{"id":240403,"date":"2025-12-01T10:51:13","date_gmt":"2025-12-01T10:51:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/240403\/"},"modified":"2025-12-01T10:51:13","modified_gmt":"2025-12-01T10:51:13","slug":"quando-pietrangeli-diceva-spero-di-morire-nel-sonno-panatta-era-un-fratello-ho-sofferto-tanto-quando-mi-ha-tradito-ho-avuto-solo-quattro-grandi-amori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/240403\/","title":{"rendered":"Quando Pietrangeli diceva: \u00abSpero di morire nel sonno. Panatta era un fratello, ho sofferto tanto quando mi ha tradito. Ho avuto solo quattro grandi amori\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Aldo Cazzullo<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">L&#8217;intervista al grande tennista, morto oggi a 92 anni: \u00abA Dio credo solo quando serve. Sono stato lasciato da tutte le donne che ho amato. La mia partita della vita? La semifinale del Roland Garros vinta con Roy Emerson nel 1964\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/sport\/tennis\/25_dicembre_01\/nicola-pietrangeli-morto-29d7de73-bb48-4c5c-b3a1-995a8e9e7xlk.shtml\" title=\"Nicola Pietrangeli \u00e8 morto a 92 anni. Addio al gigante del tennis italiano\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Nicola Pietrangeli \u00e8 morto<\/a>\u00a0all&#8217;et\u00e0 di 92 anni: la notizia \u00e8 stata diffusa oggi, luned\u00ec 1 dicembre Ripubblichiamo l&#8217;intervista al grande tennista firmata da Aldo Cazzullo, gi\u00e0 pubblicata il 2 settembre 2023.\u00a0<br \/><b>Nicola Pietrangeli<\/b> \u00e8 in una casetta sulla spiaggia di Fregene. Ha appena ricevuto le bozze della sua autobiografia, Se piove rimandiamo, scritta con la firma del tennis di Repubblica Paolo Rossi. Tra una settimana compie novant\u2019anni. Non ha perso un capello, n\u00e9 un ricordo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Qual \u00e8 il primo?<\/b><br \/>\u00abLa Buick Packard nera di mio padre Giulio: l\u2019unica auto americana a Tunisi. Aveva anche un\u2019Alfa Roadster rossa. Guidava veloce, arriv\u00f2 terzo nella Tunisi-Bengasi\u00bb.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Com\u2019era suo padre?<\/b><br \/>\u00abForte. Gioc\u00f2 a calcio nella serie A tunisina. Amava il tennis. Ma il suo sport era la pallanuoto, in cui era cattivissimo: una volta si nascose una spilla nel costume, con cui punse il sedere a un avversario. Non litigava; menava. Un arabo diede una pacca a mia madre Anna per strada; lo massacr\u00f2\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Sua madre era russa.<\/b><br \/>\u00abFiglia del colonnello zarista Alexis von Yourgens, in fuga dalla rivoluzione. A Odessa gli esuli si imbarcarono su due navi francesi. La prima and\u00f2 a Marsiglia; la seconda a Tunisi. Loro erano sulla seconda. Parlavano solo russo e tedesco, non fu facile. Mia madre and\u00f2 in sposa giovanissima a un altro fuoruscito, il conte Chirinsky. Fin\u00ec presto, ma le rimase il titolo nobiliare, che per la legge russa va ai figli maschi. Solo vent\u2019anni fa ho scoperto all\u2019anagrafe di avere il doppio cognome: Pietrangeli conte Chirinsky. Ma agli amici del circolo non ho mai osato dirlo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/sport\/tennis\/diretta-live\/25_dicembre_01\/nicola-pietrangeli-morto-reazioni.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Le reazioni alla morte di Nicola Pietrangeli in diretta<\/a><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Perch\u00e9?<\/b><br \/>\u00abMi risponderebbero con una pernacchia\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Come si incontrarono i suoi genitori?