{"id":240299,"date":"2025-12-01T09:30:30","date_gmt":"2025-12-01T09:30:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/240299\/"},"modified":"2025-12-01T09:30:30","modified_gmt":"2025-12-01T09:30:30","slug":"recensione-mostra-paolo-troubetzkoy-musee-dorsay-parigi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/240299\/","title":{"rendered":"Recensione mostra Paolo Troubetzkoy Mus\u00e9e d&#8217;Orsay, Parigi"},"content":{"rendered":"<p>                        di<br \/>\n\t\t\t\t                    <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/178p_federico-giannini.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                    Federico Giannini<\/a><br \/>\n                     (Instagram: <a href=\"https:\/\/instagram.com\/federicogiannini1\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">@federicogiannini1<\/a>), scritto il 30\/11\/2025<br \/>\n\t\t<br \/>Categorie:                 <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/16c_recensioni-mostre.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Recensioni mostre<\/a>                             \/ Argomenti: <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/novecento.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Novecento<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/ottocento.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Ottocento<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/arte-moderna.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Arte Moderna<\/a> <\/p>\n<p>\n                La grande retrospettiva del Mus\u00e9e d\u2019Orsay e la futura tappa alla GAM di Milano riportano alla ribalta Paolo Troubetzkoy, scultore cosmopolita e sperimentatore instancabile. Un artista a lungo trascurato e che questa mostra contribuisce oggi a restituire alla sua dimensione internazionale. Ecco com\u2019\u00e8 la mostra: la recensione di Federico Giannini.            <\/p>\n<p>Ha ragione Enzo Azzoni, fotografo verbano di novantacinque anni, e corridore che alla sua giovane et\u00e0 continua ancora a vincere campionati italiani master di atletica leggera. Ha ragione quando dice che non bisogna dimenticare che oggi possiamo conoscere e apprezzare l\u2019arte di Paolo Troubetzkoy, ch\u2019\u00e8 tra i maggiori scultori del primo Novecento, anche grazie all\u2019operato di Luigi Troubetzkoy, suo fratello, che s\u2019industri\u00f2 per fare in modo che l\u2019eredit\u00e0 familiare non andasse dispersa. Azzoni lo ha detto qualche giorno fa in un appello alla Stampa, mentre a Parigi, in queste settimane, tutti i visitatori del Mus\u00e9e d\u2019Orsay si lanciano tra le sale della mostra (Paul Troubetzkoy. Sculpteur) che, si legge nell\u2019efficace presentazione, \u201cripercorre la straordinaria carriera di questo artista italiano, principe russo di nascita e parigino di adozione, che ebbe allo stesso tempo una brillante carriera negli Stati Uniti\u201d. In realt\u00e0 era nato a Intra, sponda piemontese del lago Maggiore, di russo aveva giusto le origini ma quando si rec\u00f2 a lavorare nella terra dei suoi genitori non spiccicava mezza parola della lingua paterna, e in Francia ci era andato perch\u00e9, come tutti gli artisti che all\u2019epoca volevano avere un minimo di considerazione internazionale, Parigi era meta ineludibile. Troubetzkoy era una specie di pendolare dell\u2019arte, se vogliamo. Come quelli che oggi si trasferiscono a Milano per lavoro. Per\u00f2 \u00e8 vero che a Parigi aveva le chiavi di tutti i salotti, che esponeva ovunque, che la Francia gli apr\u00ec le porte dell\u2019America, e che senza Parigi la sua carriera non sarebbe stata la stessa. Sul finire della carriera aveva preso in affitto una villetta con annesso studio a Neuilly-sur-Seine, e d\u2019estate, quando poteva, tornava sul lago Maggiore, dove gran parte della sua produzione ha trovato accoglienza proprio per volere di Luigi.