{"id":236704,"date":"2025-11-28T21:57:22","date_gmt":"2025-11-28T21:57:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/236704\/"},"modified":"2025-11-28T21:57:22","modified_gmt":"2025-11-28T21:57:22","slug":"vino-italiano-nella-tempesta-perfetta-ma-certi-modelli-di-impresa-e-territori-resistono-meglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/236704\/","title":{"rendered":"Vino italiano nella \u201ctempesta perfetta\u201d. Ma certi modelli di impresa e territori resistono meglio"},"content":{"rendered":"<p><b>Non ci sono alternative per \u201cnavigare\u201d nella \u201ctempesta perfetta\u201d che sta investendo il vino: non serve resistere, ma \u00e8 necessario adattarsi, perch\u00e9 la resilienza \u00e8 la strategia vincente. Il successo non dipende da un modello di business vincente in assoluto, ma da capacit\u00e0 di adattamento, scelte imprenditoriali, managerializzazione e cultura aziendale. Per identificare le aree di miglioramento \u00e8 necessario analizzare il proprio modello specifico e confrontarsi con aziende simili. Emerge dal report annuale sui bilanci delle imprese del vino di Studio Impresa &#8211; Management DiVino, in partnership con \u201cIl Corriere Vinicolo\u201d, storica rivista di Unione Italiana Vini (Uiv). L\u2019analisi (<a href=\"https:\/\/winenews.it\/it\/vino-italiano-nel-2024-i-bilanci-delle-cantine-hanno-tenuto-ma-le-medio-piccole-soffrono-di-piu_574741\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">di cui abbiamo riportato gli aspetti principali qui<\/a>), ha fotografato un mondo del vino capace di adattarsi ad un contesto difficile, ma che avanza a diverse velocit\u00e0. Sfide strutturali (squilibrio tra produzione e consumo, frammentazione aziendale, cambiamento climatico) e congiunturali (inflazione, conflitti, calo del potere d\u2019acquisto, cambiamento degli stili di consumo) impattano diversamente sulle aziende. Lo studio classifica le imprese in due modelli: \u201casset strong\u201d (proprietari di vigneti) e \u201casset light\u201d (focalizzati sul brand). Sebbene le aziende agricole (\u201casset strong\u201d) mostrino crescita e marginalit\u00e0 superiori (+16% di ricavi, 21% di Ebitda) rispetto alle non agricole (+2% di ricavi, 10% di Ebitda), anche grazie ad un regime fiscale favorevole, si registra un riavvicinamento delle performance tra i due modelli e l\u2019efficacia di quelli ibridi.<\/b><br \/><b>Il report by Studio Impresa &#8211; che ha preso in esame, per quest\u2019anno, i bilanci depositati di 877 aziende, sulle 1.000 imprese con ricavi superiori a 1 milione di euro che fanno bilancio (srl, spa e cooperative) &#8211;\u00a0<\/b>ha il merito di guardare oltre le medie, superando il limite del \u201cpollo di Trilussa\u201d con la verifica delle dinamiche che interessano le diverse categorie di aziende. <strong>Luca Castagnetti, direttore Centro Studi Management DiVino<\/strong>, ha spronato il settore ad adattarsi indicando strategie quali l\u2019aggregazione per aumentare la massa critica, l\u2019innovazione di prodotto (come il vino in lattina), il ruolo strategico dell\u2019enoturismo e la necessit\u00e0 di un\u2019azione politica coesa sui problemi sistemici (costi energetici, burocrazia). Castagnetti (<a href=\"https:\/\/winenews.it\/it\/la-capacita-di-adattamento-e-la-chiave-di-lettura-delle-imprese-del-vino-che-sono-migliorate_575044\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">qui la nostra intervista<\/a>) ha spiegato la situazione attuale: \u201cdall\u2019analisi del triennio 2022-2024 emerge una polarizzazione delle performance. Nonostante una crescita aggregata del 2% dei ricavi, il 47% delle aziende ha subito una diminuzione e il 41% una contrazione della marginalit\u00e0. La crescita \u00e8 trainata dalle grandi imprese e dalle cooperative, mentre le Pmi sono in sofferenza con un aumento dell\u2019indebitamento. Tuttavia, il divario di marginalit\u00e0 tra \u201cstrong\u201d e \u201clight\u201d si sta riducendo\u201d. Come raccontano in qualche modo le testimonianze di aziende di primo piano del vino italiano, ma diversissime tra loro.