<\/b><br \/>\u00abMamma lavorava in un cinema, vendeva dolci nell\u2019intervallo del film; pap\u00e0 li comprava tutti. Poi trov\u00f2 lavoro in farmacia; pap\u00e0 comprava medicine ogni giorno. Lei si arrese: non voglio che diventi povero per me, ti sposo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Suo padre era ricco.<\/b><br \/>\u00abNonno Michele, di origine abruzzese, era il Paperone di Tunisi. Costruttore. Ma perse tutto. Quando scoppi\u00f2 la guerra e in Tunisia arrivarono italiani e tedeschi, non fecero nulla ai francesi. Ma quando i francesi si ripresero la Tunisia, sequestrarono i patrimoni degli italiani. Compresa l\u2019Alfa rossa, che una volta vidi passare: alla guida c\u2019era Jos\u00e9phine Baker, spia e amante di un alto ufficiale. Mio padre fin\u00ec in un campo di prigionia nel deserto\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E lei?<\/b><br \/>\u00abFui accolto a casa di mamma. Parlavo russo, mangiavo russo, pregavo in russo: sono di religione ortodossa\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Crede in Dio?<\/b><br \/>\u00abQuando mi serve, come tutti i vigliacchi. Pregavo che l\u2019avversario facesse doppio fallo: in russo, per non farmi capire. Adoro le messe ortodosse. Ogni sera prima di addormentarmi mi faccio il segno della croce. Spero, come tutti, di morire nel sonno. Ma finora mi sono sempre svegliato\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quindi non ha paura della morte?<\/b><br \/>\u00abA volte penso di buttarmi dal sesto piano; ma se mi faccio male? Poi penso che vorrei essere cremato; ma se mi brucio?\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Com\u2019era il campo di prigionia di suo padre?<\/b><br \/>\u00abUna caserma dove lui si era fatto un campo da tennis. Andai a trovarlo, mi mise in mano una racchetta e mi propose una partita di doppio. Fece tutto pap\u00e0, e vincemmo. Il premio era un pettine ricavato dalla scheggia di una bomba. Per me \u00e8 il pi\u00f9 importante della mia carriera. Non l\u2019ho mai ritrovato\u00bb.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"NON PUBBLICARE Nicola Pietrangeli: \u00abSpero di morire nel sonno. Panatta era un fratello, ho sofferto tanto quando mi ha tradito. Ho avuto solo quattro grandi amori\u00bb\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/69122e1e8b596.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/69122e1e8b596.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nel libro racconta di aver rischiato di morire due volte.<\/b><br \/>\u00abA Tunisi abitavamo alle porte della medina. Cadde una bomba, e ci trasferimmo in campagna. Ma una notte gli aerei che erano andati a bombardare Biserta si liberarono del carico proprio sopra la nostra casetta, che si afflosci\u00f2: fummo salvati dall\u2019intercapedine che mio padre aveva fatto costruire. Un\u2019altra volta pap\u00e0 e mamma, per restare soli, mi mandarono a fare una passeggiata. Mi inoltrai tra i resti di una battaglia, tra armi e munizioni. Non avevo letto la scritta: campo minato. Dio non lo so; ma l\u2019angelo custode esiste di sicuro\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nel 1946 suo padre fu espulso e rientr\u00f2 in Italia.<\/b><br \/>\u00abNon avevamo soldi per raggiungerlo. Cos\u00ec mia madre si fece espellere pure lei. La notte di Natale la passai nella stiva di un bastimento diretto a Marsiglia, con altri disgraziati come noi; per questo quando vedo i migranti mi si stringe il cuore. Pap\u00e0 ci aspettava a Ventimiglia, lui e mamma piangevano, io li guardavo e non sapevo cosa fare. Avevo 13 anni\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E vi trasferiste a Roma.<\/b><br \/>\u00abNon parlavo una parola d\u2019italiano, per\u00f2 avevo un pallone. I ragazzini mi chiamavano Er Francia: \u201cEr Francia, vieni a gioca\u2019!