<\/p>\n<p>Paolo Troubetzkoy si era spento nel 1938, e suo fratello aveva ereditato met\u00e0 delle opere che gli erano rimaste. L\u2019altra met\u00e0 era andata alla seconda moglie, e Luigi volle evitare che anche quella met\u00e0 andasse dispersa, cos\u00ec la acquist\u00f2 e poi regal\u00f2 tutto al Museo del Paesaggio di Verbania, la citt\u00e0 natale dell\u2019artista, dove oggi si trova il nucleo pi\u00f9 importante e pi\u00f9 completo della sua produzione, e ch\u2019\u00e8 servito anche da ossatura per la mostra al Mus\u00e9e d\u2019Orsay, curata da \u00c9douard Papet, Anne-Lise Desmas e C\u00e9cilie Champy, e che poi avr\u00e0 nel 2026 anche una seconda tappa italiana, alla GAM di Milano, a cura di Paola Zatti e Omar Cucciniello. Sono quasi cinquanta le opere che il Museo del Paesaggio di Verbania ha prestato al Mus\u00e9e d\u2019Orsay, praticamente circa met\u00e0 della mostra: lo stesso nucleo che poi sar\u00e0 a Milano per la seconda puntata. E poi, ha detto Azzoni, oggi avremmo avuto molto di pi\u00f9 se, nel marzo 1945, a guerra quasi finita, le brigate nere non avessero dato fuoco alla casa di Luigi e di sua moglie. Il problema, ha raccontato, \u00e8 che il museo lasci\u00f2 gran parte di quel museo a languire in condizioni di conservazione inadatte, e fino agli anni Settanta, quando lui stesso e altri misero mano all\u2019allestimento delle sale, le opere di Troubetzkoy erano finite sostanzialmente dimenticate. Poi, la riscoperta, cominciata nel 1990 con una mostra al Museo di Verbania, proseguita con la presenza di Troubetzkoy in tante mostre dedicate alla cosiddetta \u201cBelle \u00c9poque\u201d, e culminata in questa doppia mostra al Mus\u00e9e d\u2019Orsay e alla GAM di Milano, la prima vera occasione di riscatto internazionale. \u00c8 un po\u2019 come riportare l\u2019artista alla sua dimensione naturale. Uno scultore di successo, non cos\u00ec noto come altri, eppure capace d\u2019aver segnato un\u2019epoca, dacch\u00e9 lo si pu\u00f2 includere senza ombra di dubbio tra i pi\u00f9 interessanti ritrattisti del suo tempo, un testimone imprescindibile della vita sociale e culturale di quell\u2019epoca, legato ad artisti e letterati (era amico, per dire due nomi, di Tolstoj e di George Bernard Shaw), ed era anche personaggio, per l\u2019epoca, totalmente fuori da qualunque canone: era vegetariano e amava gli animali al punto che lo si pu\u00f2 considerare uno dei primi animalisti moderni (\u00e8 la principale ragione per cui la sua produzione abbonda di sculture d\u2019animali).<\/p>\n<p>Un artista lontano dalle accademie e sempre vicino alle avanguardie. E che si fosse svincolato da qualunque tradizione per seguire giusto il suo istinto s\u2019era gi\u00e0 accorto, nell\u2019anno 1900, un grande come Vittorio Pica, che in un articolo pubblicato su Emporium lo poneva alla testa della giovane scultura italiana, lo paragonava a Rodin e a Meunier e riteneva che la sua scultura non avesse padri italiani o, se ce li aveva, doveva trovarli nella pittura (il nome era quello di Tranquillo Cremona, che giustamente apre, assieme ad altri scapigliati, la mostra del Mus\u00e9e d\u2019Orsay). Per descrivere Troubetzkoy, Pica aveva fatto ricorso a una polemica di Huysmans, che nel 1881 si lamentava per il fatto che gli scultori non osassero affrontare la vita contemporanea e la \u201cdama elegante moderna\u201d: Huysmans avrebbe dovuto, diceva Pica, \u201cconfessare di aver trovato in Troubetzkoy l\u2019attuatore ardito ed intelligente di uno dei suoi ideali di raffinato critico d\u2019arte d\u2019avanguardia e ci\u00f2 senza che sia ricorso n\u00e9 al legno, n\u00e9 alla cera, n\u00e9 alla policromia, mezzi da lui proposti per ottenere una riproduzione efficace delle sembianze, degli atteggiamenti, degli abiti della donna dei nostri tempi\u201d. E ci era riuscito col bronzo, con la sua \u201ctecnica d\u2019impressionista della scultura\u201d: una definizione, quella di \u201cimpressionista\u201d, largamente impiegata da tutta la critica a lui contemporanea ma che forse non \u00e8 sufficiente, come si vedr\u00e0, a inquadrare compiutamente la sua produzione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Paul Troubetzkoy. Sculpteur. Foto: Federico Giannini\" title=\"Allestimenti della mostra Paul Troubetzkoy. Sculpteur. Foto: Federico Giannini\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/allestimenti-mostra-troubetzkoy-1.jpg\" width=\"750\" height=\"422\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Paul Troubetzkoy. Sculpteur. Foto: Federico Giannini&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Paul Troubetzkoy. Sculpteur. Foto: Federico Giannini\" title=\"Allestimenti della mostra Paul Troubetzkoy. Sculpteur. Foto: Federico Giannini\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/allestimenti-mostra-troubetzkoy-2.jpg\" width=\"750\" height=\"422\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Paul Troubetzkoy. Sculpteur. Foto: Federico Giannini&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Paul Troubetzkoy. Sculpteur. Foto: Federico Giannini\" title=\"Allestimenti della mostra Paul Troubetzkoy. Sculpteur. Foto: Federico