{"id":250661,"date":"2025-12-08T02:51:14","date_gmt":"2025-12-08T02:51:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/250661\/"},"modified":"2025-12-08T02:51:14","modified_gmt":"2025-12-08T02:51:14","slug":"io-figlio-fortunato-di-milano-mi-sento-straniero-in-questo-luna-park-che-non-chiude-mai-una-citta-superlativa-nel-bello-e-nel-brutto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/250661\/","title":{"rendered":"\u00abIo, figlio fortunato di Milano, mi sento straniero in questo luna park che non chiude mai: una citt\u00e0 superlativa nel bello e nel brutto\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>                                                                                                                      di Carlo Verdelli<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">La parola pi\u00f9 usata \u00e8 \u00abgentilissimo, gentilissima\u00bb, superlativo assoluto, come lo skyline, una corona che sta germogliando punte ardite e gli scheletri in costruzione di altre che svetteranno<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ci sono nato, ci ho vissuto tranne che per brevi periodi,<b> ci sono invecchiato dentro.<\/b> Dal seggiolone dove a volte mi sistemavano, vedevo un prato e le pecore che lo attraversavano. Abitavamo nell\u2019ultimo pezzetto prima che la citt\u00e0 finisse per lasciare strada <b>allo svincolo che portava ai laghi,<\/b> praticamente sulla punta della coda della Grande Milano.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La nostra casa era al margine del viale, una volta contammo i negozi: trentasette.<b> Ne saranno rimasti dieci, ma ormai capita anche in zone nobili, <\/b>i dintorni di piazza Missori sono un rosario di \u201cchiuso per sempre\u201d. Succede ovunque, ma parlo delle insegne che ho visto spegnersi io.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ogni tanto si prendeva il tram e in venti minuti si arrivava <b>al cinema pi\u00f9 vicino,<\/b> dove entravi quando volevi, a film iniziato, e poi potevi restare a rivedere la parte che ti mancava. Si chiamava Cinema Poliziano, adesso \u00e8 un hotel. Una o due volte l\u2019anno mi portavano <b>sul sagrato del Duomo<\/b> a dare il becchime ai piccioni, che si comprava in una bancarella fuori dalla Galleria.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Adesso \u00e8 vietato, sci\u00f2 piccioni, cagano sui monumenti e <b>sciupano l\u2019arredo urbano.<\/b> Ma allora sembravano parte animata della cattedrale, sfarfallio di pace e allegria. <b>Ero un figlio fortunato di Milano<\/b>, ben contento di esserlo. Questa sensazione di sentirsi infinitesima parte di una comunit\u00e0 in cui in qualche modo mi riconoscevo \u00e8 durata tanto. Poi si \u00e8 diluita. Poi si \u00e8 come ribaltata. Un poco per volta, e ormai credo irrimediabilmente, <b>fatico a sentirmi milanese. <\/b>Continuo ad abitare la citt\u00e0 come un ospite residente e la guardo stranito e straniero. E quello che vedo mi piace sempre meno.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019erano anche prima i ricchi, i medi e i poveri, ma \u00e8 come se le barriere, che ovunque li dividono, qui fossero pareti mobili.<b> Ognuno al suo posto ma con la possibilit\u00e0 di cambiarlo. <\/b>Il traffico era l\u2019emblema di questo movimento. Adesso il traffico \u00e8 lo sfogatoio di una rabbia diffusa e sottopelle, tardi un secondo al semaforo e<b> ti suonano infuriati.