{"id":240823,"date":"2025-12-01T16:46:31","date_gmt":"2025-12-01T16:46:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/240823\/"},"modified":"2025-12-01T16:46:31","modified_gmt":"2025-12-01T16:46:31","slug":"alla-fondazione-merz-19-artiste-raccontano-i-conflitti-del-nostro-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/240823\/","title":{"rendered":"Alla Fondazione Merz 19 artiste raccontano i conflitti del nostro tempo"},"content":{"rendered":"\n<p><a href=\"https:\/\/www.fondazionemerz.org\/push-the-limits-2-la-cultura-si-sveste-e-fa-apparire-la-guerra\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">La cultura si sveste e fa apparire la guerra<\/a>, \u00e8 il sottotitolo del secondo capitolo di Push The Limit, in corso fino al 1\u00b0 febbraio 2026. Partendo dal pensiero di<a href=\"https:\/\/www.exibart.com\/tag\/mario-merz\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong> Mario Merz<\/strong><\/a>, le porte della fondazione torinese si aprono con una collettiva di 19 artiste. La maggior parte di loro lavora da anni sull\u2019urgenza dei conflitti, sui diritti umani violati, condividendo la propria visione attraverso il potere indipendente dell\u2019arte e la sua capacit\u00e0 di varcare con naturalezza i limiti dell\u2019ordinario. Ogni progetto presentato nella mostra Push The Limits 2 \u00e8 un condensato di saperi, vissuti, storie e memorie che si manifestano come un nuovo linguaggio capace di stimolare il pensiero critico, strumento indispensabile per agire consapevolmente. La prima edizione di Push the limits \u00e8 stata inaugurata nel 2021 durante la pandemia, con l\u2019intento di spingere i confini, attraverso l\u2019arte, in un delicato momento storico che ha accomunato tutto il mondo. In questa nuova edizione, viene chiesto di fare lo stesso con i conflitti armati globali e le lotte socio-politiche che stanno caratterizzando il nostro tempo. Come possiamo pensare che le guerre in atto non ci riguardino?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1172707 size-large\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/3-8-1024x683.jpg\" alt=\"merz\" width=\"696\" height=\"464\"  \/>Veduta della mostra (Rossella Biscotti, Le Teste in Oggetto, 2015, Monica Bonvicini, And Rose (gold), 2024; And Rose (black), 2024, Latifa Echakhch, Untitled (Tears Fall), 2025). Courtesy Fondazione Merz. Foto Andrea Guermani<\/p>\n<p><strong>Maja BajaeviC<\/strong> (Sarajevo, 1967), che vive e lavora a Parigi, riporta alla memoria tre importanti canzoni rivoluzionarie, attivando il piano del subconscio. L\u2019audio non \u00e8 riprodotto nella forma originale, ma destrutturato e manipolato con una tecnica compositiva che fonde gli stili, i registri e le lingue delle canzoni, camuffandole. \u00abO le ricordi, o non le ricordi\u00bb, afferma l\u2019artista, rivelando i titoli delle canzoni scelte, Les temps des cerises della comune di Parigi, L\u2019internazionale e Bella Ciao, trasformate in un codice comprensibile sono per coloro che sono sintonizzati sul canale giusto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1172704 size-large\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/5-copy-0-768x1024.jpg\" alt=\"merz\" width=\"696\" height=\"928\"  \/>Mona Hatoum, Hot Spot (stand), 2018, stainless steel and neon tube, 172 x 83 x 80 cm \u00a9 Mona Hatoum. Photo \u00a9 White Cube (Photo: Ollie Hammick)<\/p>\n<p>L\u2019installazione sonora accompagna l\u2019opera ambientale Sous le pav\u00e9s, les jeux (Under the cobblestones, games), (2022-2025) allestita nello spazio esterno della fondazione. La musica riporta indietro nel \u201868, durante le rivoluzioni di Parigi e il progetto si ispira ad un motto dell\u2019epoca: Sous les pav\u00e9s la plage, riferendosi ai tipici san pietrini della pavimentazione della capitale francese che simboleggiavano il vecchio ordine. La sabbia, nascosta nel secondo strato della pavimentazione, rimanda alle strade trasformate in barricate durante i moti di quegli anni. Nella sua installazione, le biglie luccicano al sole e sotto di esse, uno strato di