{"id":240335,"date":"2025-12-01T09:58:17","date_gmt":"2025-12-01T09:58:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/240335\/"},"modified":"2025-12-01T09:58:17","modified_gmt":"2025-12-01T09:58:17","slug":"pellizza-da-volpedo-umanita-di-luce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/240335\/","title":{"rendered":"Pellizza da Volpedo, umanit\u00e0 di luce"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un signore nella seconda sala della mostra su Pellizza da Volpedo in corso a Milano, arretra e avanza davanti ai dipinti e commenta alla vicina, un po\u2019 scocciato, che i pannelli didattici ingannano, perch\u00e9 Pellizza non usava solo i colori complementari. Mentre prosegue nelle lamentele mi torna in mente una lettera in cui un giovane Umberto Boccioni racconta a Gino Severini di aver litigato con un artista: \u201cE sai cosa disse? Che il divisionismo \u00e8 uno stile (nota la parola e giudica l&#8217;uomo) che non gli piace perch\u00e9 bisogna andar lontano per guardarlo!!!&#8230; Che bestia!\u201d.<\/p>\n<p>Due episodi lontani nel tempo, liberamente associati. Per\u00f2 mi sembrano indicativi di un atteggiamento ricorrente, che spesso ha guardato al divisionismo come a un buffo congegno di cui cercare il funzionamento, o come a un gioco di prestigio. La litania imparata dai manuali di storia dell\u2019arte sull\u2019applicazione di certe teorie scientifiche non ha aiutato, come se stendere i colori complementari l\u2019uno accanto all\u2019altro, puri, in modo che i nostri occhi possano farne una sintesi pi\u00f9 luminosa rispetto ai colori miscelati fosse una formula magica capace di spiegare tutto il fascino di questa pittura.<\/p>\n<p>La mostra <a href=\"https:\/\/www.gam-milano.com\/mostre\/200\/pellizza-da-volpedo-i-capolavori\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Pellizza da Volpedo. I capolavori<\/a> (GAM, Milano, a cura di Aurora Scotti e Paola Zatti, fino al 25 gennaio 2026, catalogo Dario Cimorelli Editore) \u00e8 un\u2019occasione per capire quel fascino a partire dalle opere pi\u00f9 importanti di uno dei pi\u00f9 grandi divisionisti italiani.<\/p>\n<p>Da molto tempo mancava un\u2019esposizione monografica su Pellizza e questa, in tempi di mostre un po\u2019 bugiarde, fa quello che promette, pur adottando la discutibile categoria di \u201ccapolavori\u201d: li riunisce, ricompone una serie di opere imprescindibili per apprezzare Pellizza, organizzandole in un percorso cronologico.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"be9a28ea-347e-4776-ac10-6e62dec9c674\" height=\"497\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/1_28.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGiuseppe Pellizza da Volpedo, Speranze deluse, 1894, olio su tela, 110 x 170 cm. Collezione privata, Courtesy Gallerie Maspes, Milano.<\/p>\n<p>Nel rispetto del suo titolo, la mostra non apre con i lavori degli esordi ma con quelli con cui l\u2019artista, nato nel 1868 nel piccolo comune piemontese di Volpedo, completa la sua formazione a Firenze, sotto la guida di Giovanni Fattori, e poi all\u2019Accademia Carrara di Bergamo, allievo di Cesare Tallone. Da entrambi i maestri coglie l\u2019attitudine al vero, ma con accenti diversi. Lo si vede in Ricordo di un dolore (1889), un ritratto di grande formato a figura intera, secondo i modi appresi da Tallone. Da Fattori provengono invece gli accordi cromatici non facili, come lo stacco netto del libro bianco sulla gonna blu, a indirizzare subito il nostro sguardo sulle pagine che innescano il ricordo doloroso. Ed \u00e8 un lascito fattoriano anche l\u2019abilit\u00e0 di \u201cinquadrare\u201d la figura umana nella partitura dello schienale, evidenziandone il leggero scarto dall\u2019asse per dare il senso di abbandono del corpo. Ma l\u2019intensit\u00e0 con cui la giovane manifesta il suo sentimento \u00e8 tutta attribuibile a Pellizza.