{"id":245643,"date":"2025-12-04T19:53:17","date_gmt":"2025-12-04T19:53:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/245643\/"},"modified":"2025-12-04T19:53:17","modified_gmt":"2025-12-04T19:53:17","slug":"cinema-leterna-tentazione-di-un-veneto-immutabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/245643\/","title":{"rendered":"Cinema, l\u2019eterna tentazione di un Veneto immutabile"},"content":{"rendered":"<p>                  <img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/pianura.jpg\" alt=\"Le citt\u00e0 di pianura\" title=\"Le citt\u00e0 di pianura\"\/><\/p>\n<p>    Un&#8217;immagine da &#8220;Le citt\u00e0 di pianura&#8221; di Francesco Sossai (Vivo Film)\n<\/p>\n<p class=\"text-align-justify\">Nel maggio 1966 il Festival di Cannes assegn\u00f2 il massimo premio a <strong>Signore e signori<\/strong>, un film di Pietro Germi ambientato a Treviso e dintorni. La rassegna cinematografica pi\u00f9 prestigiosa al mondo, la pi\u00f9 snob, la pi\u00f9 cosmopolita attribuiva il Grand Prix a una commedia parlata in prevalenza in <strong>dialetto veneto<\/strong>, che raccontava goliardate, corna, bevute, feste, vicende boccaccesche di un gruppo di amici di mezza et\u00e0 che avevano come universo e orizzonte invalicabile le piazze, i bar, gli alberghetti, le botteghe di una cittadina piccola e pettegola, benestante e un po\u2019 gretta, gaudente e ipocrita. Germi, da geniale ritrattista satirico dell\u2019Italia del suo tempo, aveva realizzato un capolavoro nel suo genere: partendo dall\u2019osservazione del territorio, del substrato socioeconomico, della temperie culturale, religiosa, politica della regione aveva creato una <strong>commedia di maschere<\/strong>. Come un Goldoni al contrario, aveva cristallizzato l\u2019analisi del reale in una serie di personaggi-archetipo che riteneva rappresentativi di quell\u2019ambiente: il professionista ricco e amante del bel vivere, la servetta di facili costumi, la moglie timorata e baciapile, l\u2019impiegatino che sogna la trasgressione, il contadino avido e senza scrupoli, il prete faccendiere.<\/p>\n<p>Pietro Germi e la grande satira<\/p>\n<p class=\"text-align-justify\">Su tutto apparivano regnare <strong>alcuni valori supremi<\/strong>: gli schei, il denaro onnipresente e onnipotente; l\u2019ipocrisia che governa ogni livello delle relazioni, coniugali, clericali, d\u2019amicizia, sentimentali; una morale \u201celastica\u201d pronta a ossequiare i pi\u00f9 forti; il cattolicesimo ostentato, arma di potere piegata a un\u2019etica degli affari falsamente antilaica; il sesso come chiave di volta e, sopra ogni cosa, l\u2019ombra (il bicchiere di vino) come rito collettivo e unificante, quintessenza della socialit\u00e0, passatempo e simbolo di una comunit\u00e0 intera. Signore e signori fu la consacrazione, ai massimi livelli, di un\u2019<strong>immagine del Veneto<\/strong> che si era fatta largo al cinema dal Dopoguerra in poi. Se in passato i ruoli \u201cveneti\u201d erano incarnati nelle brevi apparizioni del contadino pittoresco, dell\u2019oste avvinazzato, della \u201ccasalinga di Treviso\u201d (in seguito resa immortale da Nanni Moretti), con il boom economico il cuore del Nord-Est diventa sempre pi\u00f9 un mondo a due facce: ricco, industriale, godereccio, ma sempre immerso in quel provincialismo un po\u2019 rozzo e barbarico, nel moralismo bigotto e falso che nasconde corruzione, sfrenatezza sessuale e, talora, vera perversione, nella religione del profitto annegata in un oceano di vino.<\/p>\n<p>Gli esempi di Scola e Brass<\/p>\n<p class=\"text-align-justify\">Dovessimo scegliere un solo personaggio-capolavoro in rappresentanza dell\u2019infinita galleria di maschere cinematografiche venete voteremmo Nicola Parigi, il clochard ubriacone e mutilato di guerra che, nel film <strong>il commissario Pepe<\/strong> di Ettore Scola (1969) gira per le piazze di Vicenza in carrozzina urlando ai quattro venti le malefatte e i vizi sommersi (soprattutto sessuali) della \u201cgente perbene\u201d, i maggiorenti che il poliziotto Ugo Tognazzi tenta invano di inchiodare alle loro responsabilit\u00e0. Senza dimenticare, poi, un piccolo classico del genere \u201cmodernit\u00e0 versus Veneto\u201d, l\u2019ottimo <strong>Il disco volante<\/strong>\u00a0(1964) di un giovane Tinto Brass non ancora specializzato in amplessi: la descrizione dell\u2019impatto dell\u2019atterraggio, nelle campagne vicentin-trevigiane, di un\u2019astronave di marziani \u00e8 il pretesto per un\u2019altra infornata di personaggi spassosi quanto macchiettistici: il prete ubriacone, l\u2019infedele moglie del sindaco, i nobilastri sfaccendati, i