{"id":239260,"date":"2025-11-30T16:28:12","date_gmt":"2025-11-30T16:28:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/239260\/"},"modified":"2025-11-30T16:28:12","modified_gmt":"2025-11-30T16:28:12","slug":"carlo-alberto-bordogna-era-molto-amico-di-carlo-mollino-ma-la-famosa-discoteca-le-roi-lha-progettata-lui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/239260\/","title":{"rendered":"\u00abCarlo Alberto Bordogna era molto amico di Carlo Mollino ma la famosa discoteca Le Roi l&#8217;ha progettata lui\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Rosalba Graglia<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">La figlia Chiara: \u00abIl progetto architettonico del locale da ballo \u00e8 totalmente di mio padre, Mollino ha realizzato le decorazioni, la ringhiera della balconata e delle scale, gli arredi, le finiture. Suo anche il Cinema Lutrario\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Carlo Alberto Bordogna \u00e8 stato uno dei grandi architetti torinesi, una passione cominciata da ragazzo, a 15 anni, fino alla laurea in Architettura al <b>Politecnico di Torino<\/b> nel 1945. Dal dopoguerra incarna la figura dell\u2019architetto-urbanista della ricostruzione e disegna il nuovo volto della Torino dagli anni Sessanta. La figlia Chiara, anche lei architetto, come la nipote Elena, ha raccontato in un bel volume pubblicato da <b>Allemandi <\/b>nel 2001 i 65 anni di architettura di suo padre che si dichiarava \u00abpronto a rifare tutto con lo stesso entusiasmo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Come \u00e8 stato vivere con un padre cos\u00ec entusiasta e impegnato, che ricordi ha da bambina?<\/b><br \/>\u00abLa nostra era una casa-studio, abitavamo in una parte e nell\u2019altra lavorava mio padre e io giravo liberamente fin da piccola, avr\u00f2 avuto 8-10 anni, fra tecnigrafi, tutti rigorosamente verticali, vedevo mio padre tracciare schizzi insieme ai suoi collaboratori, il suo entusiasmo, i progetti che prendevano vita. \u00c8 da allora che ho deciso che anch\u2019io avrei fatto quel lavoro. Lui era un padre speciale, mi ha trasmesso la sua capacit\u00e0 di amare l\u2019architettura e non solo. Era sempre disponibile, se qui in casa qualche vicino aveva un problema, lui c\u2019era. Quando ero malata, veniva lui a sistemarmi le coperte. Trovava tempo per tutto e per tutti. Si andava in vacanza a Sanremo, dove aveva progettato al Parco Marsaglia una casa che era piaciuta molto a Gi\u00f2 Ponti che l\u2019aveva pubblicata su Domus. E poi in campagna, nel Monferrato, dove dipingeva splendidi acquerelli di fiori, l\u2019orto, le colline. Mio padre era infaticabile, non si fermava mai, era capace di passare tutta la notte a fare progetti per un concorso, e non si accontentava mai di proporre un unico progetto, ma almeno tre varianti\u00bb.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Anche suo padre aveva scelto il suo futuro da giovanissimo.<\/b><br \/>\u00abS\u00ec a 15 anni era gi\u00e0 nello studio dell\u2019ingegner Giuseppe Cornaglia, a imparare le prime tecniche di architettura, poi si \u00e8 diplomato geometra nel 1935 e Ing\u00e9nieur Sp\u00e9cialiste en Constructions Civiles presso l\u2019Institut Technique Sup\u00e9rieur di Friburgo nel 1940, e ha insegnato negli istituti tecnici. Nel \u201939 \u00e8 stato richiamato alle armi, prima nel Genio, poi agli Alti Comandi di Torino dove progettava rifugi e opere diverse, come la Scuola Alpini di Aosta. Raccontava sempre come tutti si stupissero della sua preparazione, lui cos\u00ec giovane. Quindi la laurea in Architettura al Politecnico di Torino, il 16 luglio del 1945. Tre mesi dopo si sposava con mia madre, Linda, che aveva conosciuto cinque anni prima, giocando a tennis, quando lei aveva solo 17 anni\u00bb.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"\u00abCarlo Alberto Bordogna era molto amico di Carlo Mollino ma la discoteca Le Roi l'ha progettata lui\u00bb\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/692c0bc732f88.png\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/692c0bc732f88.png\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E da allora ha cominciato a portare avanti il suo progetto di architettura innovativa.<\/b><br \/>\u00abS\u00ec, e in settori inaspettati. A Trieste si \u00e8 occupato di progettare gli interni delle navi, vincendo concorsi e anche con spazi per le proiezioni cinematografiche. Si usciva dalla guerra, c\u2019era voglia di ricominciare a vivere, a viaggiare. A Torino mio padre ha progettato edifici che hanno cambiato il volto della citt\u00e0 e dei suoi dintorni: dal Grand Hotel Ambasciatori al centro direzionale Ferrero a Pino Torinese (finito persino nel Carosello del cioccolato), gli uffici direzionali Pianelli &amp; Traversa a Rivoli. E tanti cinematografi: il Bernini, il Cristallo, l\u2019Od\u00e9on, l\u2019Adua, il Lutrario&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il Lutrario? Con Mollino?