{"id":244569,"date":"2025-12-04T04:01:13","date_gmt":"2025-12-04T04:01:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/244569\/"},"modified":"2025-12-04T04:01:13","modified_gmt":"2025-12-04T04:01:13","slug":"orfeo-villoresi-nel-labirinto-del-desiderio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/244569\/","title":{"rendered":"Orfeo: Villoresi nel labirinto del desiderio"},"content":{"rendered":"<p>Se state leggendo questo articolo da un telefono (ma dallo schermo di un laptop cambia comunque poco), non siete in una situazione molto diversa da quella di coloro che, nell\u2019aldil\u00e0 di questo Orfeo, stanno nel buio pi\u00f9 pesto davanti a rettangoli luminosi grandi pi\u00f9 o meno come uno smartphone, \u201ca guardare attraverso piccoli finestrini un\u2019emozione lontana\u201d.<\/p>\n<p>Eppure, quei rettangoli luminosi erano gi\u00e0, pari pari, nel <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/guardare-i-libri-con-le-figure\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Poema a fumetti di Dino Buzzati<\/a>, nel 1969. \u00c8 uno dei molti motivi visuali che da esso Virgilio Villoresi, insieme al co-sceneggiatore Alberto Fornari (e con la collaborazione di Marco Missiroli), preleva per questo nuovo Orfeo, sbarazzandosi con un paio di tocchi nei primi cinque minuti della valanga di perniciose carni femminili (ossessione tutta buzzatiana) che, lungo un bel po\u2019 di quella graphic novel, sembravano ostruire una Milano che lo scrittore pareva voler strappare al design e all\u2019architettura del boom di allora con le armi di taluni espressionismi pittorici, e di angoli urbani che sembravano non rassegnarsi all\u2019obsolescenza. Certo, un accenno di stratificazione di riferimenti figurativi in Poema e fumetti c\u2019era gi\u00e0, ma ancora dovevano venire (per dire) Mario Bava, il conseguente Giallo thriller alla Argento, e soprattutto quello sconfinato cimitero degli elefanti di tutte le avanguardie e tutti gli sperimentalismi che si chiama \u201cvideoclip\u201d. Mondo, quest\u2019ultimo, che Villoresi frequenta gi\u00e0 da anni con molto successo, lavorando anche per Blonde Redhead, Vinicio Capossela, John Mayer\u2026 e poi tanti spot, e tanto altro.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"ea4cc853-e3a0-447a-a8fd-001f0953e471\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/fig 1_73.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nVirgilio Villoresi sul set del film.<\/p>\n<p>Basta un\u2019esplorazione anche sommaria del suo <a href=\"https:\/\/www.virgiliovilloresi.com\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">sito<\/a>, o dei suoi canali <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/user\/VirgilioVilloresi\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">YouTube<\/a> e <a href=\"https:\/\/vimeo.com\/villoresi\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Vimeo<\/a>, per convincersi che Villoresi \u00e8, in Italia e non solo, tra i talenti visuali maggiormente immaginifici in circolazione, per inventiva e per variet\u00e0 di stili, formati, tecniche, supporti\u2026 Particolarmente evidente \u00e8 il suo disinteresse per il digitale (rieccoli, i telefonini), in favore della manualit\u00e0 dei mondi costruiti con la materia vera, con una certa attenzione per l\u2019oggettistica vintage e consegnati alle metamorfosi di un\u2019animazione approcciata con non meno tattilit\u00e0: poco sensato lasciarsi andare alla litania delle influenze, ma conviene ricordare (Villoresi lo fa spesso nelle interviste) quantomeno l\u2019animazione polacca, ed Est-europea in generale, della seconda met\u00e0 del secolo scorso.<\/p>\n<p>Insomma: gi\u00e0 moltissimi si sono accorti che Villoresi pu\u00f2 fare un po\u2019 tutto, molto bene e anche con pochi mezzi. E come sempre, per definizione, il segreto del poter fare un po\u2019 tutto sono i limiti \u2013 inclusi e non da ultimi quelli dettati dagli imperativi commerciali. La centralit\u00e0 dei limiti nel poter-fare artistico l\u2019ha dimostrata definitivamente il Jean Cocteau di Le Sang d\u2019un po\u00e8te (1930), vent\u2019anni prima del suo Orfeo cinematografico e a quasi cento da questo nuovo, che tiene entrambi in gran conto. Anche l\u00ec, lo specchio di Narciso \u00e8 un mezzo, non un fine: qualcosa che letteralmente viene attraversato. Dello specchio, rimangono i frantumi: in Poema a fumetti le cime della Grande Fermeda non lontana dalla Belluno di Buzzati; in Orfeo i filmati di repertorio in super8 della madre ballerina di Villoresi. Poi, di l\u00e0 dallo specchio c\u2019\u00e8 qualcosa. Ma cosa? La storia di questo musicista (Orfi) che insegue l\u2019amata Eura in un aldil\u00e0 che si spalanca da un\u2019anonima palazzina del centro davanti a casa sua, dove imparer\u00e0 a lasciare andare la sua desiderata immagine, \u00e8 davvero solo uno sfoggio di sbalorditiva creativit\u00e0? Solo l\u2019ennesima rinascita della Meraviglia onirico-fantastica pescando dal grande mare (quello da cui pesca il videoclip) in cui si sono depositate avanguardie storiche e sperimentalismi