{"id":246774,"date":"2025-12-05T14:35:12","date_gmt":"2025-12-05T14:35:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/246774\/"},"modified":"2025-12-05T14:35:12","modified_gmt":"2025-12-05T14:35:12","slug":"censis-italiani-insofferenti-alla-politica-nelle-case-sempre-meno-figli-e-libri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/246774\/","title":{"rendered":"Censis: \u00abItaliani insofferenti alla politica, nelle case sempre meno figli e libri\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Alessandra Arachi<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">L&#8217;Italia che diserta le urne, gravata dal debito pubblico, rivolge la propria fiducia agli autocrati internazionali e ai device. La spesa culturale delle famiglie si \u00e8 ridotta negli ultimi venti anni di oltre il 30%<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Lo sapevamo gi\u00e0, ma il Censis ce lo mette <b>nero su bianco<\/b>: gli italiani non sopportano pi\u00f9 la politica cos\u00ec come \u00e8 oggi. E il 30% sono convinti che le autocrazie siano pi\u00f9 adatte allo spirito del tempo. <b>Gli italiani hanno fiducia in Putin (12,8%), in Orban (12,4%) in Erdogan (11%), Trump (16,3%3 persino in Xi Jiping (13,9%)<\/b>. Ma poi c&#8217;\u00e8 l&#8217;ombrello di <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/argomenti\/leone\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Leone XIV<\/a> che mette d&#8217;accordo il 66,7% della popolazione. Benvenuti nella 59esima fotografia del Censis che ci consegna\u00a0 un&#8217;Italia \u00abselvaggia che si arrabatta tra la difficolt\u00e0 di arrivare a fine mese e l&#8217;insofferenza per la questione politica a tutto tondo\u00bb. <b>Perch\u00e9 non sono disillusi soltanto da quella italiana e puntano il dito contro quella che loro ritengono l&#8217;inefficienza dell&#8217;Unione Europea<\/b>: per il 62% non ha un ruolo decisivo nelle partite globali, il 53% ritiene che sia destinata ad una ruolo marginale in un mondo dove prevale l&#8217;aggressivit\u00e0 e la forza.\u00a0<\/p>\n<p>    Il consenso pro pal<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La partecipazione al voto<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/opinioni\/25_novembre_24\/vince-l-astensione-e-una-patologia-2bb25e87-3112-4073-ad17-811d88c5axlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> diventa sempre pi\u00f9 scarsa<\/a>, anno dopo anno: nel 2022 l&#8217;astensione ha raggiunto la cifra record del 36,%, ovvero 9 punti percentuali in meno rispetto alle precedenti elezioni europee. <b>Uno sguardo al passato<\/b>, il 1979 come parametro di riferimento quando l&#8217;astensione si fermava al 14,3%. Nel 2003 il 57,1% degli italiani si informava regolarmente di politica, nel 2024 la percentuale \u00e8 scesa al 48,2%. I cittadini che ascoltano dibattiti politici erano allora il 21,1% e sono oggi il 10,8%. <b>La partecipazione ai comizi si \u00e8 dimezzata<\/b>: dal 5,7% al 2,5% (dal 6,3% all\u20191,9% tra i giovani di 20-24 anni). E le mobilitazioni di piazza raccolgono sempre meno adesioni: nel 2003 il 6,8% degli italiani aveva partecipato a cortei, vent\u2019anni dopo il 3,3%. Un\u2019eccezione, dunque, le recenti proteste <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/caffe-gramellini\/25_dicembre_02\/mistero-pro-pal-386f2df0-a8a7-4585-8057-7a1592cbfxlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">per il conflitto in Palestina.<\/a>    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    Il grande debito<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il nostro <a href=\"\">debito\u00a0 pubblico<\/a> \u00e8 arrivato a distaccare di parecchio le altre nazioni d&#8217;Europa: tra il 2001 e il 2024 \u00e8 lievitato dal 108,5% al 134,9% in termini percentuali. I<b>n ogni caso non siamo l&#8217;unico malato i Europa, a vedere la media dei Paesi del G7, nello stesso periodo \u00e8 lievitato dal 75,1% al %124%<\/b>. A settembre il debito pubblico italiano\u00a0 il debito pubblico italiano ha raggiunto la cifra record di 3081 miliardi di euro (pi\u00f9 38,2 rispetto a settembre 2001), ovvero il valore del Pil, \u00e8 il valore pi\u00f9 alto tra tutti i Paesi europei, ad Eccezione di Ungheria e Grecia.\u00a0<\/p>\n<p>    La carica dei cinquantenni nel mercato del lavoro<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C&#8217;\u00e8 un dato che fa suonare un grande campanello d&#8217;allarme per la crescita produttiva del nostro paese: vengono assunti sempre pi\u00f9 over 50 rispetto ai\u00a0 giovani. Per capire: nel biennio 2023-2024 c&#8217;\u00e8 stato un incremento di occupati di 833mila persone, di questi 704 mila hanno, appunto, pi\u00f9 di cinquant&#8217;anni (l&#8217;84,5%).