Giannini\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/allestimenti-mostra-troubetzkoy-3.jpg\" width=\"750\" height=\"407\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Paul Troubetzkoy. Sculpteur. Foto: Federico Giannini&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Paul Troubetzkoy. Sculpteur. Foto: Federico Giannini\" title=\"Allestimenti della mostra Paul Troubetzkoy. Sculpteur. Foto: Federico Giannini\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/allestimenti-mostra-troubetzkoy-4.jpg\" width=\"750\" height=\"1043\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Paul Troubetzkoy. Sculpteur. Foto: Federico Giannini&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Paul Troubetzkoy. Sculpteur. Foto: Federico Giannini\" title=\"Allestimenti della mostra Paul Troubetzkoy. Sculpteur. Foto: Federico Giannini\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/allestimenti-mostra-troubetzkoy-5.jpg\" width=\"750\" height=\"422\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Paul Troubetzkoy. Sculpteur. Foto: Federico Giannini&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Paul Troubetzkoy. Sculpteur. Foto: Federico Giannini\" title=\"Allestimenti della mostra Paul Troubetzkoy. Sculpteur. Foto: Federico Giannini\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/allestimenti-mostra-troubetzkoy-6.jpg\" width=\"750\" height=\"422\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Paul Troubetzkoy. Sculpteur. Foto: Federico Giannini&#13;<\/p>\n<p>Troubetzkoy si sarebbe fatto conoscere fin da subito come uno sperimentatore, ed \u00e8 cos\u00ec che lo si conosce in mostra, dopo un\u2019introduzione con alcuni ritratti suoi (dalla GNAM di Roma \u00e8 arrivato quello dell\u2019amico Il\u2019ja Repin che ci mostra lo scultore all\u2019et\u00e0 di quarant\u2019anni, e si pu\u00f2 vedere anche il ritratto di Daniele Ranzoni che lo raffigura da bambino assieme ai fratelli Pietro e Luigi e al loro cane) e dei familiari (incluso il bel bronzo del 1911 dedicato alla moglie Elin): la Primavera, opera del 1895, anch\u2019essa in prestito dalla GNAM, ritratto di sua cognata Am\u00e9lie Rives, \u00e8 una sorta di manifesto programmatico, per il modo in cui la figura della moglie di suo fratello Pietro viene modellata. Un trattamento da pittore, con le superfici mosse, che vibrano, che si sfaldano, che suggeriscono l\u2019idea d\u2019un movimento: lo vediamo nel volto, nei capelli, ma soprattutto nel vestito, grezzo, riconosciamo pure le ditate dell\u2019artista che ha plasmato il modello con quella spontaneit\u00e0 che avrebbe caratterizzato quasi tutta la sua produzione (il confronto con l\u2019Autoritratto in gesso del 1925, esposto poco distante, conferma che il suo modo d\u2019operare sarebbe rimasto pressoch\u00e9 invariato per il resto della sua carriera) e che gli consentiva di catturare pose naturali, momenti fugaci, impressioni rapide. Se vogliamo, Troubetzkoy \u00e8 un artista che nasce dalla scapigliatura (e non poteva essere altrimenti, dacch\u00e9 abit\u00f2 a Milano per un paio di lustri, dal 1886 al 1896, e frequent\u00f2 quegli ambienti), con cui condivide la volont\u00e0 di non restituire al riguardante un ritratto realistico, quanto piuttosto un ritratto psicologico, sfumato, un ritratto d\u2019atmosfera. Eppure, allo stesso tempo, guarda gi\u00e0 alle ricerche degl\u2019impressionisti: il suo lavoro allora pu\u00f2 esser paragonato a quello che in pittura stavano facendo all\u2019epoca Previati, che gli viene accostato con un suo capolavoro della fase pre-divisionista, il Ritratto di Erminia Cairati del 1881, e suo fratello Pietro, presente col Ritratto di Mary Franckfort del 1882, anch\u2019esso in arrivo dal Museo del Paesaggio di Verbania. La ritrattistica si sarebbe presto rivelata come il genere pi\u00f9 congeniale a Troubetzkoy: sfilano dunque in mostra alcuni dei suoi ritratti pi\u00f9 famosi, su tutti quello di Gabriele d\u2019Annunzio, che mantiene la forma tradizionale del busto-ritratto, o ancora il ritratto della stessa Erminia Cairati, uno dei non cos\u00ec frequenti lavori in marmo di Troubetzkoy, per arrivare poi ai ritratti-statuetta, lavori in cui l\u2019artista verbanese si sarebbe specializzato, quelli in cui il soggetto \u00e8 preso a figura intera. Ne \u00e8 un esempio Sola, ritratto della giovane attrice milanese Emilia Varini, eseguito nel 1893 ed esposto all\u2019Esposizione della Permanente di Milano di quell\u2019anno, dove venne descritto dalla critica come \u201cuna squisita figurina di giovane elegante, con impronta signorile\u201d.