{"id":238511,"date":"2025-11-30T04:45:43","date_gmt":"2025-11-30T04:45:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/238511\/"},"modified":"2025-11-30T04:45:43","modified_gmt":"2025-11-30T04:45:43","slug":"rai-condannata-per-diffamazione-maxi-risarcimento-a-mario-oliverio-dopo-il-servizio-del-tg2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/238511\/","title":{"rendered":"RAI condannata per diffamazione: maxi risarcimento a Mario Oliverio dopo il servizio del TG2"},"content":{"rendered":"<p>            <a href=\"https:\/\/www.calabriainchieste.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/mario-oliverio.jpg\" data-caption=\"\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"360\" class=\"entry-thumb td-modal-image\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/mario-oliverio-640x360.jpg\"   alt=\"\" title=\"mario oliverio\"\/><\/a><\/p>\n<p>COSENZA \u2013 Una condanna che riapre una <strong>stagione di ferite<\/strong> ancora aperte.<\/p>\n<p>Un servizio televisivo di pochi secondi pu\u00f2 incidere sulla reputazione di una persona pi\u00f9 di una sentenza. E quando l\u2019informazione travalica i confini del dovere di verifica, a farne le spese pu\u00f2 essere la credibilit\u00e0 stessa delle istituzioni. \u00c8 quanto emerge con forza dalla sentenza emessa ieri dal <strong>Tribunale di Cosenza<\/strong>, firmata dalla giudice <strong>Erminia Ceci<\/strong>, che ha condannato la <strong>RAI<\/strong> per diffamazione a mezzo stampa, riconoscendo un cospicuo risarcimento all\u2019on. <strong>Mario Oliverio, ex presidente della Regione Calabria<\/strong>.<\/p>\n<p>La decisione arriva a distanza di sette anni dal servizio del TG2 delle 13.00 del 17 dicembre 2018, legato a un\u2019indagine della <strong>DDA di Catanzaro<\/strong>. All\u2019epoca, nel pieno clamore mediatico, l\u2019emittente pubblica present\u00f2 la notizia secondo cui Oliverio sarebbe stato indagato per <strong>abuso d\u2019ufficio aggravato dal metodo mafioso<\/strong>, affermazione risultata priva di fondamento gi\u00e0 dagli atti d\u2019indagine. Da allora, la vicenda ha accompagnato il percorso giudiziario e politico dell\u2019ex governatore, conclusosi con <strong>l\u2019assoluzione \u201cperch\u00e9 il fatto non sussiste\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il cuore della decisione: una notizia alterata nei contenuti essenziali<\/strong><\/p>\n<p>La sentenza non lascia margini di ambiguit\u00e0. La giudice Ceci rileva che la RAI diffuse un\u2019informazione \u201c<strong>evidentemente alterata nella sua essenza<\/strong>\u201d, ingenerando nel pubblico la convinzione erronea che Oliverio fosse coinvolto in un reato aggravato dal metodo mafioso. Nel servizio in onda, la barra in sovraimpressione sintetizzava in modo ancora pi\u00f9 netto: \u201cindagato per abuso di ufficio aggravato dal metodo mafioso\u201d.<\/p>\n<p>Una circostanza che \u2013 come attestato tanto dalla <strong>Procura distrettuale<\/strong> quanto dal <strong>GIP di Catanzaro<\/strong> \u2013 non figurava n\u00e9 tra le contestazioni n\u00e9 nel provvedimento cautelare. Proprio per questo, il Tribunale ha censurato l\u2019operato dell\u2019emittente pubblica, sottolineando che i giornalisti avrebbero dovuto verificare direttamente gli atti giudiziari. Un obbligo elementare, ma essenziale, nel trattamento delle notizie di rilevanza penale.<\/p>\n<p>Il pronunciamento evidenzia come l\u2019errore non possa essere derubricato a semplice imprecisione: la gravit\u00e0 della falsa aggravante, associata alla centralit\u00e0 del ruolo istituzionale ricoperto da Oliverio, ha prodotto un <strong>\u201cdanno eccezionale\u201d<\/strong>, con ricadute profonde sulla sua credibilit\u00e0 politica e sulla sua posizione all\u2019interno del <strong>Partito Democratico<\/strong>, condizionando scelte e candidature nelle successive competizioni elettorali.