{"id":243190,"date":"2025-12-03T07:19:11","date_gmt":"2025-12-03T07:19:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/243190\/"},"modified":"2025-12-03T07:19:11","modified_gmt":"2025-12-03T07:19:11","slug":"che-cosa-e-successo-tra-anni-novanta-e-anni-zero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/243190\/","title":{"rendered":"Che cosa \u00e8 successo tra Anni Novanta e Anni Zero?"},"content":{"rendered":"<p>Nel suo <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-visive\/2025\/11\/cultura-anni-zero\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-visive\/2025\/11\/cultura-anni-zero\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">recente dittico <\/a>dedicato al passaggio tra Anni Novanta e <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-visive\/2025\/11\/arte-anni-novanta\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-visive\/2025\/11\/arte-anni-novanta\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Anni Zero<\/a>, <strong>Christian Caliandro<\/strong> ribadisce un approccio critico ormai necessario: per comprendere l\u2019arte di oggi \u00e8 quanto mai necessario aggiornare il lessico, ma occorre soprattutto ripensare la genealogia dei fenomeni estetici e culturali che hanno segnato il limite tra i due secoli. Proprio in quello spazio liminale \u2013 pi\u00f9 che nei singoli decenni \u2013 si colloca un nodo che forse merita di essere esplorato con maggiore attenzione.\u00a0<\/p>\n<p>Il passaggio tra Anni Novanta e Anni Duemila<\/p>\n<p>Perch\u00e9 se gli Anni Novanta hanno consolidato molti degli immaginari globali della \u201ccultura pop planetaria\u201d, gli Anni Zero non rappresentano solo una fase successiva, un post-, un after, un alter, ma un trauma di transizione. Un cambio di paradigma culturale e socio-spaziale che ancora oggi fatichiamo a interpretare pienamente.\u00a0<br \/>Una parte decisiva di quella genealogia affonda le radici, almeno in Italia, nei centri sociali degli Anni Novanta, che non furono solo luoghi di controcultura, ma laboratori autonomi di produzione non convenzionale e non istituzionale. In questi spazi si elaboravano forme di cooperazione, remix culturale e ibridazione che di fatto anticipano i linguaggi fluidi degli anni Zero.\u00a0<br \/>\u00c8 significativo che in quegli anni si consolidino pratiche musicali crossover e oltre, fino alle ibridazioni dei primi Duemila \u2013 basti pensare al percorso che conduce da <strong>Rage Against the Machine<\/strong> agli <strong>Audioslave <\/strong>\u2013 come segnalato anche dalla critica musicale.\u00a0<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p>I movimenti no global\u00a0<\/p>\n<p>Lo stesso andamento \u00e8 osservabile nella <strong>cultura visiva<\/strong>: dissoluzione di confini disciplinari, mescolanza di codici, espansione dei linguaggi.\u00a0<br \/>La stagione dei movimenti no global, quella compresa in particolare tra <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-visive\/2015\/10\/artivism-politica-societa-peter-weibel-libro-mit-editoria\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-visive\/2015\/10\/artivism-politica-societa-peter-weibel-libro-mit-editoria\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Seattle 1999<\/a> e Genova 2001, costituisce un altro asse fondamentale. La letteratura su Genova e sul movimento altermondialista ha evidenziato come questi movimenti siano stati generatori di immaginari collettivi: estetiche della protesta, visualit\u00e0 effimere, repertori simbolici transnazionali. Striscioni, stencil, poster, cos\u00ec come pagine web, hack-meeting, vjing, personal broadcasting: tutto ci\u00f2 non \u00e8 semplice attrezzatura per messaggi politici, ma un vero e proprio ecosistema visivo che si riflette nelle pratiche artistiche degli anni Zero.\u00a0<\/p>\n<p>Graffiti Writing e Street Art\u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 all\u2019incrocio tra controculture, attivismo e trasformazioni urbane che avviene una delle transizioni pi\u00f9 rilevanti per gli Anni Zero: quella dal <strong>Graffiti Writing<\/strong> al cosiddetto <strong>Post-Graffiti<\/strong> (poi <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/street-art\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/street-art\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Street Art<\/a> per la vulgata). Esistono ricerche che mostrano come il cambio in questione non sia principalmente stilistico, ma sistemico: nuove modalit\u00e0 di presenza nello spazio urbano, nuove economie dell\u2019attenzione, nuove forme di intervento abusive e non autorizzate che modificano la percezione della citt\u00e0. Dalla strada al computer e viceversa. Non c\u2019\u00e8 un linguaggio unitario, non c\u2019\u00e8 un\u2019estetica comune, c\u2019\u00e8 piuttosto un nuovo regime di visibilit\u00e0: urbana ed extraurbana, dentro e fuori dagli schermi.\u00a0<br \/>Uno dei nodi centrali che differenziano Anni Novanta e Anni Zero non risiede solo nell\u2019estetica, ma nella trasformazione del sistema culturale al passaggio del secolo. \u00a0<br \/>Si modificano le modalit\u00e0 di partecipazione, costruzione dell\u2019identit\u00e0 e distribuzione dei contenuti. Parallelamente, la riflessione sull\u2019urbanistica analizza i processi di privatizzazione, gentrificazione e neutralizzazione degli spazi pubblici che hanno progressivamente eroso i territori dell\u2019autonomia culturale: proprio quelli che negli Anni Novanta erano luoghi di produzione di immaginari non regola(menta)ti.\u00a0<\/p>\n<p>Il nuovo ecosistema degli Anni Zero\u00a0<\/p>\n<p>Gli Anni Zero inaugurano dunque non un\u2019estetica, ma un <strong>nuovo ecosistema<\/strong>, in cui quegli spazi diventano pi\u00f9 fragili, pi\u00f9 intermittenti, pi\u00f9 vulnerabili.\u00a0<br \/>Credo che gli articoli di Caliandro possano aprire una discussione necessaria sugli ultimi trent\u2019anni di cultura visiva che dovrebbe uscire da queste pagine ed entrare, perch\u00e9 no, nel mondo accademico. Forse proprio nel confronto tra i fenomeni sociali \u2013 e non solo artistici \u2013 che si potrebbe cercare la vera differenza tra Novanta e Zero.\u00a0<br \/>Gli Anni Novanta sembrano gettare le basi per una rete sotterranea di pratiche, dispositivi e spazi culturali. Gli anni Zero la espandono e la globalizzano, ma in qualche modo ne inaugurano anche la crisi. Oggi viviamo sulle tracce di quella ambiguit\u00e0 irrisolta, ancora in attesa di una o di una pluralit\u00e0 di narrazioni critiche.<\/p>\n<p>Claudio Musso\u00a0<\/p>\n<p>            <strong>Libri consigliati:<\/strong><br \/> <br \/>\n            (Grazie all&#8217;affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)        <\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nel suo recente dittico dedicato al passaggio tra Anni Novanta e Anni Zero, Christian Caliandro ribadisce un approccio&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":243191,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-243190","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115654424177742899","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/243190","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=243190"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/243190\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/243191"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=243190"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=243190"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=243190"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}