{"id":235029,"date":"2025-11-27T19:21:21","date_gmt":"2025-11-27T19:21:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/235029\/"},"modified":"2025-11-27T19:21:21","modified_gmt":"2025-11-27T19:21:21","slug":"quando-vanoni-si-racconto-al-corriere-io-lornella-e-la-mia-voce-particolare-che-unamica-di-mamma-scopri-e-strehler-amo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/235029\/","title":{"rendered":"Quando Vanoni si raccont\u00f2 al Corriere: \u00abIo, l\u2019Ornella, e la mia voce particolare che un\u2019amica di mamma scopr\u00ec e Strehler am\u00f2\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>                                                                                                                      di Ornella Vanoni<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Al mio primo provino al Piccolo ho sentito quel \u00abVanoni Ornella tocca a lei\u00bb e mi sono dimenticata di respirare. Davanti al \u201cbuco nero\u201d dove erano seduti Giorgio, Paolo Grassi e altri, ho fatto un rantolo, ho tossito&#8230; poi ho parlato<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L&#8217;intervento di Ornella Vanoni dell&#8217;11-09-1982, dal nostro archivio<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Riproporsi, ritrovare canzoni<\/b>, rivivere momenti, arrabbiarsi per cose che hai amato e che non hanno avuto il successo che tu speravi e che solo col tempo vengono riscoperte, paragonare la propria voce di oggi a quella di Ieri. Oggi le canto cos\u00ec: \u00abCercami\u00bb, \u00abC\u2019\u00e8 una ragione di pi\u00f9\u00bb, \u00abIl tempo d\u2019impazzire\u00bb, \u00abIo si\u00bb, \u00abSenza fine\u00bb e tante altre: <b>oggi sono diversa, conosco i miei mezzi vocali con i quali ripropongo le canzoni pi\u00f9 interessanti della mia vita di cantante.<\/b>    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In autunno uscir\u00e0 il disco delle canzoni della mala che completa la mia raccolta Oggi le canto cos\u00ec: \u00e8 un viaggio all\u2019indletro, alle origini della mia carriera, fra Le Mantellate e Ma mi, <b>quando Ornella Vanonl aveva vent\u2019anni e cominciava la storia della \u00abragazza inventata\u00bb.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Inventata esattamente a vent\u2019anni, dopo anni di collegi svizzeri, francesi e inglesi e di scadenze fisse negli ospedali, per una malattia alla gola dalla quale sembrava io non volessi guarire tanta era la mia Incapacit\u00e0 di vivere.<\/p>\n<p>    IL PRIMO APPLAUSO A TEATRO PENSAVO FOSSE PER LA SCENA CHE MI CAMBIAVA ALLE SPALLE. E GIORGIO DISSE:\u00a0\u00abORA CHI TI TIENE PIU&#8217;?\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per quella fasciatura io mi compativo, mi odiavo e mi isolavo. <b>Restavo ore raggomitolata in camera mia<\/b>: quella stanza che i genitori ti assegnano e non ti assomiglia mal, ma non \u00e8 colpa loro.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Interpretare i propri figli \u00e8 quasi impossibile.<\/b> Si pensa sempre che ci assomiglino.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abEsci vieni con me\u00bb, mi diceva mia madre \u00abnon nasconderti nei portoni, e <b>saluta le mie amiche, saluta! Saluta!<\/b>\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Bene, quel giorno l\u2019avrei fatta contenta e davanti al S. Ambroeus incontrammo per forza una sua amica. \u00abCiao, come stai?\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abBuon Natale, signora\u00bb risposi. Era aprile! Esterrefatta sorride la signora. Mia madre bofonchia qualcosa, che sono timida, con la testa sempre via. S\u00ec via, decisamente via! Ma qual era la via? La via giusta?<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>\u00abChe bella voce che hai\u00bb dice un giorno una certa signora Cannella, amica di vecchia data di mia madre:<\/b> \u00abPerch\u00e9 non fai l\u2019attrice, non reciti?