{"id":249694,"date":"2025-12-07T12:24:12","date_gmt":"2025-12-07T12:24:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/249694\/"},"modified":"2025-12-07T12:24:12","modified_gmt":"2025-12-07T12:24:12","slug":"il-racconto-della-mamma-di-un-hikikomori-non-capivo-mio-figlio-ho-scambiato-il-suo-disagio-profondo-con-un-problema-delladolescenza-in-quarta-liceo-e-precipitato-in-un-gorgo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/249694\/","title":{"rendered":"Il racconto della mamma di un hikikomori: \u00abNon capivo mio figlio, ho scambiato il suo disagio profondo con un problema dell&#8217;adolescenza. In quarta liceo \u00e8 precipitato in un gorgo\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Walter Veltroni<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">La classe, la famiglia, i silenzi, le cadute e le risalite di un 23enne. \u00abA scuola non \u00e8 pi\u00f9 voluto andare e per me \u00e8 stata una tragedia\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Marta, il cognome non serve, \u00e8 una  donna segnata e combattiva.  <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/cronache\/25_agosto_20\/ragazzi-chiusi-camera-hikikomori-segnali-3e10bd56-7f88-441a-aba1-60a1fc6e0xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Suo figlio per anni, troppi anni, ha deciso di chiudere la porta della sua stanza e di isolarsi dal mondo.<\/a> Marco, il figlio che Marta ama,  a un certo punto ha deciso che non voleva pi\u00f9 andare a scuola, non voleva fare altro che stare tra le sue quattro mura, il computer come finestra sul mondo. <a href=\"https:\/\/milano.corriere.it\/notizie\/cronaca\/25_luglio_15\/nostro-figlio-15-anni-hikikomori-chiuso-in-casa-da-un-anno-togliergli-il-pc-e-il-telefonino-e-stato-l-errore-piu-grande-6784afaa-0f15-4690-84d3-1d05596aexlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Lo si \u00e8 chiamato <b>\u00abhikikomori\u00bb<\/b>,<\/a> ma \u00e8 un termine che funziona come un\u2019attache che riunisce mille storie diverse, non un protocollo sempre uguale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abMi considero una donna mentalmente indipendente e autonoma. Prendo le decisioni per conto mio. Ora sono divorziata e ho educato i miei due figli: la maggiore ha ventisette anni e Marco ne ha venticinque. Sono fiera di aver dato loro l\u2019idea di <b>indipendenza intellettuale ed economica<\/b>. Ho sempre creduto che lo studio aprisse molte porte. Durante la mia giovinezza, negli anni \u201850 e \u201860, avevamo molti sogni e ambizioni. E sono felice di averli conosciuti e vissuti. Studiare era la chiave di tutto. Ho frequentato veterinaria a Pisa, un\u2019esperienza dura per me, dato che ero lontana da casa. Ma ce l\u2019ho fatta. Dopo la laurea, sono tornata a Roma e ho iniziato a lavorare in un ente di ricerca, occupandomi di biomedicina. Qui ho conosciuto il mio ex marito; ci siamo sposati e abbiamo avuto due figli. Dopo quasi sedici anni di matrimonio, ho deciso di lasciarlo perch\u00e9 mi sentivo molto sola\u00bb.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Com\u2019era Marco da bambino?<\/b><br \/>\u00abFino a un anno \u00e8 stato invisibile. Un bambino buonissimo, direi un osservatore. Socievole, non \u00e8 stato un bambino particolarmente difficile. Poi, da quando ha cominciato a camminare, ha camminato sempre dall\u2019altra parte. <b>Era un bambino \u201coppositivo\u201d<\/b>. Marco andiamo di qua. No, no. Un bambino sfidante, certo pi\u00f9 della sorella che invece \u00e8 sempre stata molto accondiscendente. Quando sgridavo Marco e lo mettevo all\u2019angolo, dopo due minuti se ne andava. Giorgia, la grande, ci poteva stare mezza giornata. Finch\u00e9 io non la richiamavo, non si spostava. Marco piangeva a ogni compleanno, ogni situazione di emozione lo metteva in crisi. La nostra colpa \u00e8 stata sottovalutare questa sensibilit\u00e0, i suoi stati d\u2019animo. Ha sofferto molto la separazione e anche la mia scelta di trovare un\u2019altra casa, con loro. La psicologa che abbiamo incontrato con mio marito ci ha detto che per i bambini lasciare la casa, specie per effetto del trauma di una divisione degli affetti pi\u00f9 