<\/b><br \/>\u00abPap\u00e0 era amico di Mollino, aveva lavorato anche con suo padre, Eugenio. Si frequentavano fin dagli anni 30, c\u2019\u00e8 una foto che li ritrae insieme alla Fiera di Milano nel 1934, mio padre aveva 21 anni, Mollino 29. Carlo Mollino apprezzava le capacit\u00e0 tecniche di mio padre, hanno lavorato insieme alla Societ\u00e0 Ippica, che purtroppo non esiste pi\u00f9, allo Chalet del Lago Nero, lo ha voluto come suo assistente all\u2019universit\u00e0. Mollino veniva spesso qui da noi, mangiava il risotto alla milanese che preparava mia mamma, faceva complimenti alle segretarie, poi con mio padre decidevano insieme particolari importanti, erano gli anni in cui si stava realizzando il palazzo di Italia 61, ma al concorso arrivarono secondi e come \u00e8 noto la realizzazione fu affidata a Nervi.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E il Lutrario?<\/b><br \/>\u00abIl cinema Lutrario \u00e8 un progetto architettonico tutto di mio padre, abbiamo ritrovato in archivio l\u2019intera documentazione. Il committente Attilio Lutrario, essendo stato bocciato in Comune il progetto proposto dall\u2019architetto Nicolay Diulgheroff, chiam\u00f2 mio padre a sostituirlo e lui in tre mesi, quasi una follia, riusc\u00ec a progettare e a realizzare il cinema come lo voleva Lutrario e in regola con le nuove norme di sicurezza. Progett\u00f2 anche l\u2019officina meccanica accanto alla casa di Lutrario in via Stradella, poi trasformata in sala danze, il famoso Le Roi\u00bb.<br \/><b><br \/>Anche Le Roi \u00e8 un progetto di suo padre?<\/b><br \/>\u00abMio padre e Mollino si sono divisi i compiti. Il progetto architettonico \u00e8 totalmente di mio padre, Mollino ha realizzato le decorazioni, la ringhiera della balconata e delle scale, gli arredi, le \u201c finiture\u201d. Mio padre quando leggeva qualche articolo diceva \u201c ma il Cinema Lutrario e Le Roi li ho fatti io&#8221;. C\u2019\u00e8 una lettera autografa di Mollino che lo spiega bene: Attilio Lutrario aveva incaricato Bordogna del progetto e su suggerimento di Bordogna, Mollino per le finiture proponendo per lui 2 milioni; poi Mollino aveva lasciato, era andato in America, e pi\u00f9 tardi era rientrato e si era occupato di tutte le finiture. E in quella lettera propone a mio padre di suddividere il saldo offerto da Lutrario, 700.000 mila lire, 500.000 a mio padre e 200.000 per s\u00e9 e aggiunge, chiamandolo carissimo collega e amico, \u201cfai tu. Io continuer\u00f2 a occuparmi della fine di questo benedetto lavoro che mi pare non riesca cos\u00ec brutto come temevo\u201d. Mollino era cos\u00ec, aveva sempre bisogno di soldi. Ed \u00e8 stato mio padre a coinvolgerlo, proponendo a Lutrario \u201cdi far divertire Mollino con le finiture\u201d e gli arredi. Come diceva mio padre \u201cMollino non aveva i piedi per terra\u2026ma se li avesse avuti non sarebbe stato Mollino\u201d. Erano molto diversi, ma amici\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E sono rimasti amici?<\/b><br \/>\u00abCerto, anzi Mollino aveva cercato mio padre perch\u00e9 collaborasse con lui al Regio. Ma all\u2019epoca pap\u00e0 aveva ricevuto la proposta di realizzare un grande lavoro: la Rinascente, un progetto che trasformava il centro. Non accett\u00f2 cos\u00ec la proposta di Mollino per il Regio e i due non avrebbero pi\u00f9 lavorato insieme. Mio padre ebbe da allora molte offerte di lavoro, anche all\u2019estero: progetti in Spagna, Colombia, in Per\u00f9, nell\u2019allora Persia, in Brasile&#8230; Ha lavorato fino all\u2019ultimo: 65 anni di architettura appunto. Fra pochi giorni, il 9 dicembre, l\u2019evento di fine anno dell\u2019Ordine degli Architetti e della Fondazione per l\u2019Architettura si svolger\u00e0 proprio nella storica Sala Le Roi. E nell\u2019invito \u00e8 scritto \u201cprogettata dall\u2019architetto Carlo Mollino\u201d. Ecco, vorrei fosse un\u2019occasione per ricordarli entrambi: hanno lavorato insieme, Le Roi \u00e8 un progetto di Bordogna e Mollino. Il 4 dicembre \u00e8 il giorno in cui \u00e8 morto mio padre, 28 anni fa, sarebbe un bel modo di ricordarlo. E Carlo Alberto Bordogna meriterebbe anche un\u2019intitolazione, per ricordare il suo lavoro e l\u2019impegno per la sua citt\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-mr-t-20 is-mr-b-20\"><b><br \/>\n                    <a href=\"https:\/\/torino.corriere.it\/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_nd\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Vai a tutte le notizie di Torino<\/a><br \/>\n            <\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?theme=35&amp;intcmp=IIIcolonna_NL_CorTorino\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Iscriviti alla newsletter di Corriere Torino<\/a><\/b><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-11-30T10:20:33+01:00\">30 novembre 2025 ( modifica il 30 novembre 2025 | 10:20)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Rosalba Graglia La figlia Chiara: \u00abIl progetto architettonico del locale da ballo 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