{"id":251090,"date":"2025-12-08T10:57:21","date_gmt":"2025-12-08T10:57:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/251090\/"},"modified":"2025-12-08T10:57:21","modified_gmt":"2025-12-08T10:57:21","slug":"moto-depoca-le-maxi-a-meno-di-5000-euro-che-sono-un-affare-irresistibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/251090\/","title":{"rendered":"Moto d\u2019epoca: le maxi a meno di 5000 euro che sono un affare irresistibile"},"content":{"rendered":"<p style=\"background-color:white;\">Si resta quasi sorpresi nello scoprire che anche con un budget limitato a soli 5000 \u20ac, nel mercato delle moto d\u2019epoca si pu\u00f2 trovare qualcosa di interessante pure tra le maxi moto. Molto meno che nei segmenti delle piccole e medie cilindrate naturalmente, perch\u00e9 il prezzo d\u2019acquisto originale ha comunque una certa influenza su quello dell\u2019usato. Qualcosa di interessante comunque si pu\u00f2 trovare.<\/p>\n<p style=\"background-color:white;\"><strong>Attenzione alle occasioni troppo ghiotte per\u00f2: <\/strong>se il prezzo \u00e8 troppo basso c\u2019\u00e8 il rischio che siano necessari grossi lavori per ripristinare la moto, e le cifre possono lievitare parecchio. Soprattutto se la scelta \u00e8 caduta su una quattro cilindri, bella finch\u00e9 si vuole ma complessa e composta da un elevato numero di pezzi. Attenzione anche alla disponibilit\u00e0 di ricambi, sebbene questo sia un problema che riguarda tutte le cilindrate.<\/p>\n<p style=\"background-color:white;\">D\u2019altro canto ci sono alcuni modelli che<strong> si sono notevolmente deprezzati, per l\u2019arrivo di versioni pi\u00f9 aggiornate <\/strong>o per quegli strani meccanismi di questo particolarissimo settore, per cui una moto rarissima pu\u00f2 avere un notevole valore e un\u2019altra, anch\u2019essa prodotta in piccoli numeri, pu\u00f2 non valere niente. Spesso a fare la differenza \u00e8 la storia che c\u2019\u00e8 dietro a un modello, ma i criteri sono tutt\u2019altro che rigorosi: a mo\u2019 di esempio, la Ducati 125 quattro cilindri da Gran Premio degli anni \u201850 non ha mai corso e non ha una storia, quindi \u00e8 solo un prototipo come un altro, ma quando la collezione Morbidelli di cui faceva parte venne messa all\u2019asta, il prezzo di partenza era elevatissimo. Ma non sono questi vostri problemi: qui cerchiamo piuttosto di vedere quali moto di grossa cilindrata si possono comperare per quattro soldi, e poi usarle tranquillamente su strada, assaporando sensazioni dei bei tempi andati.<\/p>\n<p>Kawasaki ER-6n\/Kawasaki ER-6f \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 2000 &#8211; 3500 euro<\/p>\n<p>Image<\/p>\n<p>                  <img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1240\" height=\"823\" data-originale=\"\/\/immagini.insella.it\/sites\/default\/files\/styles\/2480w\/public\/news_gallery\/2013\/01\/confronto_kawasaki_er6f_yamaha_xj6_div_17.jpg.webp\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/confronto_kawasaki_er6f_yamaha_xj6_div_17.jpg\"\/><\/p>\n<p>L\u2019alternativa per antonomasia alla Suzuki SV 650: una moto piacevole nell\u2019aspetto, economica e facile da guidare. Solo, con minore personalit\u00e0 della rivale a causa del suo motore bicilindrico parallelo dall\u2019erogazione talmente lineare che non trasmette forti emozioni. \u00c8 stata in produzione dal 2005 al 2016 nelle versioni \u201cf\u201d, carenata (qui sopra), e \u201cn\u201d, naked (qui sotto). Il telaio \u00e8 in tubi di acciaio al cromo molibdeno ed ha una struttura a diamante, ma nel 2019 \u00e8 stato sostituito da una struttura a doppia trave perimetrale; vista la giovane et\u00e0 per\u00f2 quest\u2019ultima non \u00e8 pi\u00f9 una moto d\u2019epoca. Le sospensioni seguono schemi collaudati: forcella telescopica con steli di 41 mm \u00d8 e sospensione posteriore con un solo ammortizzatore sul lato destro, senza\u00a0 leveraggi. I tre dischi freno sono a margherita, soluzione cara alla Casa di Akashi, mentre le ruote sono di 17\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Image<\/p>\n<p>                  <img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1240\" height=\"823\" data-originale=\"\/\/immagini.insella.it\/sites\/default\/files\/styles\/2480w\/public\/2024\/07\/kawasaki-er6n.jpg.webp\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/kawasaki-er6n.jpg\" alt=\"\"\/><\/p>\n<p>Il motore bicilindrico parallelo a quattro tempi di 649 cm\u00b3 ha uno schema convenzionale ma il cambio a sei marce \u00e8 estraibile come sulle moto da corsa, e la marmitta catalitica \u00e8 tutta sotto il motore, soluzione che permesso di abbassare il baricentro. Ci sono 72 CV (53 kW) all\u2019albero per una velocit\u00e0 massima di circa 205 km\/h.