<\/p>\n<p>Quello che Troubetzkoy cercava d\u2019ottenere coi suoi ritratti \u00e8 qualcosa di molto simile a quello che Pica aveva sintetizzato nel suo articolo del 1900: \u201cTroubetzkoy [\u2026] si \u00e8 posto, fin dalle prime sue prove, [\u2026] a cercare, con lodevole ardore, qualcosa di affatto nuovo e moderno, proponendosi non soltanto di ritrarre con rara efficacia l\u2019espressiva mobilit\u00e0 del volto, ma di dare altres\u00ec quanto pi\u00f9 fosse possibile, l\u2019illusione ottica del movimento\u201d. La mostra prosegue mostrando al pubblico alcuni dei pi\u00f9 importanti risultati di queste sperimentazioni, a cominciare dall\u2019imponente ritratto dell\u2019amico Giovanni Segantini, che sorprende proprio per via della sua naturalezza, e sebbene non raggiunga quel grado d\u2019indagine sul movimento che aveva contraddistinto alcuni dei lavori eseguiti negli anni precedenti, si pone comunque ai vertici della sua arte. Il contatto con Segantini, tuttavia, doveva avergli suggerito nuove possibilit\u00e0 d\u2019indagine: un\u2019opera come l\u2019Inverno del 1894 rivela forse uno dei punti di massimo avvicinamento alla poetica divisionista, in virt\u00f9 di quel modo d\u2019adoperare la luce che dipinge la superficie della scultura attraverso una modellazione frastagliata e naturale in ogni pi\u00f9 minuto elemento (ed \u00e8 questo uno dei motivi per cui \u00e8 difficile dirlo scultore pienamente impressionista). Troubetzkoy poteva inoltre permettersi d\u2019indagare e di sperimentare di continuo, dal momento che proveniva da una famiglia benestante, e dunque non aveva necessit\u00e0 di fare arte per vivere. Ed \u00e8 questa, peraltro, una delle ragioni per cui a tanti quel \u201cprincipe russo\u201d, come veniva grosso modo identificato da tanti suoi contemporanei, era inviso a molti suoi colleghi che lo consideravano poco pi\u00f9 che un dilettante, se non un amatore tout court stante anche, verrebbe da dire, il suo itinerario formativo del tutto anomalo, perch\u00e9 dopo aver cominciato il normale percorso d\u2019apprendistato, dapprima con Donato Barcaglia e poi con Ernesto Bazzaro, insoddisfatto dei suoi maestri aveva continuato da autodidatta, studiando i suoi modelli dal vero, e gi\u00e0 nel 1886, a vent\u2019anni esatti, esordiva a Brera con la scultura d\u2019un cavallo, mentre nel 1891 concorreva per la realizzazione del monumento di Dante a Trento, anche se non sarebbe riuscito ad arrivare alla terna finale: in mostra, vicino al ritratto di Segantini, \u00e8 esposto il bozzetto che aveva realizzato, e possiamo immaginare che venne scartato perch\u00e9 decisamente lontano dalla retorica del tempo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Il'ja Repin, Ritratto di Paolo Troubetzkoy (1908; olio su tela, 120 x 86 cm; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea)\" title=\"Il'ja Repin, Ritratto di Paolo Troubetzkoy (1908; olio su tela, 120 x 86 cm; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ilja-repin-ritratto-di-paolo-troubetzkoy.jpg\" width=\"750\" height=\"1034\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nIl\u2019ja Repin, Ritratto di Paolo Troubetzkoy (1908; olio su tela, 120 x 86 cm; Roma, Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Daniele Ranzoni, I figli del principe Troubetzkoy con il cane (1874; olio su tela, 138 x 118 cm; Milano, GAM - Galleria d'Arte Moderna)\" title=\"Daniele Ranzoni, I figli del principe Troubetzkoy con il cane (1874; olio su tela, 138 x 118 cm; Milano, GAM - Galleria d'Arte Moderna)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/daniele-ranzoni-figli-del-principe-troubetzkoy.jpg\" width=\"750\" height=\"625\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nDaniele Ranzoni, I figli del principe Troubetzkoy con il cane (1874; olio su tela, 138 x 118 cm; Milano, GAM &#8211; Galleria d\u2019Arte Moderna)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Paolo Troubetzkoy, Primavera (1895; bronzo, 29 x 49 x 55 cm; Rom, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea)\" title=\"Paolo Troubetzkoy, Primavera (1895; bronzo, 29 x 49 x 55 cm; Rom, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/paolo-troubetzkoy-primavera.jpg\" width=\"750\" height=\"872\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPaolo Troubetzkoy, Primavera (1895; bronzo, 29 x 49 x 55 cm; Rom, Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Gaetano Previati, Ritratto di Erminia Cairati (1881; olio su tela, 82 x 45,5 cm; Milano, Galleria d'Arte Moderna)\" title=\"Gaetano Previati, Ritratto di Erminia Cairati (1881; olio su tela, 82 x 45,5 cm; Milano, Galleria d'Arte