\u00bb. \u00abE come si fa?\u00bb scatta mia madre. \u00abS\u00ec, si, io conosco la moglie di Grassi, poi Strehler mi ha prestato gi\u00e0 un costume del \u201cCorvo\u201d per carnevale, telefono, telefono, mi informo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Mi ritrovo pochi giorni dopo in Corso Magenta alla scuola del Piccolo: \u00abBuongiorno vorrei iscrivermi\u00bb. \u00abS\u00ec, il suo nome?\u00bb. \u00abOrnella Vanoni\u00bb.<\/b> \u00abUna poesia, e un brano di un classico, vediamo: Pavese le va?\u00bb. \u00abS\u00ec!\u00bb. \u00abCosa sceglie?\u00bb. \u00abVerr\u00e0 la morte e avr\u00e0 i tuoi occhi!\u00bb. \u00abBene! E per il brano?\u00bb. \u00abNon so, faccia lei!\u00bb. \u00abL\u2019Elettra di Alfieri! Da qui a qui! Mandi a memoria!\u00bb. \u00abGrazie!\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Una mattina alle nove, in un cortile gremito da ragazzi e ragazze: quanti eravamo! E non potevamo neanche detestarci e lottare, tanto sceglievano loro: era un esame. <b>Per me gli esami sono sempre stati un incubo, forse mi sono ammalata anche per questo, c\u2019era sempre una scusa: \u00abSta male, gli esami non li pu\u00f2 fare poverina\u00bb.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Vanoni \u2013 con la zeta non c\u2019era nessuno \u2013 io ero l\u2019ultima, forse (almeno che ci fosse, almeno che ci fosse qualche Vo, o VI o Vu, non so, forse anche una Zeta). Il tempo passava e io ero sempre pi\u00f9 terrorizzata. <b>\u00abScappo\u00bb, pensavo. \u00abIo scappo, tanto chi mi obbliga?\u00bb.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Mi si avvicina Grazia Antonini: mi \u00e8 subito piaciuta, continua a piacermi anche adesso. Una donna coraggiosa, negli anni \u00e8 stata anche Grazia Missiroli: \u00abCome \u00e8 andata?\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abMah, speriamo!\u00bb. \u00abAdesso bisogna aspettare che ci chiamino, per un s\u00ec o per un no!\u00bb. <b>\u00abTi aspetto!\u00bb. \u00abMa c\u2019\u00e8 ancora tanta gente!\u00bb.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abTi aspetto!\u00bb. <b>\u00abVanoni Ornella tocca a lei!\u00bb. Mi dimentico di respirare: \u00abNon respiro pi\u00f9\u00bb, penso.<\/b> Prima di entrare su un palco triste di luce elettrica dopo la luce del cortile e davanti un buco nero.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abChiss\u00e0 come sono annoiati dopo aver ascoltato tante voci e aver visto tanta gente?\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ricordo bene com\u2019ero vestita: maglione nero a collo alto, cintura di elastico nero anche lei molto alta, gonna a ruota a quadretti bianchi e neri, ballerine nere, 1 capelli raccolti. I riccioli lasciati andare non si usavano proprio.<\/b> Passavo il tempo a stirarmi i capelli, e appena uno mi si avvicinava con un bicchier d\u2019acqua, ecco le ondine maledette! E un ricciolo scattava fuori come una molla: sbleng!<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Io, l\u2019Ornella, e la mia voce particolare che un\u2019amica di mamma scopr\u00ec e Strehler am\u00f2\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/6928168712afe.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/6928168712afe.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Stavo l\u00ec ferma. \u00abE le mani dove le metto?\u00bb pensavo \u00abcosa ne faccio?\u00bb. Gi\u00f9 morte lungo i fianchi! <\/b>Cercavo di vedere chi c\u2019era, ma il buio era totale, e io anche cieca dalla paura.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>\u00abBene, cos\u2019ha preparato?\u00bb. Un rantolo: tossisco, e poi parlo.<\/b> \u00abAvanti\u00bb. Dico Pavese: due o tre intoppi, ma vado. L\u2019Elettra, b\u00e8, avr\u00f2 detto venti volte: \u00abScusate\u00bb. Era l\u2019Elettra \u2013 scusate.