contadini ignoranti. Una metafora farsesca di come un\u2019intera comunit\u00e0 riesca a negare l\u2019evidenza di un evento che potrebbe rompere lo status quo e sconvolgere gli equilibri di un <strong>microcosmo immutabile<\/strong>: un\u2019autodifesa che si compie isolando e neutralizzando chi si oppone a questa autocensura collettiva. Negli anni, la ricetta del Veneto al cinema si \u00e8 aggiornata, modernizzata, ma gli ingredienti base rimangono gli stessi; ci sono eccezioni importanti, talora si trattano con sensibilit\u00e0 temi nuovi come l\u2019immigrazione, la criminalit\u00e0 organizzata, il consumo di suolo, ma pi\u00f9 volte la tentazione \u00e8 troppo forte: <strong>la formula vincente non si cambia<\/strong>, salvo rare eccezioni, cos\u00ec il pubblico sa cosa aspettarsi e ripaga il tradizionalismo degli chef.<\/p>\n<p>L&#8217;inatteso successo di Sossai<\/p>\n<p class=\"text-align-justify\">Nelle scorse settimane ha fatto rumore la vicenda di una commedia a basso budget, <strong>Le citt\u00e0 di pianura<\/strong>, diretta da Francesco Sossai. Il film, storia venetissima ambientata tra il Bellunese, il Trevigiano e Venezia, ha debuttato a fine settembre con una distribuzione pilota in poche piazze del Triveneto. Il buon successo e le recensioni entusiastiche hanno portato a farlo uscire in tutta Italia, incassando ad oggi oltre un milione e mezzo di euro. \u00c8 incentrato sul vagabondare di <strong>due amici spiantati <\/strong>di mezza et\u00e0, <strong>Doriano e Carlobianchi<\/strong>, due relitti di buon cuore, perennemente impegnati a girare per bar e osterie per far festa con la malandata vecchia Jaguar che ricorda il loro periodo di splendore. Il cuore narrativo \u00e8 l\u2019incontro con <strong>Giulio<\/strong>, un <strong>giovane studente napoletano<\/strong> che \u00e8 il loro opposto: riservato, colto, un po\u2019 inibito. Si costituisce un trio improbabile eppure coeso, che percorre il Veneto a caccia di vino e di vita, tra ville palladiane, trattorie in disarmo, memorie di un passato legato al lavoro che c\u2019era e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, al verde che ha ceduto il passo ai capannoni, a una truffa andata bene ma con un finale amarissimo. \u00c8 nata una grande amicizia. Le citt\u00e0 di pianura \u00e8 stato lodato come esempio di ottimo cinema italiano finalmente fuori dagli schemi, una rappresentazione del Nord-Est toccante ed efficace, dura ma brillante, che unisce lo sguardo sulle contraddizioni del Veneto contemporaneo, il confronto generazionale, l\u2019analisi umanissima delle fragilit\u00e0 e dei sentimenti. Cerchiamo, allora, di analizzarne il soggetto, per capire se vi siano reali elementi di innovazione.\u00a0<\/p>\n<p>Le immutabili maschere venete\u00a0<\/p>\n<p class=\"text-align-justify\">I protagonisti di Le citt\u00e0 di pianura sono, dicevamo, due simpatici spiantati. Nel corso della narrazione apprenderemo che sono due ex operai che, in passato, erano riusciti ad arricchirsi in modo illecito ai danni dell\u2019azienda dove lavoravano: ma hanno sperperato tutto, e ora vivono di espedienti. Se rispetto all\u2019archetipo del tipico lavoratore veneto, umile e indefesso, accumulatore di risparmi centesimo su centesimo, Doriano e Carlobianchi vanno controcorrente, non altrettanto si pu\u00f2 dire della loro caratteristica principale: sono due alcolisti. Non bevitori gaudenti, ma veri alcolisti che passano da una sbornia all\u2019altra, con il pretesto del \u201cbicchiere della staffa\u201d che \u00e8, in realt\u00e0, la loro prima ragione di vita. Il loro ex datore di lavoro, il proprietario dell\u2019impresa, \u00e8 una maschera fin dal nome: il <strong>Cavalier Fadiga<\/strong>, cio\u00e8 \u201cfatica\u201d, emblema del piccolo industriale operoso e paternalista, che arriva in fabbrica in elicottero per \u201cpremiare\u201d con un Rolex d\u2019oro il suo operaio che va in pensione dopo una vita e un infortunio in azienda (una specie di risarcimento in stile berlusconiano, laddove l\u2019imprenditore-tipo nordestino come lo intende Sossai arriverebbe in trattore o al massimo in Suv, e regalerebbe all\u2019operaio buoni benzina).