\u201d. Il nostro campo era piazza di Spagna. Ho imparato l\u2019italiano per strada; il problema era scriverlo. Anni dopo lasciai un biglietto a una tennista bellissima: \u201cL\u2019amore con te \u00e8 una robba pazzesca\u201d. Mi rispose: \u201cGrazie, ma una sola b mi basta\u201d. Che vergogna\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Le vengono attribuite 1.400 donne.<\/b><br \/>\u00abEsagerati. Persino Califano si \u00e8 fermato a mille&#8230; Mai tenuto contabilit\u00e0: sarebbe stato orribile, e pure noioso. Ho avuto quattro grandi amori; e ogni volta \u00e8 stata lei a lasciarmi\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei chi?<\/b><br \/>\u00abMia moglie Susanna, <a href=\"\">dopo tre figli<\/a>, mi abbandon\u00f2 per un altro. Lorenza perch\u00e9 non volevo sposarla. Paola, l\u2019ultima, perch\u00e9 non volevo convivere\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E Licia Col\u00f2?<\/b><br \/>\u00abMai capito perch\u00e9\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Come campavate nella Roma del 1947?<\/b><br \/>\u00abPap\u00e0 lavorava per l\u2019ambasciata francese: capo becchino. Doveva recuperare i caduti nella campagna d\u2019Italia. Lo accompagnai nei cimiteri di Venafro, in Molise, e di Pederobba, davvero con due b, in Veneto, che risaliva alla Grande Guerra. Divise lacerate, corpi straziati, mucchi di ossa: era un lavoro duro. Poi si mise a vendere le Lacoste\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Apr\u00ec un negozio di magliette?<\/b><br \/>\u00abNo no: and\u00f2 proprio da Ren\u00e9 Lacoste, il Coccodrillo, uno dei quattro moschettieri che avevano portato il tennis francese a vincere tutto. Fu un boom pazzesco. Una maglietta costava 2.800 lire. Quando diventai campione, proposi a pap\u00e0: io le sponsorizzo, e tu le vendi a cento lire in pi\u00f9. Disse no: il prezzo lo faceva Ren\u00e9, non noi\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Come fin\u00ec?<\/b><br \/>\u00abArriv\u00f2 il figlio di Lacoste, che voleva solo magliette rosa o nere. Pap\u00e0 gli disse che in Italia non poteva funzionare: rosa era da checca, nera da fascio&#8230; Litigarono e mio padre ebbe il primo infarto. Poi gli tolse il marchio, ebbe il secondo infarto e mor\u00ec. Lacoste junior ha fatto morire pap\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei giocava a calcio nella Lazio.<\/b><br \/>\u00abSono laziale da sempre. Ma quando volevano mandarmi alla Viterbese, o alla Ternana non ricordo bene, scelsi il tennis. Per\u00f2 ero amico di Maestrelli, che mi faceva allenare con la Lazio dello scudetto\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Una squadra di pazzi.<\/b><br \/>\u00abCi divertivamo. All\u2019inizio mi chiamavano signor Pietrangeli e mi davano del lei. Dieci giorni dopo mi gridavano: \u201cA Nic\u00f2, li mortacci, passa sta palla&#8230;\u201d. Giorgione Chinaglia non voleva mai perdere, neanche nelle partitelle: si infuriava come un bisonte. Per tenerlo buono, Maestrelli all\u2019ultimo minuto fischiava un rigore inesistente, lo faceva battere a Giorgione, lui segnava e si quietava\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei si allenava anche con la Juve, vero?<\/b><br \/>\u00abQuando lavoravo a Torino alla Lancia andavo spesso a pranzo con Franco Causio. Cos\u00ec un giorno mi port\u00f2 al campo. Feci due gol a Zoff: il primo casuale, il secondo con un bel pallonetto. Negli spogliatoi lo presero in giro: \u201cDrago, ti sei fatto fare due gol da un vecchietto come Pietrangeli&#8230;\u201d. La partita successiva prendo palla e lo stopper, Francesco Morini, mi falcia. Riprendo palla e mi rifalcia. Alla terza volta lo affronto: Francesco, cosa ti ho fatto? E lui: scusa Nicola, me l\u2019ha chiesto Zoff&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Prima di lei nel tennis italiano c\u2019era Fausto Gardini.