{"id":240345,"date":"2025-12-01T10:04:10","date_gmt":"2025-12-01T10:04:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/240345\/"},"modified":"2025-12-01T10:04:10","modified_gmt":"2025-12-01T10:04:10","slug":"giornata-aids-2024-in-italia-60-diagnosi-tardive-aumentano-casi-tra-giovani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/240345\/","title":{"rendered":"Giornata AIDS 2024: in Italia 60% diagnosi tardive, aumentano casi tra giovani"},"content":{"rendered":"<p>Sono<strong> 2379 i nuovi casi<\/strong> di HIV registrati in Italia nel 2024, secondo i dati pubblicati di recente dall\u2019<strong>Istituto Superiore di Sanit\u00e0<\/strong>. Un numero praticamente stabile se si considera che l\u2019anno prima erano stati 2349, ma la situazione resta preoccupante a cinque anni dall\u2019ambizioso traguardo stabilito dall\u2019ONU di porre fine entro il 2030 all\u2019epidemia di HIV\/AIDS come <strong>emergenza sanitaria mondiale<\/strong>. Due, in particolare, gli aspetti allarmanti: \u201cLa quota di persone che ricevono <strong>una diagnosi tardiva<\/strong> continua ad aumentare, riguardando <strong>circa il 60%<\/strong> dei nuovi casi, e il 18% delle nuove infezioni interessa giovani con meno di 20 anni\u201d spiega la dottoressa <strong>Silvia Nozza<\/strong>, infettivologa dell\u2019IRCCS Ospedale San Raffaele, a ilfattoquotidiano.it. \u00c8 la fotografia di un Paese nel quale la capacit\u00e0 di intercettare precocemente il virus <strong>resta insufficiente<\/strong>, malgrado i progressi terapeutici e gli strumenti di prevenzione oggi disponibili, <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2023\/03\/11\/tra-pregiudizi-e-costi-elevati-in-italia-la-prep-e-ancora-un-tabu\/6913233\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">come la <strong>PrEP<\/strong> (profilassi pre-esposizione) e la <strong>PEP<\/strong> (profilassi post-esposizione)<\/a>. Ma che cosa, esattamente, non sta funzionando?<\/p>\n<p>L\u2019importanza della prevenzione <\/p>\n<p>Secondo Nozza il nodo principale riguarda <strong>l\u2019accesso alla prevenzione<\/strong> che, \u201csia in termini di disponibilit\u00e0 del test per l\u2019HIV sia di PrEP, rimane disomogeneo sul territorio italiano, talvolta anche all\u2019interno delle stesse strutture sanitarie\u201d. <strong>Educazione sessuale precoce<\/strong> e formazione degli operatori sanitari sono aspetti sui quali occorre insistere: \u201cInformare i cittadini fin dalla giovane et\u00e0 \u2013 ad esempio attraverso percorsi educativi nelle scuole \u2013 e<strong> formare adeguatamente gli operatori sanitari<\/strong> durante gli studi universitari \u00e8 fondamentale. \u00c8 necessario aumentare la consapevolezza che l\u2019infezione da HIV \u00e8 una malattia a trasmissione sessuale che pu\u00f2 colpire chiunque non utilizzi strumenti di prevenzione, siano essi di tipo barriera o farmacologici, indipendentemente dal genere o dall\u2019orientamento sessuale\u201d.HIV e preconcetti, una narrazione da rivedere<\/p>\n<p>Proprio su quest\u2019ultimo punto, i dati forniti dall\u2019ISS relativamente alla modalit\u00e0 di trasmissione del virus nell\u2019ultimo anno in Italia evidenziano come il 46% delle nuove diagnosi sia attribuibile a <strong>trasmissione eterosessuale<\/strong>. Quella imputabile a \u2018maschi che fanno sesso con maschi\u2019 (MSM), invece, \u00e8 pari al 41,6%, eppure il pregiudizio secondo cui l\u2019HIV riguardi quasi esclusivamente il mondo omosessuale \u00e8 difficile da eliminare. La realt\u00e0 dei fatti \u00e8 diversa, come chiarisce l\u2019infettivologa: \u201c<strong>La popolazione MSM<\/strong> risulta in generale pi\u00f9 informata sulle strategie di prevenzione dell\u2019infezione da HIV, in particolare sulla profilassi pre-esposizione (PrEP) e sulle modalit\u00e0 di accesso gratuito al test. Al contrario, la popolazione eterosessuale dispone di <strong>minori informazioni<\/strong> e tende a non percepire adeguatamente il rischio. Definire l\u2019AIDS come \u2018malattia degli omosessuali\u2019 non solo \u00e8 scorretto, ma anche stigmatizzante nei confronti di un gruppo che, al contrario, risulta spesso pi\u00f9 attento alla prevenzione\u201d. <strong>Giusi Giupponi<\/strong>, Presidente Nazionale della LILA, aggiunge: \u201cL\u2019HIV non \u00e8 pi\u00f9 legato a categorie di persone come negli anni \u201990, ma a <strong>chiunque abbia una vita sessuale attiva<\/strong> e non conosce lo stato sierologico dell\u2019altra persona\u201d.