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sapevo che era tardi, dal buio sentivo un confabulio, <b>poi una voce netta dice: \u00abNo, no, vada avanti che c\u2019\u00e8 stoffa!\u00bb. <\/b>Sarah Ferrati! Lei ha deciso! Forse era la sola a crederci, per questo la sua voce era cos\u00ec chiara.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Intorno al tavolo nel buco nero c\u2019erano Strehler, Grassi, Borgognoni, Decroux, Marise Flach, la Setti, Rebora, Gino Negri e la Ferrati<\/b> (l\u00ec come consulente, perch\u00e9 poi non l\u2019ho pi\u00f9 rivista, se non anni dopo quando al Piccolo recitava \u00abLa moglie ideale\u00bb e voltando la schiena al pubblico sfogliava una rosa fra le mani. Una cosa che faceva andare In bestia Strehler! Lui detestava quel gesto, ma lei non ci ha mai rinunciato!).<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E cosi nel \u201954 fui ammessa alla Scuola del Piccolo. Eravamo In diciotto, dopo tre mesi in otto: decimazione.<\/b> Musica, dizione, storia, storia dell\u2019arte, mimo, comportamento dell\u2019attore (mi divertivo con Grassi che insisteva che un attore deve portare le bretelle oltre la cintura perch\u00e9 non si sa mai). <b>Le ore di Strehler erano sempre incerte: \u00abVerr\u00e0, non verr\u00e0, recuperer\u00e0?\u00bb. Eravamo molto eccitati quando doveva venire lui. Le ragazze erano tutte pi\u00f9 carine quel giorno.<\/b><\/p>\n<p>    UN GIORNO IL MAESTRO PIGIO&#8217; IN MACCHINA I SUOI ALLIEVI E LI ACCOMPAGNO&#8217; A CASA. IO PER ULTIMA&#8230;<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019era anche danza, io andavo molto mal volentieri da Rosita Lupi che era la moglie separata di Strehler, avevo la sensazione di non essere gradita, ma neanche un po\u2019. Temevo Rebora, volevo molto bene a Borgognoni (l\u2019insegnante di storia) e mi divertivo con Gino Negri, tutti ci divertivamo con lui. C\u2019era anche una ragazza persiana che seguiva il corso come auditor, si chiamava Parvin Taba Tabal e diceva di essere una ex ballerina di Rango Pal. <b>Si metteva alle mie spalle e mi diceva: \u00abIl maestro ti guarda\u00bb. \u00abMa figurati!\u00bb. \u00abTi dico che ti guarda!\u00bb. Guardo anch\u2019io: \u00e8 vero, mi guarda!<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Quando uscivo da scuola prendevo l\u2019undici o il quattro per tornare a casa e spesso <b>Strehler mi seguiva sulla sua macchina: una mlllecento amaranto con il tetto bianco: mai un gesto, una parola.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Intanto io pregavo sempre che non mi interrogassero, avevo il terrore di essere interrogata, come a scuola da bambina. Mi mettevo sempre dietro tutti per nascondermi, impresa disperata: eravamo in otto.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Invece gli altri si buttavano avanti per salire sul palco. E io pensavo: <b>\u00abQuelli l\u00ec hanno il sacro fuoco, invece io no, sono qui ma non so perch\u00e9\u00bb.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ogni tanto andavamo al Piccolo ad assistere alle prove: era un\u2019emozione molto grande, ci trovavamo tutti In via Rovello, oppure in latteria in via Dante e poi, in gruppetto compatto, quasi in punta di piedi sussurrandoci qualcosa all\u2019orecchio, entravamo in teatro: il santuario. <b>E respiravamo profondo, come a trattenere quell\u2019aria: la nostra speranza e il nostro futuro.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il nostro futuro? Il loro futuro! Perch\u00e9 <b>io pensavo che se avessi messo piede su quel palcoscenico sarei morta<\/b>, anzi, prima di salirci mi sarei pietrificata.