vari, a furia di stop motion, di 16mm, di modellini e altri effetti analogicissimi (il glorioso \u201ceffetto Sch\u00fcfftan\u201d: uno specchio davanti all\u2019obbiettivo per unire insieme parti di spazio distanti tra loro), di ceneri nere che volteggiano a mezz\u2019aria su sfondo ocra verso la Stazione Centrale, di pelosi ragni giganti semi-meccanici che ghermiscono fanciulle indifese, di un pianeta Terra dimezzato (solo l\u2019emisfero nord!) che si liquefa (\u201ce si sta afflosciando sulle ginocchia di Dio\u201d), di bellicosi scheletri in divisa e colbacco? Oppure Orfeo \u00e8 il segno di qualcosa di pi\u00f9? \u201cL\u2019assurdo e la Grazia sono testa e croce di una stessa moneta che il poeta lancia nella sua notte e ricade nelle nostre tenebre\u201d, scriveva Jacques Rivette all\u2019indomani di Il testamento di Orfeo (Jean Cocteau, 1960). Se guardiamo allora a quella moneta nelle nostre tenebre del 2025, cosa troviamo di diverso rispetto a quello che avremmo trovato nel 1930, nel 1950, nel 1960?<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"b415cedc-8902-4062-afcd-928c13da6555\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig 2.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nLuca Vergoni (foto di Sara Costantini).<\/p>\n<p>Mentre ci\u00f2 che designa nella realt\u00e0 socioeconomica scompare con scioccante rapidit\u00e0, la parola \u201cartigianato\u201d, nell\u2019Italia di oggi, vuol dire tutto e non vuol dire pi\u00f9 niente. Vale per Simone Massi come per Ficarra e Picone, per Grom e per la Fiom. Questo film invece, prova a mettere dei paletti: ci invita cio\u00e8 a prendere sul serio la tradizione che per secoli si \u00e8 innestata sul mitologema \u201cOrfeo\u201d, per ricordarci che quando si lavora con la materia si ha sempre a che fare con i fantasmi. Lavorare con la materia vuol dire affrontare le infinite statue del blocco di marmo prima che diventino una; vuol dire familiarizzarsi con i punti in cui i fantasmi cominciano e quelli in cui finiscono, rifiutando il potere dell\u2019immagine astratta di fare di tutto un Uno (\u00e8 lo stesso potere che ha il digitale di incatenarci), come pure rifiutando i sensi e la loro sregolata frammentazione (le menadi che tentano Orfi). Vuol dire fare un leitmotiv del modo in cui la luce penetra negli interni \u2013 magari uno alla Piero Portaluppi (anche lui ricorrente nelle interviste) da un finestrone art nouveau giallo e blu. Vuol dire sentire quando il racconto deve respirare e guardarsi intorno (le soglie dell\u2019aldil\u00e0, tra gli alberi morti, come palese \u201ccamera di decompressione\u201d narrativa). Vuol dire creare una geografia immaginaria ma coerente, omogenea, da frastagliare poi con gli spericolati, studiatamente cangianti cromatismi delle scenografie.<\/p>\n<p>\u00c8 soprattutto, in effetti, nella costruzione di uno spazio prettamente cinematografico che Orfeo diverge da Poema a fumetti. Nonostante il cha cha cha e i fotoromanzi appesi alle pareti, o i colonnati alla de Chirico, in Villoresi l\u2019ambientazione \u00e8 sostanzialmente atemporale, e con la zavorra dell\u2019attualizzazione (il cantautore pop-rock di Buzzati diventa un pianista classico), se ne vanno anche i feticci letterari (la frammentariet\u00e0 ellittica, spesso aforistica dell\u2019originale). Supporto ordinario di un\u2019azione tutto sommato lineare da un lato, dall\u2019altro lo spazio \u00e8 percorso da una costante tensione tra profondit\u00e0 e bidimensionalit\u00e0. \u00c8 un gioco di zoom e movimenti di macchina che stringe a vicenda Orfi ed Eura, la sera del loro colpo di fulmine al \u201cPolypus\u201d (il locale dove il primo si esibisce); ritrovata Eura un\u2019ultima volta alla stazione centrale, \u00e8 in profondit\u00e0 di campo che Orfi verr\u00e0 risucchiato. Difficile per\u00f2, se non impossibile, districare il groviglio tra le due e le tre dimensioni, tra il mondo delle immagini (o fantasmi) e il nostro, perch\u00e9 in mezzo pu\u00f2 esserci solo quel labirinto in cui ci auto-imprigioniamo, chiamato \u201cdesiderio\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Se state leggendo questo articolo da un telefono (ma dallo schermo di un laptop cambia comunque poco), non&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":244570,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[640,203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-244569","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-cinema","9":"tag-entertainment","10":"tag-film","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115659308228558977","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/244569","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=244569"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/244569\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/244570"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=244569"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=244569"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=244569"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}