{"id":246368,"date":"2025-12-05T08:35:20","date_gmt":"2025-12-05T08:35:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/246368\/"},"modified":"2025-12-05T08:35:20","modified_gmt":"2025-12-05T08:35:20","slug":"altea-malinconia-che-rincuora-rolling-stone-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/246368\/","title":{"rendered":"Altea, malinconia che rincuora | Rolling Stone Italia"},"content":{"rendered":"<p>Il Diego Armando Maradona di lato. Il Bar Vesuvio dietro l\u2019angolo. Il vulcano Vesuvio alle spalle. \u00c8 tutto come te l\u2019aspetti. <a href=\"https:\/\/www.rollingstone.it\/artista\/altea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Altea<\/a> ci viene a recuperare al cancello del condominio, regge un sacco della monnezza con la mano sinistra, mi stringe la destra. Ci chiede di aspettare un attimo mentre va a buttare la spazzatura: oggi, a quanto pare, \u00e8 il suo turno.<\/p>\n<p>Vive all\u2019ultimo piano, assieme a Giovanni e Fabrizia. Fabrizia suona il basso e porta avanti la baracca tenendo ripetizioni di matematica e \u2013 se proprio \u00e8 costretta \u2013 di latino. Giovanni \u00e8 Giovanni Troccoli, che di Altea \u00e8 coinquilino e produttore, dal giorno zero. \u00a0Casa loro \u00e8 come la casa di Jessy, di Ste, di Paolo, o di Valeria, o casa mia. Il riscaldamento \u00e8 tenuto al minimo, c\u2019\u00e8 la teiera orientale, una grossa pentola che ribolle sempre pronta per una tisana. Ci sono posacenere qua e l\u00e0, le sedie dell\u2019Ikea, una puntata di The Grey Area sul jazz etiope che risuona da una delle camere da letto, una scheda audio sul comodino. Le chitarre appese ai muri e il programma settimanale scritto con il gesso su una lavagna. Fuori sede: gli ultimi veri romantici.<\/p>\n<p>Altea incarna in modo nitido la nuova generazione di cantautrici italiane che uniscono sonorit\u00e0 pop, urban e una scrittura intimista, costruita su immagini molto quotidiane, ma di grande densit\u00e0 emotiva. Sbarca a Napoli nel 2020 e per una significativa parentesi \u00e8 parte attiva del collettivo Thru Collected, in cui inizia a sperimentare e costruire una propria identit\u00e0 sonora. Identit\u00e0 che trova corpo e prende forma autonoma nel suo primo EP Non ti scordar di me del 2022. Il radicamento biografico tra Salento e Napoli le consente di portare nella scena musicale italiana uno sguardo periferico e meridionalista, che spazia dall\u2019esistenzialismo pi\u00f9 puro fino al disagio e alla precariet\u00e0 generazionale. L\u2019uso di melodie delicate, linee vocali morbide e produzioni minimali danno origine a uno spazio sonoro marcato e fortemente riconoscibile, in cui la vulnerabilit\u00e0 emotiva non \u00e8 esibita in modo retorico, ma filtrata attraverso una lingua semplice, frammentata \u2013 spesso sospesa \u2013 che la rendono uno dei prodotti pop nostrani pi\u00f9 interessanti della sua generazione (e non solo).<\/p>\n<p>Appeso al muro, nella camera\/studio di Giovanni \u2013 dove ci siamo spostati per chiedere consiglio circa dove ordinare una pizza \u2013 assieme alla lista delle cose da comprare al supermercato ci sono otto fogli, con testo, accordi e titolo. Sono armonie e lyrics del nuovo EP di Altea. Si chiama Nessuna ed esce domani. \u00abTutta la mia musica \u00e8 stata fatta in questa stanza. Vivo qui da tre mesi, ma frequento questa casa da quattro anni. Qui, \u201cin bocca\u201d allo stadio\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Da un piccolo paese salentino, quattro anni fa arrivi a Napoli. Come \u00e8 successo?