\u00a0<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E le barriere sembrano diventate <b>trincee, difese con protervia<\/b>: prima fila, posti seduti, piccionaia, fila all\u2019ingresso per i tanti che hanno il biglietto scaduto o non ce l\u2019hanno proprio. E queste file si ingrossano come fiumi quando \u00e8 brutto, l<b>a vita e le cose costano molto di pi\u00f9 che altrove<\/b>, s\u2019allunga la processione di gente che si mette in coda alla Caritas o dai francescani o alle mense anti-gelo del Comune per avere gratis pasto, vestiti e medicine, come durante la guerra.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Solo che adesso c\u2019\u00e8 pace e prosperit\u00e0, <b>la parola pi\u00f9 usata \u00e8 \u201cgentilissimo, gentilissima\u201d, <\/b>superlativo assoluto, come lo skyline, una corona che sta germogliando punte ardite e gli scheletri in costruzione di altre che svetteranno. E sotto, <b>un mare grigio di cemento,<\/b> pi\u00f9 della met\u00e0 del suolo edificato, il verde rattrappito che macchia il quadro qua e l\u00e0: in Italia nessuno si \u00e8 spinto a tanto, record nazionale e piazzamento da podio continentale.<b> Tutto superlativo, anche nel brutto<\/b> e nell\u2019incoscienza edilizia che sterilizza la terra riducendola a base solida per costruzioni magnifiche e progressive.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Figlio fortunato di questa citt\u00e0 oggi mi sento stranito\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/69305e3cb38f4.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/69305e3cb38f4.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sapessi com\u2019\u00e8 strano vedere quanto \u00e8 cambiata Milano. <b>Ogni citt\u00e0, come ogni persona e ogni giornale, ha un proprio codice genetico.<\/b> Con il tempo si modifica l\u2019intorno, tanto o poco dipende, ma il Dna resta come in origine. Mettere mano a questo nucleo comporta dei rischi i cui esiti sono imprevedibili, non sempre benefici.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ti ritrovi davanti qualcosa o qualcuno che fatichi a riconoscere, indipendentemente dal giudizio che puoi dare sulla <b>mutazione<\/b>. La bulimia di progresso, la rincorsa per restare agganciati al treno delle metropoli che contano, <b>due aeroporti, otto universit\u00e0, cinque linee di metropolitana<\/b> pi\u00f9 una sesta in progettazione (la rosa). E gli eventi, centinaia di eventi, anche tre o quattro in contemporanea, <b>design, moda, digital, book, pet, cartoon e strip, beauty, supercar, runner e biker, <\/b>apericena e piccoli omaggi ai partecipanti, in una luna park che non chiude mai, le bollicine di una coppa di champagne senza fondo.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Festa mobile, festa continua, che agli investitori gli eventi piacciono e a Milano piacciono gli investitori, senza andare troppo per il sottile, <b>sultani del Qatar o emirati limitrofi<\/b>, fedine penali linde o macilente, fare soldi per fare altri soldi.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Figlio fortunato di questa citt\u00e0 oggi mi sento stranito\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/69305e5455b86.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/69305e5455b86.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il ragazzo che cinque ragazzi <a href=\"https:\/\/milano.corriere.it\/notizie\/cronaca\/25_novembre_25\/studente-accoltellato-i-due-18enni-restano-in-carcere-hanno-minimizzato-le-loro-colpe-e-dato-versioni-inverosimili-d2c053dc-df55-4918-bdac-83ad039b7xlk.shtml\" title=\"Studente accoltellato, i due 18enni restano in carcere: hanno \u00abminimizzato\u00bb le loro colpe e dato \u00abversioni inverosimili\u00bb\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">hanno massacrato fuori da una discoteca<\/a> in Corso Como per rubargli 50 euro studia alla Bocconi e per una coltellata rischia lesioni permanenti alla gamba. <b>Il branco era italiano, anche di buona famiglia,<\/b> con un egiziano a fare il palo, ma poteva avere una qualsiasi combinazione etnica. Non \u00e8 dove \u00e8 nato chi \u00e8 stato, ma perch\u00e9 l\u2019ha fatto: <b>50 euro, e la strafottenza di chi si vanta per la selvaggia bravata,<\/b> \u00aboh c\u2019\u00e8 un video dove si vede che lo scanniamo\u00bb.