{"id":238850,"date":"2025-11-30T10:18:15","date_gmt":"2025-11-30T10:18:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/238850\/"},"modified":"2025-11-30T10:18:15","modified_gmt":"2025-11-30T10:18:15","slug":"loro-ditalia-storia-della-riserva-aurea-di-bankitalia-dalle-razzie-naziste-alle-2-452-tonnellate-di-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/238850\/","title":{"rendered":"L\u2019oro d\u2019Italia, storia della riserva aurea di Bankitalia: dalle razzie naziste alle 2.452 tonnellate di oggi"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Massimiliano Jattoni Dall\u2019As\u00e9n<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">Nato con l\u2019Unit\u00e0 e ricostruito nel dopoguerra, il patrimonio aureo italiano racconta una storia di continuit\u00e0 e stabilit\u00e0 conquistata nel tempo<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per arrivare al cuore dell\u2019<b>oro italiano<\/b> bisogna scendere. Gi\u00f9, sotto i marmi severi di<b> Palazzo Koch<\/b>, oltre le stanze dove arrivano attutiti persino i rumori di via Nazionale, oltre le porte blindate che non si aprono mai con una sola chiave, oltre botole, scale e contro-scale. Nessuna scena da kolossal hollywoodiano: corridoi sobri, luci al neon, registri, sigilli, controlli incrociati. Ma, alla fine, una porta pi\u00f9 sorvegliata delle altre introduce nelle stanze del tesoro.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sugli scaffali, ordinati come faldoni di un archivio, <b>si allineano migliaia di lingotti<\/b>. Ognuno con la sua \u00abmarca\u00bb, la sua storia, la sua provenienza: americani, sovietici con la falce e il martello, tedeschi con l\u2019aquila imperiale. E, nel caso dell\u2019oro rientrato dopo la guerra, anche con la svastica. Un catalogo metallico del Novecento.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Oggi la Banca d\u2019Italia \u00e8 il quarto detentore di riserve auree al mondo (dopo <b>S<\/b>tati Uniti, Germania e Fondo monetario internazionale): <b>2.452 tonnellate, per lo pi\u00f9 lingott<\/b>i (95.493) e, per una parte minore, monete. L\u2019oro \u00e8 parte integrante delle riserve ufficiali del Paese, un pilastro che contribuisce a rafforzare la fiducia nella stabilit\u00e0 del sistema finanziario italiano e, da oltre vent\u2019anni, della moneta unica. \u00c8 un tesoro che non serve a \u00abcomprare cose\u00bb, ma a stabilizzare aspettative, dare credibilit\u00e0, rassicurare i mercati quando le acque si fanno agitate.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma quel metallo cos\u00ec immobile ha avuto, negli ultimi cent\u2019anni, una vita movimentatissima.<\/p>\n<p>    Dalle origini alla guerra: crescere, perdere, ricostruire<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La storia comincia nel 1893<\/b>, quando la fusione della Banca Nazionale del Regno d\u2019Italia con la Banca Nazionale Toscana e la Banca Toscana di Credito crea la Banca d\u2019Italia. Nasce un unico istituto di emissione, con una sua dotazione iniziale d\u2019oro. Da allora, e fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale, le riserve crescono: il Paese si industrializza, il commercio estero aumenta, parte della ricchezza si trasforma in oro di banca centrale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Poi, arriva la guerra. E con la guerra arrivano i rischi. Gi\u00e0 all\u2019inizio del conflitto, Mussolini comprende che Roma \u00e8 troppo esposta: l\u2019idea \u00e8 trasferire il grosso dell\u2019oro in un luogo pi\u00f9 riparato, lontano dai bombardamenti. <b>Viene scelta l\u2019area dell\u2019Aquila<\/b>. Un complesso industriale in cemento armato, ex conceria militare poi passata alla Snia Viscosa e infine semiabbandonata, viene riconvertito: nasce l\u2019Officina carte valori dell\u2019Aquila, destinata a diventare, anche, deposito sicuro per il metallo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Non succeder\u00e0 mai. Nel 1943 l\u2019oro non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 da spostare: sar\u00e0 razziato dai tedeschi a partire dal 22 settembre. In mezzo, si consuma il passaggio forse pi\u00f9 drammatico di questa storia.