<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 capitare a me <\/p>\n<p>Conoscenza e consapevolezza sono nemiche del virus, che invece continua ad annidarsi laddove scarseggia la percezione del rischio, non solo nella popolazione generale, ma talvolta anche da parte di medici non specialisti in malattie infettive. Il risultato sono<strong> le tante diagnosi tardive<\/strong> messe nero su bianco dal report annuale consultabile sul sito del Ministero della Salute. \u201cEsistono alcune condizioni cliniche e risultati laboratoristici che rappresentano indicatori dell\u2019infezione (come, ad esempio, una riduzione delle piastrine), ma i dati mostrano che, anche in presenza di questi segnali, <strong>il test per l\u2019HIV non viene sempre richiesto<\/strong> perch\u00e9 la persona non viene ritenuta \u2018a rischio\u2019\u201d, riferisce la dottoressa Nozza. \u201cQuasi la met\u00e0 delle persone con una nuova diagnosi ha effettuato il test a causa di sintomi o patologie correlate all\u2019HIV, mentre un quinto lo ha eseguito dopo comportamenti sessuali a rischio\u201d. A giocare a favore del virus ci sono pure paura e stigma: \u201cSi tende a credere che non possa capitare proprio a noi \u2013 spiega Giupponi \u2013 e <strong>chi riceve una diagnosi pensa di doverla tenere nascosta<\/strong>. Prima dello stigma c\u2019\u00e8 l\u2019autostigma, perch\u00e9 nella nostra societ\u00e0 non si parla mai dell\u2019HIV se non il 1\u00b0 dicembre\u201d. Sul tema della comunicazione mette ancora l\u2019accento la Presidente della LILA: \u201cA differenza di quel che avviene con altre infezioni e malattie, <strong>per l\u2019HIV non c\u2019\u00e8 una campagna mediatica continuativa<\/strong> (tanto pi\u00f9 non giudicante) incentrata sulla prevenzione. <strong>\u00c8 un tema che dal governo non viene considerato importante<\/strong>\u201d. Eppure \u201cinvestire nella prevenzione vuol dire avere cura non solo della singola persona, ma anche della comunit\u00e0: se ho il virus e non lo so perch\u00e9 non faccio un test, a mia volta lo trasmetto\u201d.<\/p>\n<p>Una battaglia ancora aperta<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro, allora, che non si pu\u00f2 abbassare la guardia, e se si vuole arrivare al 2030 con un quadro ben diverso da quello odierno urge accelerare su prevenzione, diagnosi precoce e accesso alle terapie, compresa l\u2019ultima arrivata:<strong> la long-acting PrEP<\/strong>, quella iniettabile. \u201cCon interventi mirati e una maggiore consapevolezza, possiamo davvero ridurre l\u2019impatto dell\u2019epidemia e avvicinarci a eliminarla\u201d osserva Nozza. Una consapevolezza che passa anche dall\u2019informare correttamente sul presente della terapia: una persona con HIV in trattamento efficace, con carica virale non rilevabile, non \u00e8 in grado di trasmettere l\u2019infezione (principio U=U, Undetectable = Untransmittable). \u201cAbbiamo numeri diversi da quelli di 30 anni fa, ma \u00e8 <strong>importante continuare a lottare perch\u00e9 non \u00e8 ancora finita<\/strong>\u201d le fa eco Giupponi, che ricorda come ancor prima della diagnosi ci sia sempre un individuo la cui condizione clinica non deve fagocitare quella umana ed emotiva: \u201cNoi di LILA non parliamo di sieropositivi, ma di persone con HIV. <strong>Persone<\/strong>, appunto, che devono essere riconosciute come tali\u201d. Sempre, e non solo il primo dicembre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sono 2379 i nuovi casi di HIV registrati in Italia nel 2024, secondo i dati pubblicati di recente&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":240346,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[175],"tags":[239,1537,90,89,240],"class_list":{"0":"post-240345","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute","8":"tag-health","9":"tag-it","10":"tag-italia","11":"tag-italy","12":"tag-salute"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115643748639924571","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/240345","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=240345"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/240345\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/240346"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=240345"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=240345"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=240345"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}