{"id":235690,"date":"2025-11-28T06:24:16","date_gmt":"2025-11-28T06:24:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/235690\/"},"modified":"2025-11-28T06:24:16","modified_gmt":"2025-11-28T06:24:16","slug":"tso-elettroshock-psicofarmaci-il-lato-oscuro-della-psichiatria-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/235690\/","title":{"rendered":"TSO, elettroshock, psicofarmaci: il lato oscuro della psichiatria in Italia"},"content":{"rendered":"<p data-beyondwords-marker=\"3c65b707-cc41-434e-80cc-226c0446757d\">Roma, 18 aprile 1938. <strong>Ugo Cerletti<\/strong>, psichiatra e neurologo, insieme al suo assistente Lucio Bini, riesce per la prima volta a provocare una crisi epilettica mediante la corrente elettrica su un uomo arrestato dalla polizia perch\u00e9 si aggirava sul treno senza biglietto. \u00c8 lo stesso Cerletti a ricordare che, dopo avergli applicato due grandi elettrodi alla regione fronto-parietale e cos\u00ec avergli somministrato una scarica elettrica, l\u2019uomo dice: \u00abNon un\u2019altra volta! \u00c8 terribile\u00bb. La richiesta non viene accolta e l\u2019esperimento prosegue. \u00c8 da questo episodio che prende piede nell\u2019ambito psichiatrico l\u2019elettroshock terapia, ora chiamata, nel tentativo di ammorbidire l\u2019immaginario, <strong>terapia elettro convulsivante<\/strong> (<strong>TEC<\/strong>), che consiste nell\u2019induzione di convulsioni nel paziente mediante passaggio di una corrente elettrica attraverso il cervello. Oggi in Italia \u00e8 <strong>eseguita in almeno otto strutture sanitarie<\/strong>, sei pubbliche e due private accreditate. Una realt\u00e0 poco nota e con ampi profili di discrezione e non del tutto chiari.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"19c1417a-0583-48bc-bf80-633ac1354728\"><strong>La TEC \u00e8 proposta soprattutto nei casi di grave depressione<\/strong>, alcuni quadri maniacali, catatonia acuta e schizofrenia resistenti ai farmaci, ma non solo. Piero Cipriano, psichiatra di Roma e autore di diversi libri sulla salute mentale, ha spiegato a L\u2019Indipendente che l\u2019elettroshock \u00e8 un\u2019opzione proposta anche alle <strong>donne incinte impossibilitate ad assumere farmaci<\/strong>. Sebbene siano presenti molte ricerche pubblicate nella letteratura scientifica, <a href=\"https:\/\/www.ccdu.org\/sites\/default\/files\/media\/docs\/Citazione_funzionamento_TEC.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">non sono mai stati stabiliti <\/a>con certezza i meccanismi di azione che determinano il risultato terapeutico della TEC, anche se Cipriano una risposta ce l\u2019ha data. Uno degli effetti collaterali dell\u2019elettroshock \u00e8 <strong>la perdita temporanea della memoria a breve termine<\/strong>, controindicazione che porta con s\u00e9 un apparente beneficio: con lo svanimento dei ricordi si possono affievolire anche i sintomi della depressione, ma appena la memoria torna, spariscono gli effetti positivi. Tesi avallata anche da una delle testimonianze raccolte nel libro Elettroshock del <a href=\"https:\/\/artaudpisa.noblogs.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">collettivo antipsichiatrico<\/a> Antonin Artaud: \u00abCome prima istanza mi fecero l\u2019elettroshock per farmi dimenticare quello che avevo di rabbia dentro\u00bb.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"9ad6a7f2-bb8b-46c2-9b9a-70ef352b5fcf\">Da quel giorno di aprile del \u201938 bisogna aspettare il finire degli anni \u201950 per vedere diminuire l\u2019uso dell\u2019elettroshock, anche grazie all\u2019introduzione di nuove e migliorate molecole farmacologiche. <strong>Con la chiusura dei manicomi, la TEC diventa un trattamento residuale<\/strong>, ma a met\u00e0 degli anni \u201980 subisce una nuova espansione prima negli Stati Uniti e poi anche, seppur in maniera molto pi\u00f9 ridotta, in Italia. Nel 1996, <strong>Rosy Bindi<\/strong>, allora ministra della Salute, emette una<a href=\"https:\/\/www.tmcrew.org\/stopshock\/bindi.