sabbia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-1172709\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/5-4-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"464\"  \/>Zineb Sedira , Disclaimers, 2023. Courtesy Fondazione Merz. Foto Andrea Guermani<\/p>\n<p>All\u2019interno dello spazio espositivo, <strong>Katerina Kovaleva<\/strong> (Mosca, 1966) prepara un tavolo per 40 soldati, sobrio ma elegante, in un rigoroso ordine. Per ogni invitato un piatto, un pezzo di pane di granito appoggiato sul bicchiere e all\u2019interno delle ciotole degli specchi. Come una metafora, dai piatti riflettono le figure allegoriche angeliche di <a href=\"https:\/\/www.exibart.com\/artista-curatore-critico-arte\/gambattista-tiepolo\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>Tiepolo<\/strong><\/a>, frammenti dei suoi quadri disegnati dall\u2019artista russa su un grande paracadute militare sospeso al di sopra della tavola. Nessuno si siede su quel desco, si percepisce assenza e preoccupazione. Dove sono i soldati? Il paracadute \u00e8 per l\u2019artista un simbolo di speranza e gli angeli dipinti sorvegliano sulla memoria delle vittime di guerra. Se le immagini della violenza si impongono nelle nostre vite, il bagliore degli specchi di Memory table (2025) vuole rimandare alla fiducia della luce eterna.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-1172708\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/4-1024x680.jpeg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"462\"  \/>Veduta della mostra (Helina Metaferia, Headdress 77 e Headdress 78, 2025 e Katerina Kovaleva, Memory table, 2025). Courtesy Fondazione Merz. Foto Andrea Guermani<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.exibart.com\/tag\/rossella-biscotti\/page\/2\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>Rossella Biscotti<\/strong><\/a> (Molfetta 1979) scava nel passato e riporta alla luce alcune teste del duce italiano che ha segnato in maniera indelebile la storia della penisola. Il lavoro di Biscotti, iniziato nel 2006, ha preso l\u2019avvio con una ricerca sull\u2019architettura fascista, indagando cosa dell\u2019ideologia venisse mantenuto e cosa venisse messo in discussione. In un magazzino dell\u2019Eur spa di Roma, ha trovato i calchi impolverati di due grandi teste scultoree di Mussolini. La loro monumentalit\u00e0 viene interrogata dall\u2019artista, osservata da una prospettiva diversa. Da queste sculture ricava per\u00f2 dei calchi, tecnicamente pronti per essere riprodotti, decostruendo la loro funzione e presentandoli da una prospettiva differente. L\u2019artista si \u00e8 opposta alla musealizzazione dei bronzi originali, accettando di esporli solo attraverso i calchi azzurri. Da queste grandi teste ne ritrae una serie di cinque fotografie in bianco e nero sviluppate appositamente per la mostra. Portando avanti un discorso sul ritratto, ne studia l\u2019immagine stereotipata di forza e invincibilit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-1172705\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/6-5-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"464\"  \/>Mirna Bamieh, Sour Things: the Pantry, 2024<br \/>Courtesy Fondazione Merz<br \/>Foto Andrea Guermani<\/p>\n<p>Poco pi\u00f9 in l\u00e0, due amache in acciaio cromato tagliano lo spazio della fondazione, appese con moschettoni a sgancio rapido. Con le opere della serie Chainswing, <a href=\"https:\/\/www.exibart.com\/tag\/monica-bonvicini\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>Monica Bonvicini<\/strong><\/a> (Venezia, 1965), si appropria di un\u2019estetica industriale in un moto di vulnerabilit\u00e0 e di resistenza, tra la spensieratezza dell\u2019altalena e la natura consistente del materiale utilizzato. Le amache, realizzate con intrecci di catene, sono per l\u2019artista \u201cesercizi erotici di piacere\u201d e sono proposte come sculture da guardare, riferite solo a loro stesse.