<\/p>\n<p><strong>Le reazioni: tra soddisfazione e ferite ancora aperte<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019avvocato <strong>Paolo Coppa<\/strong>, legale di Oliverio, esprime soddisfazione per una decisione definita \u201cchiara\u201d e capace di mettere a fuoco danni che, in larga parte, non potranno essere del tutto riparati. Il riferimento \u00e8 alla \u201cgogna mediatica\u201d che, come confermato in pi\u00f9 occasioni anche dalla <strong>Corte di Cassazione<\/strong>, ha accompagnato indagini poi rivelatesi infondate.<\/p>\n<p>Lo stesso Oliverio, nelle dichiarazioni successive alla sentenza, parla di \u201c<strong>un\u2019iniezione di fiducia verso il ruolo della Giustizia<\/strong>\u201d. La sua riflessione si sviluppa su due piani: da un lato la riconferma della sua innocenza, dall\u2019altro la denuncia del \u201cpregiudizio accusatorio\u201d che avrebbe segnato quegli anni, alimentando un \u201ctribunale parallelo\u201d capace di generare una condanna mediatica prima ancora che giudiziaria. Il suo pensiero pi\u00f9 doloroso, afferma, rimane quello che \u201canche un solo calabrese abbia potuto credere che Mario Oliverio potesse aver approfittato della cosa pubblica\u201d.<\/p>\n<p>\u00abRingrazio l\u2019Avv. Paolo Coppa non solo per la professionalit\u00e0 e la competenza \u2013 ha detto testualmente Oliverio \u2013 ma anche per la sensibilit\u00e0 umana espresse per affermare verit\u00e0 e giustizia. Ho subito sulla mia pelle le conseguenze della<strong> gogna mediatica<\/strong>, sistematicamente collegata alle azioni giudiziarie nei miei confronti da parte della Procura diretta da<strong> Nicola Gratteri<\/strong> e ne conosco bene le ferite, profonde ed irreparabili, arrecate non solo alla mia persona, ma anche all\u2019intera Calabria della quale ero allora il Presidente.<\/p>\n<p>Azioni ingiuste, come sancito dalle sentenze che ne sono seguite, le cui motivazioni hanno non solo confermato la mia innocenza, ma anche evidenziato \u201c<strong>un chiaro pregiudizio accusatorio<\/strong>\u201d nei miei confronti. La gogna mediatica orchestrata \u00e8 stata una condanna sommaria ad opera di un \u201ctribunale parallelo\u201d con licenza di \u201cdecretare\u201d la morte civile di innocenti e dall\u2019altra parte la promozione di scalate mediatiche e di potere.<\/p>\n<p>Il pensiero che, a causa di quelle notizie diffuse dalla stampa, anche un solo calabrese abbia potuto credere che Mario Oliverio, carpendo la sua fiducia, possa aver approfittato della <strong>Cosa Pubblica<\/strong>, \u00e8 stato il tormento pi\u00f9 grande della mia intera esistenza. La nettezza delle motivazioni addotte nella sentenza del Tribunale di Cosenza conferma l\u2019importanza della seriet\u00e0, competenza e terziet\u00e0 della magistratura giudicante e costituisce un indubbio contributo al recupero della credibilit\u00e0 dell\u2019intera Magistratura\u201d.<\/p>\n<p>Parole dure, ma non rancorose, che collocano questa sentenza nel contesto pi\u00f9 ampio del rapporto tra <strong>giustizia, stampa e opinione pubblica<\/strong>, uno dei nodi pi\u00f9 delicati della democrazia contemporanea.<\/p>\n<p><strong>Informazione e responsabilit\u00e0: una lezione che va oltre il caso Oliverio<\/strong><\/p>\n<p>Quella del Tribunale di Cosenza non \u00e8 soltanto la decisione su una vicenda personale, ma un monito rivolto all\u2019intero <strong>sistema dell\u2019informazione<\/strong>. In un tempo in cui la rapidit\u00e0 del flusso mediatico spesso sacrifica la profondit\u00e0 della verifica, la sentenza richiama all\u2019esigenza \u2013 tradizionale ma sempre attuale \u2013 di un giornalismo rigoroso, capace di coniugare tempestivit\u00e0 e accuratezza.<\/p>\n<p>Il caso Oliverio, con il suo carico di conseguenze <strong>politiche, professionali e umane<\/strong>, ricorda che l\u2019errore giornalistico non \u00e8 mai neutro: pu\u00f2 alterare carriere, influenzare processi democratici, ridefinire la percezione della realt\u00e0. Restituire centralit\u00e0 alla responsabilit\u00e0 delle fonti e alla precisione delle notizie non \u00e8 solo un dovere deontologico, ma un investimento sul futuro della credibilit\u00e0 pubblica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"COSENZA \u2013 Una condanna che riapre una stagione di ferite ancora aperte. 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