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\"> direttiva ministeriale<\/a> in cui viene rivalutata la terapia elettro convulsivante. La circolare, presentata in seguito al parere positivo del Comitato nazionale di bioetica, mira ad <strong>aggiornare e revisionare le linee guida sull\u2019uso del trattamento<\/strong>. Questa ripresa si fa sentire anche nel decennio successivo quando, nell\u2019ambito della Societ\u00e0 italiana di psicopatologia, un gruppo di psichiatri fa girare una petizione indirizzata alla ministra della Salute Livia Turco per sdoganare l\u2019elettroshock. Sebbene in Italia l\u2019elettroshock sia una pratica tutto sommato poco usata, il dibattito intorno a esso \u00e8 stato ridotto alle linee guida per l\u2019<strong>utilizzo e confinato nei soli ambiti medici e politici<\/strong>, una scelta discutibile se si pensa che si tratta dell\u2019unico trattamento che prevede una grave crisi organica dei pazienti indotta a scopo di \u201ccura\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Una pillola per tutto\u00a0<\/p>\n<p><img data-lazyloaded=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"667\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/malattia-mentale2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-155483\"  data-\/><\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"e5150935-b759-46a1-aae9-a5cbf5a72572\">Lo studio e la classificazione dei disturbi mentali si basa sul <strong>Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders<\/strong> (DSM) dell\u2019American Psychiatric Association e sull\u2019International Classification Diseases (ICD) dell\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0. Nella quinta e ultima edizione del DSM <strong>sono classificati 370 disturbi mentali<\/strong>, numero tre volte maggiore rispetto alla prima edizione. Sebbene non direttamente redatto da case farmaceutiche, queste contribuiscono significativamente allo sviluppo e alla revisione del DSM: una parte consistente dei membri della commissione<a href=\"https:\/\/pubmed.ncbi.nlm.nih.gov\/16636630\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> ha legami finanziari <\/a>con l\u2019industria farmaceutica, un conflitto d\u2019interessi che contribuisce ad abbassare le soglie diagnostiche e, di conseguenza, aumentare il numero delle malattie e prescrivere pi\u00f9 farmaci. Un esempio concreto di cosa significa questa relazione si pu\u00f2 constatare osservando in che modo<strong> si sono ristretti i tempi per dichiarare una persona depressa<\/strong>. Nel DSM-III del 1989 se la tristezza superava l\u2019anno, si parlava di depressione; nel DSM-IV del 1994 la tristezza doveva protrarsi per tre mesi; nel DSM-5 del 2013 il tempo necessario per dichiarare un fenomeno depressivo si \u00e8 ridotto a due settimane.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"38d7a5d2-20df-4f2b-951a-e25936a7a68a\">Per quanto riguarda l\u2019Italia, negli ultimi dieci anni il consumo di psicofarmaci <a href=\"https:\/\/www.aifa.gov.it\/documents\/20142\/2769025\/2025.04.03_Pierluigi-Russo_Rapporto-OsMed_Roma.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">ha sub\u00ecto<\/a> un progressivo aumento. L\u2019anno che ha rappresentato il picco \u00e8 stato il 2020: a seguito dell\u2019emergenza Covid, i consumi tra la popolazione adulta e quella pediatrica hanno toccato livelli che non sono pi\u00f9 tornati ai valori pre-pandemici. Per dare forma a queste informazioni, basti pensare che <strong>nel 2021 circa il 7% della popolazione italiana ha utilizzato antidepressivi<\/strong>. Nel 2023 questa tipologia di psicofarmaci \u00e8 arrivata a <a href=\"https:\/\/www.quotidianosanita.it\/allegati\/allegato1731406307.