\u00a0Il padre esasperato della vittima: \u00abOrmai \u00e8 come il Bronx\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Esagera, comprensibilmente. Pi\u00f9 che altro <b>ricorda l\u2019invasione dei cinghiali a Roma. <\/b>Gruppi di giovani lupi vanno a digrignare denti dalle parti dove c\u2019\u00e8 qualcuno da spogliare, che siano soldi, un capo firmato o un iPhone. Capita in ogni citt\u00e0, paese, borgo non solo italiano. <b>Qui per\u00f2 c\u2019\u00e8 un bersaglio pi\u00f9 grosso: <\/b>nella metropoli che scintilla, il mirino \u00e8 puntato sul quadrilatero diventato esagono (alla zona tradizionale del lusso, tra via Monte Napoleone e via della Spiga, si sono aggiunte CitiyLife e piazza Gae Aulenti).<b>\u00a0<\/b><br \/><b><br \/>I lupi delle periferie, detti maranza, <\/b>sconfinano, sbranano, terrorizzano le vittime, e se qualcuno finisce al Minorile pensa che sia una medaglia al valore quando \u00e8 invece l\u2019inizio della sua fine.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Figlio fortunato di questa citt\u00e0 oggi mi sento stranito\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/69305ea8ac87f.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/69305ea8ac87f.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ripartiamo dalla matrice originaria, senza andare troppo indietro nel tempo. <b>Milano capitale morale, e quella ce la siamo giocata gi\u00e0 con Tangentopoli, <\/b>primi anni Novanta del secolo scorso. Milano cuore in mano, la Madonnina che brilla da lontano e come la stella cometa guida verso un luogo dove si compie un miracolo, il ponte levatoio del Castello Sforzesco abbassato, venite fedeli o infedeli, le porte sono aperte, <b>c\u2019\u00e8 lavoro e possibilit\u00e0 di benessere per tutti,<\/b> senza neanche bisogno di bussare, solo la disponibilit\u00e0 a darci dentro.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E quell\u2019Italia di allora,<b> primi anni Sessanta,<\/b> si lascia attrarre come polvere di ferro da un magnete, riempie prima la Stazione Centrale e poi le case popolari e le fabbriche, che spuntano copiose come funghi nel bosco dopo una notte di pioggia. E tutti a festeggiare il prodigio della montagnetta di San Siro, <b>ribattezzata Monte Stella, <\/b>tirata su a fine anni Cinquanta con i ruderi della Seconda Guerra Mondiale, 56 metri di buona volont\u00e0, la met\u00e0 del Duomo, un pugno di terriccio coperto di alberelli che adesso fa il solletico agli enormi <b>grattacieli da 170 fino a 200 metri<\/b>, altezzosi anche nella forma e quindi nella denominazione (il curvo, lo storto, lo sdraiato, il verticale a bosco), bandiere di una citt\u00e0 in vertiginosa evoluzione.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>C\u2019era anche un dialetto, il milanese,<\/b> che si parlava nelle case e nei negozi. \u00abCiumbia che baloss, ch\u2019el l\u00ec l\u2019\u00e8 minga in gaina*. Me par un balabiot che te cumbina dei bei rebelot. El me pias nigot, t\u00e8 cap\u00ec? Ma ades ghe pensi mi\u00bb. Ci penso io, <b>tipico della mentalit\u00e0 innata dei bauscia, <\/b>restati tali ma senza pi\u00f9 una parola cos\u00ec calzante che li rappresenti. Tanti altri dialetti hanno resistito, il milanese no, a parte la cadenza a vocali allargate.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma \u00e8 normale che sia sparito, forse neanche i vecchi lo ricordano pi\u00f9, come si dimenticano l\u2019inglese o il francese se smetti per troppo tempo di praticare.