<br \/>\u201c<strong>Argea<\/strong> ha anime diverse, quindi adotta un modello \u201cmediano\u201d <b>&#8211; ha spiegato dal canto suo Massimo Romani, ad della realt\u00e0 aziendale da 465 milioni di ricavi nel 2024, un vario portafoglio di brand e un export di 170 milioni di bottiglie, fondata con capitali del Fondo Clessidra &#8211;<\/b> che combina la flessibilit\u00e0 \u201casset light\u201d per i prodotti commerciali e la vicinanza al territorio e alla filiera delle cantine dotate di \u201casset strong\u201d per i brand iconici per essere competitiva in diverse condizioni di mercato. La nostra esperienza suggerisce che non esiste una risposta assoluta, ma che, a seconda dei momenti, ci sono modelli che si adattano meglio o peggio. Banalizzando, osservo che ci sono prodotti diventati nel tempo un po\u2019 pi\u00f9 commodity, dove premia la flessibilit\u00e0, e ci sono prodotti e variet\u00e0 rimaste un po\u2019 pi\u00f9 iconiche, dove, probabilmente, premiano investimenti pi\u00f9 importanti\u201d.<br \/>Anche <strong>Allegrini Wines<\/strong>, che raccoglie un\u2019importante storia familiare e conta su Allegrini Wines (commerciale\/\u201clight\u201d) e Allegrini Agricola (produttiva\/\u201cstrong\u201d), sta evolvendo verso un \u201calleggerimento\u201d per aumentare flessibilit\u00e0 e sostenibilit\u00e0. \u201cIn questo momento storico \u00e8 d\u2019obbligo \u201clightizzare\u201d la parte \u201cstrong\u201d <b>&#8211; ha affermato Francesco Allegrini, ad dell\u2019azienda di Fumane (Verona), che oggi conta oltre 20 milioni di euro di fatturato, per 2,3 milioni di bottiglie, vendute in 90 Paesi, al 60% esportate, e un patrimonio di oltre 150 ettari, 105 di propriet\u00e0 e 45 in affitto &#8211;<\/b> noi lo stiamo mettendo in pratica, ad esempio, affittando vigneti, quindi, per espanderci senza indebitarci di pi\u00f9, ma non solo. Ci sono, tuttavia, anche altre soluzioni, come piccole reti di impresa che noi stiamo utilizzando che consentono di mantenere lo stesso standard qualitativo, per esempio condividendo centri di appassimento cooperativi. Allo stesso modo con il ramo commerciale Allegrini Wines stiamo andando alla ricerca di prodotti da distribuire in linea con i trend di mercato\u201d.<br \/>Ma il modello \u201clight\u201d si \u00e8 diffuso perch\u00e9 l\u2019impresa leggera \u00e8 pi\u00f9 appetibile per il capitale finanziario e il private equity, consentendo una pi\u00f9 veloce ottimizzazione delle performance economiche. \u00c8 il caso di <strong>Ruggeri<\/strong> &#8211; oltre 20 milioni di euro di fatturato, 1 milione di bottiglie export &#8211; acquisita nel 2017 da Rotk\u00e4ppchen-Mumm, uno dei maggiori produttori di spumante, superalcolici e vini in Germania. \u201cLa realt\u00e0 del Conegliano Valdobbiadene Prosecco \u00e8 particolare per la parcellizzazione molto spinta e, quindi, per l\u2019assenza di grandi propriet\u00e0 <b>&#8211; ha sottolineato Laura Mayr, ad Ruggeri &#8211;<\/b> l\u2019acquisizione, nel nostro caso, da parte di un grosso gruppo industriale che ha una strategia di acquisizione \u201casset light\u201d per massimizzare value chain e redditivit\u00e0, ha trovato in Ruggeri quale valore principale non la propriet\u00e0 diretta, ma la filiera di conferitori che apportano 350 ettari di vigneti, con noi da tre generazioni, a cui si aggiungono il valore storico del brand e una certa dimensione che indirettamente \u00e8 anche garanzia di managerialit\u00e0. Il nostro \u00e8 un caso felice basato su un rapporto di partnership che ha consentito una crescita nel tempo dopo l\u2019acquisizione grazie alla forza del brand, alla buona produttivit\u00e0 e redditivit\u00e0\u201d.