{"id":250880,"date":"2025-12-08T08:05:18","date_gmt":"2025-12-08T08:05:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/250880\/"},"modified":"2025-12-08T08:05:18","modified_gmt":"2025-12-08T08:05:18","slug":"addio-martin-parr-maestro-del-cliche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/250880\/","title":{"rendered":"Addio Martin Parr, maestro del clich\u00e9"},"content":{"rendered":"<p>Clich\u00e9 \u00e8 una voce onomatopeica della grafica: corrisponde al rumore di una matrice che cade nel metallo in fusione. Ma per tutti indica lo \u201cstereotipo\u201d, qualcosa privo di originalit\u00e0, di ripetuto e di banale. Forse era proprio questo che all\u2019inizio degli anni Settanta un giovane street photographer di nome Martin Parr, scomparso ieri a 73 anni d\u2019et\u00e0, aveva intenzione di fare inquadrando con l\u2019obiettivo della sua macchina fotografica la gente che incontrava ai party, nei pressi dei fast-food, lungo le spiagge, nelle chiese, nei ritrovi collettivi. Era la gente normale, quella che si vede in giro e a cui, fino a quel momento, nessun reporter badava troppo. Non che la gente non fosse stata oggetto d\u2019attenzione. Se si pensa al neorealismo, si capisce subito che la fine della guerra aveva portato al centro dell\u2019attenzione la vita di tutti i giorni, le persone normali, insomma la scoperta della cosiddetta \u201crealt\u00e0\u201d. Ma d\u2019allora erano passati pi\u00f9 di trent\u2019anni e la gente non era pi\u00f9 la stessa. Era accaduto qualcosa di diverso: era nata la vituperata societ\u00e0 dei consumi. Chi si soffermava a inquadrare una signora mentre morde un hot dog o un\u2019altra sdraiata su un piano di cemento a prendere il sole? Era la working class e poi la middle class, presto fuse insieme.\u00a0<\/p>\n<p>Lo sguardo di Parr era a sua volta ordinario, non artistico, o almeno non di quella artisticit\u00e0 che colpisce per la sua eleganza e raffinatezza. Non c\u2019era nulla di specificamente attraente in quelle foto, che somigliavano agli scatti di famiglia messi negli album sotto una pellicola di plastica al fine di mostrarle negli incontri coi parenti, per ricordare cosa si facesse, dove e con chi. Somigliavano, ma non erano proprio cos\u00ec, perch\u00e9 Parr metteva qualcosa di diverso nelle sue immagini, qualcosa che era decisamente suo e che a molti apparve carico di cinismo. Come si permette di farci vedere gente cos\u00ec dozzinale? Che cosa ha di cos\u00ec interessante? Eravamo allora entrati nei mitici anni Ottanta, nell\u2019epoca in cui il kitsch era uscito dai luoghi in cui se ne stava acquattato, prima di diventare qualcosa di colto da citare, qualcosa anche di divertente e di divertito. Ma non era neppure questo l\u2019intento di Parr, dei suoi ritratti dell\u2019usuale e del consueto: la gente priva di qualit\u00e0, o almeno non dotata delle qualit\u00e0 che comunemente si cercano negli altri e per s\u00e9. Cos\u00ec Parr \u00e8 diventato il perfetto descrittore delle norme sociali, delle consuetudini, delle abitudini, nel senso dell\u2019\u201cabito\u201d, di ci\u00f2 che normalmente si chiama il costume, qualcosa che in ambito estetico non ricopre nessun particolare valore, per quanto sia sotto il nostro sguardo ogni giorno.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"c8f67154-9684-4b32-b941-720cca297f66\" height=\"640\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/martin-parr-13-1200x985.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nFotografia di Martin Parr.