<\/p>\n<p>    \u200bSettembre 1943: il coraggio in grisaglia<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u20198 settembre \u00e8 l\u2019armistizio, la fuga del re e del governo a Brindisi, il vuoto di potere nella capitale. In pochi giorni Roma passa sotto controllo tedesco; nel Nord affluiscono dieci divisioni della Wehrmacht che presidiano nodi ferroviari e strade. Per i nazisti, appropriarsi dell\u2019oro della Banca d\u2019Italia \u00e8 una tentazione troppo grande.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">A Berlino si apre una vera e propria gara interna per mettere le mani sul tesoro di via Nazionale. Si muovono in quattro: <b>Herbert Kappler<\/b>, ufficiale delle SS, futuro responsabile della strage delle Fosse Ardeatine; <b>Hermann G\u00f6ring<\/b>, capo della Luftwaffe e regista dello sfruttamento economico dei Paesi occupati; <b>Walter Funk<\/b>, ministro dell\u2019Economia e presidente della Reichsbank; e <b>Rudolf Rahn<\/b>, ambasciatore del Reich presso la Repubblica sociale italiana, il diplomatico pi\u00f9 abile sul terreno italiano.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ognuno ha una strategia diversa: G\u00f6ring vorrebbe portare tutto in Germania come bottino di guerra; Rahn preferisce che l\u2019oro resti formalmente in mani italiane, magari trasferito al Nord e messo a disposizione di Mussolini \u00aballeato\u00bb, pur sotto stretto controllo tedesco. Nel frattempo, <b>il ministro degli Esteri Ribbentrop<\/b> punta a ritagliarsi una quota propria: quel \u00abtesoro di Ribbentrop\u00bb che pi\u00f9 tardi seguir\u00e0 dirottamenti e nascondigli tutti suoi.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Dall\u2019altra parte, a difendere il caveau, non ci sono militari, ma impiegati e dirigenti in giacca scura. Il governatore <b>Vincenzo Azzolini<\/b>, il vicedirettore generale Niccol\u00f2 Introna, il cassiere centrale <b>Fabio Urbini<\/b>. Gente che lavora alla scrivania, non nei bunker. Ma che in quei giorni capisce di avere sulle spalle qualcosa che assomiglia, molto, a una responsabilit\u00e0 storica. \u00c8 Urbini a proporre l\u2019idea che cambier\u00e0 il destino di una parte dell\u2019oro: nasconderlo nel caveau stesso.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nella notte tra il 19 e il 20 settembre 1943, una parte consistente delle riserve \u2013 circa 52 tonnellate su 119 \u2013 viene trasferita in una intercapedine adiacente alla \u00absacrestia\u00bb, il locale dove \u00e8 custodito il metallo. Una stanza di servizio, costruita per ragioni di sicurezza. I muratori vengono fatti lavorare in fretta, si tira su un muro, si asciuga la calce ancora fresca con ventilatori e lampade. <b>La porta che dava accesso all\u2019intercapedine scompare alla vista<\/b>. Contemporaneamente, negli uffici si costruisce un\u2019altra difesa: quella dei numeri. Viene simulata una movimentazione contabile, come se quella stessa quantit\u00e0 di oro fosse stata inviata mesi prima alla filiale di Potenza, in territorio ormai prossimo a cadere sotto controllo alleato. Se i tedeschi avessero controllato i registri, non avrebbero trovato discrepanze.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il mattino del 20 settembre arriva <b>la richiesta ufficiale dell\u2019ambasciata tedesca: l\u2019oro va ceduto<\/b>. Azzolini insiste sulla necessit\u00e0 di riunire il direttorio della Banca, prende tempo, tratta parola per parola. Ma una verit\u00e0 amara si impone: l\u2019equilibrio di forza \u00e8 inesistente, la citt\u00e0 \u00e8 occupata, i nazisti hanno in mano perfino i documenti dello Stato maggiore sul reale ammontare delle riserve. Alla fine, la Banca d\u2019Italia deve cedere. Ma non tutto \u00e8 perduto.<\/p>\n<p>    Da Roma a Milano, da Milano a Fortezza<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il 22 e il 28 settembre 1943 l\u2019oro \u00abufficiale\u00bb lascia Roma: due convogli ferroviari trasferiscono verso Milano circa 119 tonnellate di metallo prezioso. Viene stoccato nella filiale della Banca d\u2019Italia, con i tedeschi a pretendere una delle tre chiavi necessarie per aprire la \u201csacrestia\u201d. Il direttore Francesco Sforza ottiene, almeno, che in cambio venga ritirata la guardia armata tedesca davanti al caveau. Ma la partita non \u00e8 finita.