{"id":239397,"date":"2025-11-30T18:21:12","date_gmt":"2025-11-30T18:21:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/239397\/"},"modified":"2025-11-30T18:21:12","modified_gmt":"2025-11-30T18:21:12","slug":"hope-e-il-documentario-che-vuole-raccontare-lamazzonia-attraverso-il-suo-equilibrio-molto-fragile-e-molto-complesso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/239397\/","title":{"rendered":"Hope \u00e8 il documentario che vuole raccontare l&#8217;Amazzonia attraverso il suo equilibrio (molto fragile e molto complesso)"},"content":{"rendered":"<p>Bel\u00e9m, Brasile \u2013 Alla ricerca di una chiave di lettura, tra necessit\u00e0 e fragilit\u00e0. La scelta di attraversare il Brasile per girare un documentario sull&#8217;Amazzonia (Hope) era il sogno \u2013 ora realizzato \u2013 di Roberta Bonacossa e Nadia Paleari, arrivate alla <a href=\"https:\/\/www.wired.it\/topic\/series-cop30-belem\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Cop30<\/a> di Bel\u00e9m dopo una settimana trascorsa nella foresta. Le giovani, insieme al regista Federico Fontana e al videomaker Andrea Scotti Rosato, hanno passato giornate immerse nei libri di portoghese per prepararsi a intervistare la popolazione locale. Non sarebbe stata una passeggiata, lo sapevano: notti all\u2019aperto, centinaia di chilometri via terra e fiume, alloggi improbabili, per una spedizione che a inizio novembre ha  condotto il gruppo nelle aree attorno alla citt\u00e0 di <strong>Manaus<\/strong>, <strong>capitale dello stato di Amazonas<\/strong>. La sua <a href=\"https:\/\/www.wired.it\/topic\/storia\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">storia<\/a> comincia nell\u2019Ottocento. Ai tempi, ad attrarre investimenti (e problemi) era la gomma, molto richiesta per applicazioni che andavano dai cavi transoceanici alla nascente industria automobilistica, e  la cui produzione era legata agli alberi di caucci\u00f9.<\/p>\n<p>Finita quell\u2019ondata, l\u2019<a href=\"https:\/\/www.wired.it\/topic\/economia\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">economia<\/a> locale precipita: a salvarla \u00e8 il governo federale (all&#8217;epoca autoritario), intervenuto nel 1967 con la creazione una zona franca a fiscalit\u00e0 agevolata. <strong>Una mossa in grado di attirare nuovamente nugoli di industrie straniere che si sono insediate nei pressi di Manaus per produrre componenti elettroniche<\/strong> da esportare in <a href=\"https:\/\/www.wired.it\/topic\/cina\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Cina<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.wired.it\/topic\/stati-uniti\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Stati Uniti<\/a>.<\/p>\n<p>\u201cUno dei simboli pi\u00f9 potenti di Manaus \u2013 dicono Bonacossa e Paleari a Wired &#8211; \u00e8 il cosiddetto \u2018encontro de dos aguas\u2019, il punto in cui il Rio Negro e il Rio delle Amazzoni si incontrano, senza mai mischiarsi. Una particolarit\u00e0 dovuta a differenze di temperatura, velocit\u00e0 e composizione. Un equilibrio che esiste proprio grazie alla diversit\u00e0. Una metafora perfetta di questa citt\u00e0 e, forse, del Brasile stesso, forse proprio la rappresentazione dell&#8217;intrinseca convivenza tra opposti che si vede qui&#8221;.<\/p>\n<p>Le due neodocumentariste sono alla prima esperienza nel campo: nella vita si occupano di consulenza per la sostenibilit\u00e0 e sono parte dell\u2019associazione <strong>Change for Planet<\/strong>, di cui Bonacossa \u00e8 presidente. Con altri colleghi, si aggirano da anni tra i padiglioni delle conferenze sul clima delle Nazioni Unite. In Brasile hanno percorso un pezzo della Br319, la strada transamazzonica che collega Manaus a Porto Velho, tra i pochissimi varchi che rendono la citt\u00e0 raggiungibile via terra. Ma non per le merci: gli unici approdi adeguati al traffico cargo passano via cielo e via fiume.<\/p>\n<p>Hope sar\u00e0 pronto ad aprile 2026<\/p>\n<p>Per trovare i fondi per la realizzazione del documentario sull&#8217;Amazzonia, che si chiamer\u00e0 Hope (speranza, in inglese), <strong>hanno fatto ricorso al <a href=\"https:\/\/www.wired.it\/topic\/crowdfunding\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">crowdfunding<\/a>, riuscendo a coprire le spese<\/strong>. L&#8217;uscita \u00e8 prevista per aprile del prossimo anno, dopo una fase di post-produzione.<\/p>\n<p>\u201cCon il documentario vogliamo raccontare la complessit\u00e0 dei luoghi che abbiamo visitato, le storie che non si leggono nei dati, le connessioni profonde tra persone e territori. I punti di vista che sono spesso contraddittori e diversi tra loro, oltre alla grande verit\u00e0: un\u2019unica risposta non \u00e8 mai possibile\u201d. A Bel\u00e9m, raccontano, \u201cabbiamo trovato un&#8217;energia che non ci aspettavamo&#8221;. La scommessa era quella di assistere a un evento storico, che avrebbe potuto portare il mondo fuori dall&#8217;era delle fonti fossili. Non \u00e8 andata cos\u00ec, ma \u00e8 bello averci provato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Bel\u00e9m, Brasile \u2013 Alla ricerca di una chiave di lettura, tra necessit\u00e0 e fragilit\u00e0. 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