<\/strong><br \/>Ci sono arrivata per caso e ci sono rimasta per volont\u00e0. Ero iscritta all\u2019universit\u00e0 a Lecce. Mio cugino, a cui sono legatissima, era partito per frequentare l\u2019Accademia di Cinema a Napoli, e io non mi decidevo ad andare a trovarlo. A un certo punto, giustamente mi ha detto: \u00abBasta, mi hai rotto, ti prendo il biglietto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u2028Da un biglietto a sorpresa a un cambio di vita radicale.<\/strong><br \/>La sera stessa che arrivo a Napoli conosco Francesco (Savaglia, che cura la parte visiva del progetto, nda), che \u00e8 diventato il mio compagno. Mi sono innamorata contemporaneamente di lui e della citt\u00e0. \u00c8 stata una via di fuga da una quotidianit\u00e0 che mi stava stretta. Sono cresciuta con la sensazione di essere un po\u2019 strana, e che non ci fosse spazio l\u00ec per quell\u2019eccentricit\u00e0. Vivevo in un posto un po\u2019 bigotto: la chiesa impera nei piccoli paesi del Salento. A Napoli in un attimo ho visto che c\u2019era di tutto, che improvvisamente non mi sentivo fuori luogo, e che \u2013 soprattutto \u2013 c\u2019era gente che si dedicava veramente all\u2019arte. Quello che io sognavo di fare un po\u2019 da tutta una vita, ma che non mi sembrava possibile. L\u00ec lo era. Ho deciso di finire la laurea in psicologia da Napoli, mentre lavoravo per mantenermi e iscrivendomi all\u2019Accademia di Musica. Facevo tre cose contemporaneamente in maniera sfacciata, ma la mia volont\u00e0 era cos\u00ec forte che mi sembrava tutto risolvibile. E poi sono rimasta. E non intendo muovermi.<\/p>\n<p><strong>Tu sei ferma qui. \u00c8 la citt\u00e0 che cambia?<\/strong><br \/>L\u2019ho vista peggiorare, molto, anche in cos\u00ec pochi anni. E mi dispiace ammetterlo. Si sta contaminando di un\u2019essenza capitalista. Anche per ragazzi come noi le cose da fare sono poche. Non c\u2019\u00e8 una rassegna. Fanno i festival con i concerti, ma sono estremamente elitari. Il palco di Piazza del Plebiscito se non hai il biglietto non si vede: ci sono transenne ovunque. Anche l\u2019ingresso al concerto memorial di Pino Daniele costava una fortuna. \u00c8 un grandissimo controsenso. Si utilizzano le icone cos\u00ec, senza significato. Sono andata, da fuori, per vedere com\u2019era, e ho finito per odiare quello sfruttamento dei nomi per eventi di vetrina.<\/p>\n<p><strong>Eppure rimani qui.<\/strong><br \/>Al di l\u00e0 dell\u2019offerta istituzionale, a Napoli, al contrario di molte altre citt\u00e0 italiane, esistono ancora luoghi di assembramento vitali: i centri sociali. La cui presenza per me \u00e8 doverosa. Io ci sono cresciuta nei centri sociali. Erano l\u2019unico luogo dove, al mio paese, c\u2019erano scambi tra artisti. Luoghi fertili. A Napoli sono quasi gli unici posti dove si possono fare concerti, dove andare a sentire musica, dove fare rassegne pi\u00f9 indipendenti. Se non fosse per loro non esisterebbe la citt\u00e0. Poi io personalmente non riesco ad essere pienamente parte di gruppi intrappolati intellettualmente, con un\u2019etichetta e una linea da seguire ciecamente. Per\u00f2 sono persone che fanno quelle cose. Se non ci fossero quelle persone che si prendono la sbatta di andare contro tutto e tutti pur di dare spazio a tutto e tutti, non ci sarebbe nulla. E Napoli \u00e8 questo. Senza centri sociali saremmo gi\u00e0 Venezia. Come vorrebbe il sindaco.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1012920\" class=\"size-full wp-image-1012920\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/altea-nessuna-intervista-rolling-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"2000\" height=\"2000\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1012920\" class=\"wp-caption-text\">Foto press<\/p>\n<p><strong>Arrivata a Napoli, finalmente ti sei potuta dedicare alla musica come prima non ti eri data \u2013 o non avevi trovato \u2013 la possibilit\u00e0 di fare.