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">registrare <\/a>una spesa pubblica di oltre 432 milioni di euro (1,7% sul totale) con un numero di confezioni pari a quasi 38 milioni che equivale a 47 pillole al giorno ogni mille abitanti. Gli antidepressivi insieme alle benzodiazepine (ansiolitici) sono due tra gli psicofarmaci pi\u00f9 utilizzati. Come denunciato da Cipriano, <strong>si assiste a una generale superficialit\u00e0 delle prescrizioni<\/strong>: in particolare per quanto riguarda le benzodiazepine vengono prescritte da medici di base e specialisti per le condizioni pi\u00f9 varie tra cui stress o somatizzazioni, senza avvertire il paziente che il loro uso deve essere scalato e sospeso dopo qualche settimana a causa della rapidit\u00e0 con cui creano dipendenza. Pu\u00f2 succedere dunque che per un mal di stomaco psicosomatico venga consigliato da un medico di base o da un gastroenterologo il consumo di ansiolitici, un <strong>approccio che non prevede l\u2019ascolto ma la caccia alla diagnosi<\/strong>.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"a305986c-fdac-4114-8801-d78b1b50b30d\">La ricerca di un giudizio clinico \u00e8 una <strong>tendenza che abbraccia anche i pi\u00f9 giovani<\/strong>. Secondo i <a href=\"https:\/\/www.istat.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Alunni-con-disabilita-as-23-24.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">dati ISTAT<\/a>, nell\u2019ultimo decennio, le certificazioni in ambito scolastico sono aumentate del 39,9% a fronte di una generale diminuzione di studenti, mentre per l\u2019Associazione italiana di neuropsichiatria dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza <strong>circa 2 milioni di minori soffrono di disturbi mentali<\/strong>. Questo fenomeno dovrebbe spingerci a interrogarci su due aspetti: se da una parte esiste una tendenza a cercare cause neuropsichiatriche per ogni difficolt\u00e0, dall\u2019altra <strong>si sta assistendo a un generale malessere<\/strong>. Interrogato sull\u2019argomento, Cipriano trova una risposta sull\u2019insicurezza nei confronti del futuro con cui i giovani devono fare i conti. La precariet\u00e0 personale \u2013 la fine del percorso \u201cobbligato\u201d studio, lavoro, casa, famiglia ha restituito maggiore libert\u00e0 da dover gestire \u2013 insieme a quella mondiale \u2013 come la costante minaccia di una guerra nucleare \u2013 generano un malessere esistenziale le cui cause devono essere trovate non tanto nel cervello dei giovani quanto nella societ\u00e0. Di simile avviso \u00e8 anche il collettivo Artaud che ha ribadito a L\u2019Indipendente come oramai ci sia una pillola per tutto: in una societ\u00e0 performante come la nostra sembra non esserci spazio per chi esce dalla \u201cnorma\u201d.<\/p>\n<p>Psichiatrizzati a vita\u00a0<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"97bb038e-9e30-4147-8218-fb33cba84cc0\">Uno degli aspetti pi\u00f9 critici di come \u00e8 gestita la salute mentale \u00e8 la <strong>difficolt\u00e0 di uscire dal sistema una volta che si \u00e8 psichiatrizzati<\/strong>. Dopo le dimissioni dal Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura (SPDC) \u2013 cio\u00e8 i reparti presenti negli ospedali \u2013, si viene seguiti dal Centro di Salute Mentale (CSM) per la somministrazione dei farmaci prescritti, medicinali che in molti casi vengono assunti per interi decenni se non il resto della vita. Come denunciato dal collettivo Artaud, nell\u2019ambito della sanit\u00e0 pubblica<strong> \u00e8 difficile trovare uno psichiatra intenzionato a scalare i farmaci<\/strong> portando l\u2019utente verso la fine dell\u2019obbligo terapeutico. Il ricorso a uno psichiatra privato \u00e8 una possibilit\u00e0 ma non \u00e8 sempre facile trovarne uno disposto a prendere in carico la persona in modo da sollevarla dall\u2019obbligo di andare al CSM. Questa opzione, inoltre, porta con s\u00e9 la questione economica. Il <strong>binomio condizione economica-cura <\/strong>non \u00e8 sfuggito nemmeno a Piero Cipriano quando, nel suo La fabbrica della cura mentale, scrive: \u00abMolti medici della mente continuano a usare, nella loro pratica, due misure, come facevano i loro colleghi di manicomio: la cura violenta, basata su farmaci e fasce, in SPDC e la cura tranquilla, argomentata, spiegata, nel silenzio costoso del proprio studio privato\u00bb.