<\/b><br \/>\u00abGardini nel suo club milanese era imbattibile. Anche perch\u00e9 intimidiva gli arbitri, che non osavano chiamargli una palla fuori. Una volta sul match-point mi lasciai sfuggire: dai, che hanno gi\u00e0 buttato la pasta. Gardini divenne una belva. Mi annull\u00f2 otto match-point, port\u00f2 la partita fino a notte, il giorno dopo mi batt\u00e9. E sulla rete mi disse: ora puoi scolare la pasta\u00bb.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"NON PUBBLICARE Nicola Pietrangeli: \u00abSpero di morire nel sonno. Panatta era un fratello, ho sofferto tanto quando mi ha tradito. Ho avuto solo quattro grandi amori\u00bb\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/69122e59b80a4.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/69122e59b80a4.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E c\u2019era Orlando Sirola.<\/b><br \/>\u00abMio compagno di doppio per dieci anni. Esule istriano, gran fisico temprato scaricando navi nel porto di Fiume. A me diceva che ero un arrampicatore sociale\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Era vero?<\/b><br \/>\u00abAlla Capannina di Viareggio ero amico del barman, ed ero l\u2019unico, con Agnelli e Marzotto, ad avere il conto aperto. Poter dire \u201cmetti sul mio conto\u201d alla Capannina degli anni 60 era una cosa importante; anche perch\u00e9 non si pu\u00f2 spiegare nell\u2019Italia di oggi quale concentrato di intelligenza, arte e gioia di vivere fosse la Capannina degli anni 60\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Con Marzotto foste in competizione per una donna.<\/b><br \/>\u00abEro a Palermo per un torneo, era la prima volta che prendevo l\u2019aereo in vita mia. Noto questa modella stupenda, Marta. Torniamo a Roma insieme e la invito a cena. Risponde: volentieri, il mio fidanzato non c\u2019\u00e8. Entrai nel panico: non avevo una lira, non avevo neppure la macchina&#8230; Ma quando l\u2019autobus da Fiumicino arriv\u00f2 a Termini, c\u2019era il fidanzato ad aspettarla: Marzotto, appunto. Mi risolse il problema\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il riscatto a Parigi.<\/b><br \/>\u00abEro fidanzato con Candida, nome d\u2019arte di Catherine Jajensky, polacca, la pi\u00f9 bella artista del Crazy Horse. Il suo numero era il bagno di mezzanotte: arrivava sul palco e faceva il bagno in una vasca di cristallo. Girava su una Buick bianca decapottabile. Su cui entrai al Roland Garros, la domenica della finale del 1959, con lei a fianco\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E vinse.<\/b><br \/>\u00abUscii in tripudio, tenuto d\u2019occhio dalla squadra Narcotici. La Buick era appartenuta all\u2019ex di Candida, Jacques Angelvin, il Mike Bongiorno francese: arrestato perch\u00e9 teneva la droga nel paraurti\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nel 1960 rivinse il Roland Garros e arriv\u00f2 in semifinale a Wimbledon.<\/b><br \/>\u00abPersi da Rod Laver, 6-4 al quinto set. Ma l\u2019anno dopo lo sconfissi nella finale degli Internazionali d\u2019Italia\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Laver era il pi\u00f9 forte al mondo. Fu quella la partita della vita?<\/b><br \/>\u00abNo. Fu la semifinale del Roland Garros vinta con Roy Emerson nel 1964. L\u2019arbitro mi richiam\u00f2 dagli spogliatoi: avevo giocato talmente bene \u2014 venti pallonetti sulla riga \u2014 che il pubblico mi reclamava. Come a teatro\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Chi \u00e8 il pi\u00f9 grande tra Federer, Nadal, Djokovic?<\/b><br \/>\u00abLew Hoad. Mai visto uno tirare cos\u00ec forte. Nel 1956 vinse Parigi perdendo un solo set, nei quarti, contro di me: per la rabbia scagli\u00f2 la pallina fuori dallo stadio\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>S\u00ec, ma tra Federer, Nadal, Djokovic?