<\/p>\n<p>Leggera e maneggevole, \u00e8 una moto alla portata di tutti, agile e sincera nelle reazioni. Nel 2009 ha visto modificati la strumentazione e il codino, pi\u00f9 profondo il restyling del 2012 sia a livello estetico, sia con l\u2019introduzione del nuovo telaio a doppio trave.\u00a0<\/p>\n<p>BMW R 1100 GS \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 3500 &#8211; 5000 euro<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/bmw_r_1100_gs-2008-02-07_3716_sp_2.jpeg.webp.webp\"\/><\/p>\n<p>La GS \u00e8 la GS ed ha sempre un certo blasone, ma non sono tutte uguali e non lo sono nemmeno le quotazioni. L\u2019ultima versione o anche una delle primissime, soprattutto se nell\u2019edizione Paris &#8211; Dakar, costano un occhio della testa. Molto pi\u00f9 abbordabile questo modello prodotto dal 1994 al 1999, che conserva l\u2019aria imperiale di una GS<strong> ma non costa come i gioielli della corona<\/strong>. \u00c8 stato il primo di questa famiglia a utilizzare il motore raffreddato ad aria e olio, naturalmente sempre bicilindrico contrapposto con trasmissione finale a cardano, mentre quelli precedenti avevano il motore della vecchia generazione, raffreddato ad aria soltanto. Questo ha 80 CV (59 kW) a 6750 giri\/minuto e una coppia di 9,8 kgm (97 Nm) a 5250 giri\/minuto.<\/p>\n<p>Le sospensioni sono quelle che da lunghissimo tempo caratterizzano l\u2019ammiraglia della Casa bavarese: Telelever anteriore e Paralever posteriore.<\/p>\n<p>Ducati 750\/900 Super sport\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 3500 \u2013 5000 euro<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ducati-900-supersport.jpg.webp.webp\"\/><\/p>\n<p style=\"background-color:white;\">\u00c8 una gran bella moto da usare su strada, caratterizzata da grande stabilit\u00e0 e un motore che \u201ctira\u201d sempre ed ha cavalli anche in alto. La prima serie \u00e8 stata prodotta dal 1988 al 1998 ed ha forme tondeggianti caratteristiche di quegli anni.<strong> La 900 montava un motore bicilindrico a L due valvole di 904 cm\u00b3<\/strong> derivato dalla serie Pantah, con cambio a sei rapporti; venne affiancata dalla 750 SuperSport, pi\u00f9 economica, che invece aveva il motore della Paso 750 con cambio a cinque rapporti e all\u2019anteriore un solo disco freno. <strong>La seconda serie. (qui sotto), lanciata nel 1998<\/strong>, manteneva pi\u00f9 o meno le stesse caratteristiche ma era stata sottoposta a un profondo restyling ad opera di Pierre Terblanche: arrivarono una nuova carenatura che somigliava parecchio a quella della Ducati Supermono corsa e venne introdotta l\u2019iniezione elettronica al posto dei carburatori. La SS era disponibile sia con la carenatura completa che con la semicarenatura, con il motore di 750 cm\u00b3 oppure con la pi\u00f9 apprezzata versione di 900 cm\u00b3; entrambe rimasero in produzione fino al 2003, quando la gamma fu rimodulata e le nuove 620, 800 e 1000 cm\u00b3 sostituirono le 900 e 750.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ducati-900-ss-1997-2002.jpg.webp.webp\"\/>Honda VF 1000 F\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 4000 euro<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/honda-vf1000f-85-jpg.jpeg.webp.webp\"\/><\/p>\n<p>La Honda produsse la VF 750 F dal 1983 al 1985, e verso la fine di una onorata carriera vi sovrappose la VF 1000 F che manteneva la stessa struttura generale e le stesse caratteristiche ma si poneva un gradino pi\u00f9 in alto per quello che riguarda le prestazioni. Alla versione di minore cilindrata somigliava parecchio, sia esteticamente che tecnicamente. Semi carenatura e puntale, manubrio rialzato e una sagoma sottile grazie al <strong>motore quattro cilindri a V da cui prendeva il nome<\/strong>, \u201cV-Four\u201d. Le due bancate avevano un angolo di 90\u00b0, il raffreddamento era a liquido, la distribuzione era doppio albero a camme in testa con quattro valvole per cilindro e le misure di alesaggio e corsa superquadre, 77 x 53,6 mm. La frizione era a comando idraulico. Una moto all\u2019avanguardia nel motore e nella ciclistica, con un bel telaio a doppia culla in tubi quadri e la sospensione posteriore monoammortizzatore. Veniva proposta nelle versioni VF 1000, VF 1000 F e la sportivissima VF 1000 R.