<\/p>\n<p>Un\u2019opera \u00e8 strettamente correlata alla guerra palestinese, quella realizzata da<a href=\"https:\/\/www.exibart.com\/tag\/Mirna-Bamieh\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> <strong>Mirna Bamieh<\/strong> <\/a>(Jerusalem, 1983). Dopo l\u2019inizio dei bombardamenti a Gaza, l\u2019artista ha lasciato la sua casa a Ramallah, citt\u00e0 palestinese della Cisgiordania, e prima di andarsene ha svuotato la dispensa. Questo gesto, come un rituale consapevole di abbandono e transizione, \u00e8 diventato il punto di partenza di una riflessione sulla sopravvivenza. I barattoli della sua cucina, creati con pazienza e cura per poter servire con parsimonia, non sono durati nel tempo. L\u2019artista trasferisce in questi barattoli il sentimento di resistenza contro la morte, contro la distruzione che ha spazzato via ogni certezza. Il sale della sua dispensa assume quindi un valore di atto politico, e Mirna Bamieh conserva e custodisce lo stesso amore e la stessa dedizione utilizzata per la cura delle sue riserve nella realizzazione di Sour things: the Pantry (2024), un\u2019installazione con ceramiche, barattoli, disegni, wallpaper, in un collage domestico vivace e colorato che trasforma la tristezza in un atto creativo, di rinascita.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-1172706\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/11-1-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"464\"  \/>Veduta della mostra,\u00a0(Mona Hatoum, Hot Spot (stand), 2018 e Helina Metaferia, Headdress 77 e Headdress 78, 2025). Courtesy Fondazione Merz.\u00a0Foto Andrea Guermani<\/p>\n<p>Nel piano seminterrato della fondazione \u00e8 proiettato Pranayama Organ, (2021), un film di <strong>Fiona Banner aka The Vanity Press<\/strong>. Al centro della sala due grandi divani a forma di ali di areoplano, Wing, Fin, Flap (2022), invitano a sedersi. Sullo schermo \u00e8 proiettata una danza teatrale, intima e poetica di due aerei gonfiabili, un Typhoon e un Falcon, accompagnati da un sottofondo musicale suggestivo. Una performance del conflitto, in cui i due aerei giocattolo evocano la distruzione e allo stesso tempo implorano una richiesta di pace. La traccia sonora mantiene alta l\u2019attenzione, accompagnata dal suono di un organo, in un climax drammatico in cui il vento e gli areoplani si incontrano e si allontanano come forze della natura, e l\u2019audio scandisce il respiro come in un esercizio meditativo.<\/p>\n<p>Tutte le artiste in mostra per questa seconda edizione di Push the Limits sono:<strong> Heba Y. Amin<\/strong>,<strong> Maja BajeviC<\/strong>,<strong> Mirna Bamieh<\/strong>,<strong> Fiona Banner aka The Vanity Press<\/strong>,<strong> Rossella Biscotti<\/strong>,<strong> Monica Bonvicini<\/strong>,<strong> Latifa Echakhch<\/strong>,<strong> Yasmine Eid-Sabbagh\/Rozenn Qu\u00e9r\u00e9<\/strong>,<strong> C\u00e9cile B. Evans<\/strong>,<strong> Dominique Gonzalez-Foerster<\/strong>,<strong> Mona Hatoum<\/strong>,<strong> Emily Jacir<\/strong>,<strong> Jasleen Kaur<\/strong>,<strong> Katerina Kovaleva<\/strong>,<strong> Teresa Margolles<\/strong>,<strong> Helina Metaferia<\/strong>,<strong> Janis Rafa<\/strong>,<strong> Zineb Sedira<\/strong>, <strong>Nora Turato<\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-1172712\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/3-copy-0-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"464\"  \/>Latifa Echakhch, Untitled (Tears Fall), 2025, glass beads and nylon thread, 700 x 700 x 50 cm. Courtesy of the artist and Pace Gallery and kaufmann repetto Milano\/NewYork. Photo: Sebastiano Pellion di Persano<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La cultura si sveste e fa apparire la guerra, \u00e8 il sottotitolo del secondo capitolo di Push The&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":240824,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-240823","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115645330638036098","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/240823","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=240823"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/240823\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/240824"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=240823"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=240823"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=240823"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}