<\/b><br \/>\u00abNon pronuncio mai il nome di Roger senza alzarmi in piedi. Rafa sulla terra \u00e8 il pi\u00f9 grande di sempre: ogni anno vengono festeggiati quelli che hanno vinto almeno tre volte il torneo di Montecarlo, ci siamo Borg, Nastase, io e Nadal; ma Nadal ne ha vinti undici. Novak dei tre \u00e8 il pi\u00f9 figlio di buona donna, \u00e8 un lupo serbo; ma quando ha perso a Wimbledon contro Alcaraz io tifavo per lui. Alcaraz \u00e8 straordinario, ma non \u00e8 ancora a quel livello\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Gli italiani?<\/b><br \/>\u00abMusetti non \u00e8 il pi\u00f9 forte ma \u00e8 quello che gioca meglio. <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/sport\/tennis\/25_ottobre_21\/pietrangeli-polemica-sinner-davis-cc2d2e8f-1ba5-4d5a-a8a3-a7b979b3dxlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Sinner<\/a> ha tutte le qualit\u00e0 per vincere a lungo. Berrettini torner\u00e0, ma ha lo stesso problema di Panatta: gambette che non reggono un busto cos\u00ec forte\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/cronache\/25_luglio_07\/adriano-panatta-intervista-9d47f240-aff3-4ce6-8fd7-9b5b72401xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Panatta<\/a> la sconfisse ai campionati italiani di Bologna nel 1970<\/b> <b>, 6-4 al quinto, e alla fine lei lo abbracci\u00f2.<\/b><br \/>\u00abL\u2019avevo visto nascere. Vuol sapere la verit\u00e0? Ad Adriano io ho sempre voluto molto bene, e ancora gliene voglio\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>L\u2019autobiografia di Panatta,\u201cPi\u00f9 dritti che rovesci \u201d, si apre con il padre Ascenzio, custode del tennis club Parioli, che annuncia la nascita del primogenito, e voi soci che gridate: e chi se ne frega!<\/b><br \/>\u00abNon io. Io avevo 17 anni, e non mi sarei mai permesso. \u00c8 vero che lo chiamavamo Ascenzietto, e questa cosa lui un po\u2019 l\u2019ha sofferta. Me lo ritrovai sul campo, giovanissimo, senza sapere chi fosse, e mi fece impazzire di smorzate, dovetti dirgli: \u201cRegazz\u00ec, guarda che le palle corte le ho inventate io!\u201d. Faticai solo il primo set. Alla fine venne a dirmi, con la sua faccia da impunito: \u201cLa saluta tanto mio padre\u201d. Solo allora lo riconobbi: ma tu sei Ascenzietto!\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Chi \u00e8 Panatta per lei? Un amico, un rivale?<\/b><br \/>\u00abPer me, figlio unico, Adriano era il fratello pi\u00f9 piccolo che non avevo mai avuto. Per questo nel 1978 ho sofferto cos\u00ec tanto per il suo tradimento\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Guardi che Panatta scrive di lei con grande affetto, ad esempio quando racconta una vostra trasferta americana.<\/b><br \/>\u00abEravamo due scemi. Esordio a Des Moines, Iowa. Tre metri di neve. Eravamo ospiti di famiglie americane, usavamo un\u2019asse di legno come slittino, ci lanciavamo contro la rete di recinzione rischiando di farci male, e scoppiavamo a ridere: appunto, due scemi. Poi andammo a Los Angeles, io stavo a casa di Anthony Quinn, che giocava il doppio con me contro Tiriac e Nastase: perdevamo sempre, e lui si arrabbiava. Una volta chiesi a Tiriac, che mi doveva qualcosa, di fare un set pari. Ma fu peggio, perch\u00e9 Quinn si indign\u00f2: \u201cVedi che se ti impegni possiamo batterli?\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"NON PUBBLICARE Nicola Pietrangeli: \u00abSpero di morire nel sonno. Panatta era un fratello, ho sofferto tanto quando mi ha tradito. Ho avuto solo quattro grandi amori\u00bb\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/69122e8df1643.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/69122e8df1643.