<br \/>In ogni caso, le realt\u00e0 pi\u00f9 piccole, con ricavi inferiori ai 5 milioni di euro e tra 5 e 10 milioni di euro, registrano le contrazioni di redditivit\u00e0 pi\u00f9 marcate (-16,4% e -6,4% rispettivamente). Al contrario, le imprese di dimensioni medio-grandi (ricavi tra 10 e 20 milioni di euro, a +9,1%) e quelle sopra i 50 milioni di euro (+4,9%) evidenziano un incremento significativo.\u00a0<b>Giovanna Prandini, a capo dell\u2019azienda Perla del Garda (40 ettari, oltre 1,8 milioni di euro di fatturato), ha sottolineato, per\u00f2, che le aziende piccole, pur soffrendo, non sono fuori mercato<\/b>: \u201cle aziende pi\u00f9 piccole soffrono di pi\u00f9 \u00e8 vero, ma non sono necessariamente fuori mercato anche se fanno fatica a competere in un contesto in cui a volte mancano competenze e risorse\u201d. Le sue strategie sono la diversificazione (produzione latte, olio extravergine, energia con biogas e fotovoltaico) e l\u2019incremento dell\u2019 enoturismo, che per le aziende Fivi-Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti incide per il 23% del fatturato. Prandini ritiene cruciale fare rete con altri vignaioli per abbattere i costi e diversificare i mercati. Inoltre, \u00e8 necessario il coraggio di innovare, come fatto con la produzione di un vino premium in lattina, \u201ctra le critiche di tutti, per andare a prendere una nicchia di mercato ancora non presidiata\u201d.<br \/>In generale, emerge anche che a trainare la crescita del settore (+2,8% di ricavi) \u00e8 la cooperazione, determinante per la tenuta del sistema (il 60% della produzione e il 43% del fatturato totale).\u00a0<b>Giampaolo Bassetti, dg Caviro (la pi\u00f9 grande cantina d\u2019Italia, 385 milioni di euro di fatturato e due brand privati come Tenute Caviro, Leonardo da Vinci e Cesari), ha spiegato che la cooperazione mira alla massima marginalit\u00e0 ottimizzando i processi per remunerare i soci.<\/b> \u201cLa nostra difficolt\u00e0 &#8211; ha sottolineato &#8211; sta nel paradosso delle crescita dei consumi dei vini generici, che scarseggiano, e nella debolezza nella contrattazione con le grandi centrali di acquisto verso cui abbiamo scarsa capacit\u00e0 negoziale. Anche per questo le dimensioni contano e anche nella cooperazione la frammentazione \u00e8 un fattore antieconomico: le aggregazioni sono necessarie, ma politicamente complesse\u201d.<br \/><b>Sul fronte politico, Luca Rigotti, presidente Settore Vino di Fedagri (264 cantine e consorzi, oltre 5 miliardi di euro di fatturato aggregato e circa il 40% della produzione nazionale), e ai vertici di Mezzacorona, ha portato una ventata di ottimismo grazie all\u2019unit\u00e0 di filiera.<\/b> \u201cTutte le misure del \u201cPacchetto Vino\u201d approvate in Comagri, come l\u2019aumento del contributo Ocm per la promozione dal 50 all\u201980% e l\u2019estensione delle autorizzazioni di impianto e dei contributi per le malattie, vanno nella direzione auspicata da tutti al di l\u00e0 di alcune specificit\u00e0. Ora attendiamo l\u2019esito del Trilogo in dicembre\u201d. Rigotti ha anche ribadito l\u2019importanza della promozione di percorsi di aggregazione commerciale per aiutare le cooperative a superare i limiti dimensionali.<br \/><b>Rita Babini, presidente Fivi-Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, ha, invece, denunciato le difficolt\u00e0 di accesso ai fondi Ocm:<\/b> \u201cnonostante il 70% dei soci Fivi esporti, solo il 14% accede a questi fondi. Spero che l\u2019ampliamento dei fondi Ocm fino all\u201980% aumenti le opportunit\u00e0. La misura non \u00e8, quindi, accessibile nonostante le promesse del Commissario Ue per l\u2019Agricoltura Christophe Hansen di una misura rivolta ai \u201ccosiddetti\u201d piccoli, che in Italia sono il 94% delle aziende, visto che delle circa 30.000 aziende italiane che chiudono il ciclo produttivo solo il 6% \u00e8 sopra i 100 ettari. E non dobbiamo dimenticare il mercato interno inteso come Unione Europea con (445 milioni di abitanti vs 270 del Mercosur). Negli ultimi due anni il 54% delle aziende Fivi ha rilevato un forte incremento di fatturato grazie a export e introduzione dell\u2019attivit\u00e0 enoturistica (nell\u201981% delle aziende per il 23% del fatturato) su cui chiediamo semplificazioni come l\u2019attivazione dell\u2019\u201cone stop shop\u201d per facilitare le spedizioni\u201d.