{"id":237069,"date":"2025-11-29T04:16:57","date_gmt":"2025-11-29T04:16:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/237069\/"},"modified":"2025-11-29T04:16:57","modified_gmt":"2025-11-29T04:16:57","slug":"che-quadro-gioioso-pace-dolcezza-e-felicita-venduto-a-1-milione-e-800mila-euro-un-capolavoro-di-renoir-appeso-per-un-secolo-in-una-camera-da-letto-chi-era-questa-donna-chi-questo-bambino-come-po","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/237069\/","title":{"rendered":"Che quadro gioioso. Pace, dolcezza e felicit\u00e0. Venduto a 1 milione e 800mila euro un capolavoro di Renoir appeso per un secolo in una camera da letto. Chi era questa donna? Chi questo bambino? Come pos\u00f2 per l\u2019artista? Il segreto motore dell\u2019affetto"},"content":{"rendered":"<p>Si apre una porta su una stanza rimasta invisibile per un secolo.<br \/>La tela, che riposa al riparo dalla luce diretta, conserva una freschezza inattesa.<br \/>C\u2019\u00e8 un bambino che si china sui giocattoli, c\u2019\u00e8 una giovane donna che lo segue con lo sguardo attento.<br \/>La serenit\u00e0 che vi posa sopra sembra quella di un interno familiare senza stagioni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" data-od-added-loading=\"\" data-od-replaced- data-od-xpath=\"\/HTML\/BODY\/DIV[@id='main-container']\/*[2][self::MAIN]\/*[1][self::DIV]\/*[1][self::ARTICLE]\/*[3][self::DIV]\/*[3][self::FIGURE]\/*[1][self::IMG]\" data-dominant-color=\"765e45\" data-has-transparency=\"false\" style=\"--dominant-color: #765e45;\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"750\" data-lazy- src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns=\" http:=\"\" alt=\"\" class=\"wp-image-732660 not-transparent\" data-lazy- data-lazy-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/a-renoir-quadro-ritratto-di-Jean-e-bambinaia.webp.webp\"\/>Pierre-Auguste Renoir, \u00a0L\u2019enfant et ses jouets \u2013 Gabrielle et le files de l\u2019artiste, Jean (Il bambino e i suoi giocattoli \u2013 Gabrielle e l\u2019artista del figlio)\u00a0, 1910 circa.<\/p>\n<p>Il dipinto <strong>\u201cL\u2019enfant et ses jouets \u2013 Gabrielle et le fils de l\u2019artiste, Jean\u201d<\/strong>, realizzato da <strong>Pierre-Auguste Renoir<\/strong> intorno al <strong>1910<\/strong>, \u00e8 riemerso dopo una lunga assenza dalla scena pubblica. Rimase infatti per decenni in una camera da letto privata, lontano da musei, esposizioni e riproduzioni, in una sorta di sospensione temporale che ha preservato intatti i colori e la struttura pittorica. Quando il 25 novembre \u00e8 stato presentato da Joron-Derem nell\u2019asta Tableaux Modernes all\u2019H\u00f4tel Drouot, l\u2019opera si trovava in condizioni eccezionali: <strong>nessun ritocco, nessun restauro<\/strong>, solo la traccia piena e morbida del pennello del maestro impressionista. L\u2019aggiudicazione ha raggiunto circa <strong>1,8 milioni di euro<\/strong>, portando nelle mani di un collezionista internazionale un caso raro di conservazione integra.<\/p>\n<p>Il percorso del quadro \u00e8 segnato da figure femminili forti e affezionate. Renoir l\u2019aveva donato alla sua allieva <strong>Jeanne Baudot<\/strong>, pittrice di talento, discepola devota e soprattutto amica di famiglia: era stata scelta come madrina del piccolo <strong>Jean Renoir<\/strong>, nato nel 1894. Divenuta proprietaria dell\u2019opera, la custod\u00ec con discrezione fino alla morte, quando pass\u00f2 al suo figlio adottivo, <strong>Jean Griot<\/strong>. Quest\u2019ultimo la appese sopra il proprio letto, trattandola non come un oggetto da collezione, ma come un frammento di vita familiare. L\u00ec rimase fino al 2011, in un clima domestico che ha protetto il dipinto da ogni eccesso di manipolazione. Solo quest\u2019anno, con la decisione di metterlo in asta, \u00e8 tornato alla luce.