Moderna)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/gaetano-previati-ritratto-di-erminia-cairati.jpg\" width=\"750\" height=\"1157\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGaetano Previati, Ritratto di Erminia Cairati (1881; olio su tela, 82 x 45,5 cm; Milano, Galleria d\u2019Arte Moderna)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Paolo Troubetzkoy, Ritratto di Gabriele d'Annunzio (1891; gesso, 22 x 47 x 30 cm; Verbania, Museo del Paesaggio)\" title=\"Paolo Troubetzkoy, Ritratto di Gabriele d'Annunzio (1891; gesso, 22 x 47 x 30 cm; Verbania, Museo del Paesaggio)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/paolo-troubetzkoy-d-annunzio.jpg\" width=\"750\" height=\"1123\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPaolo Troubetzkoy, Ritratto di Gabriele d\u2019Annunzio (1891; gesso, 22 x 47 x 30 cm; Verbania, Museo del Paesaggio)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Paolo Troubetzkoy, Giovanni Segantini (1896; bronzo, 113 \u00d7 72 \u00d7 46 cm; Verbania, Museo del Paesaggio) Foto \u00a9 Francesco Lillo\" title=\"Paolo Troubetzkoy, Giovanni Segantini (1896; bronzo, 113 \u00d7 72 \u00d7 46 cm; Verbania, Museo del Paesaggio) Foto \u00a9 Francesco Lillo\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/paul-troubetzkoy-giovanni-segantini.jpg\" width=\"750\" height=\"1040\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPaolo Troubetzkoy, Giovanni Segantini (1896; bronzo, 113 \u00d7 72 \u00d7 46 cm; Verbania, Museo del Paesaggio) Foto \u00a9 Francesco Lillo&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Paolo Troubetzkoy, Monumento a Dante (1893; bronzo; Verbania, Museo del Paesaggio)\" title=\"Paolo Troubetzkoy, Monumento a Dante (1893; bronzo; Verbania, Museo del Paesaggio)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/paolo-troubetzkoy-monumento-a-dante.jpg\" width=\"750\" height=\"1108\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPaolo Troubetzkoy, Monumento a Dante (1893; bronzo; Verbania, Museo del Paesaggio)&#13;<\/p>\n<p>L\u2019idea di Troubetzkoy era quella di catturare la vita, dare al riguardante l\u2019impressione che le sue figure fossero animate da un palpito, che si muovessero. Stava qui il motivo del suo successo. La sua ricerca non era radicale come quella di Medardo Rosso, artista che potrebbe essergli accostato: laddove il torinese cercava una fusione tra soggetto e atmosfera, una continuit\u00e0 tra la figura e l\u2019aria che lo circonda, col risultato che la figura stessa, nelle sue opere, si sfalda e si confonde con quello che ha attorno, Troubetzkoy aspirava semplicemente a una sensazione di movimento ma voleva che i suoi personaggi rimanessero ben riconoscibili. La sua scultura era moderna, certo, ma non era eversiva. Ed \u00e8 per questa ragione che avrebbe incontrato i favori d\u2019una larga committenza. Naturalmente, pi\u00f9 il soggetto era aperto, pi\u00f9 lo sperimentalismo di Troubetzkoy aumentava: questa dicotomia ben s\u2019avverte quando la mostra espone a breve distanza il ritratto del conte Robert de Montesquiou, dandy e poeta (in mostra \u00e8 presente anche il celeberrimo ritratto di Giovanni Boldini), che \u00e8 uno dei lavori che pi\u00f9 s\u2019avvicinano a una poetica accostabile a quella di Medardo Rosso, coi vestiti del nobile che si confondono con la poltrona su cui \u00e8 seduto (anche se, di nuovo, le fattezze del soggetto rimangono pi\u00f9 vicine a quelle della scultura realista che all\u2019impressionismo rossiano) e le statuette dei coniugi William Kissam e Virginia Graham Vanderbilt, che paiono aver dimenticato gli esiti a cui poteva spingersi la scultura di Troubetzkoy (evidentemente questa rigidit\u00e0, questa fissit\u00e0 si deve al gusto dei due committenti che non dovevano esser pronti per una scultura particolarmente nuova). Quando per\u00f2 Troubetzkoy era libero dalle pressioni degli amici e dei committenti che gli chiedevano di farsi effigiare nel bronzo, allora la sua scultura tornava a impressionare: vicino ai ritratti si veda, per esempio, la Madre col bambino eseguita nel 1898 ed esposta all\u2019Esposizione universale di Parigi del 1900 e ritenuta una delle pi\u00f9 toccanti immagini della maternit\u00e0 dell\u2019epoca, oppure la Bambina col cane, di poco successiva, sul doppio tema dell\u2019infanzia e degli animali. La scultura della Madre col bambino aveva colpito anche i suoi contemporanei: Pica la riteneva lavoro in grado di far spirare una \u201ccos\u00ec pura e commovente poesia da meritare al Troubetzkoy il titolo di scultore della maternit\u00e0\u201d, e gli accostava quella stessa Bambina col cane che in mostra si vede poco oltre, ritenendola opera affine a quella con la mamma e la bambina per delicatezza d\u2019ispirazione e per evidenza di verit\u00e0 \u201cnella soavit\u00e0 carezzosa dell\u2019infanzia con la tenerezza bonaria della bestia maggiormente affezionata all\u2019uomo\u201d.