<\/p>\n<p>&#8220;Il sorpasso&#8221; non c&#8217;entra nulla<\/p>\n<p class=\"text-align-justify\">Doriano e Carlobianchi, per\u00f2, non sono due semplici ubriaconi. Sono dipinti come veri <strong>maestri di vita<\/strong>, due spiriti liberi, autodidatti e ingegnosi, cui solo la sfortuna, la crisi del 2008 e una certa tendenza all\u2019autodistruzione hanno impedito il successo: passano dalla soppressa alla teoria economica, dall\u2019elegia per il Veneto rurale alle memorie di amori mercenari. Il loro incontro con Giulio, il giovane timido che non sa afferrare la vita, \u00e8 dipinto come <strong>l\u2019incrocio fatale con due saggi<\/strong>, due filosofi sotto mentite spoglie, che provvederanno non solo a un\u2019accelerata educazione sentimentale dell\u2019allievo (che passa, secondo un modello un po\u2019 datato per uno studente dei nostri giorni, per l\u2019iniziazione con una prostituta) ma soprattutto alla sua trasformazione in uomo maturo e consapevole del valore dell\u2019esistenza. Molti critici hanno citato, con notevole imprudenza, <strong>Il Sorpasso<\/strong><strong> <\/strong>di Dino Risi, non ravvisando una differenza fondamentale: nel capolavoro del \u201962 c\u2019erano s\u00ec l\u2019incontro e la nascita dell\u2019amicizia inaspettata tra un viveur perdigiorno e un giovane studente digiuno di vita, ma il risultato era la catastrofe. Qui, al contrario, i guru simbolo della \u201cgenerazione perduta\u201d veneta appaiono dei novelli Voltaire, e il loro discettare sul Veneto disumanizzato e rovinato dai capannoni, mentre fanno una marchetta per cinquanta euro o mendicano ospitalit\u00e0 dai vecchi genitori, \u00e8 rappresentato come un distillato di sapienza di cui beneficerebbe l\u2019inesperto Giulio. Ma davvero \u00e8 questa la quintessenza del Veneto di oggi? Siamo cos\u00ec lontani dalle maschere che cinquanta o sessant\u2019anni fa, con tutt\u2019altra finezza, venivano eternate da Germi o Scola?\u00a0<\/p>\n<p>Una ricetta datata e vincente<\/p>\n<p class=\"text-align-justify\">Le citt\u00e0 di pianura \u00e8 una ricetta che per il pubblico funziona: \u00e8 recitato benissimo, ha musiche belle e struggenti, fa sorridere e commuovere. Ma gli ingredienti sono quelli dell\u2019<strong>eterno Veneto al cinema<\/strong>, in versione un po\u2019 ripulita dalla polvere. Il contadino credulone \u00e8 divenuto il beone filosofo (ma perch\u00e9 un giovane colto e sensibile dovrebbe farsi indicare le priorit\u00e0 della vita e dell\u2019etica da due ex ladruncoli alcolizzati? Forse perch\u00e9 \u00e8 deliziosamente poetico?), l\u2019aristocratico ricco e petulante \u00e8 diventato il conte marchettaro e malinconico perch\u00e9 l\u2019autostrada gli esproprier\u00e0 il terreno della villa. E la tragedia del ladro gabbato, che scopre che il bottino sepolto anni prima \u00e8 ormai perduto, \u00e8 un classico visto mille volte. Alla fine, \u00e8 il solito Veneto che al cinema piace vedere, tutto bicchieri della staffa, sesso, goliardate. <strong>Un Veneto a due dimensioni<\/strong>, in cui non esistono tecnologia, imprese internazionali, poli di ricerca d\u2019eccellenza a completare un quadro che certamente comprende la devastazione del territorio, l\u2019inquinamento abnorme, la corruzione endemica, la criminalit\u00e0 organizzata: ma che andrebbe, forse, raccontato con storie un po\u2019 meno scontate e ridanciane. C\u2019\u00e8 un regista che si chiama <strong>Alessandro Rossetto<\/strong>. I suoi film raccontano crudamente un Veneto contemporaneo fatto di affarismo familiare, banche, imprenditori d\u2019assalto, umanit\u00e0 perduta, senza bisogno di maschere, ammiccamenti o luoghi comuni. Per questo, quindi, lo conoscono in pochi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un&#8217;immagine da &#8220;Le citt\u00e0 di pianura&#8221; di Francesco Sossai (Vivo Film) Nel maggio 1966 il Festival di Cannes&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":245644,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[145040,203,145036,454,145039,102432,145037,145038,204,1537,90,89,90566,1521,41675,145035,22879],"class_list":{"0":"post-245643","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-alessandro-rossetto","9":"tag-entertainment","10":"tag-ettore-scola","11":"tag-film","12":"tag-film-ambientati-in-veneto","13":"tag-francesco-sossai","14":"tag-il-commissario-pepe","15":"tag-il-disco-volante","16":"tag-intrattenimento","17":"tag-it","18":"tag-italia","19":"tag-italy","20":"tag-le-citta-di-pianura","21":"tag-movies","22":"tag-pietro-germi","23":"tag-signore-e-signori","24":"tag-tinto-brass"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115663051782675582","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/245643","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=245643"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/245643\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/245644"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=245643"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=245643"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=245643"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}