u00e9 nuove assunzioni. Anche da questo punto di vista va contraddetto il luogo comune per cui una maggiore regolamentazione rallenta lo sviluppo: anzi \u00e8 \u201cironico\u201d che mentre l\u2019Europa tenta di ridurre la regolamentazione, la Cina introduce nuovi <strong>standard di sostenibilit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>IndustriAll chiede la difesa del mercato interno<\/p>\n<p>Si diceva della carenza difensiva dell\u2019Europa: ci sono pochi mezzi per contrastare le importazioni da Paesi che attuano il cosiddetto dumping, per esempio utilizzando <strong>fonti inquinanti<\/strong> e non riconoscendo diritti e giuste <strong>retribuzioni<\/strong> a chi lavora. Ecco perch\u00e9 il rapporto IndustriAll chiede una maggiore difesa del mercato interno, rendendo \u201cnon gratuito\u201d l\u2019ingresso di merci. Il riferimento \u00e8 alla possibilit\u00e0 di inasprire le <strong>tariffe<\/strong> per far entrare prodotti realizzati con alto apporto di <strong>carbonio<\/strong>, quindi rendere ancora <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2025\/02\/07\/tassa-sul-carbonio-alle-frontiere-bruxelles-apre-a-una-revisione-per-esonerare-l80-delle-imprese-ue-il-peso-delle-lobby-e-il-rischio-di-distorsioni\/7867533\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">pi\u00f9 severo il <strong>Cbam<\/strong><\/a> (Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere) che oggi regola la materia.<\/p>\n<p>Anche la ricerca perde terreno<\/p>\n<p>Anche nella ricerca l\u2019Europa sta perdendo terreno: \u00e8 messa bene per quanto riguarda quella di base, ma non in quella cosiddetta applicata. Mentre negli Stati Uniti l\u2019obiettivo \u00e8 stato aumentare la <strong>capacit\u00e0 produttiva<\/strong>, nel nostro continente ci si \u00e8 concentrati pi\u00f9 sulla sostituzione. Ma soprattutto, l\u2019atteggiamento europeo \u00e8 ancora focalizzato sulla gestione di una crisi, e non tanto sulla pianificazione dello sviluppo. Le diverse normative nazionali sul <strong>mercato del lavoro<\/strong> aggravano la carenza di <strong>manodopera competente<\/strong>.<\/p>\n<p>La richiesta: aiuti solo se profitti reinvestiti<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 anche un passaggio sul rapporto tra la finanza e l\u2019industria. Il rapporto del sindacato sostiene che in Europa i <strong>profitti<\/strong> non vengono reinvestiti, e che il nostro continente \u00e8 il primo per <strong>distribuzione<\/strong> degli utili agli azionisti. Ecco perch\u00e9 l\u2019altra proposta \u00e8 creare una condizionalit\u00e0 negli <strong>aiuti pubblici<\/strong>: non concederli a pioggia ma vincolarli a investimenti in occupazione, formazione e ricerca.<\/p>\n<p>Le regole interne non fanno barriera<\/p>\n<p>In definitiva, il rapporto racconta l\u2019industria europea come un settore stritolato da due <strong>superpotenze<\/strong> come Cina e Stati Uniti, interventiste e protezioniste. Le <strong>regole interne<\/strong> inceppano gli investimenti e non pongono barriere alle \u201cminacce\u201d esterne sul piano energetico e del dumping ambientale e salariale. Vale la pena ricordare, al di l\u00e0 dello studio europeo, che il caso italiano \u00e8 emblematico: da due anni il dato sulla <strong>produzione industriale<\/strong> \u00e8 in calo, al netto di qualche ripresa occasionale. A pesare sono le questioni pi\u00f9 spinose, ex Ilva e Stellantis.<\/p>\n<p>L\u2019auto in lotta per la sua sopravvivenza<\/p>\n<p>Proprio l\u2019automotive \u00e8 uno dei settori pi\u00f9 indagati dal report. La produzione di veicoli \u00e8 diminuita in \u201cmaniera preoccupante\u201d nel <strong>2024<\/strong> con un calo del del <strong>6,1%<\/strong> e si prevede un\u2019ulteriore diminuzione nel 2025, mentre i cinesi trainano i <strong>volumi mondiali <\/strong>con un numero di vetture assemblate che ha superato la richiesta del <strong>mercato interno<\/strong> nel <strong>2021<\/strong> e lo scorso anno era superiore del <strong>15%<\/strong>. Una tendenza che \u2013 secondo IndustriAll \u2013 non si arrester\u00e0 negli anni a venire. Il comparto \u00e8 definito <strong>\u201csotto minaccia\u201d<\/strong> dal sindacato europeo con impatti a valle sull\u2019intera catena: i produttori automobilistici europei stanno \u201clottando\u201d, si legge nel report, nel quale gli autori avvisano che il \u201cpicco dell\u2019onda non \u00e8 ancora arrivato\u201d. Il rischio \u00e8 che diversi pezzi della <strong>filiera<\/strong> \u201cnon sopravvivano\u201d.