<\/p>\n<p>Passando tra i ritratti della fase pi\u00f9 matura della sua produzione (come quello di Luisa Casati, fedele alla figura allampanata, filiforme e misteriosa della marchesa, ulteriormente sottolineata dalla presenza d\u2019un levriero, o come quello, pi\u00f9 tardo, di George Bernard Shaw, suo amico di lunga data (e come lui, peraltro, vegetariano), bozzetto da cui venne ricavato il monumento dello scrittore che oggi si trova a Dublino), c\u2019\u00e8 tempo per vedere tre sezioni tematiche. La prima \u00e8 quella al Troubetzkoy \u201camericano\u201d e alle statuette del Far West: grazie alle sue conoscenze parigine, lo scultore entr\u00f2 in contatto con diversi americani che abitavano in Francia e che gli facilitarono i suoi soggiorno negli Stati Uniti, dove si rec\u00f2 tra il 1911 e il 1912 e poi di nuovo tra il 1914 e il 1920, per allontanarsi dall\u2019Europa dilaniata dalla prima guerra mondiale. Ed era subito diventato una star, in parte per il suo status di principe che si dilettava con la scultura, in parte per il suo acceso sostegno alla causa vegetariana, e ovviamente in parte per la forza dei suoi ritratti. Affascinato dal Far West, Troubetzkoy svilupp\u00f2 una produzione di statuette a tema western, ritratti di indiani a cavallo e di cowboy, ispirati soprattutto dagli spettacoli di Buffalo Bill, che ebbero peraltro un notevole successo: non sono probabilmente tra i risultati pi\u00f9 interessanti della sua produzione, dal momento che sono le statuette meno spontanee e un po\u2019 pi\u00f9 artificiose e costruite della sua produzione, ma sono sicuramente anche tra le pi\u00f9 divertenti. La seconda \u00e8 dedicata a un altro filone su cui l\u2019artista lavor\u00f2 negli Stati Uniti, quello delle ballerine: sono anche queste tra le sue sculture pi\u00f9 famose e pi\u00f9 replicate, lavori che gli concedono la possibilit\u00e0 di lavorare sul dinamismo dei corpi, sull\u2019eleganza dei gesti, sull\u2019essenza del movimento, tutte qualit\u00e0 che avevano finito per accendere la critica. Lavori, certo, piuttosto facili, inclini a catturare il consenso, dal momento che spesso, soprattutto nella fase pi\u00f9 avanzata della sua carriera, per assecondare il gusto del pubblico Troubetzkoy faceva, grosso modo, quello che Boldini faceva in pittura: vendere opere sostanzialmente convenzionali, animate da qualche effetto che richiamava per\u00f2 le ricerche degli avanguardisti, per dare al destinatario dell\u2019opera l\u2019impressione d\u2019avere tra le mani un capolavoro aggiornato (malgrado le Danseuses riscontrino i favori del pubblico quando gi\u00e0 erano pienamente attivi i futuristi, per dire). Chiusura, infine, per le sculture animalier, genere che Troubetzkoy avrebbe praticato per tutta la sua carriera, da amante degli animali e da, si potrebbe dire, fervido animalista: lo era diventato da giovane, dopo aver assistito alla macellazione di alcuni vitelli, cosa che gli aveva fatto una notevole impressione e lo aveva anche convinto a diventare vegetariano: in mostra c\u2019\u00e8 anche un\u2019opera polemica, Divoratori di cadaveri, dove un uomo intento a sbranare un arrosto viene messo in contrapposizione a un lupo che lecca un osso per far vedere che uno, l\u2019animale, agisce secondo la legge di natura, e l\u2019essere umano invece agisce contro la legge di natura. Sono radunate nell\u2019ultima sala della mostra diverse sculture: l\u2019amore per gli animali porta l\u2019artista a raffigurarli con la stessa vividezza, la stessa naturalezza dedicata agli esseri umani, e in questo genere sarebbe stato financo ritenuto insuperabile dai suoi contemporanei: ecco allora i modellini in bronzo di cavalli ed elefanti, ecco gli amatissimi cagnolini di tutte le razze, dai volpini ai pechinesi passando per i bracchi, ecco un\u2019altra opera, Gli amici fedeli, che riprende il tema dell\u2019infanzia amica degli animali, ed ecco infine, al centro della sala, lo splendido Agnello, opera del 1912 di sorprendente realismo, intitolata Come puoi mangiarmi?.