<br \/><b>A concludere la riflessione \u00e8 stato Sandro Sartor, presidente Ruffino e consigliere Unione Italiana Vini. (Uiv).<\/b>\u00a0\u201cIl settore vitivinicolo italiano \u00e8 un mondo eterogeneo, rappresenta numerosi attori tutti egualmente indispensabili e l\u2019uno interdipendente dall\u2019altro &#8211; ha sottolineato Sartor &#8211; se un \u201ctassello\u201d andasse male, ne risentirebbero tutti gli altri\u201d. Sartor ha poi ribadito \u201cla necessit\u00e0 che l\u2019Italia parli a Bruxelles con una voce unica per attrarre Francia e Spagna sulle proprie posizioni e condurre l\u2019Ue dove ci si prefigge. Quanto all\u2019export, finora abbiamo raccolto quelli che gli inglesi chiamano \u201clow hanging fruits\u201d, cio\u00e8 i frutti bassi a portata di mano, ora dobbiamo prendere la scala per iniziare a salire, andare a cogliere quelli pi\u00f9 difficili, consapevoli che le aziende italiane, anche le pi\u00f9 grandi (poche superano i 500 milioni di euro), non hanno le dimensioni per competere efficacemente a livello globale contro player da oltre un miliardo. La crescita dimensionale \u00e8 una necessit\u00e0 per chi compete sui volumi\u201d.<br \/><b>Ma, intanto, da alcuni dati della ricerca, estratti da Luca Castagnetti per WineNews, emerge una certa differenza nel fondamentale parametro della redditivit\u00e0, a seconda della zona. In una Toscana in cui l\u2019Ebitda media del campione analizzato (143 imprese) \u00e8 del 21,98% &#8211; con una media nazionale intorno al 10% &#8211; per esempio, spicca la la provincia di Livorno (con un campione di 11 imprese), ovvero quella di Bolgheri (territorio a cui \u00e8 dedicata anche <a href=\"https:\/\/static.winenews.it\/newsletters\/dcb32ed3bd723a5980f9db07d00626f2.html?1758961479\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">la monografia de \u201cI Quaderni di WineNews\u201d di Settembre 2025<\/a>), che si conferma al top per margini creati con un Ebitda del 53,75%,<\/b> seguita, a netta distanza, da quella di Firenze (39 imprese campione), dove insiste buona parte del Chianti Classico, ma non solo, con il 22,8%, mentre quella di Siena (63 imprese campione), dentro la quale ricadono ancora il Chianti Classico, ma anche Montalcino e Montepulciano, con il 14,6%, \u00e8 dietro anche alla Provincia di Pisa (21,5%, con 7 imprese campione). \u201cLe imprese del vino in Toscana hanno da sempre importanti margini misurati come Ebitda, che mediamente \u00e8 il doppio della media nazionale assestandosi al 21,98 rispetto al 10,5%. In Toscana i margini sono molto elevati con l\u2019esclusione delle piccole imprese che registrano margini minori allineati al livello nazionale. <b>Le piccole imprese agricole toscane &#8211; scrive Castagnetti &#8211; sono spesso appesantite da strutture patrimoniali di vigneti e cantine molto importanti e spesso sbilanciate rispetto alla capacit\u00e0 produttiva effettiva. La provincia di Livorno si conferma al top per margini creati con un Ebitda del 53,75% ottenuto come media da parte di 11 imprese presenti nel campione. La denominazione \u201cBolgheri\u201d fornisce un contributo specifico al successo delle imprese del luogo.<\/b> Le imprese della Toscana hanno una elevata incidenza di costo del personale rispetto ai ricavi: il ricavo per addetto \u00e8 di 214.000 euro e la media degli addetti 51.<br \/>Nel <b>Veneto<\/b>, invece, si sale a 856.000 euro per addetto e una media di addetti minore ferma a 37\u201d.