{"id":241454,"date":"2025-12-02T02:58:13","date_gmt":"2025-12-02T02:58:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/241454\/"},"modified":"2025-12-02T02:58:13","modified_gmt":"2025-12-02T02:58:13","slug":"guerra-ucraina-chi-guadagnera-dallo-stop-terre-rare-agli-usa-ed-energia-ai-russi-e-leuropa-dovra-coprire-i-costi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/241454\/","title":{"rendered":"Guerra Ucraina, chi guadagner\u00e0 dallo stop? Terre rare agli Usa ed energia ai russi. E l&#8217;Europa dovr\u00e0 coprire i costi"},"content":{"rendered":"<p>Il piano in 28 punti di <strong><a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/trump\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Trump<\/a><\/strong>, letto con le lenti degli affari, \u00e8 meno un piano di pace e pi\u00f9 un business plan geopolitico. Non sorprende: a scriverlo non sono stati i diplomatici, ma un immobiliarista come Steve Witkoff e un manager come Kirill Dmitriev. \u00c8 la diplomazia trasformata in deal, in contratto, con Trump come capotavola. Il cuore economico resta intatto anche nell\u2019ultima bozza: un fondo da 300 miliardi di dollari alimentato dagli asset russi congelati e dai finanziamenti europei, con profitti divisi al 50% per gli americani.<\/p>\n<p>LE RISORSE <\/p>\n<p>Gli Usa entrano ovunque: nei cantieri della ricostruzione, nelle reti energetiche, nelle infrastrutture critiche, negli stoccaggi del gas, nella filiera degli armamenti. E soprattutto nelle miniere: litio, titanio, manganese, terre rare. Il piano prevede, non formalmente, ma nella logica dei \u201cprogetti congiunti\u201d, la presenza di ingegneri e operai americani come garanti di sicurezza dei siti. Risultato: i giacimenti ucraini diventano asset controllati di fatto da Washington. \u00c8 la versione mineraria dell\u2019ombrello militare Usa. Sul fronte energetico, la centrale di Zaporizhzhia \u00e8 lo snodo simbolico: tornerebbe a produrre a met\u00e0 per Ucraina e Ue e a met\u00e0 per la Russia.<\/p>\n<p>Un paradigma che si ripete per gasdotti, stoccaggi, mercati dell\u2019elettricit\u00e0. Per Mosca \u00e8 un rientro morbido nelle catene del valore occidentali. Per gli Stati Uniti, una rendita pluriennale su energia e materie critiche. Per l\u2019Ucraina, un ritorno alla capacit\u00e0 produttiva, ma sotto tutela, con garanzie estese ai traffici via mare e via fiume. Le armi rappresentano un capitolo a parte. Il piano limita le capacit\u00e0 offensive ucraine e introduce clausole di sicurezza Usa non pi\u00f9 a fondo perduto. Kiev rinuncia a una quota della propria autonomia militare ma diventa cliente stabile: sistemi antimissile, difesa aerea, addestramento. Washington vende protezione, incassa contratti e consolida il suo controllo strategico. America first, coerentemente. Mosca, con la fine della guerra e l\u2019allentamento delle sanzioni, avrebbe spazio per riarmarsi grazie a nuove entrate energetiche. L\u2019industria bellica di entrambe le potenze ci guadagna.<\/p>\n<p><a class=\"link_item\" data-linked_from=\"9218624\" href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/mondo\/russia_economia_stagnazione_declino_industria_putin_aumenta_spesa_militare-9218339.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Russia, la crisi economica tra stagnazione e declino: l&#8217;industria \u00e8 in picchiata. E Putin aumenta la spesa militare<\/a><\/p>\n<p>IL CONTO <\/p>\n<p>E l\u2019Europa? Qui il \u201c28 punti\u201d \u00e8 spietato. A Bruxelles resta gran parte dei costi: contributi alla ricostruzione, finanziamento del nuovo fondo, copertura del rischio politico di un\u2019Ucraina parzialmente commissariata (non va dimenticato che finora gli stipendi pubblici sono stati pagati dall\u2019Ue). In cambio ottiene una quota dei lavori: infrastrutture, scuole, ospedali, reti digitali. Poco rispetto al conto complessivo. L\u2019ombrello di difesa americano diventa condizionato e costoso. La leva degli asset russi congelati si riduce drasticamente. Per Mosca il vantaggio \u00e8 duplice: rientro nei circuiti internazionali e progressivo scioglimento del nodo sanzioni, una via d\u2019uscita dall\u2019economia di guerra che finora ha tenuto a galla il sistema. Per gli Usa il guadagno \u00e8 triplo: profitti diretti, controllo sulle risorse critiche, primato nella sicurezza regionale. Per l\u2019Ucraina resta la pace, ma con settori strategici della sua economia in mano a consorzi esterni. Il piano ridisegna l\u2019economia del dopoguerra parlando la lingua dei flussi di cassa pi\u00f9 che quella della sovranit\u00e0. Una pace a pagamento, forse l\u2019unica possibile.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n                                \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA&#13;<\/p>\n<p>&#13;<\/p>\n<p>\n                            Il punto sui temi di attualit\u00e0, ogni luned\u00ec<br \/>\n                            <b>Iscriviti<\/b> e ricevi le notizie via email\n                        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il piano in 28 punti di Trump, letto con le lenti degli affari, \u00e8 meno un piano di&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":241455,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[14,164,165,3085,77,3576,400,166,382,7,15,170,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-241454","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-cronaca","9":"tag-dal-mondo","10":"tag-dalmondo","11":"tag-europa","12":"tag-guerra","13":"tag-guerra-ucraina","14":"tag-kiev","15":"tag-mondo","16":"tag-mosca","17":"tag-news","18":"tag-notizie","19":"tag-ucraina","20":"tag-ultime-notizie","21":"tag-ultime-notizie-di-mondo","22":"tag-ultimenotizie","23":"tag-ultimenotiziedimondo","24":"tag-world","25":"tag-world-news","26":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115647735750472581","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/241454","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=241454"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/241454\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/241455"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=241454"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=241454"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=241454"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}