<\/strong><br \/>Io non mi sento assolutamente un\u2019isola. Ho bisogno di esprimermi avendo a che fare con tante persone diverse: qui ho trovato uno spazio di condivisione di talenti differenti. A Napoli ho trovato questa mentalit\u00e0, questo bisogno e desiderio di collettivit\u00e0. C\u2019\u00e8 molta collaborazione, in maniera naturale. Ho proprio sentito la voglia di tante menti fresche che avevano un bisogno di esprimersi, di bruciare tantissimo. Banalmente avere la possibilit\u00e0 di incontrare gente con uno studio in casa, che produce, che mette a disposizione materiale e competenze. Viaggiando mi sono resa conto che non era affatto scontato, e di quanto tutto ci\u00f2 fosse prezioso. Se manca questa modalit\u00e0 di condivisione, giustamente una persona si ritrova con un budget per produttore, studio, mixing. Io quando sono arrivata qui non avevo nemmeno idea di cosa fosse un budget.<\/p>\n<p><strong>Quella che descrivi appare veramente un\u2019isola felice per chi ha pochi mezzi e prova a fare musica in Italia.<\/strong><br \/>Purtroppo in Italia i musicisti non sono veramente riconosciuti. Ho appena letto che in Irlanda gli artisti hanno un reddito. Che \u00e8 molto basso, certo, per\u00f2 \u00e8 un forte segnale di riconoscimento per la categoria. In Svizzera esiste da tempo, ed \u00e8 garanzia non solo di sopravvivenza, ma anche di dignit\u00e0. Io sono stata molto fortunata a trovare questa casa e persone come Giovanni che mi hanno sempre aperto le porte.<\/p>\n<p><strong>E in questa casa \u00e8 nato Nessuna.<\/strong><br \/>Il lavoro che esce domani per me non \u00e8 nuovo. Le prime canzoni risalgono al 2022. Sono tutti brani vecchi che ho rilavorato come se fossero stati scritti adesso. Ogni brano \u00e8 un quadretto di un momento che ho voluto mettere per iscritto. Una sorta di promemoria. Significa che avr\u00f2 bisogno di rivivere in futuro quel momento, o che \u2013 tramite quella canzone \u2013 lo sto lasciando andare. Per me si tratta di un processo duale. Quando ho cominciato Nessuna l\u2019idea di partenza non era cos\u00ec legata a quella che sono adesso. Mi stavo emancipando da una dimensione molto da studio e produzione, che con <a href=\"https:\/\/www.rollingstone.it\/artista\/thru-collected\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Thru Collected<\/a> era molto pi\u00f9 accentuata. Eravamo in tanti in una stanza a scrivere, scrivere, scrivere tutto il tempo. Poi chi voleva registrare andava. Facevamo questo esercizio, che mi ha concesso per la prima volta di sperimentare la scrittura in italiano. Prima scrivevo solo in inglese, perch\u00e9 la dimensione estremamente personale che implicava l\u2019utilizzo dell\u2019italiano per me era complessa, proprio perch\u00e9 quello che scrivo lo sento molto. Con Thru sono riuscita a sdrammatizzare, risolvendo questa difficolt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Trovo che tu abbia una rara capacit\u00e0 di sintesi. I tuoi testi sono in grado di creare immagini molto nitide, pur utilizzando pochissime parole. Le strofe sono aforismi che si incastonano perfettamente nel corpo sonoro. Una capacit\u00e0 che \u2013 nel tuo genere \u2013 ritrovo in pochi altri artisti in Italia. Come ci sei arrivata?<\/strong><br \/>I testi li ho sempre scritti da sola, in una capanna, quando nessuno mi guardava. Quindi tradiscono spesso emozioni forti, di rabbia, di nostalgia. Perch\u00e9 ero sincera nel momento in cui li scrivevo. Tengono assieme tante sfumature di me, che magari nemmeno io capisco troppo, per\u00f2 che sono l\u00ec. Dopo l\u2019esperienza con Thru ho cercato la mia personale strada nel capire come effettivamente concepire una canzone. E mi sono sempre basata sulla semplificazione. Pochi fronzoli. E quindi scrivevo con l\u2019ukulele, con la chitarra, o con il piano. E basta. Mi veniva da andare in loop con degli accordi finch\u00e9 non entravo in una dimensione mantrica. Un po\u2019 come una trance. E l\u00ec, le parole, mi escono di getto. Queste canzoni le ho scritto cos\u00ec.