<\/p>\n<p>Proprio il discorso sulle emozioni \u00e8 uno degli elementi che raccontano il passaggio alla pittura divisionista. Si potrebbe dire, semplificando, che nel nuovo lessico Pellizza trova un modo per passare dalla descrizione delle emozioni a un\u2019espressione visuale capace di produrre stati emotivi nello spettatore. Sono gli anni in cui il neoimpressionismo, con a capo Georges Seurat, anima il dibattito francese per la sua relazione con le cosiddette estetiche scientifiche: dalle idee sul contrasto dei colori puri alle teorie di Charles Henry, per le quali l\u2019arte \u00e8 soprattutto una questione di ritmi che guidano la percezione su un piano fisiologico e psicologico. Scrive Pellizza, in una lettera inviata al critico d\u2019arte Vittorio Pica: \u201ca certe forme corrispondono certi sentimenti, per esempio, una linea retta, una spezzata, una curva, una sinusoide ecc. determinano nel nostro spirito moti e sentimenti diversi\u201d. Per molti aspetti siamo ancora in un clima positivista, eppure tali teorie, assorbite dagli artisti in modi sempre personali, accompagnano figurazioni che aprono a dimensioni spirituali e simboliste. Cresciuto sulle stesse fonti neoimpressioniste (ma senza derivare il lessico dai pittori francesi), il divisionismo offre a Pellizza la possibilit\u00e0 di \u201cprogettare\u201d la pittura, di partire dall\u2019osservazione del reale per restituircene la struttura armonica profonda e la sostanza fibrillare che la anima.<\/p>\n<p>Parte da queste premesse un lavoro conservato in una collezione privata ed esposto piuttosto di rado, Speranze deluse (1894). Se si vuole, \u00e8 ancora una fase di passaggio tra l\u2019espressione verista delle emozioni e la loro architettura cromatica e lineare: qui la giovane pastora al centro della composizione \u00e8 triste per una promessa nuziale non mantenuta, come si intuisce dal corteo in secondo piano. Al suo volto sconsolato appoggiato al rastrello fa eco la vastit\u00e0 del prato, luminosissimo grazie ai colori divisi; la tessitura brillante riempie l\u2019ampia porzione di terreno fino a circondare la figura principale, lasciandola in pieno controluce, isolata dal resto del mondo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"0ea4e5fb-6556-4632-bd4b-513d03b962a8\" height=\"404\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/2_29.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGiuseppe Pellizza da Volpedo, Sul fienile, 1893-1894 circa, olio su tela, 133 x 243,5 cm. Collezione privata. Courtesy Gallerie Maspes Milano.<\/p>\n<p>La simbologia del contrasto tra ombra e luce, organizzata da una scansione di spazi ancora pi\u00f9 regolare, compare anche in Sul fienile (1893-1894), un\u2019opera che intreccia il genere della veduta paesistica al dramma sociale. La scena ha un respiro sacrale. C\u2019\u00e8 un contadino agli ultimi istanti di vita e intorno a lui i familiari, il prete, i chierichetti; ma l\u2019intensit\u00e0 emotiva della vicenda non traspare pi\u00f9 soltanto dai gesti dei personaggi, \u00e8 anche il frutto dell\u2019alternanza armonica tra i luoghi esterni e il buio degli spazi dedicati alla morte. La pittura \u00e8 stesa a macchie e puntini diversi a seconda che trasmetta la morbidezza del fieno o il pulviscolo solare, contro il quale i personaggi sono ritagliati come malinconiche silhouette.<\/p>\n<p>Da questo momento la luce ha un ruolo via via pi\u00f9 centrale nella produzione di Pellizza. In Processione (1893-1895) il punto di partenza \u00e8 sempre la natura, con la scenografia del viale di pioppi a ospitare il rito religioso. Ma a Pellizza la realt\u00e0 esteriore non basta pi\u00f9: le tre file ordinate della cerimonia avanzano in leggero squilibrio rispetto al centro del dipinto, come ondeggiando, e occupano una fascia ridotta della composizione, cos\u00ec che il gioco della luce e dell\u2019ombra sul viale sembra acquisire una vita propria. Le figure sono le emittenti stesse di una luce che si versa liquida in tutta la met\u00e0 inferiore del dipinto e si prolunga a destra in modo irregolare, verso la roggia, per poi incunearsi sulla sinistra, ad assecondare il senso oscillante delle persone in processione. L\u2019area in primo piano \u00e8 tutt\u2019altro che vuota e inerte: animata dalla vibrazione divisionista, diventa la nostra guida percettiva, la sensazione immateriale e incantata di quel rito. Un pendant ideale di questo lavoro \u00e8 Il morticino (1906), che sembra esserne addirittura la visione ravvicinata e dal retro.