\u00a0<br \/><b\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il saldo positivo nei primi dieci mesi del 2025 (206.000 occupati in pi\u00f9 r rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno scorso) dipende esclusivamente dai pi\u00f9 anziani, che aumentano di 410.000 unit\u00e0 (+4,2%), a fronte di -96.000 occupati di 35-49 anni (-1,1%) e -109.000 con meno di 35 anni (-2,0%). Tra i giovani sono in netto aumento gli inattivi: +176.000 nei primi dieci mesi dell&#8217;anno (+3,0%). Nel biennio 2023-2024 l&#8217;input di lavoro supera largamente la crescita dell&#8217;economia: +3,7% gli occupati, +5,3% le ore lavorate, solo +1,7% il Pil.<\/p>\n<p>    Il desiderio di stabilit\u00e0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Checco Zalone ha intercettato in anticipo con i suoi film la mania degli italiani per il posto fisso. Il 46,4% sogna un impiego nel settore pubblico, a differenza del 30,6% che opterebbe per il privato. Solo l&#8217;11% sceglierebbe la libera professione o l&#8217;imprenditoria.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La stabilit\u00e0 \u00e8 il motivo dominante<\/b>: il 63% degli occupati nel settore pubblico la indica come la prima ragione, seguita dalla certezza del reddito fisso (55,1%) e dalla possibilit\u00e0 di evitare il rischio di licenziamento (35,2%). Gli italiani cercano soprattutto impieghi duraturi, capaci di garantire continuit\u00e0 nel tempo. Infatti, la permanenza media nello stesso lavoro \u00e8 di 11,7 anni, a fronte di una media dell&#8217;Unione europea di 9,9 anni.<\/p>\n<p>    Solo un dipendente su tre si sente molto motivato<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Solo il 38% dei lavoratori italiani ritiene il proprio ambiente professionale psicologicamente ed emotivamente salubre: un valore ben al di sotto di quello registrato nei Paesi nordeuropei, che superano il 60%. <b>Solo il 29,4% degli occupati dipendenti nel settore privato in Italia si sente molto motivato<\/b> a dare il massimo nel proprio lavoro.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tra i lavoratori che hanno pi\u00f9 di 55 lo afferma pi\u00f9 di uno su tre (il 37,5%), tra gli under 44 la quota scende a circa uno su quattro (il 24,0%).\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Anche la posizione occupata all&#8217;interno delle gerarchie aziendali fa la differenza: i dipendenti intermedi mostrano un tasso di motivazione elevato: il 32,2% contro il 26,1% di chi svolge mansioni esecutive. <b>Quando l&#8217;engagement viene a mancare, sorge il disimpegno<\/b>, conseguenza di diversi fattori: il disallineamento tra le competenze del lavoratore e le mansioni affidate, e la disillusione, con un distacco emotivo dalle attivit\u00e0 lavorative svolte e la perdita di centralit\u00e0 del lavoro nella vita delle persone.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La disaffezione al lavoro rappresenta una delle maggiori sfide per le imprese. Il 38,3% dei lavoratori percepisce un impatto forte e tangibile sulla produttivit\u00e0 aziendale, un ulteriore 34,2% lo riconosce come un fattore influente. <b>Conseguentemente, calano gli indicatori di produttivit\u00e0<\/b>: -2,0% il valore aggiunto per occupato e -3,5% il valore aggiunto per ora lavorata.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In compenso l&#8217;Italia \u00e8 balzata alla quattordicesima posizione tra le economie mondiali per<b> intensit\u00e0 di automazione<\/b>, con una quantit\u00e0 di robot installati per numero di addetti superiore alla media europea, statunitense e asiatica, e risulta al sesto posto nel mondo per numero di robot industriali installati nel 2023, con pi\u00f9 di 10 mila nuove installazioni.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>    Le culle non si riempiono<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 un ritornello di tutti gli studi statistici degli ultimi anni: nascono sempre\u00a0 meno bambini, di conseguenza l&#8217;Italia continua ad invecchiare e pure rapidamente. Le persone dai 65 anni in su rappresentano il 24,7% della popolazione (14,6 milioni di persone): erano il 18,1% nel 2000 (10,3 milioni) e il 9,3% nel 1960 (4,6 milioni). <b>L\u2019aspettativa di vita \u00e8 arrivata a 85,5 anni per le donne e 81,4 per gli uomini: circa 5 mesi in pi\u00f9 solo nell\u2019ultimo anno<\/b>. E i centenari, 594 nel 1960, diventati 4.765 nel 2000, oggi sono 23mila548. Nel 2045 le persone dai 65 anni in su saranno aumentate di quasi 4,5 milioni e raggiungeranno i 19 milioni (il 34,1% della popolazione). <b>Il desiderio di prolungare l\u2019esistenza sfuggendo alle malattie \u00e8 la regola che accomuna la nuova generazione di anziani.