<\/p>\n<p><strong>La mantricit\u00e0 nel metodo, ma non nell\u2019esito.<\/strong><br \/>Esatto. Era il fine, non il mezzo. Era quello che serviva per arrivare a quel suono e quei testi. Queste canzoni sono nate come demo semplicissime e poi le ho sottoposte ai miei amici. Ci abbiamo lavorato intensamente, quotidianamente, per quasi due anni. E a me serviva proprio questo disco per lasciare andare quella roba l\u00ec. Non a caso negli ultimi giorni mi sento proprio leggera. Per quanto si tratti di storia passata, ci ho lavorato cos\u00ec costantemente che l\u2019ho fatta rivivere. Si \u00e8 attualizzata. Ha preso un\u2019altra vita. Sento che \u00e8 un percorso iniziato nel 2022, ma ancora aperto. Sono canzoni per me universali: rappresentano un momento di grande chiarezza che spero mi accompagner\u00e0 a lungo.<\/p>\n<p><strong>Mi sembra che ci sia uno scatto in Nessuna, pi\u00f9 o meno a met\u00e0. Cambia un po\u2019 il clima, e sembra di sentire questo tuo lasciare\/lasciarti andare.<\/strong><br \/>Bello che me lo dici. Effettivamente credo sia un processo naturale. \u00c8 come quando attraversi una cosa e devi per forza passare da sensazioni un po\u2019 sgradevoli e forti \u2013 rabbia, turbamento \u2013 che poi pian piano elabori. Io sono fatta cos\u00ec. Non mi piace tenermi dentro pietre che poi diventano macigni. Preferisco guardare le cose in faccia, anche se fanno male.<\/p>\n<p><strong>La musica come terapia. Ritorna un po\u2019 la tua tesi di psicologia \u201cLa taranta come rito di guarigione\u201d. La liberazione dal morso della tarantola attraverso il rituale in cui la persona \u201ctarantata\u201d, spesso donne contadine, veniva sottoposta a musica e danza convulsiva fino allo sfinimento, in casa o nella piazza del paese, davanti alla comunit\u00e0.<\/strong><br \/>Si possono fare infiniti discorsi sulla musica popolare salentina. Per le lotte di classe, per le lotte di genere, e sulla musica \u2013 e il circondario \u2013 come terapia. La taranta non \u00e8 nata per essere fruita o suonata da soli. Si tratta di vere orchestre terapeutiche. Erano utilizzate per fare un passaggio dal dolore delle frustrazioni, delle limitazioni che avevano le persone, a una liberazione pubblica. In quel momento l\u2019individuo veniva riconosciuto, accettato e aiutato. Questo processo credo sia molto attuale, anche per i problemi odierni. C\u2019\u00e8 questa tendenza a chiudersi sempre pi\u00f9 in noi stessi, in questo dualismo tra verit\u00e0 e internet, che finisce \u2013 spesso \u2013 in un\u2019incapacit\u00e0 di riconoscere, e dare valore, alle cose semplici.<\/p>\n<p>E questa sensazione credo sia molto simile alle sensazioni che provavano le donne che andavano a lavorare nei campi di tabacco e sostenevano di essere state morse da una tarantola. In realt\u00e0 era un grido, un modo per dare un taglio, per cambiare una situazione che andava avanti per inerzia. Uno scuotimento. Da quel momento le donne prendevano le sembianze delle tarantole, e l\u00e0 era solo compito dell\u2019orchestra, dei vicini e delle persone che volevano loro bene sostenerle, aiutarle, e renderle libere da questo male. Attraverso la musica, in una trance, quel sentimento negativo era in grado di uscire. Eliminare il male, il dolore, solo vivendolo a tal punto da esaurirlo. La musica \u00e8 il tramite: non c\u2019\u00e8 altro modo per andare avanti. Tra l\u2019altro io, fin da piccola, soffro di aracnofobia.