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I nostri compagni del corso precedente erano un po\u2019 Invidiosi di noi, dicevano che <b>Strehler veniva sempre a farci lezione<\/b>, invece da loro no, che eravamo un corso fortunato. Ma questo non bastava a spiegare il motivo delle sue frequenze. Alla fine del primo anno, in primavera, ci fu il saggio: uno spazio pi\u00f9 grande per quelli del secondo corso che lasciavano la scuola, pi\u00f9 piccolo a noi che avevamo preparato prima Montale e Quasimodo, poi Strehler cambi\u00f2 e ci fece recitare Lorca e D\u2019Annunzio.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Io recitavo \u00abNella belletta\u00bb con grande gioia della signorina Setti, ma puntavo tutto su Lorca che era passionale e quindi pi\u00f9 congeniale a me che seguivo l\u2019istinto non avendo n\u00e9 tecnica n\u00e9 mestiere. <b>Alla fine della serata c\u2019era una piccola festa a casa di amici e Strehler invit\u00f2 alcuni di noi.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Per l\u2019occasione avevo un vestito di maglia rosa molto aderente, ma castigato, si fece molto tardi e il maestro pigi\u00f2 in macchina i suoi allievi e li accompagn\u00f2 a casa: ultima io. Restammo molto tempo in macchina, avevamo molto da dirci dopo tutti quel mesi di sguardi, di attese e di silenzi.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Era mattina inoltrata quando tomai a casa e infilandomi nel letto, sapendo che lui mi avrebbe telefonato all\u2019una, sentivo che ero felice, che era un miracolo, che era gi\u00e0 amore.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Io, l\u2019Ornella, e la mia voce particolare che un\u2019amica di mamma scopr\u00ec e Strehler am\u00f2\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/69281730367d2.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/69281730367d2.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Prima di partire per l\u2019America, un viaggio organizzato molti mesi prima, <b>andai da Giorgio all\u2019Elba per un po\u2019 di giorni. Intanto a Milano si era sparsa la voce, per quel tempi era uno scandalo: una ragazza bene, educata per i migliori partiti si innamora di un uomo e non di un ragazzo: sposato, artista, insomma: il diavolo<\/b>. In casa mia delle facce! Anche le amiche di mia madre criticavano, tutti criticavano, era una storia straordinaria che loro non potevano vivere. La ragazzina era uscita dai ranghi e non sarebbe pi\u00f9 tornata Indietro.<\/p>\n<p>    A MILANO LA NOTIZIA SI SPARSE SUBITO: UNA RAGAZZA BENE CON UN UOMO SPOSATO, PURE ARTISTA. IN CASA VEDEVO CERTE FACCE!<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Problemi anche a scuola: non si poteva permettere una relazione del genere, bisognava pensare alla morale, agli altri allievi, si pens\u00f2 di espellere me, ma Borgognoni disse no, sarebbe stato come dire pubblicamente che io avevo sedotto il maestro, e pertanto dovevo essere castigata. <b>Decidesse lui cosa fare. E lui non fece pi\u00f9 lezione.<br \/><\/b><br \/>Per gli altri fu certo un gran dolore, io invece vivevo momenti di grande felicit\u00e0. <b>Io il maestro Giorgio lo vedevo sempre, ogni momento libero. <\/b>Dato che di momenti liberi io ne avevo molti e lui pochi, ero io che seguivo e assistevo alla sua vita. Ad ogni \u00abprima\u00bb di Giorgio io mi aggiravo tra il pubblico, odiandolo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il Piccolo era il primo teatro che si autodefiniva un servizio pubblico. Paolo e Giorgio con l\u2019aiuto di Greppi, il primo sindaco di Milano, l\u2019avevano fondato nel \u201946: una scelta ideologica molto precisa, una rinascita culturale, un repertorio non di consumo: un teatro non borghese. Ma chi aveva i soldi e l\u2019abitudine d\u2019andare a teatro era proprio la borghesia: che impreparata si annoiava e a volte persino fischiava. <b>Quella borghesia dalla quale io provenivo e che sentivo sempre pi\u00f9 lontana. Mentre sentivo sempre pi\u00f9 vicina quella nuova generazione di pubblico che si andava formando. L\u00ec mi sentivo a casa.