<b> La nuova Milano ha una lingua piatta come la sua morfologia,<\/b> a cui si ribella inventandosi uno sviluppo verticale, vetrificato, specchio di un\u2019ambizione che non ha confini n\u00e9 sensi di colpa per quello che era o sembrava essere: <b>solidale, inclusiva, generosa, <\/b>ci si spingerebbe a dire \u201cdemocratica\u201d.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ci hanno snaturato i meridionali, gli emigranti. Ci hanno snaturato i migranti, neri o bianchi che siano. C\u2019\u00e8 una terza ipotesi: <b>ci siamo snaturati da soli,<\/b> assistendo con una certa orgogliosa curiosit\u00e0 alla posa delle prime pietre che avrebbero poi modificato il panorama, e non solo quello.\u00a0<\/p>\n<p>    I sindaci della\u00a0\u00abrivoluzione\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019idea di dare una corposa rinfrescata alla citt\u00e0 l\u2019ha avuta in principio un sindaco, <b>Gabriele Albertini,<\/b> che ha governato per 9 anni (1997-2006) e che non a caso veniva dall\u2019impresa, titolare di un\u2019azienda di pressofusioni in alluminio. <b>Il via alla mutazione comincia con lui, che passa la staffetta a<\/b> <b>Letizia Moratti,<\/b> moglie di Gian Marco (1936-2018), nobile stirpe di raffinatori di petrolio, eccellenza di una Milano che fu.<b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La Lady di ferro meneghina mette a punto il programma di modernizzazione e per dargli un\u2019accelerata <b>vince la gara d\u2019assegnazione per l\u2019Expo 2015, <\/b>volano ideale per catapultare la vecchia capitale del Nord in una dimensione davvero internazionale. L\u2019avrebbe anche gestita, l\u2019Esposizione Universale, se non fosse incappata in <b>un errore madornale.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00a0Durate un dibattito elettorale con lo sfidante <b>Giuliano Pisapia<\/b>, altro cognome illustre nell\u2019albo d\u2019oro cittadino, lo accusa di aver prestato la sua auto a dei terroristi delle Br. Anche per il pacifico Giuliano \u00e8 troppo e infatti <b>lascia furibondo lo studio che ospitava il confronto<\/b>. L\u2019accusa, clamorosamente falsa, si ritorce contro la candidata che era arrivata al ballottaggio in netto vantaggio e si apprestava a fare il bis. Invece <b>l\u2019Onda Arancione che a quel punto monta contro di lei <\/b>regala una vittoria inattesa a Pisapia, che cos\u00ec si ritrova tra le mani anche la sfida cruciale dell\u2019Expo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Pare che il neo sindaco (2011-2016) le abbia tentate tutte pur di allontanare <b>quello che per lui era l\u2019amaro calice.<\/b> Niente da fare, assegnazione irrevocabile. A gestirla, viene chiamato <b>Giuseppe Sala detto Beppe,<\/b> manager di lungo corso in Pirelli al fianco di Marco Tronchetti Provera. A dispetto delle previsioni nefaste, l\u2019evento diventa un successo trionfale, <b>che spalanca a Sala le porte di Palazzo Marino, <\/b>primo cittadino dal 2016, tuttora in carica.<b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 lui a gestire, al meglio delle prerogative che la carica gli consente, il perfezionamento del ridisegno di Milano, <b>con il nuovo che spazza via l\u2019antico.<\/b> Chi arriva in Stazione Centrale se ne accorge subito. Superata la suburra che la circonda, imboccato il vialone che porta verso piazza Repubblica, dopo poche centinaia di metri si svolta a destra et voil\u00e0:<b> al posto del lungo terrapieno delle Varesine con le sue quattro giostrine, <\/b>ti ritrovi sulla sinistra una sfilata di palazzi a cinque stelle, ecosostenibili anche negli zerbini, digitalizzati, telecamerati, trophy building dicono le agenzie che vendono a un milione e 300 mila euro un bilocale. <b>\u00c8 il prezzo del prestige.