<\/p>\n<p><strong>Trovo peculiare che questo ricchissimo background di cultura popolare, che \u00e8 cos\u00ec chiaramente parte di te, traspaia cos\u00ec poco nella tua musica.<\/strong><br \/>Aspetta il prossimo album e lo troverai. Nel live che abbiamo portato in giro in questi mesi, con Valerio Fatal\u00f2 e Ben Romano, \u00e8 in realt\u00e0 gi\u00e0 presente. La musica salentina mi \u00e8 sempre stata vicinissima. Anche grazie a mio padre, fondatore di uno dei primi gruppi di revival di musica popolare, gli Alla Bua. Quest\u2019estate ho assistito a un momento potentissimo, a Presicce, un piccolo borgo nell\u2019entroterra salentino. Mio padre partecipava al BazArt locale, un mercatino artistico dentro il centro storico. Un giorno ci sono andata e ho fatto un video a una fanfara di musicisti in questo luogo magico. Nella comitiva c\u2019era un amico di mio padre, Angelo Litti, che cantava una canzone straziante e bellissima. Sono rimasta folgorata, a casa l\u2019ho riascoltata e mi sono scritta il testo. Era un suo inedito. Ho preso a giocarci sopra, e l\u2019ho aggiunta alla scaletta del tour. Si chiama Core dolente. Qualche mese dopo ho fatto un concerto a Corigliano D\u2019Otranto. Ho invito i miei genitori \u2013 mio padre era la prima volta che veniva a sentirmi! \u2013 e i loro amici musicisti. C\u2019era anche Angelo. Gliel\u2019ho cantata e lui si \u00e8 commosso. Gli sono grata perch\u00e9 mi ha aperto questa porta incredibile.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1012921\" class=\"size-full wp-image-1012921\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/altea-nessuna-intervista-rolling-2.jpeg\" alt=\"\" width=\"2000\" height=\"1333\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1012921\" class=\"wp-caption-text\">Foto press<\/p>\n<p><strong>Dalle grotta di Presicce alla collaborazione con Mace, di cui sei stata ospite al live al Forum d\u2019Assago. Come fai?<\/strong><br \/>Sono curiosa. Quel mondo paesano mi appartiene di pi\u00f9, certo, lo sento vicino. Ma il resto \u00e8 l\u00ec, e dovevo capire come fosse stare davanti a pi\u00f9 di 10 mila persone che ascoltano la tua voce. \u00c8 una roba impressionante. Ti immagini la tua musica che passa attraverso i cunicoli, al punto tale che straborda e si sente anche da fuori. Io avevo paurissima. Non c\u2019\u00e8 stato tempo nemmeno per il soundcheck, e non avevo mai provato quella canzone in vita mia, se non da sola a casa. Ma in fondo cerco di non sottrarmi alle difficolt\u00e0. Anche perch\u00e9 senn\u00f2 finirei per non uscire mai di casa. Mi devo mettere alla prova per trovare quali sono gli elementi che mi interessano da mondi cos\u00ec diversi tra loro.<\/p>\n<p><strong>Cosa stai trattenendo?<\/strong><br \/>Al momento ho capito di non sentire la necessit\u00e0 di far arrivare a cos\u00ec tante persone le cose che dico e che faccio. Poi se succedesse sarebbe straordinario, ma non mi muovo con l\u2019idea di fare gli stadi l\u2019anno prossimo. Mi interessa di pi\u00f9 che chi mi viene a sentire sia in armonia con quello che sto esprimendo, quanto vibra il loro corpo con la mia musica.<\/p>\n<p><strong>Non solo Mace. Le tue collaborazioni sono variegate e altisonanti. Da Venerus a Giuse The Lizia, passando per l\u2019apertura a Iosonouncane per i dieci anni di Die.<\/strong><br \/>Mi piace collaborare. Ci mandiamo le cose a distanza, almeno all\u2019inizio. \u00c8 dove sento di avere pi\u00f9 libert\u00e0 e spazio evolutivo. Mi ci trovo bene. Io faccio e mando. Do il mio, lo metto in mezzo. Mi trovo pi\u00f9 a mio agio cos\u00ec piuttosto che dovermi calare completamente in una dimensione che non \u00e8 la mia. Per\u00f2 ricerco l\u2019incontro, tra la mia visione e quella degli altri. Credo che solo cos\u00ec si possa crescere in qualche modo.