<\/p>\n<p>Le cinesi in Ue s\u00ec, le auto europee l\u00ec no<\/p>\n<p>Anche perch\u00e9 in futuro, stando ai dati, si rischia un\u2019invasione cinese. L\u2019ascesa dei marchi di Pechino sembra inarrestabile: IndustriAll fa notare che i produttori automobilistici del Paese asiatico sono in crescita (6 gruppi cinesi sono ora nella <strong>Top 20<\/strong> delle immatricolazioni europee e <strong>BYD<\/strong> \u00e8 nella Top 10), mentre le vendite dei <strong>produttori stranieri<\/strong> in Cina sono in calo. Quando la quota di <strong>elettrico<\/strong> aumenter\u00e0 (oggi \u00e8 al <strong>17%<\/strong>), il trend rischia di impennarsi definitivamente perch\u00e9 l\u2019offerta di veicoli senza motori endotermici da parte delle cinesi sta raggiungendo o superando quella dei produttori occidentali.<\/p>\n<p>La perdita di know how, uno scenario plausibile<\/p>\n<p>La conclusione \u00e8 drammatica nel lungo periodo, non solo per le materie prime legate alle batterie, ma anche perch\u00e9 la <strong>ricerca e sviluppo<\/strong> \u2013 secondo il sindacato \u2013 \u00e8 minacciata a causa dell\u2019attrattiva crescente delle piattaforme ideate in Cina e India, che consentono uno sviluppo pi\u00f9 rapido a <strong>costi inferiori<\/strong>. Il rischio \u00e8 che vada totalmente disperso il <strong>know how<\/strong>. Se il settore automobilistico europeo continuer\u00e0 a ridurre le sue capacit\u00e0 di produzione e progettazione e a <strong>esternalizzare<\/strong> gli <strong>acquisti<\/strong> al di fuori dell\u2019Europa, ad avviso degli autori, presto non avr\u00e0 pi\u00f9 i volumi necessari per essere <strong>redditizio<\/strong>, n\u00e9 le <strong>competenze<\/strong> e l\u2019<strong>esperienza<\/strong> richieste per la sua trasformazione.<\/p>\n<p>De Palma: \u201cRischi enormi, serve mobilitazione europea\u201d<\/p>\n<p>\u201cL\u2019industria europea sta correndo un <strong>rischio enorme<\/strong> a causa delle mancate scelte e dei mancati investimenti privati e pubblici dalla <strong>Commissione<\/strong> e dell\u2019Unione, dei Governi ma anche alle scelte sbagliate che le <strong>multinazionali<\/strong> stanno facendo in questo momento\u201d, dice il segretario della Fiom-Cgil <strong>Michele De Palma<\/strong>. \u201cIl numero che mi ha particolarmente colpito della relazione di <strong>Judith Kirton-Darling<\/strong>, segretaria generale di IndustriAll Europe, \u00e8 quello dei <strong>4,3 milioni<\/strong> di lavoratrici e di lavoratori in Europa che sono in questo momento interessati da <strong>ammortizzatori sociali<\/strong> e quindi non pienamente al lavoro a cui si aggiungono i lavoratori gi\u00e0 licenziati, decine di migliaia. Questo segnala il rischio in Europa di perdita di ulteriori posti di lavoro e di perdita quindi della <strong>sovranit\u00e0 industriale<\/strong> europea\u201d. Secondo De Palma \u00e8 \u201cfondamentale\u201d che \u201cci siano <strong>proposte condivise<\/strong> da parte dei sindacati europei dell\u2019industria\u201d e \u201cnecessaria\u201d una <strong>mobilitazione<\/strong> \u201cnei confronti dei Governi e dell\u2019Unione europea per rimettere al centro le lavoratrici e i lavoratori dell\u2019industria per garantire autonomia e democrazia\u201d.<\/p>\n<p>Palombella: \u201cSituazione vicina alla catastrofe\u201d<\/p>\n<p>\u201cIl Rapporto \u00e8 allarmante e fotografa una situazione vicina alla catastrofe\u201d, aggiunge<strong> Rocco Palombella<\/strong>, segretario generale Uilm. \u201c\u00c8 il risultato della<strong> mancanza di programmazione<\/strong> delle politiche e investimenti europei ambiziosi, del <strong>fallimento<\/strong> di scelte ideologiche e autodistruttive come il <strong>Green Deal,<\/strong> di una concorrenza globale spesso sleale che sta cannabalizzando le nostre produzioni. Siamo di fronte a un bivio: o l\u2019Europa si sveglia e inizia a discutere di risorse e strumenti concreti, straordinari ed efficaci, oppure ci sar\u00e0 un<strong>\u2019ecatombe<\/strong> industriale, con la perdita di intere filiere industriali e centinaia di migliaia di posti di lavoro\u201d. Anche perch\u00e9 \u201cmentre l\u2019Europa ritardava le politiche, gli investimenti, la ricerca e lo sviluppo necessari, Cina e Stati Uniti mettevano in campo ingenti risorse e programmavano l\u2019industria del futuro, diventando leader in settori strategici come semiconduttori, terre rare ed elettrico\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Su diciotto settori industriali, in Europa uno solo \u00e8 in crescita: l\u2019aerospazio. 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