cari, \u00e8 come essere strappati dal nido. Altra sottovalutazione, altro errore. <b>Marco aveva sei anni, Giorgia otto. <\/b>Quando siamo andati nella nuova casa, ogni distacco da me era un dramma. All\u2019asilo la maestra ci disse che Marco non stava alle regole e ci chiese se in casa ne avevamo. Le dissi che forse ne stabilivamo anche troppe: a tavola si sta composti, non si risponde male, niente parolacce. Siamo stati una famiglia un po\u2019 rigida. Non severa, ma ci tenevamo a fissare dei paletti del comportamento. Ricordo che in prima liceo, a una cena di classe, i ragazzi si alzarono tutti dal loro tavolo e Marco, tra lo stupore degli altri genitori, venne da me a chiedere se poteva farlo.<\/p>\n<p>APPROFONDISCI CON IL PODCAST<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Alle medie \u00e8 cominciato il calvario. Si sentiva inadeguato, come un marziano tra i suoi compagni di classe che parlavano solo di cose che non lo interessavano. <b>Si sentiva tagliato fuori, emarginato. <\/b>Cominci\u00f2 ad invidiare un ragazzo che era un po\u2019 il bulletto della classe, gli piaceva forse la sua totale, quasi anarchica, libert\u00e0. Marco \u00e8 sempre stato molto bello, intelligente e a scuola, alle medie, andava bene. Ma l\u00ec qualcosa ha iniziato a corrodere la sua fiducia negli altri, a destrutturare la sua presenza nel mondo. Lui ci ha sempre rimproverato di non averlo ascoltato, di non averlo capito. \u201cAlle medie mi hanno bullizzato e voi non mi avete creduto\u201d, \u00e8 stata la sentenza che ci ha inchiodato.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Al primo anno di scientifico la crisi \u00e8 esplosa<\/b>. La scuola era severa. Ma quell\u2019anno Marco ha avuto un professore di italiano del quale era entusiasta. Portava il giornale in classe, ascoltava le opinioni dei ragazzi, consentiva loro di esprimersi, non solo dire quello che sapevano. Ma era un supplente e credo che mio figlio abbia sofferto quando ha capito che sarebbe andato via. Questa \u00e8 una cosa che nella vita di Marco torna sempre. Lui dice: \u201cNon voglio essere giudicato per quello che so, ma per quello che sono\u201d. Perch\u00e9 lui si riconosce delle capacit\u00e0. Ma soffre perch\u00e9 gli altri si limitano a giudicarlo, <b>non hanno interesse a esplorare la sua interiorit\u00e0.<\/b> La scuola gli sembrava pi\u00f9 un\u2019aula di tribunale che un laboratorio di ricerca. \u201cMi puoi anche giudicare male ma mi devi conoscere, no? Quell\u2019anno, nel primo trimestre, Marco andava benissimo. Ricordo un episodio singolare. La professoressa di latino mi disse in corridoio davanti a mio figlio: \u201cMarco deve essere un esempio per tutta la classe, noi li vogliamo cos\u00ec: intelligenti, svegli, decisi. Deve essere un esempio per tutta la classe, altrimenti questi cinesi ci si mangiano a tutti\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>I cinesi?\u00a0<br \/><\/b>\u00abS\u00ec aveva paura dei cinesi. Comunque l\u2019otto gennaio, alla ripresa delle lezioni, Marco non \u00e8 pi\u00f9 voluto tornare a scuola ed \u00e8 stata una lotta portarcelo. Ogni giorno urla e strilli. Noi eravamo spiazzati da questa fuoriuscita dal progetto educativo, improvvisa. E qui un altro errore: <b>abbiamo scambiato un disagio profondo con i sintomi tipici dell\u2019et\u00e0 adolescenziale. <\/b>Scambi un dolore per una ribellione, confondendo l\u2019ordine dei fattori. Pensi: eccola, \u00e8 arrivata l\u2019adolescenza, cominciano i conflitti. Ma era di pi\u00f9, molto di pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La mattina Marco cosa diceva?<\/b>\u00a0<br \/>\u00abNiente, si metteva sotto al piumino, ho mal di testa, ho mal di pancia, non me la sento. E poi ha cominciato a giocare al computer\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Che gioco, Fortnite?<\/b>\u00a0<br \/>\u00abNo, si \u00e8 appassionato a League of Legends.