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Intanto il secondo anno di Accademia era finito e il Piccolo preparava una lunga tourn\u00e9e che toccava tutta la Mitteleuropa: portava in giro \u00abArlecchino\u00bb e \u00abQuesta sera si recita a soggetto\u00bb. <b>Mi fu affidata una piccolissima parte, ma alle prove, nella mia confusione dicevo anche le battute che non mi spettavano e mi attaccavo con violenza anche alle scene.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ma Giorgio sapeva iI perch\u00e9 di tutto questo: ero la sua donna, ero timidissima, e quindi strafacevo. Senza sapere naturalmente cosa stavo facendo, e vergognandomi.<\/b> La nostra prima tappa fu Parigi e l\u00ec vidi il Berliner Ensemble, conobbi Helene Waigel che recitava \u00abMadre Coraggio\u00bb, il giro fu lungo, arrivammo fino a Helsinki.<\/p>\n<p>    MI ALLONTANAI INFINE DA GIORGIO, SCAPPAI DAL PICCOLO E MI VENNE LA TISI. CONOBBI ARDENZI, IN UN ANNO LA VITA CAMBIO&#8217;<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tornati a casa io mi rendevo conto di vivere il Piccolo Teatro come la mia culla, ma di non sapere qual era il mio destino. Io sono sempre stata molto impaziente, ma capivo che dovevo fare tante piccole parti, tante attese per arrivare in cima, anche se allora non sapevo di essere ambiziosa. Ho imparato molto stando in platea, ho imparato moltissimo girando per i corridoi del Piccolo, guardando Giorgio dirigere, inventare, osservando gli attori.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nel \u201956 Giorgio mise in scena l\u2019Opera da tre soldi<\/b>, fu un grandissimo avvenimento, io non cantavo ancora, non mi fu proposta nemmeno una piccola parte, io aspettavo e cominciavo, ma poco, a lamentarmi: ero affascinata da Milly, dal modo straordinario che aveva di mettere in risalto la sua personalit\u00e0 fisica. Fu lei a insegnarmi con grande generosit\u00e0 il trucco bianco, viola e rosso cupo di quella che poi sarebbe diventata la cantante della mala.<br \/><b>Comunque l\u2019Opera da tre soldi lo la sapevo a memoria e quando Giorgio mise in scena alla Scala la\u00a0Louise di Charpentier\u00a0sapevo a memoria anche quella. <\/b>E spesso mentre lui scriveva e lavorava io canticchiavo le arie che pi\u00f9 mi piacevano. E un giorno lui mi disse: \u00abChe orecchio musicale che hai\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nell\u2019inverno del \u201957 mise in scena I giacobini di Zardi. Io avevo quattro battute da dire all\u2019inizio quando ancora la gente si stava sistemando e tossiva. Io ero Carlotta Robespierre e mio fratello Tino Carraro. <\/b>Dato che i cambi di scena erano molto lunghi si pens\u00f2 di scrivere tre canzoni di tipo populista. L\u2019incarico per la musica fu dato a Gino Negri e per i testi a Juan De Pratt Gay, un ragazzo argentino allora assistente di Giorgio.<br \/>Erano tre canzoni in francese molto belle. Io col berretto frigio stavo in proscenio e cantavo con tutta la forza della mia inesperienza. <b>Dopo il primo pezzo ci fu un applauso e io mi voltai per vedere se per caso avevano gi\u00e0 cambiato scena e se applaudissero quella. E invece no, applaudivano me.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Uscii come in \u00abtrance\u00bb e tra le quinte Giorgio mi disse: \u00abConoscendoti bene, conoscendo la tua paura so che questo \u00e8 un miracolo. <b>E adesso chi ti tiene pi\u00f9?\u00bb. E mi fece un sorriso.<\/b> Qualcuno del pubblico chiedeva se quei pezzi erano incisi, se si potevano avere ma non si potevano avere e non furono mai incisi. Fu il maestro Ballo, inventore dei Pomeriggi Musicali che mi trov\u00f2 una scrittura alla televisione per cantare <b>I Requiem berlinesi: un quarto d\u2019ora io e un quarto d\u2019ora Juliette Greco con le sue canzoni colte.