<\/p>\n<p>La scena raffigurata ripropone un tema centrale nella produzione tarda di Renoir: la presenza affettuosa della bambinaia <strong>Gabrielle Renard<\/strong>, cugina della moglie del pittore, e figura cardine dell\u2019infanzia dei figli. La giovane donna, paziente e ironica, divenne una delle protagoniste della domesticit\u00e0 renoiriana, ripresa in numerosi studi fra <strong>1895 e 1896<\/strong> e in opere oggi conservate al Mus\u00e9e de l\u2019Orangerie e alla National Gallery di Washington. Renoir la dipinge con un\u2019attenzione particolare al gesto protettivo, alla postura vigile e insieme dolce, come se volesse catturare la continuit\u00e0 del legame con il piccolo Jean. Gabrielle, presenza garbata ma risoluta, rappresent\u00f2 per il bambino una seconda guida: lo accompagn\u00f2 nei giochi, nelle scoperte, nei momenti di quiete, e pi\u00f9 tardi, quando Renoir dovette far fronte ai limiti della malattia, gli fu fondamentale nel mantenere un ritmo sereno nella vita familiare.<\/p>\n<p><strong>Jean Renoir<\/strong>, futuro regista, ricord\u00f2 spesso quegli anni. Le sue interviste riportano la memoria affettuosa delle sessioni di posa: non ordini, non posizioni studiate, ma semplici momenti colti mentre il bambino era immerso nei propri giochi. \u201cQuando ero molto piccolo, tre, quattro o cinque anni\u201d, raccont\u00f2, \u201cmio padre approfittava di qualche attivit\u00e0 che sembrava tenermi tranquillo\u201d. La pittura, per lui, non era una costrizione: era un\u2019estensione naturale della vita quotidiana, una presenza costante, che non interrompeva il gioco ma lo osservava e lo trasformava in immagine. In quello sguardo si gettano le radici della sua futura sensibilit\u00e0 cinematografica: l\u2019idea che l\u2019intensit\u00e0 risieda nei gesti minimi, nella naturalezza dei movimenti, nella vita cos\u00ec com\u2019\u00e8.<\/p>\n<p>La relazione fra Renoir, la moglie <strong>Aline Charigot<\/strong>, e il piccolo Jean fu segnata da un equilibrio domestico spesso descritto come uno dei pi\u00f9 sereni della comunit\u00e0 artistica dell\u2019epoca. Aline, con i suoi modi quieti e solidi, sosteneva il pittore nelle difficolt\u00e0 fisiche e logistiche; Gabrielle garantiva continuit\u00e0 ai bambini. In molte testimonianze dei frequentatori della casa \u2013 amici, allievi, colleghi \u2013 emerge una dimensione quasi pastorale della quotidianit\u00e0: <strong>colazioni in giardino<\/strong>, conversazioni lente, la scelta accurata dei tessuti per proteggere Renoir dal vento, il piccolo Jean che gira per l\u2019atelier e tocca i pennelli con la disinvolta curiosit\u00e0 dell\u2019infanzia. Episodi minimi, ma rivelatori della tensione del pittore verso un\u2019idea di felicit\u00e0 costruita sugli affetti pi\u00f9 prossimi.<\/p>\n<p>Il quadro rientra in questo clima: lo sguardo attento di Gabrielle, la concentrazione del bambino, l\u2019atmosfera raccolta rivelano un universo domestico privo di teatralit\u00e0. Il fatto che l\u2019opera sia rimasta nascosta per cos\u00ec tanto tempo contribuisce oggi alla percezione di un ritorno, come se emergesse una pagina segreta che completa un capitolo noto dell\u2019iconografia renoiriana. Non si tratta di un ritrovamento fortuito, ma di una lenta riemersione dalla sfera privata verso quella pubblica, riportando con s\u00e9 il <strong>calore straordinariamente integro<\/strong> di un rapporto umano. Anche l\u2019assenza di restauri offre un raro accesso alla materia originale: l\u2019olio puro, la superficie intatta, le pennellate morbide che appartengono all\u2019ultima fase della vita del pittore.<\/p>\n<p>La vendita parigina ha definitivamente consegnato l\u2019opera al circuito internazionale del collezionismo, mentre la sua storia ricompone il ritratto di una famiglia, di una bambinaia determinante e dell\u2019infanzia di un futuro cineasta che, nei suoi film, avrebbe fatto dell\u2019osservazione dei rapporti umani la propria cifra stilistica. L\u2019incontro fra questi elementi rende \u201cL\u2019enfant et ses jouets\u201d pi\u00f9 di un dipinto riemerso: \u00e8 un documento della quotidianit\u00e0 pi\u00f9 autentica di casa Renoir, preservata a lungo da silenziose fedelt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>I due protagonisti. Biografie in breve<\/strong><\/p>\n<p><strong>Gabrielle Renard<\/strong> nacque nel 1878 a Clichy, in Francia. Cugina