<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/figli-genitori\/vite-di-adolescenti\/25_novembre_06\/abbandonare-la-scuola-e-chiudersi-in-cameretta-che-cos-e-l-ansia-sociale-di-cui-soffre-claudio-76bdf820-ede0-4cbd-ab21-daab8fb9exlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> Passava le giornate cos\u00ec. La porta chiusa, sdraiato sul letto, con il telefono in mano<\/a> e questo gioco come sua amata ossessione che, in effetti, era come un\u2019anestesia. Poi ha cominciato a non venire a cena con noi. A scuola almeno un giorno a settimana non andava, diceva di annoiarsi\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ma gli insegnanti non le dissero nulla?<\/b><br \/>\u00abNo, non si accorsero o sottovalutarono. Alla fine fu promosso. L\u2019anno dopo gli abbiamo cambiato scuola, per fargli ritrovare i suoi amici delle medie. Amici, perch\u00e9 a Marco non sono mai mancati n\u00e9 loro n\u00e9 le ragazze, nonostante la sua autoreclusione\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lui era d\u2019accordo ad andare in questa nuova classe?<\/b>\u00a0<br \/>\u00abS\u00ec, era contento. Ma purtroppo non port\u00f2 nessun beneficio. \u00c8 andata quasi peggio, la preside con la quale parlammo fu molto severa: \u201cTutti venite da quella scuola pensando che qui si studi di meno, ma vi sbagliate\u201d. Insomma gli ha fatto una ramanzina, invece di accoglierlo. I professori si sono presto innamorati di Marco perch\u00e9 dicevano che partecipava, poneva domande\u2026Per\u00f2 poi ha cominciato a fare tante assenze. Quando andavo a parlare coi professori mi chiedevano: \u201cMa perch\u00e9 Marco viene poco?\u201d. \u201cNon lo so, me lo dica lei\u201d. Io ero confusa, completamente spiazzata da questo comportamento di mio figlio. E di nuovo, dopo Natale, il ritiro progressivo nella sua stanza, andava a scuola il minimo necessario per non superare il 40% delle assenze con le quali si viene bocciati. Quell\u2019anno ce la fece\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ma i suoi amici, quando lui si chiudeva in quella stanza?<\/b><br \/>\u00abSono spariti, ma era giusto cos\u00ec. A 15 anni fai fatica a farti carico del disagio degli altri, stai attraversando il tuo percorso a ostacoli, quella pista accidentata che \u00e8 l\u2019adolescenza. Ricordo che il giorno del compleanno di Marco invitai il suo amico del cuore e lui lo abbracci\u00f2 piangendo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ma quella porta restava chiusa\u2026\u00a0<\/b><br \/>\u00abS\u00ec. Ho tolto le chiavi, le ho tolte per evitare che si chiudesse in modo definitivo. E perch\u00e9, sinceramente, ho anche avuto paura del peggio. Marco vieni a mangiare con noi? No. Qualche volta ho insistito, qualche volta no, ma, se arrivava mio padre a pranzo, lui lo accoglieva sempre a braccia aperte\u00bb.  Voi cosa avete fatto, di fronte a quella porta serrata?  \u00abAbbiamo iniziato un percorso con una psicologa, molto severa. Mi piaceva. Disse a me che ero una presenza troppo morbosa e a mio marito che era troppo assente. Due opposti, entrambi nocivi per Marco. E ci ha raccomandato di non togliergli il computer, il suo contatto col mondo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nel corso di una giornata lei quante volte aveva la possibilit\u00e0 di parlare con Marco?<\/b><br \/>\u00abPraticamente sempre. Tutti i giorni mi affacciavo e gli chiedevo \u201cCome stai?\u201d Lui rispondeva: \u201dBene, bene\u00bb.  Punto e basta?  \u00abS\u00ec, ho sempre cercato di coinvolgerlo in qualcosa, musica, sport. Vuoi fare qualcosa? Lui rispondeva: \u201cNiente, sto bene cos\u00ec\u201d Gli dicevo:\u201d La vita non verr\u00e0 mai dentro questa stanza, sei tu che devi andare incontro alla vita\u201d. In terza liceo andava un po\u2019 di pi\u00f9, ma si addormentava in classe perch\u00e9 passava la notte a giocare al computer. Lui diceva che si annoiava, ma in realt\u00e0 stava alterando il rapporto tra giorno e notte, quello che succede ai ragazzi che vivono questo disagio. <b>In quarta liceo \u00e8 stato il disastro. Ha proprio smesso di andare e per noi \u00e8 stata una tragedia.