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Mentre ancora covava questo processo irreversibile di rifondazione fisica e spirituale,<b> Lucio Dalla <\/b>dedicava a Milano, anno 1978,<b> <\/b>una canzone che la fotografa un istante prima che cominci a cambiare i connotati.  \u00abMilano vicino all\u2019Europa, Milano che banche che cambi, <b>Milano gambe aperte,<\/b> Milano che ride e si diverte. E Milano a portata di mano, ti fa una domanda in tedesco e ti risponde in siciliano, poi Milan e Benfica, Milano che fatica\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La fatica adesso \u00e8 restarci aggrappati. <b>Un operaio guadagna in media 1500 euro al mese, un impiegato di banca intorno ai 1600,<\/b> 1800 un insegnante con 20 anni di anzianit\u00e0, sopra i 3 mila netti arriva meno del 10 per cento di chi ha un lavoro. Con queste cifre, resistere <b>dentro il perimetro della circonvallazione segnata dal filobus 90 <\/b>(65 fermate, un compasso che disegna il cerchio invisibile di separazione tra centro e periferie) \u00e8 un\u2019impresa ardua, che diventa <b>proibitiva se hai famiglia con figlio o figli<\/b>, e si trasforma in missione impossibile per gli studenti fuorisede.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per un mini appartamento di 15 metri quadrati, di cui solo 13 calpestabili, letto su un soppalco \u00ab<b>dove se si \u00e8 magri si pu\u00f2 dormire anche in due\u00bb<\/b>, chiedono 800 euro al mese pi\u00f9 50 di spese condominiali. La zona? \u00abSemi centrale\u00bb, qualsiasi cosa voglia dire.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il ponte levatoio del Castello \u00e8 stato alzato, intorno ci scorre un largo fossato colmo d\u2019acque profonde, e<b> l\u2019accesso \u00e8 consentito a chi pu\u00f2 esibire una carta di credito gold,<\/b> permettersi uno spritz da 15 euro e fregarsene se l\u2019aria \u00e8 tra le pi\u00f9 avvelenate.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019importante non \u00e8 partecipare ma vincere, essere o diventare dei vincenti, costi quel che costi, <b>compresi gli aiutini sintetici che ti danno lo sprint giusto<\/b> (la sola cocaina \u00e8 un mercato da 18 tonnellate all\u2019anno).  Per i meno abbienti, per chi ci ha dato dentro ma non ha avuto la fortuna di svoltare, sono previsti solo ingressi laterali e comunque con un costo del biglietto troppo caro per non essere <b>prima o poi rimbalzati lontano dalle mura<\/b>, in uno dei tanti satelliti, quartieri o piccole citt\u00e0, che girano intorno al sole, mutandone una luce lontana, di riflesso.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E se proprio ci tenete a godervi una partita allo stadio Meazza, la Scala del calcio, avete tempo fino al 2030. Poi arriver\u00e0 un altro stadio, <b>pieno di comfort modernissimi, volendo anche ristoranti gourmet. <\/b>Ma le luci a San Siro, quel tipo di luci, si sono gi\u00e0 spente in anticipo. <\/p>\n<p>*Gaina \u00e8 uno che beve. Milano \u00e8 ubriaca di s\u00e9 stessa. Quando passer\u00e0 l\u2019effetto della sbronza, se mai passer\u00e0, capiremo meglio se \u00e8 rimasto qualche seme della citt\u00e0 del Duomo immaginata un tempo a misura d\u2019uomo. Non per nostalgia di com\u2019era ma per timore di come sar\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-12-07T19:35:02+01:00\">7 dicembre 2025 ( modifica il 7 dicembre 2025 | 19:35)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Carlo Verdelli La parola pi\u00f9 usata \u00e8 \u00abgentilissimo, gentilissima\u00bb, superlativo assoluto, come lo skyline, una corona 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