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Cosa le doveva Tiriac?<\/b><br \/>\u00abAl torneo di Senigallia avevo incontrato questo ragazzo intelligentissimo, che parlava sette lingue, ma non aveva una lira. Cos\u00ec organizzai un giro di scommesse: il mio amico romeno manger\u00e0 un bicchiere!\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ion Tiriac mangiava i bicchieri?<\/b><br \/>\u00abNo, ma li spezzava a morsi, e a quel punto io gridavo: basta cos\u00ec, Ion ha vinto la scommessa! Ora \u00e8 il secondo uomo pi\u00f9 ricco della Romania\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/sport\/tennis\/cards\/adriano-panatta-compie-72-anni-taglio-capelli-pugni-berte-davis-rivalita-pietrangeli\/i-contrasti-nicola.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><b>Perch\u00e9 accusa Panatta di tradimento?<\/b><\/a><br \/>\u00abNel 1975 in Davis erano usciti al primo turno. Con me capitano vinsero nel 1976, prima e unica volta nella storia, e arrivarono in finale nel 1977. Poi ci fu il processo staliniano\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Come and\u00f2?<\/b><br \/>\u00abMi convocano al Jolly Hotel di Firenze. Un plotone d\u2019esecuzione: il presidente federale Galgani, Belardinelli, Panatta, Bertolucci, Barazzutti, Zugarelli. Tutti zitti. \u201cAllora, che c\u2019\u00e8?\u201d. Comincia Bertolucci: Nicola, noi non proviamo pi\u00f9 per te quello che provavamo prima&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E lei?<\/b><br \/>\u00abMi alzo, dico \u201candate tutti affanculo\u201d, e me ne vado\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei ha elencato i protagonisti di una serie tv di culto,\u201cUna squadra\u201d .<\/b><br \/>\u00abTecnicamente bellissima. Ma piena di bugie. Adriano in particolare poteva essere pi\u00f9 sincero\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quali bugie?<\/b><br \/>\u00abNessuno ha riconosciuto che la squadra l\u2019ho costruita io. Panatta e Bertolucci da una parte, Barazzutti e Zugarelli dall\u2019altra: mangiavano, si allenavano, correvano per proprio conto. Panatta diceva di Barazzutti cose tremende, lo chiamava la scimmia. La Davis l\u2019hanno vinta loro; ma non mi riconoscono che sono potuti andare in Cile solo grazie a me\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Era il 1976, tre anni dopo il golpe.<\/b><br \/>\u00abIn quei mesi la sinistra italiana non doveva avere nulla da fare. Passavo il tempo a dibattere con i comunisti, in tv e alla radio. Il migliore era Pajetta, quasi lo convinsi: noi volevamo vincere la Coppa, non difendere Pinochet\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Modugno compose una canzone che divenne uno slogan: \u201cNon si giocano vol\u00e9e con il boia Pinochet\u201d.<\/b><br \/>\u00abLo conoscevo, lo affrontai: Mimmo, ma a te cosa importa? E lui: \u201cScusa Nicola, me l\u2019hanno chiesto&#8230;\u201d. Sui democristiani non si poteva contare. Il mio amico Franco Evangelisti mi avvert\u00ec: Andreotti non vi lascer\u00e0 partire. Per fortuna c\u2019era l\u2019onorevole Pirastu\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Chi?<\/b><br \/>\u00abNuccio Pirastu, responsabile Sport del Pci. Diventammo amici. Ma passai brutti momenti, per due volte mi telefonarono a casa: brutto fascista, ti ammazziamo&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei cosa votava?<\/b><br \/>\u00abMai votato in vita mia. Una volta mi chiamano: vuol venire alla radio a dibattere con un gruppo di esuli cileni? Erano gli Inti Illimani\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Pietrangeli contro gli Inti Illimani \u00e8 un titolo.