<\/b> Quando vedevo per strada i ragazzi che all\u2019uscita da scuola ridevano e si abbracciavano mi veniva da piangere pensando che Marco, e noi, non potevamo vivere la stessa gioia. Lo abbiamo iscritto in una scuola privata dove non c\u2019era stress: niente interrogazioni, niente giudizi. Per lui era meno pesante, ma alla fine di quell\u2019anno ha deciso che basta, non avrebbe fatto il quinto, neanche nella privata. Per un anno \u00e8 stato chiuso nella sua stanza. Allora ho deciso che saremmo andati, lui ed io, a vivere in campagna. E paradossalmente la sua decisione cos\u00ec netta di non andare a scuola ha avuto un effetto positivo. Smettendo di avere l\u2019ossessione ogni mattino \u2014 andr\u00e0 o non andr\u00e0? \u2014 ho ridotto la pressione su di lui. Poi \u00e8 stato Marco stesso a dirmi di guardare i video di Marco Crepaldi, presidente dell\u2019associazione Hikikomori, e cos\u00ec mi sono avvicinata a loro, ed \u00e8 stato bellissimo.<b> Improvvisamente non mi sono pi\u00f9 sentita sola,<\/b> ho potuto condividere la mia storia, capire quanti punti di contatto ci fossero con le vicende di altre famiglie. Ci dicevano, giustamente: \u201cNon stressate i ragazzi, non li caricate anche dei vostri problemi. Non pensate di far loro del bene accentuando il senso di colpa che \u00e8 proprio il loro problema. Vivete la vostra vita e siate un esempio di vita sana. Una luce nel buio\u201d. L\u2019estate successiva ho detto a Marco: \u201cQui vicino c\u2019\u00e8 una scuola privata, l\u2019Istituto Tecnico Agrario. Vogliamo andare a parlare col preside per vedere se c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di farti fare il quinto anno, magari integrando delle materie? Lo vedevo molto sereno. <b>Intanto io avevo fatto il mio percorso e mi ero iscritta all\u2019associazione Hikikomori.<\/b> Lui ha apprezzato questa volont\u00e0 di rimettermi in gioco e mi ha detto di s\u00ec. Abbiamo parlato col preside ma poi \u00e8 successa una cosa incredibile. Tornando da questo incontro Marco in macchina mi ha detto: \u201cMamma, ma se io invece mi iscrivessi alla scuola statale?\u201d. Mi sembrava di impazzire dalla felicit\u00e0. Siamo andati dalla preside del liceo scientifico, una persona incredibile che ha capito subito quale era la situazione, ha parlato con Marco con un atteggiamento accogliente e gli ha suggerito delle soluzioni. Io sono uscita con le lacrime agli occhi. Per una persona come Marco, le parole cambiano il corso della vita. Si \u00e8 iscritto e andava a scuola felicissimo. Ha comprato pantaloni, magliette, camicie, aveva vissuto in tuta per tanto tempo. Si \u00e8 messo con una ragazza, ha conosciuto nuovi amici.  Tutto bene, fino a marzo. Infatti era il 2020, ed \u00e8 cominciato il lockdown. Quindi di nuovo a casa, stavolta obbligato. E quella follia della Dad. Ha preso la maturit\u00e0, bene. Ma quella porta si \u00e8 richiusa. Lui ha immense risorse e le ha messe in campo. Si \u00e8 iscritto a un corso della Regione per \u201cgame developer\u201d la sua passione, ha una ragazza, sogna di trovare un lavoro e di andare a vivere per conto suo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un giorno, poco tempo fa, sono tornata a casa e l\u2019ho visto cupo, dopo giorni di serenit\u00e0. Mi ha detto che si era svegliato con mille energie positive, ma che una mia telefonata lo aveva disturbato e mi ha ripetuto, quel giorno, che io e mio marito gli abbiamo distrutto la vita. Ma era stata una semplice telefonata, senza pressione. <b>Spesso questi ragazzi precipitano in un gorgo<\/b> dei loro stessi pensieri e si ingarbugliano. Abbiamo discusso, ma la mattina dopo \u00e8 uscito di casa e mi ha portato dei maritozzi con la panna chiedendomi scusa. I pi\u00f9 buoni maritozzi che abbia mai mangiato\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Questa \u00e8 la storia di Marta e Marco<\/b>. Come in Rashomon le stesse vicende della vita possono essere raccontate in molti modi diversi. Sarebbe bello un giorno, quando se la sentir\u00e0, ascoltare la voce di Marco. Il suo sguardo sul passato, ora che il futuro comincia a prendere forma, fuori da quelle quattro mura.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-12-07T10:38:41+01:00\">7 dicembre 2025 ( modifica il 7 dicembre 2025 | 10:38)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Walter Veltroni La classe, la famiglia, i silenzi, le cadute e le risalite di un 23enne. 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