\u00a0<b>Nella regione di Amarone, Soave, Prosecco e cos\u00ec via, per\u00f2, emerge una redditivit\u00e0 inferiore alla media nazionale, con un 8,72% a livello regionale, con un peculiare picco del 19,3% nella provincia di Venezia, con 11 aziende campione, per poi andare dal 4,6% della provincia di Vicenza (9 imprese), al 7,38% di quella di Treviso (76 imprese), all\u20198,4% di quelle di Padova (11) e Verona (44).<\/b>\u00a0\u201cIl margine delle imprese del Veneto \u00e8 al di sotto della media nazionale. Anche in provincie come Verona, terra di vini importanti come l\u2019Amarone, il dato dell\u2019Ebitda \u00e8 nella media regionale. Non esistono imprese che si concentrano in settori a prodotto \u201cpremium\u201d &#8211; spiega Castagnetti &#8211; ma tutte hanno in media produzioni differenziate, spesso con quantit\u00e0 elevate, che abbassano le rese economiche a favore di ricavi e quantit\u00e0 molto importanti. Nel Veneto fanno meglio le piccole imprese con un margine al 13,1%\u201d.<br \/><b>Ed anche in Piemonte, ed in particolare nella provincia di Cuneo, ovvero in gran parte delle Langhe, \u201cche racchiude il 50% delle imprese della regione &#8211; sottolinea Castagnetti &#8211; accade un fenomeno simile al Veneto: la presenza di numerose e grandi aziende, spesso multiprodotto, pur in presenza di importanti vini come il Barolo, determina una marginalit\u00e0 (9,9%) al disotto della media nazionale (10,5%) ed in linea con la marginale regionale (9,3%)\u201d.<br \/><\/b>Tra i dati estratti da Castagnetti, <b>interessante il dato della provincia di Brescia, dove \u00e8 forte l\u2019influenza soprattutto del Franciacorta: da un campione di 31 aziende (su 71 a livello regionale, con una media di Ebitda del 13,4%), emerge una redditivit\u00e0 del 21,6%, sostanzialmente in linea con il dato della Toscana, e il doppio della media nazionale.<br \/><\/b>Solo qualche esempio di <b>dati che, in estrema sintesi, confermano come il settore delle imprese del vino italiano sia come una galassia fatta di tanti pianeti diversissimi tra loro.<\/b><\/p>\n<p>\n\t\tContatti: <b><a href=\"https:\/\/winenews.it\/it\/vino-italiano-nella-tempesta-perfetta-ma-certi-modelli-di-impresa-e-territori-resistono-meglio_576004\/mailto:info@winenews.it\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">info@winenews.it<\/a><\/b><br \/>Seguici anche su Twitter: <a href=\"http:\/\/twitter.com\/WineNewsIt\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">@WineNewsIt<\/a><br \/>Seguici anche su Facebook: <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/winenewsit\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">@winenewsit<\/a>\n\t<\/p>\n<p>Questo articolo \u00e8 tratto dall&#8217;archivio di WineNews &#8211; Tutti i diritti riservati &#8211; Copyright \u00a9 2000\/2025 <\/p>\n<p>    <script async src=\"https:\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\" charset=\"utf-8\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Non ci sono alternative per \u201cnavigare\u201d nella \u201ctempesta perfetta\u201d che sta investendo il vino: non serve resistere, ma&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":236705,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[172],"tags":[178,177,3709,1537,90,89,139855,52603,139856,35171],"class_list":{"0":"post-236704","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-affari","8":"tag-affari","9":"tag-business","10":"tag-imprese","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-luca-castagnetti","15":"tag-redditivita","16":"tag-studio-impresa","17":"tag-territori"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115629565189681829","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/236704","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=236704"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/236704\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/236705"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=236704"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=236704"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=236704"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}