<\/b> Io cantavo in tedesco e devo dire che il primo impatto con il pubblico non mi ha certo facilitata.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sembrava che fossi destinata a cantare e non a recitare, almeno secondo Giorgio, che non trovava mai un ruolo per me. Le mie lamentele erano diventate quotidiane, finch\u00e9 un giorno Negri disse: \u00abPerch\u00e9 non facciamo una ricerca di canti popolari e non fai un concerto?\u00bb. \u00abIo un concerto? S\u00ec, s\u00ec, tanto\u00bb pensavo \u00abpasser\u00e0 un sacco di tempo e lo non lo far\u00f2 mai un concerto da sola perch\u00e9 muoio\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Gino Negri \u00e8 una persona molto allegra e ottimista e questo mi dava molta forza. Un giorno s\u00ec e un giorno no eravamo da Roberto Leydl e ascoltavamo tutti i dischi possibili di canti da cabaret e popolari, tedeschi, americani, inglesi, irlandesi e francesi. <b>Andavamo anche per i \u00abtrani\u00bb dove Gino si era procurato qualche amico. L\u2019atmosfera era affascinante, ma le canzoni erano prive di vero interesse musicale e ripetitive per la forma strofica. Dieci strofe di seguito tutte uguali.<\/b> La musica italiana era povera, almeno nel settore popolare. Le canzoni belle erano gi\u00e0 state elaborate e quello che rimaneva non era interessante. <b>Perci\u00f2 dovemmo ricorrere alla fantasia e cosi nacquero degli autori anonimi e improvvisati che erano Carpi, Negri e Strehler.<br \/><\/b><br \/>I veri capolavori della mala sono Ma mi e Le Mantellate. I romani non si sono ancora dati pace che una canzone come Le Mantellate sia nata in via Rovello. Per molto tempo non ci hanno voluto credere. E poi Dario Fo port\u00f2 Senti come la musa la sirena e Mario in bicicletta: <b>qualche scappata a Torino per trovare il gruppo del Cantacronache: Liberovici, Straniero.<\/b> Nella raccolta dei canti popolari, trovammo un pezzo stupendo, il canto dei carcerati calabresi e Negri scrisse la musica.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La Francia con Aristide Bruant ci venne molto in aiuto. Ma io non ero mai pronta. Prendevo lezioni di canto da Fiorenza Ciampelli, una donna molto paziente e matronale che mi diceva che se volevo cantare prima dovevo respirare.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un giorno Paolo Grassi mi affront\u00f2 dicendomi: \u00abB\u00e8. adesso le canzoni ci sono e il concerto si fa. Fisso lo l\u2019Umanitaria, \u00e8 un\u2019ottima sala per un debutto. Era l\u2019aprile del \u201958, eravamo in piene elezioni e <b>passando per la strada vedevo il mio nome appiccicato sui muri accanto a quelli di De Gasperi, Nenni e Togliatti<\/b>. E c\u2019era anche un altro Vanoni. Se mi dava fastidio? Ma per carit\u00e0, speravo che creasse confusione e andassero tutti da lui, tanto poi da me chi ci doveva venire? <b>Ornella Vanonl canta le canzoni della mala<\/b>, \u00abe chi se ne frega\u00bb pensavo io che non dormivo pi\u00f9 e cantavo anche a letto.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Da quel crollo nervoso io non mi sono ancora ripresa adesso, per la verit\u00e0. Il vestito me l\u2019aveva fatto Odda Gadda, amica sarta, matta e simpatica, su suggerimento di Giorgio. Era di chiffon fumo pervinca, corto e scivolato, scarpa in tinta, capello rosso lungo. Il mio pianista era Walter Baracchi, a cui lo mi aggrappavo come se fosse stato una scialuppa di salvataggio.