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Qualche mese dopo, su pressione di G\u00f6ring e con il via libera del ministro delle Finanze della Rsi, <b>Domenico Pellegrini Giampietro<\/b>, l\u2019oro viene trasferito pi\u00f9 a Nord, nel forte di Fortezza, in Alto Adige. \u00c8 un complesso militare in una valle dell\u2019Isarco, sotto pieno controllo tedesco dopo l\u20198 settembre. Qui i lingotti vengono sistemati in una caverna, dapprima murata e poi chiusa con una porta corazzata. Formalmente sono ancora di propriet\u00e0 della Banca d\u2019Italia.<b> Di fatto, sono nelle mani del Reich.<\/b><\/p>\n<p>    \u200bL\u2019accordo di Fasano e i treni per Berlino<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel gennaio 1944, G\u00f6ring torna alla carica. La Germania ha bisogno di oro per pagare fornitori, compensare transazioni, tenere in piedi, per quanto possibile, l\u2019impalcatura finanziaria dello sforzo bellico.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il 5 febbraio, sulle rive del Garda, nella localit\u00e0 di Fasano, viene siglato l\u2019accordo destinato a segnare il destino dell\u2019oro italiano:<b> la Repubblica sociale italiana \u00abmette a disposizione\u00bb l\u2019oro della Banca d\u2019Italia per contribuire alle spese di guerra comuni<\/b>. Dal punto di vista giuridico, \u00e8 presentato come una decisione sovrana del governo di Sal\u00f2; nella sostanza, \u00e8 il sigillo su una consegna imposta.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Da Fortezza parte il primo treno, il 29 febbraio 1944: circa 50 tonnellate dirette alla Reichsbank di Berlino. Una parte \u2013 circa 8 tonnellate \u2013 viene dirottata subito al Ministero degli Esteri, alimentando il famoso <b>\u00abtesoro di Ribbentrop\u00bb<\/b>; il resto entra nei forzieri centrali della banca tedesca.<br \/>Un secondo invio, nell\u2019ottobre dello stesso anno, aggiunge altre 21 tonnellate. In totale, dalle montagne altoatesine al cuore del Reich viaggiano circa 71 tonnellate del nostro oro.<\/p>\n<p>    \u200bLa miniera di Merkers e il Gold Pool<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel febbraio 1945, quando la guerra \u00e8 ormai sull\u2019orlo della disfatta tedesca, Berlino decide di spostare le riserve della Reichsbank in un luogo pi\u00f9 difficile da raggiungere: <b>una miniera di potassio a Merkers-R\u00f6hm, in Turingia<\/b>. Una cattedrale sotterranea dove finiscono lingotti, casse di banconote, ma anche opere d\u2019arte.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nell\u2019aprile dello stesso anno, le truppe americane scoprono il deposito. Fanno saltare la porta blindata della galleria, si ritrovano davanti a oltre 200 tonnellate di oro proveniente da mezza Europa. Quel metallo, insieme ad altre partite recuperate dalle nazioni neutrali che avevano negoziato con il Reich, finisce in un unico \u00abcalderone\u00bb: il <b>Gold Pool<\/b>, la riserva gestita dalla Commissione tripartita (Stati Uniti, Regno Unito, Francia) con l\u2019obiettivo di restituire almeno in parte l\u2019oro monetario ai Paesi depredati.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019Italia, inizialmente esclusa in quanto ex Paese dell\u2019Asse, riuscir\u00e0 passo dopo passo a rientrare nel perimetro. Dopo la cobelligeranza iniziata il 13 ottobre 1943 e la firma del Trattato di pace, <b>nel 1947 viene ammessa a presentare le proprie richieste<\/b>. Da quel momento comincia una lunga trattativa: da una parte la rivendicazione di 71 tonnellate trafugate; dall\u2019altra la logica del riparto proporzionale tra tutti i danneggiati.