<\/p>\n<p>Con il senno di poi, si pu\u00f2 dire che abbia semplicemente anticipato le fotografie dei social media, i vari Facebook, gli Instagram e anche Tik Tok. Non lo ha fatto per svolgere una critica sociale, ma solo per mostrare come eravamo, o meglio come era quella middle class oggi in via di scomparsa cos\u00ec conformistica e insieme pacifica, beata di bersi una birra in un pub o sfoggiare un costume da bagno su un arenile, e lui era l\u00ec e fotografava un piede femminile in primo piano, uno solo, con le unghie coperte di smalto rosso, o una signora con il suo cagnolino in braccio, o ancora una famigliola con tanto di infante e passeggino a farsi uno spuntino davanti a un cestino che trabocca di cartacce. Lo stile adottato \u00e8 quello del fotografo di strada, quasi del paparazzo, solo che il suo obiettivo non inquadrava i divi della Dolce vita, ma la gente qualunque. Ecco forse dove sta il senso del suo sguardo sociale o sociologico: porci uno specchio in cui riconoscerci, sia che abitiamo a Brighton o a Palermo, a Pisa o ad Amsterdam. Sono tutte persone, ma sono allo stesso tempo \u201ctipi\u201d, nel senso del carattere, della figura e del modello. Tipi da spiaggia s\u2019intitola non a caso un suo libro che raduna scatti molto inglesi, se vogliamo, ma in cui possiamo ritrovare quel clich\u00e9 dominante ovunque. Sono immagini ridicole, a volte persino comiche, come \u00e8 stato scritto, ma mai sgradevoli, spiacevoli o antipatiche. Semmai c\u2019\u00e8 sempre una forma di bonomia, non di accondiscendenza, bens\u00ec di umano, nel senso del riconoscere nell\u2019altro qualcosa di proprio, di personale.\u00a0<\/p>\n<p>A un certo punto, nel 1999, Parr si \u00e8 messo a girare il mondo scattando degli autoritratti in vari stili, a seconda dei luoghi dove arrivava, magari su una spiaggia \u2013 luogo per lui topico \u2013 dentro una conchiglia, usando lo stile dei fotografi nativi, diventando il clich\u00e9 di s\u00e9 stesso, infilandosi negli abiti locali, divenendo parte di quella folla che ha fotografato anche da distante. Se c\u2019\u00e8 chi odia, o ha odiato, la societ\u00e0 di massa, lui come una sorta di Mister Bean era parte della medesima idiozia collettiva, della condotta quotidiana da cui faticosamente e inutilmente molti cercano di fuggire. \u201cPerch\u00e9 darsi tanto da fare per essere diversi da quello che si \u00e8?\u201d, potrebbe essere scritto sotto a tanti dei suoi ritratti. Per questo a lungo non \u00e8 stato capito, anzi persino osteggiato e disprezzato, e quando lo hanno fatto entrare nella mitica Magnum, grazie alla candidatura sostenuta da Henri Cartier-Bresson, c\u2019\u00e8 chi ha storto il naso, quasi schifato di cosa sarebbe diventata, o era diventata, la cosiddetta \u201cfotografia umanistica\u201d che ha dominato i primi sessant\u2019anni del Novecento. Era la sua stessa fotografia, nel senso che era lo stesso modo di guardare, con il medesimo sentimento, la gente, solo che questa era mutata, almeno dal punto di vista estetico: aveva assunto le forme della societ\u00e0 di massa, indossato i suoi abiti e mutato le proprie antiche consuetudini.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"b8780b36-1bd6-49bc-92c9-d30d36a77181\" height=\"637\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/martin-parr-new-brighton.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nFotografia di Martin Parr.<\/p>\n<p>Forse proprio Cartier-Bresson, cos\u00ec colto e acuto, questo l\u2019aveva compreso, e perci\u00f2 l\u2019aveva invitato a unirsi alla sua agenzia. Nella cultura visiva di Parr c\u2019\u00e8 persino traccia dell\u2019arte concettuale che negli anni Sessanta e Settanta aveva dominato il linguaggio artistico mondiale, impronta che si vede gi\u00e0 nel suo libro di debutto, Home Sweet Home (1974) per arrivare sino alle raccolte che un critico ha poi definito \u201cvedute ravvicinate di ParrLandia\u201d degli ultimi due decenni della sua produzione. Una caratteristica di questa fase del suo lavoro \u00e8 l\u2019avvicinamento del suo sguardo al soggetto-oggetto ritratto, una sorta di dettaglio ulteriore dell\u2019ordinario, del clich\u00e9 umano, calcando di pi\u00f9 sui colori glamour e accentuando il tratto pastoso che possedevano gi\u00e0 le immagini, sino ad arrivare a una sorta di tattilit\u00e0, che rivelava il senso profondo del suo guardare che \u00e8 anche un toccare. Mai lo sguardo di Parr \u00e8 stato distante e distaccato, ma sempre coinvolto anche fisicamente con ci\u00f2 che ritraeva. Pi\u00f9 di una volta guardando i suoi scatti pu\u00f2 capitare di provare un\u2019incertezza e domandarsi: \u00e8 sentimentale o \u00e8 indifferente? Forse entrambe le cose, in modo alternato, perch\u00e9 in momenti diversi vien da dire che \u00e8 emotivo oppure distante, ma senza mai poter escludere l\u2019opposto.