<\/p>\n<p>S\u00ec, ho aperto il concerto di Jacopo (Incani, alias Iosonouncane, nda) al Locomotiv, a Bologna. Io lo stimo tantissimo: \u00e8 il mio padre spirituale, anche se non lo sa. Quando l\u2019ho conosciuto di persona le mie aspettative gi\u00e0 altissime sono state superate. Che \u00e8 una cosa che non succede quasi mai. Mi ha aiutato con generosit\u00e0 nella produzione dell\u2019EP, e non era assolutamente tenuto a farlo. Alcune cose le ho fatte ascoltare solo a lui.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 l\u2019universo culturale di Altea: quali sono i riferimenti dietro la tua musica?<\/strong><br \/>I miei due principali riferimenti di musica italiana sono Pino Daniele e Franco Battiato. Il primo da un punto di vista prettamente musicale. Mi ha dato per primo un assaggio di questo universo napoletano che ancora non conoscevo. Una cartolina in grado di rendere questa pucundria, questa malinconia, in grado di farmi sentire la mancanza di un mondo che ancora non avevo mai visto. Battiato per me \u00e8 un maestro a tutto tondo, anche oltre la musica: la sua vita, i suoi interessi, ascolto tantissimo le sue interviste. Poi mi piace molto l\u2019universo felliniano, molti film di Ettore Scola, il neorealismo italiano. Rossellini. Muoio per Mastroianni e Monica Vitti. Oppure roba totalmente diversa, e moderna, specialmente se di critica sociale, anche in modo distopico. Lars von Trier, Lanthimos. La colonna sonora di Povere creature di Jerskin Fendrix mi \u00e8 piaciuta tantissimo ed \u00e8 stata di ispirazione per le mie produzioni, soprattutto nel suo utilizzo dello slide.<\/p>\n<p><strong>La pucundria che ritorna spesso: ma verso cosa?<\/strong><br \/>Mi piace questa sensazione di nostalgia. Anche se non sai verso chi o cosa. Anche se legata solo all\u2019idea di qualcosa. Forse mi piace di pi\u00f9 quando non posso conoscerne la destinazione, quando \u00e8 per qualcosa che io non ho mai vissuto. Anche perch\u00e9 se la si prova verso qualcosa di tangibile, di verificabile, poi si rischia di disilludersi delle cose.<\/p>\n<p>\u00c8 bello parlare con Altea. La sua \u00e8 una malinconia che rincuora. Vorrei stare di pi\u00f9 in quella casa, ma ho un treno non rimborsabile per il Nord. Mentre sono sul bus per raggiungere la Stazione Garibaldi infilo le cuffie, seleziono Mia e clicco play, cercando di non disunirmi.<\/p>\n<ul id=\"nl_box\">\n<li class=\"l-river__item\">\n<p>Iscriviti<br \/>alla newsletter<\/p>\n<p class=\"c-newsletter-banner__paragraph\">Entra nel mondo della musica, della cultura e dell&#8217;intrattenimento<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il Diego Armando Maradona di lato. Il Bar Vesuvio dietro l\u2019angolo. Il vulcano Vesuvio alle spalle. \u00c8 tutto&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":246369,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1443],"tags":[203,204,1537,90,89,1538,1539],"class_list":{"0":"post-246368","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-musica","8":"tag-entertainment","9":"tag-intrattenimento","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-music","14":"tag-musica"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115666048024209046","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/246368","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=246368"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/246368\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/246369"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=246368"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=246368"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=246368"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}