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Paolo Troubetzkoy, Maternit\u00e0 (1898; gesso, 83 \u00d7 104 \u00d7 88 cm; Parigi, Mus\u00e9e du Petit Palais, CC0 Paris Mus\u00e9es \/ Petit Palais, Mus\u00e9e des Beaux-Arts de la Ville de Paris)\" title=\"Paolo Troubetzkoy, Maternit\u00e0 (1898; gesso, 83 \u00d7 104 \u00d7 88 cm; Parigi, Mus\u00e9e du Petit Palais, CC0 Paris Mus\u00e9es \/ Petit Palais, Mus\u00e9e des Beaux-Arts de la Ville de Paris)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/paolo-troubetzkoy-maternita.jpg\" width=\"750\" height=\"933\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPaolo Troubetzkoy, Maternit\u00e0 (1898; gesso, 83 \u00d7 104 \u00d7 88 cm; Parigi, Mus\u00e9e du Petit Palais, CC0 Paris Mus\u00e9es \/ Petit Palais, Mus\u00e9e des Beaux-Arts de la Ville de Paris)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Paolo Troubetzkoy, George Bernard Shaw (1927; bronzo, 188 \u00d7 68 \u00d7 71 cm; Dublino, National Gallery of Ireland, inv. NGI.8105) Foto \u00a9 National Gallery of Ireland\" title=\"Paolo Troubetzkoy, George Bernard Shaw (1927; bronzo, 188 \u00d7 68 \u00d7 71 cm; Dublino, National Gallery of Ireland, inv. NGI.8105) Foto \u00a9 National Gallery of Ireland\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/paolo-troubetzkoy-george-bernard-shaw.jpg\" width=\"750\" height=\"1398\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPaolo Troubetzkoy, George Bernard Shaw (1927; bronzo, 188 \u00d7 68 \u00d7 71 cm; Dublino, National Gallery of Ireland, inv. NGI.8105) Foto \u00a9 National Gallery of Ireland&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Paolo Troubetzkoy, Indiano pellerossa (Ith\u00fankasan Gle\u0161k\u00e1?) (1911; bronze, 48 \u00d7 25 \u00d7 25 cm; Collezione privata) Foto \u00a9 Dario Mottola, Scultura Italiana\" title=\"Paolo Troubetzkoy, Indiano pellerossa (Ith\u00fankasan Gle\u0161k\u00e1?) (1911; bronze, 48 \u00d7 25 \u00d7 25 cm; Collezione privata) Foto \u00a9 Dario Mottola, Scultura Italiana\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/paolo-troubetzkoy-indiano.jpeg\" width=\"750\" height=\"1021\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPaolo Troubetzkoy, Indiano pellerossa (Ith\u00fankasan Gle\u0161k\u00e1?) (1911; bronze, 48 \u00d7 25 \u00d7 25 cm; Collezione privata) Foto \u00a9 Dario Mottola, Scultura Italiana&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Paolo Troubetzkoy, Gli amici fedeli (1897 circa; gesso patinato bronzo, 87 \u00d7 86 \u00d7 97 cm; Verbania, Museo del Paesaggio, inv. T no 312). Foto: Francesco Lillo\" title=\"Paolo Troubetzkoy, Gli amici fedeli (1897 circa; gesso patinato bronzo, 87 \u00d7 86 \u00d7 97 cm; Verbania, Museo del Paesaggio, inv. T no 312). Foto: Francesco Lillo\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/paul-troubetzkoy-amici-fedeli.jpg\" width=\"750\" height=\"709\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPaolo Troubetzkoy, Gli amici fedeli (1897 circa; gesso patinato bronzo, 87 \u00d7 86 \u00d7 97 cm; Verbania, Museo del Paesaggio, inv. T no 312). Foto: Francesco Lillo&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Paolo Troubetzkoy, Come puoi mangiarmi? (1912; bronzo, 55,9 \u00d7 44,5 \u00d7 25,4 cm; Detroit, Detroit Institute of Arts, dono dell'artista, inv. 16.15). Foto \u00a9 Detroit Institute of Arts\" title=\"Paolo Troubetzkoy, Come puoi mangiarmi? (1912; bronzo, 55,9 \u00d7 44,5 \u00d7 25,4 cm; Detroit, Detroit Institute of Arts, dono dell'artista, inv. 16.15). Foto \u00a9 Detroit Institute of Arts\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/paolo-troubetzkoy-agnello.jpg\" width=\"750\" height=\"1016\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPaolo Troubetzkoy, Come puoi mangiarmi? (1912; bronzo, 55,9 \u00d7 44,5 \u00d7 25,4 cm; Detroit, Detroit Institute of Arts, dono dell\u2019artista, inv. 16.15). Foto \u00a9 Detroit Institute of Arts&#13;<\/p>\n<p>Sulla fortuna critica di Troubetzkoy hanno pesato sicuramente le sue origini, il fatto che non avesse molti collezionisti e che questi collezionisti fossero in gran parte russi e statunitensi, in certa misura il suo cosmopolitismo e probabilmente una certa facilit\u00e0 e una certa fedelt\u00e0 a se stesso che soprattutto nelle fasi finali della sua carriera, quelle che coincidono grosso modo col periodo americano e col ritorno in Europa, pesarono su quella propensione alla ricerca che lo aveva portato a distinguersi quand\u2019era giovane. Nato come artista scapigliato, come mediatore tra l\u2019Italia e la Francia, come dissolutore della forma, e diventato poi lo scultore della mondanit\u00e0 internazionale, la parabola perfetta dell\u2019embourgeoisement de l\u2019art d\u2019avant-garde. Di l\u00e0 dalle Alpi \u00e8 diventato \u201cPaul\u201d