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tra un pezzo e l\u2019altro Roberto Pistone, mio compagno d\u2019accademia, spiegava il significato dei testi: <b>b\u00e8, la sala dell\u2019Umanitaria era piena. Tutta la Milano bene era venuta a vedere cosa sapeva fare la ragazza delle \u00abvasche\u00bb in via Montenapoleone<\/b> e dell\u2019estate a Paraggi. Io stavo l\u00ec diritta a gambe larghe e tese come Giorgio mi aveva insegnato, solo che erano troppo tese e tremavano. E quindi la gonna al centro tremolava come se una brezza insistente la investisse. <b>Io non mi ricordo niente, ogni tanto giravo la testa e vedevo Giorgio dietro una porta che mi guardava con rabbia e questo non mi rincuorava. <\/b>In prima fila Fo rilassato e sorridente, lui sempre cosi beato l\u00ec. Poi Nina Vinchi, Negri, Paolo, Carletto, Carpi, la famiglia, tutti.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Alla fine, dato che la saliva era sparita, il labbro superiore si era incollato alla gengiva io che passavo per una scorbutica sorrisi per forza. Bene, intorno a quel piccolo nuovo fenomeno, a quella ragazza inventata si cre\u00f2 un certo interesse.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ugo Mulas mi fece le prime foto, ebbi una copertina sull\u2019Europeo, una sulla Settimana Incom e molti servizi. <b>La prima intervista che mi fece un giornalista incominciava cosi: \u00abEcco una ragazza che non presenterei mai n\u00e9 a mia madre n\u00e9 a mia sorella\u00bb. Ma perch\u00e9? ho pensato io. <\/b>Eppure hanno continuato a pensare tutti cos\u00ec per un sacco di anni.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Era nato il recital di canzoni, cosa nuova per l\u2019Italia.<\/b> Nel \u201959 mi aspettava il Gerolamo. Ero la cantante della mala, il vestito scelto da Giorgio questa volta era nero, molto bello, lungo alla caviglia. Me lo fece una grande sarta di allora, Gigliola Curiel. Perfetto. I capelli sempre lunghi e rossi e il trucco bianco e drammatico che mi aveva insegnato Mllly.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il Gerolamo allora era un teatro che non godeva di grande salute. Volevano abbatterlo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma il Gerolamo non fu abbattuto: Paolo Grassi intervenne presso il Comune e Carletto Colombo che aveva lasciato l\u2019\u00abAvantl!\u00bb ne divent\u00f2 il direttore. <b>Io per iI solito motivo della ragazza bene feci il pieno, il piccolo pieno del Gerolamo<\/b>: e poi Eduardo De Filippo, Laura Betti e altri.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Mariano Rapetti venne a sentirmi e decise di farmi incidere dei dischi. <b>Rapetti, padre del poi famoso Mogol, era un uomo straordinario che tutti abbiamo amato e rispettato. <\/b>Era disponibile con affetto e lealt\u00e0, cosa molto rara nella musica leggera. Ma questo dovevo scoprirlo dopo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Alla Ricordi furono convocati i migliori jazzisti e Carpi alla direzione. Io non dimenticher\u00f2 mai l\u2019espressione di quelle facce, mai. Io camminavo cantando intorno al microfono perch\u00e9 il microfono non l\u2019avevo mai visto e ci urlavo dentro da spaccare i timpani. Fui invitata a Spoleto a cantare. <b>Mi allontanavo da Giorgio, da Milano, dal Piccolo<\/b>; scappavo dal mio maestro-amore, volevo qualcosa di diverso, di pi\u00f9 mio che mi facesse vibrare, commuovere.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel distacco mi commossi tanto che mi venne la tisi, non gravissima, ma tisi. Conobbi Ardenzi, in un anno la mia vita cambi\u00f2. Feci l\u2019\u00abIdiota\u00bb di Marcel Achard e fu un trionfo. Poi \u00abLa fidanzata del bersagliere\u00bb e vinsi il San Geneslo e il Premio IDI. Sapevo recitare, s\u00ec e come. <b>Ma volevo anche cantare, ma\u2019non Brecht e Bruant, ma i sentimenti e incontrai Paoli e senza fine.<\/b><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-11-27T10:49:59+01:00\">27 novembre 2025<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Ornella Vanoni Al mio primo provino al Piccolo ho sentito quel \u00abVanoni Ornella tocca a lei\u00bb 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