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Alla fine, tra il 1947 e il 1998, <b>l\u2019Italia ricever\u00e0 dal Gold Pool poco meno di 47 tonnellate, circa il 66% dell\u2019oro perduto<\/b>. Il resto si perde nelle compensazioni dovute ad altri Paesi, nelle difficolt\u00e0 di ricostruire con precisione il percorso di ogni lingotto, nella decisione politica di chiudere un capitolo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ci vorranno quindi cinquantacinque anni, dall\u2019autunno del 1943 all\u2019ultima assegnazione del 1998, perch\u00e9 la vicenda trovi una conclusione, pur parziale.<\/p>\n<p>    Il \u201ctesoro di Salisburgo\u201d e l\u2019uomo dei documenti<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In mezzo, non mancano episodi da romanzo. Uno dei pi\u00f9 curiosi riguarda proprio una parte del \u00abtesoro di Ribbentrop\u00bb. Quelle tonnellate destinate al Ministero degli Esteri tedesco vengono spostate in Austria, nascoste tra castelli e cantine nel Salzkammergut, vicino a Salisburgo. Nel dopoguerra, la loro traccia riaffiora grazie a un personaggio singolare:<b> Herbert Herzog<\/b>, austriaco, ex internato in un campo di concentramento come \u00absangue misto\u00bb, che riesce a procurarsi documenti originali sulla sorte dell\u2019oro italiano dirottato in Austria.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel 1950 si presenta alla legazione italiana a Berna, propone le sue carte in cambio di un compenso.<b> La Banca d\u2019Italia lo convoca a Roma, valuta l\u2019attendibilit\u00e0 delle informazioni, arriva a firmare una lettera-contratto<\/b>: se i documenti consentiranno di recuperare oro italiano, a Herzog spetter\u00e0 il 10% del valore.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Alla fine, la pista porta al recupero di una quantit\u00e0 piccola ma reale: 0,58 tonnellate di oro, il cosiddetto \u00ab<b>tesoro di Salisburgo\u00bb<\/b>. Non \u00e8 il colpo grosso sperato, ma basta perch\u00e9 l\u2019uomo dei documenti riceva la sua percentuale, liquidata solo nel 1958 dopo lunghe verifiche. Un frammento di storia che dice molto su quanto a lungo l\u2019eco di quella razzia abbia continuato a risuonare nei corridoi delle banche centrali europee.<\/p>\n<p>    Oggi: un tesoro diffuso, un ruolo discreto<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Oggi la storia dell\u2019oro della Banca d\u2019Italia non si consuma pi\u00f9 tra deportazioni, convogli e cave sotterranee. Le 2.452 tonnellate di propriet\u00e0 dell\u2019Istituto sono custodite nei caveau di via Nazionale (quasi il 45% della riserva aurea), ma anche presso alcune fra le principali banche centrali mondiali: <b>quasi il 5,8% nel Regno Unito, il 6% in Svizzera e oltre il 43% negli Stati Uniti.<\/b> \u00c8 una scelta che non ha nulla di esotico: segue le rotte storiche degli acquisti e risponde a una logica moderna di diversificazione e rapidit\u00e0 d\u2019impiego. Tenere il metallo nelle principali piazze finanziarie significa poterlo mobilitare, se necessario, con meno rischi, meno costi, meno tempo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nei sotterranei della Banca d\u2019Italia si trova anche una quota \u2013 <b>100 tonnellate \u2013 delle riserve conferite alla Banca centrale europea all\u2019alba dell\u2019euro<\/b>, una frazione simbolica ma non irrilevante del patrimonio comune dell\u2019Unione. Il resto del tesoro conduce una vita discreta, quasi silenziosa: inventari meticolosi, verifiche periodiche, ispezioni incrociate, aggiornamenti di bilancio che scorrono con la regolarit\u00e0 delle stagioni. \u00c8 un patrimonio che non vuole essere visto, solo essere custodito. E che continua, nel ventre profondo del caveau, a compiere il suo mestiere pi\u00f9 antico: offrire un punto fermo in un mondo che cambia, ricordando (anche alla politica) quanto la stabilit\u00e0 \u2013 economica e istituzionale \u2013 sia fatta soprattutto di ci\u00f2 che non fa rumore.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/app-economia\/?intcmp=DL-app_nd_011024_corriere_ss_conomia\" target=\"_blank\" class=\"bck-app-banner\" rel=\"nofollow noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"bck-app-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1756449670_863_app.png\"\/><\/p>\n<p>Nuova app <strong>L&#8217;Economia<\/strong>. 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