<\/b> Una tendenza a vivere come eterni adulti, senza limitazioni legate all\u2019avanzare dell\u2019et\u00e0. Con la consapevolezza di custodire e trasmettere in eredit\u00e0 risorse, non solo materiali, di cui le giovani generazioni non potranno godere in ugual misura.<\/p>\n<p>    Libri versus device<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Negli ultimi vent\u2019anni (2004-2024) <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/opinioni\/24_luglio_14\/consumi-culturali-ma-dov-e-finita-l-elite-ca4486ae-827f-4f1e-a1c9-8e4acf4ddxlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">la spesa per la cultura delle famiglie<\/a> italiane si \u00e8 drasticamente ridotta (-34,6%). Si tratta di poco pi\u00f9 di 12 miliardi di euro nell\u2019ultimo anno, ovvero poco pi\u00f9 di un terzo di quanto spendiamo nell\u2019insieme per smartphone e computer (quasi 14,5 miliardi nel 2024: +723,3% negli ultimi vent\u2019anni) e servizi di telefonia e traffico dati (17,5 miliardi).<b> La riduzione dei consumi culturali dipende dalla forte contrazione della spesa per giornali (-48,3% in vent\u2019anni) e libri<\/b> (-24,6%).\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma contemporaneamente gli altri consumi di beni (+14,2%) e servizi culturali (+28,9%) non sono affatto diminuiti. <b>Nell\u2019ultimo anno il 45,5% degli italiani \u00e8 andato al cinema, il 24,7% ha assistito a eventi musicali, il 22,0% a spettacoli teatrali, il 10,8% a concerti di musica classica e all\u2019opera.<\/b> Musei e mostre sono stati visitati dal 33,6% degli italiani, siti archeologici e monumenti dal 30,9%. L\u2019offerta culturale diventa sempre pi\u00f9 un dispositivo esperienziale.<\/p>\n<p>    La Capitale ha il record dei reati<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Roma ha il record in Italia per numero di reati commessi (271,8 mila nel 2024), seguita da Milano (226 mila reati). Nel primo semestre del 2025, per\u00f2, i reati commessi a Roma si sono ridotti del 7,0% rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno precedente e a Milano dello 0,9% si legge ancora nel rapporto.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>A gonfiare il dato relativo ai furti a Roma sono i borseggi:<\/b> nel 2024 nella capitale ne sono stati denunciati 33.468, il 23,8% del totale nazionale, compiuti a un ritmo di 92 al giorno. Segnali positivi vengono anche in questo caso dai primi sei mesi del 2025, quando i borseggi a Roma si sono ridotti del 13,7% rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno precedente. <b>Sia a Roma che a Milano aumentano le rapine in pubblica via. <\/b>A Milano nel 2024 sono state 2.624, in crescita del 32,1% rispetto all&#8217;anno pre-pandemia. Nello stesso anno a Roma ne sono state commesse 2.016, il 51,5% in pi\u00f9 di quelle commesse nel 2019. Anche questi reati nei primi sei mesi del 2025 si riducono: del 18,4% a Milano e del 24,5% a Roma, rispetto a una contrazione media nazionale dell&#8217;8,4%.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Preoccupante \u00e8 il dato sulle violenze sessuali<\/b>, che a Milano nel 2024 sono state 691 (circa il 10% del totale nazionale), con un incremento del 67,3% rispetto al 2019, e a Roma 510, in crescita del 22,3%. Anche le violenze sessuali nel 2025 sono in diminuzione: nel primo semestre fanno registrare un calo del 20,8% a Milano e del 16,2% a Roma (-11,7% in Italia)\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"is-mr-t-20 is-mr-b-20\"><b><br \/>\n                    <a href=\"https:\/\/roma.corriere.it\/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_roma\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Vai a tutte le notizie di Roma<\/a><br \/>\n            <\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?theme=52&amp;intcmp=NL-artic_nd_050624_corriere_ss_roma\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Iscriviti alla newsletter di Corriere Roma<\/a><\/b><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-12-05T11:35:44+01:00\">5 dicembre 2025 ( modifica il 5 dicembre 2025 | 11:35)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Alessandra Arachi L&#8217;Italia che diserta le 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