della moglie di Renoir, <strong>Aline Charigot<\/strong>, entr\u00f2 nella famiglia come bambinaia e divenne una figura di riferimento per i figli del pittore, soprattutto per <strong>Jean<\/strong>. <\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" data-od-added-loading=\"\" data-od-replaced- data-od-xpath=\"\/HTML\/BODY\/DIV[@id='main-container']\/*[2][self::MAIN]\/*[1][self::DIV]\/*[1][self::ARTICLE]\/*[3][self::DIV]\/*[23][self::FIGURE]\/*[1][self::IMG]\" data-dominant-color=\"616161\" data-has-transparency=\"false\" style=\"--dominant-color: #616161;\" decoding=\"async\" width=\"633\" height=\"835\" data-lazy- src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns=\" http:=\"\" alt=\"\" class=\"wp-image-732666 not-transparent\" data-lazy- data-lazy-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/a-renoir-gabrielle.webp.webp\"\/><\/p>\n<p>Gabrielle non era solo una custode: fu una compagna di giochi, una modella e una confidente, immortalata in numerosi dipinti e studi tra la fine del XIX secolo e i primi anni del XX. La sua presenza stabile permise a Renoir di lavorare con serenit\u00e0, anche negli anni in cui le sue condizioni fisiche si aggravavano a causa dell\u2019artrite. Era nota per la sua pazienza, la discrezione e un sorriso spesso catturato sulla tela del maestro. Negli anni successivi segu\u00ec Jean nei suoi primi passi nel cinema, incoraggiandolo e sostenendone la curiosit\u00e0 artistica.<\/p>\n<p><strong>Jean Renoir<\/strong> nacque a Parigi nel 1894, figlio di Pierre-Auguste Renoir e Aline Charigot. <\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" data-od-xpath=\"\/HTML\/BODY\/DIV[@id='main-container']\/*[2][self::MAIN]\/*[1][self::DIV]\/*[1][self::ARTICLE]\/*[3][self::DIV]\/*[28][self::FIGURE]\/*[1][self::IMG]\" data-dominant-color=\"6b6d62\" data-has-transparency=\"false\" style=\"--dominant-color: #6b6d62;\" decoding=\"async\" width=\"898\" height=\"677\" data-lazy- src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns=\" http:=\"\" alt=\"\" class=\"wp-image-732664 not-transparent\" data-lazy- data-lazy-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/a-renoir-ragazzo.webp.webp\"\/><\/p>\n<p>Crebbe in un ambiente permeato dall\u2019arte e dalla pittura, osservando fin dall\u2019infanzia i processi creativi del padre. Studi\u00f2 arte e musica, ma la sua vocazione si spost\u00f2 rapidamente verso il cinema. Durante la Prima Guerra Mondiale serv\u00ec brevemente nell\u2019esercito francese, prima di dedicarsi completamente al cinema negli anni \u201920. Divent\u00f2 uno dei registi pi\u00f9 acclamati del Novecento, autore di opere come La regola del gioco e La grande illusione, combinando la sensibilit\u00e0 pittorica ereditata dal padre con una capacit\u00e0 narrativa unica. Mor\u00ec nel 1979, lasciando un\u2019eredit\u00e0 culturale che collega l\u2019arte visiva alla cinematografia, in modo diretto e personale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si apre una porta su una stanza rimasta invisibile per un secolo.La tela, che riposa al riparo dalla&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":237070,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,139953,139954,4421,139955,204,1537,90,89,139956,83088],"class_list":{"0":"post-237069","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-figlio-di-renoir","16":"tag-gabrielle-renard","17":"tag-giochi","18":"tag-giochi-e-giocattoli-nellarte","19":"tag-intrattenimento","20":"tag-it","21":"tag-italia","22":"tag-italy","23":"tag-jean-renoir","24":"tag-pierre-auguste-renoir"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115631059233219995","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/237069","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=237069"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/237069\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/237070"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=237069"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=237069"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=237069"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}