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"93eeb299-7412-40e7-881b-2463d6bf0160\">Come abbiamo appena visto, essere seguiti dal CSM significa anche essere costretti a prendere una terapia farmacologica, in caso contrario le opzioni sono generalmente due: l\u2019iniezione dello psicofarmaco a rilascio prolungato che assicura una copertura per diverse settimane o il <strong>Trattamento Sanitario Obbligatorio<\/strong> (<strong>TSO<\/strong>) con il quale una persona \u00e8 sottoposta a cure mediche a prescindere dalla sua volont\u00e0. In Italia<a href=\"https:\/\/www.famiglieinretesalutementale.it\/post\/post\/180956\/rapporto-salute-mentale-2023---sintesi-dei-dati-e-nostro-commento\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> vengono fatti <\/a>circa<strong> 6000 TSO all\u2019anno<\/strong>, ma \u00e8 difficile ottenere dati precisi. Spesso i ricoveri volontari proseguono oltre l\u2019intenzione del paziente con la minaccia di un TSO: <strong>il numero a nostra disposizione non include tutti i TSO mascherati<\/strong>. Oltre a essere l\u2019unica disciplina medica che pu\u00f2 obbligare alla cura, la psichiatria \u00e8 anche la pratica che pi\u00f9 attribuisce uno stigma. Con la psichiatrizzazione le persone rischiano di perdere credibilit\u00e0 e per questo motivo possono essere messe sempre in discussione. Nella pratica, significa che se una persona in precedenza ricoverata in SPDC va in ospedale perch\u00e9 le fa male la gamba rischia di essere prima visitata da uno psichiatra per capire la sua attendibilit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" data-lazyloaded=\"1\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"667\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/malattia-mentale3-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-155487\"  data-\/>Dall\u2019alto, l\u2019ex manicomio di Pergine Valsugana a Trento. Foto di Gianni Zotta<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"ae83abf6-1b5e-4ddb-b377-9dd256490899\">Quello di \u201c<strong>malato mentale<\/strong>\u201d \u00e8 un marchio che pu\u00f2 persistere per una vita intera e di questo ne sanno qualcosa gli utenti della Residenza sanitaria assistenziale Pandolfi di Pergine Valsugana (TN). Sorta in alcuni degli spazi dell\u2019ex manicomio, \u00e8 una <strong>RSA a esaurimento <\/strong>il che significa che una volta deceduto un utente il suo posto non viene occupato da un\u2019altra persona. Un sanitario della RSA Pandolfi ci ha raccontato che i pazienti presenti \u2013 in totale ventidue \u2013 sono<strong> tutti ex ricoverati del manicomio<\/strong> i quali, dopo la chiusura definitiva dell\u2019ospedale psichiatrico nel 2002, non hanno abbandonato la struttura. Si tratta dunque di persone che da oltre vent\u2019anni vivono rinchiuse in quattro mura e gestite come pazienti psichiatrici, una situazione che, inevitabilmente, degrada la salute. \u00c8 lo stesso sanitario a dirci che secondo lui, se non vissuti in quella condizione, <strong>alcuni degli utenti avrebbero potuto condurre una esistenza \u201cnormale\u201d<\/strong>. Che quella dei \u201cmalati mentali\u201d sia una vita considerata non degna di essere vissuta ce lo ricorda anche la storia. Il programma nazista \u201cAktion 4\u201d, che prevedeva lo sterminio di malati tedeschi considerati improduttivi e dunque sacrificabili, coinvolse anche i ricoverati degli istituti psichiatrici su cui il governo di Hitler speriment\u00f2 per la prima volta le camere a gas poi usate nei campi di concentramento.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-lazyloaded=\"1\" alt=\"Avatar photo\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1764311056_718_cropped-firma-author-sq-96x96.png\"  class=\"avatar avatar-96 photo\" height=\"96\" width=\"96\"\/>Francesca Faccini<\/p>\n<p class=\"li-author-box__bio\">Laureata in Lettere presso l\u2019Universit\u00e0 di Bologna, si occupa principalmente di temi legati a cibo, ambiente, tecnologia e societ\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Roma, 18 aprile 1938. 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