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"l\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"91cd69e4-8bb0-4c3d-872c-c9499c785ed1\" height=\"599\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/3_22.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGiuseppe Pellizza da Volpedo, Il morticino o Fiore reciso, 1906, olio su tela, cm 79,5 x 107. Parigi, Mus\u00e9e d\u2019Orsay.<\/p>\n<p>Il cammino verso un\u2019arte di idea, ancor pi\u00f9 \u201castratta\u201d (come in quegli anni si inizia a definire un certo simbolismo puntinista o divisionista) ma nel senso letterale di estrema sintesi compositiva, tocca il suo vertice con opere come Lo specchio della vita (1895-1898) e Il sole (1904). Ispirato a un\u2019immagine di Dante, Lo specchio della vita interpreta visivamente un verso del Purgatorio, \u201ce ci\u00f2 che fa la prima, e l\u2019altre fanno\u201d, che paragona un gruppo di anime del Purgatorio a un gregge di pecore. Sul greto di un torrente scorre la fila di pecore: il gregge \u00e8 una striscia orizzontale interrotta a destra e a sinistra solo dal \u201ctaglio\u201d dell\u2019inquadratura e il ritmo del suo passaggio \u00e8 potenzialmente infinito, sottolineato dalle pozze d\u2019acqua disposte a raggiera, al modo di un orologio, e dalla corona di alberi sullo sfondo che decresce verso il centro del dipinto per poi risalire. Il cammino delle pecore, metafora evidente di quello dell\u2019umanit\u00e0, ha qualcosa di ineluttabile e collettivo al tempo stesso, ma ogni singolo animale \u00e8 anche un batuffolo di pura energia, sagomato nei suoi controluce grazie alla teoria dell\u2019irradiazione di Ogden Rood, per cui una superficie luminosa a contatto con una meno luminosa accresce sui bordi la sua lucentezza.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"109252c4-35bd-43ba-a61f-793a30994268\" height=\"362\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/4_18.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGiuseppe Pellizza da Volpedo, Lo specchio della vita, 1895-1898 circa, olio su tela, 133 x 289 cm. Torino, GAM &#8211; Galleria d\u2019Arte Moderna e Contemporanea. Su concessione della Fondazione Torino Musei (foto: Studio Fotografico Gonella 2010)<\/p>\n<p>L\u2019approdo di questa visione della luce come fondamento dell\u2019esistenza \u00e8 di certo Il sole. Anche in questo caso Pellizza parte da un dato oggettivo ed \u00e8 cos\u00ec scrupoloso che le cronache paesane raccontano di quando si faccia ospitare nelle localit\u00e0 vicine per studiare il miglior punto di affaccio dell\u2019alba dai colli. Eppure, mai come in questa occasione il divisionismo pellizziano \u00e8 un modo per restituire la materia stessa della luce nei suoi molteplici sensi. La critica del tempo, per lo pi\u00f9, non lo capisce e parla di virtuosismo ottico; ma l\u2019istante in cui i raggi solari invadono la vallata e la rendono, per contrasto, imprecisata e scurissima \u00e8 insostenibile per qualsiasi sguardo, \u00e8 la natura trasfigurata nel suo mistero. Come ha scritto in pi\u00f9 occasioni Aurora Scotti, una delle curatrici della mostra e massima esperta dell\u2019artista, Pellizza con Il sole giunge a un passo da un\u2019\u201castrazione cromoluminosa\u201d che il Futurismo di l\u00ec a poco erediter\u00e0.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"2f881d15-111d-4afb-80ed-f1b60f681ed2\" height=\"783\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/5_15.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGiuseppe Pellizza da Volpedo, Il sole, 1904, olio su tela, 154,6 x 154,6 cm. Roma, Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea.<\/p>\n<p>La mostra prosegue con le opere degli ultimi anni, prima che Pellizza nel 1907 si suicidi, in seguito alla morte improvvisa della moglie. Il culmine ideale del percorso di visita, per\u00f2, si coglie salendo di un piano per visitare l\u2019opera pi\u00f9 iconica e imponente della produzione pellizziana, quel Quarto stato (1898-1901) rientrato nelle collezioni della GAM nel 2022 dopo il prestito pluriennale al Museo del Novecento. Il dipinto, come si sa, \u00e8 frutto di una gestazione durata un decennio e di molti stadi intermedi, in parte testimoniati in una sala adiacente a quella in cui \u00e8 conservato. Socialista, figlio di uno dei fondatori della Societ\u00e0 Operaia di Volpedo, Pellizza riflette a lungo sulla questione sociale e sulle lotte operaie e contadine. Diversamente dall\u2019aspetto quasi astratto che assumer\u00e0 nel Sole, il \u201csol dell\u2019avvenire\u201d del Quarto stato \u00e8 un ideale rivoluzionario saldato alla concretezza del fattore umano. A tale scopo, l\u2019artista fa posare i suoi compaesani contadini o artigiani ambientandoli nella piazza principale di Volpedo, che oggi prende il nome dal dipinto. La caratterizzazione del luogo e dei personaggi \u00e8 puntuale, eppure Pellizza riesce a elevare un episodio di protesta a simbolo universale di rivolta. La figura umana non ha pi\u00f9 bisogno di trovare risonanze nella natura come negli altri lavori divisionisti, ma si fa lei stessa flusso naturale (Fiumana \u00e8 il titolo della versione precedente del dipinto), senza mai smarrire la solidit\u00e0 dei suoi volumi. I protagonisti della scena sono comuni e sublimi al tempo stesso, orchestrati da una misura compositiva che rimanda ai grandi dipinti del Rinascimento italiano.<\/p>\n<p>La straordinaria fortuna dell\u2019opera lungo il Ventesimo secolo sembra dunque merito delle abilit\u00e0 registiche di Pellizza e non \u00e8 un caso che il dipinto ispiri alcune scene del Novecento di Bertolucci: come ricorda Marisa Vescovo in un saggio del 1980, la \u201ccarrellata\u201d frontale quasi cinematografica sui tre personaggi centrali evidenzia la leggera dissolvenza della folla pi\u00f9 arretrata, provocando un senso di avvicinamento del trio in primo piano. La scala monumentale dell\u2019opera (circa tre metri per cinque) favorisce l\u2019incontro tra i contadini in marcia e gli osservatori, che sono chiamati ad avvicinarsi.<\/p>\n<p>Rieccolo, dunque, il movimento di andare e venire di fronte alle tele divisioniste. La prevalenza di brevi tratti verdi e rossi provoca un tono paglierino diffuso che si incolla ai corpi, anzi, si potrebbe dire che ne \u00e8 l\u2019essenza stessa. Bisogna avvicinarsi al Quarto stato e poi allontanarsene e rifarlo molte volte per vedere un corpo sociale, letteralmente, \u201cvenire alla luce\u201d e per capire che esso addirittura sia fatto di quella luce, mentre avanza fiducioso verso di essa. E visto che la sua destinazione \u00e8 anche il luogo dello spettatore, allora della stessa luce, sembra dirci l\u2019artista, siamo fatti anche noi.<\/p>\n<p>In copertina, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il Quarto stato, 1898-1901 circa, olio su tela, 283 x 550 cm, \u00a9 Comune di Milano &#8211; tutti i diritti riservati. Milano, Galleria d\u2019Arte Moderna (foto: Luca Carr\u00e0).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"C\u2019\u00e8 un signore nella seconda sala della mostra su Pellizza da Volpedo in corso a Milano, arretra e&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":240336,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89,1617,141979],"class_list":{"0":"post-240335","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy","19":"tag-mostre","20":"tag-pellizza-da-volpedo"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115643725457804459","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/240335","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=240335"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/240335\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/240336"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=240335"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=240335"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=240335"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}