Troubetzkoy, e cos\u00ec la mostra lo chiama, e forse per recuperare la vicenda di questo artista era veramente necessaria una mostra internazionale, un nuovo dialogo tra Italia e Francia,<\/p>\n<p>Pica, nel suo articolo del 1900, gi\u00e0 si lamentava della scarsa accoglienza che Troubetzkoy aveva ricevuto e continuava a ricevere nel suo paese natale. E faceva l\u2019esempio del monumento a Dante per Trento, rifiutato perch\u00e9 il bozzetto era stato concepito secondo una fantasia troppo sbrigliata, non seguiva linee sufficientemente pure e s\u2019allontanava troppo da ogni tradizione classica: ragioni balorde, per Pica. Per rimediare allo scarso successo nella sua terra, aveva dovuto cercar di farsi valere a Parigi e a San Pietroburgo, dove il suo estro sarebbe stato meglio riconosciuto. Non si pu\u00f2 certo dire che in anni anche pi\u00f9 recenti l\u2019Italia abbia trattato meglio d\u2019allora questo suo figlio che, almeno per un certo periodo, \u00e8 stato quanto di pi\u00f9 aggiornato la scultura italiana avesse da offrire e veniva considerato artista pari a un Rodin. E probabilmente si pu\u00f2 dire che non siamo ancora arrivati a una piena rivalutazione. Pu\u00f2 essere allora che questa volta il processo parta dalla Francia.<\/p>\n<p><\/p>\n<p>                Se ti \u00e8 piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull&#8217;Arte.<br \/>\n\t\t\t\t\t\tal prezzo di 12,00 euro all&#8217;anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull&#8217;Arte e ci aiuterai a crescere e<br \/>\n\t\t\t\t\t\ta<br \/>\n\t\t\t\t\t\tmantenere la nostra informazione libera e indipendente.<br \/>\n\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/shop.finestresullarte.info\/carrello\/?add-to-cart=8971\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ABBONATI&#13;<br \/>\n\t\t\t\t\t\tA <br \/>FINESTRE SULL&#8217;ARTE<\/a><br \/>\n                    <\/p>\n<p>                        <img decoding=\"async\" class=\"immagineautoreimg\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/federico-giannini.jpg\" title=\"Federico Giannini\" alt=\"Federico Giannini\"\/><\/p>\n<p style=\"font-size:16px\">L&#8217;autore di questo articolo: <strong>Federico Giannini<\/strong><\/p>\n<p>Nato a Massa nel 1986, si \u00e8 laureato nel 2010 in Informatica Umanistica all\u2019Universit\u00e0 di Pisa. Nel 2009 ha iniziato a lavorare nel settore della comunicazione su web, con particolare riferimento alla comunicazione per i beni culturali. Nel 2017 ha fondato con Ilaria Baratta la rivista Finestre sull\u2019Arte. Dalla fondazione \u00e8 direttore responsabile della rivista. Collabora e ha collaborato con diverse riviste, tra cui Art e Dossier e Left, e per la televisione \u00e8 stato autore del documentario Le mani dell\u2019arte (Rai 5) ed \u00e8 stato tra i presentatori del programma Dorian \u2013 L\u2019arte non invecchia (Rai 5). Al suo attivo anche docenze in materia di giornalismo culturale (presso Universit\u00e0 di Genova e Ordine dei Giornalisti), inoltre partecipa regolarmente come relatore e moderatore su temi di arte e cultura a numerosi convegni (tra gli altri: Lu.Bec. Lucca Beni Culturali, Ro.Me Exhibition, Con-Vivere Festival, TTG Travel Experience).<\/p>\n<p>    <script async src=\"\/\/www.instagram.com\/embed.js\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Federico Giannini (Instagram: @federicogiannini1), scritto il 30\/11\/2025 Categorie: Recensioni mostre \/ Argomenti: Novecento &#8211; Ottocento &#8211; Arte&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":240300,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,11183,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89,16631,27169],"class_list":{"0":"post-240299","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arte-moderna","11":"tag-arteedesign","12":"tag-arts","13":"tag-arts-and-design","14":"tag-design","15":"tag-entertainment","16":"tag-intrattenimento","17":"tag-it","18":"tag-italia","19":"tag-italy","20":"tag-novecento","21":"tag-ottocento"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115643616385485248","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/240299","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=240299"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/240299\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/240300"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=240299"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=240299"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=240299"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}