<\/b><br \/>\u00abMi dissero: \u201cSappiamo che lei \u00e8 appassionato di calcio; lo sa che a Santiago non si gioca pi\u00f9 perch\u00e9 lo stadio \u00e8 pieno di prigionieri e ogni tanto ne ammazzano qualcuno?\u201d. Ci rimasi malissimo. Poi a Santiago trovai lo stadio pieno, ma per lo spareggio della Coppa Libertadores, Universidad Cat\u00f3lica-Colo Colo. E nel \u201978 l\u2019Italia and\u00f2 a giocare il Mondiale in Argentina, dove c\u2019era un regime molto peggiore, senza che nessuno si lamentasse\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quali altre bugie ci sono in \u201cUna squadra\u201d ?<\/b><br \/>\u00abDicono che Belardinelli era finito in ospedale con un mezzo infarto per colpa di una mia sfuriata; ma no, era andato a sbattere contro un vetro&#8230; E poi la ridicola sceneggiata delle magliette rosse. Io non ne sapevo nulla, e mi sarei opposto: perch\u00e9 cogliere rischi inutili, in un\u2019atmosfera gi\u00e0 tesa? Siamo sicuri che Allende fosse un chierichetto?\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Non vorr\u00e0 mica difendere Pinochet?<\/b><br \/>\u00abCerto che no. Ma i camionisti che lo fecero cadere erano fascisti, o erano lavoratori impoveriti? Si \u00e8 mai visto un golpe o una rivoluzione senza morti? E comunque di quella protesta nessuno si accorse. Dopo il riposo misero la maglietta blu. E quella rossa Panatta l\u2019aveva gi\u00e0 a Parigi&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Vincemmo la Davis.<\/b><br \/>\u00abE non c\u2019era nessuno ad aspettarci. Fecero una festa al circolo Canottieri, si present\u00f2 pure Andreotti, mi raccont\u00f2 che aveva difeso la nostra partecipazione&#8230; Tacqui per amor di patria\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E nel 1978 la cacciarono.<\/b><br \/>\u00abDegli altri non mi importava nulla. Soffrii solo per Panatta, che voleva al mio posto il suo amico Bitti Bergamo. Per cinque anni con Adriano non ci siamo parlati. Poi una sera, a Cortina, un po\u2019 bevuto, venne a scusarsi e a piangere sulla mia spalla. Anche se ora nega\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei si rifece in una corsa automobilistica.<\/b><br \/>\u00abUna Celebrity Race dell\u2019Alfa, nel 1988. Lo passai all\u2019ultimo giro, e non riuscii a trattenere il gesto dell\u2019ombrello. Gli diedi la rivincita in una gara di kart: tent\u00f2 di gettarmi fuori e ruppe la sua, di macchina\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nel libro lei racconta molti episodi della sua amicizia con i personaggi del dopoguerra, da Ranieri di Monaco ai grandi attori. Ma il migliore \u00e8 quello con Mastroianni a Londra. Come and\u00f2?<\/b><br \/>\u00abArriva Marcello e mi chiede se organizzo una cena con due ragazze. Io qualche numero in agenda lo avevo, ma erano tutte impegnate. Ci troviamo a cena da soli, e ci ubriachiamo. Alla fine Marcello mi fa: \u201cMa ci siamo visti? Tu non sei male, io insomma sono Mastroianni, e siamo qui che sembriamo due froci&#8230;\u201d. Poi per\u00f2 nel locale notiamo Jeanne Moreau con Rudolf Nureyev. Penso: che bello, andiamo a salutarli. E Marcello: \u201cTu sei matto! Quelli mi si vogliono fare tutti e due!\u201d. Sia Jeanne Moreau sia Nureyev erano innamorati di Mastroianni. Lo lasciai al suo destino\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Al Foro Italico le hanno dedicato un campo da vivo.<\/b><br \/>\u00abE ho una nipotina bellissima che si chiama come me: Nicola Pietrangeli. Avr\u00e0 sempre uno stadio con il suo nome\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-12-01T11:34:12+01:00\">1 dicembre 2025 ( modifica il 1 dicembre 2025 | 11:34)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Aldo Cazzullo L&#8217;intervista al grande tennista, morto oggi a 92 anni: \u00abA Dio credo solo quando 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