\u00a0<\/p>\n<p>Forse si potrebbe concludere che le sue fotografie sono un perfetto esempio di sentimentalismo cinico, includono l\u2019attrazione e anche la repulsione. Ci lasciano sospesi in quello stato di mezzo che \u00e8 il vero spazio estetico della sua arte. Tuttavia se lo paragoniamo ai veri cinici della seconda met\u00e0 del XX secolo \u2013 Andy Warhol in primis \u2013 possiamo concludere che Martin Parr non lascia spazio all\u2019estetica, a quel sentimento del bello che nasce comunque dallo sguardo dell\u2019artista americano, che usa il mondo delle cose e dei consumi come un oggetto per fare arte. Semmai in Martin Parr, forse proprio nel suo stile e carattere cos\u00ec inglesi, agisce un elemento romantico neutralizzato da un\u2019ironia a bassa intensit\u00e0, una linea sottile che per\u00f2 definisce la qualit\u00e0 specifica del suo modo di guardare e guardarci: niente epicit\u00e0 come nel neorealismo, niente liricit\u00e0 come nella fotografia umanista, niente disprezzo come nel kitsch postmoderno. Semmai c\u2019\u00e8 qualcosa del glamour e anche del vintage, intesi come aspetti sentimentali di un\u2019estetica non estetizzante. Grande collezionista di cartoline del passato, fotografie dozzinali della modernit\u00e0, che ha poi pubblicato in un libro intitolato Boring Postcard (Phaidon), Parr ha inteso istruirci sul fatto che il kitsch \u00e8 un\u2019eredit\u00e0 storica superata e superabile: basta cambiare il nostro punto di vista. Un pensiero senza troppi pensieri, qualcosa di libero, di quella leggerezza dell\u2019essere che tanto sarebbe piaciuta a Milan Kundera. Lui, lo scrittore ceco, si muoveva per\u00f2 a suo agio nel mondo della pesantezza, dove invece l\u2019allegro Ariel della fotografia contemporanea, spirito dell\u2019aria, \u00e8 passato con slancio e passo sottile, ridendo di s\u00e9 stesso e di noi tutti.\u00a0 \u00a0 \u00a0<\/p>\n<p><strong>Leggi anche<\/strong><\/p>\n<p>Gigliola Foschi, <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/martin-parr-fotografo-della-vita-qualunque\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Martin Parr, fotografo della vita qualunque<\/a><br \/>Sara Benaglia e Mauro Zanchi, <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/martin-parr-la-vita-quotidiana-e-sempre-divertente\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Martin Parr: \u201cLa vita quotidiana \u00e8 sempre divertente\u201d<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Clich\u00e9 \u00e8 una voce onomatopeica della grafica: corrisponde al rumore di una matrice che cade nel metallo in&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":250881,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,4663,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-250880","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-fotografia","16":"tag-intrattenimento","17":"tag-it","18":"tag-italia","19":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115682917078896836","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/250880","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=250880"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/250880\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/250881"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=250880"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=250880"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=250880"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}