{"id":240763,"date":"2025-12-01T15:58:11","date_gmt":"2025-12-01T15:58:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/240763\/"},"modified":"2025-12-01T15:58:11","modified_gmt":"2025-12-01T15:58:11","slug":"nella-doccia-i-primi-sintomi-dellalzheimer-quali-possono-essere-rivelatori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/240763\/","title":{"rendered":"Nella doccia i primi sintomi dell&#8217;Alzheimer: quali possono essere rivelatori"},"content":{"rendered":"<p>Tra i segnali precoci dell&#8217;<strong>Alzheimer <\/strong>rientrano a pieno diritto le difficolt\u00e0 a riconoscere odori familiari in contesti comuni, come ad esempio quello del sapone sotto la doccia, un gesto quotidiano per milioni di persone.<\/p>\n<p>A spiegarlo \u00e8 il dottor Davangere Devanand, titolare della cattedra di psichiatria e neurologia presso la Columbia University di New York, secondo il quale si tratta non tanto di un semplice problema di percezione natura olfattiva, quanto di un deficit che coinvolge le aree adibite alla conservazione della <strong>memoria <\/strong>e all&#8217;associazione tra i ricordi e le sensazioni che li dovrebbero stimolare: una sorta di anticipazione delle problematiche connesse sia all&#8217;Alzheimer che a varie forme di demenza, spesso e volentieri scambiate per conseguenze di stanchezza o stress. Dopo questi primi campanelli d&#8217;allarme sarebbe bene effettuare esami pi\u00f9 approfonditi, a partire dall&#8217;analisi del sangue a quella del liquido cerebrospinale, fino ad arrivare alla risonanza magnetica.<\/p>\n<p>La difficolt\u00e0 ad associare mnemoinicamente un <strong>odore <\/strong>a un gesto abituale, proprio come riconoscere quello del sapone sotto la doccia, pu\u00f2 rivelare l&#8217;inizio di un deterioramento cognitivo, e in effetti il fallimento dei test olfattivi \u00e8 uno dei primi segnali anche dell&#8217;Alzheimer.<\/p>\n<p>Nel suo studio poi pubblicato su &#8220;Alzheimer\u2019s &amp; Dementia: The Journal of the Alzheimer\u2019s Association&#8221;, il dottor Davangere Devenend ha proposto a 647 volontari senza demenze acclarate a un test olfattivo basato sul riconoscimento di 12 odori: i partecipanti, seguiti dalla Mayo Clinic Study of Aging, sono stati valutati in un percorso medio di 8,1 anni. Il <strong>Brief Smell Identification Test<\/strong> si articola in dodici domande a risposta multipla: ci sono altrettanti odori comuni, ovvero sapone, cuoio, lill\u00e0, fumo, gas, rosa, ciliegia, chiodi di garofano, fragola, mentolo, ananas, limone, che il partecipante scopre di volta in volta selezionando la risposta tra quattro opzioni.<\/p>\n<p>Nel <strong>punteggio<\/strong>, che va ovviamente da 0 a 12 (da -0,25 a -2 a seconda della risposta sbagliata), si valuta la gravit\u00e0 della situazione: l&#8217;olfatto \u00e8 ritenuto intatto con un numero uguale o superiore a 9, compromesso con un numero inferiore a 8 ma superiore a 3, mentre si parla di anosmia sotto la soglia del 3. I risultati sono stati poi associati a quelli del test cognitivo Blessed Information Memory Concentration Test e a quelli di specifici esami strumentali come la Pet amiloide o la risonanza magnetica: incrociando le informazioni, gli studiosi hanno potuto valutare la bont\u00e0 dei dati emersi grazie al Brief Smell Identification Test.<\/p>\n<p>Il BSIT \u00e8 riuscito infatti a predire il declino cognitivo, individuando 102 casi di deterioramento e 34 di demenza e rivelando cos\u00ec di essere una valida, pi\u00f9 economica e meno invasiva soluzione per individuare in anticipo l&#8217;insorgere di\n<\/p>\n<p>problematiche del genere. &#8220;L&#8217;utilizzo di un semplice test olfattivo pu\u00f2 predire il declino cognitivo&#8221;, afferma Devanand, spiegando come anche una semplice difficolt\u00e0 sotto la doccia possa diventare rivelatoria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Tra i segnali precoci dell&#8217;Alzheimer rientrano a pieno diritto le difficolt\u00e0 a riconoscere odori familiari in contesti comuni,&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":160991,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[175],"tags":[2998,239,1537,90,89,240],"class_list":{"0":"post-240763","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute","8":"tag-alzheimer","9":"tag-health","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-salute"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115645141135195413","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/240763","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=240763"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/240763\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/160991"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=240763"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=240763"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=240763"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}