<\/p>\n<p>Kawasaki GPZ 750\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 2000 &#8211; 3500 euro<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/kawasaki-gpz-750.jpeg.webp.webp\"\/><\/p>\n<p>Il primo modello, quello del 1982, aveva il manubrio alto, un piccolo cupolino e la sospensione posteriore a due ammortizzatori, ma quella che fece la storia<strong> fu la versione dell\u2019anno dopo, con la semi carenatura, il manubrio basso e la sospensione posteriore Uni-Track<\/strong>. Vennero modificate anche la geometria di sterzo e il motore, dotato di alberi a camme con maggiori alzate e carburatori Mikuni di 34 mm \u00d8, differenti camere di combustione e radiatore dell\u2019olio. Era una delle sportive pi\u00f9 in voga in quel momento e ottenne risultati significativi nelle gare per moto di serie, guadagnandosi una fama lusinghiera. In quel momento tutte le Case giapponesi stavano realizzando moto sovralimentate ed \u00e8 su quella stessa base che la Kawasaki realizz\u00f2 la versione con turbocompressore. La GPZ 750 R aveva 98 CV a 10.000 giri\/minuto, la Turbo arrivava a 112 CV a 9000 giri\/minuto. Quest\u2019ultima non ebbe un gran successo, poco trattabile come lo erano tutte le turbo dell\u2019epoca, ma se anche ne trovaste una il prezzo sar\u00e0 molto superiore ai 5000 \u20ac del nostro budget.<\/p>\n<p>Suzuki DR 750 S Big\/800 S Big\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 3800 &#8211; 5000 euro<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/suzuki-dr-750-s-big.jpeg.webp.webp\"\/><\/p>\n<p>Quando la Suzuki present\u00f2 questa endurona suscit\u00f2 un certo scalpore perch\u00e9 la spingeva <strong>il monocilindrico pi\u00f9 grosso mai andato in produzione fino a quel momento, primato che mantiene tuttora<\/strong>. Di qui il nome \u201cBig\u201d. Era il 1988 e la cilindrata era 750 cm\u00b3, poi <strong>nel 1990 divent\u00f2 addirittura 779 cm\u00b3. <\/strong>C\u2019era il boom di questo segmento ma la DR 800, ultima di una famiglia nella quale si erano succedute le DR 400, 600, 650 e 750, si distingueva ugualmente dalla massa. Aveva forme muscolose \u2013 il maxi serbatoio poteva contenere 29 litri di carburante, per un\u2019autonomia dell\u2019ordine di 450 km \u2013 ma azzeccate, e il suo \u201cbecco\u201d sotto il fanale anteriore era destinato a fare scuola, ancora oggi impiegato su moltissime crossover. Il telaio era a doppia culla in tubi di acciaio a sezione quadrata, con la sospensione posteriore monoammortizzatore.<\/p>\n<p>La particolarit\u00e0 per\u00f2 era il motore, con le sue gigantesche misure che avevano portato a scelte tecniche originali: aveva la <strong>distribuzione monoalbero con quattro valvole e un sistema a doppia accensione<\/strong> elettronica a transistor con due candele, era alimentato da due carburatori Mikuni eeper contenere le forti vibrazioni era dotato di due contralberi di equilibratura. Nella versione di maggior cilindrata disponeva di 54 CV a 6600 giri\/minuto e di una coppia di 59 Nm a 5400 giri\/minuto.<\/p>\n<p>Yamaha TDM 850\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 1500 &#8211; 3000 euro<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/yamaha-tdm-850-900_0.jpeg.webp.webp\"\/><\/p>\n<p>Fu la prima a<strong> introdurre il concetto di crossover <\/strong>anche se quando arriv\u00f2, nel 1991, questa parola non si usava ancora. Una moto stradale che poteva concedersi qualche uscita in fuoristrada leggero stuzzic\u00f2 la fantasia di molti, necessit\u00f2 di un po\u2019 di tempo per sfondare ma gi\u00e0 al secondo anno fu un successo. Aveva una silhouette piuttosto originale ma azzeccata e montava un bicilindrico parallelo a quattro tempi con cinque valvole per cilindro, raffreddamento a liquido e cambio a cinque marce. Il telaio era a doppio trave in alluminio. Nel 1996 il primo notevole cambiamento con l\u2019adozione di un nuovo telaio, nuova silhouette e un motore profondamente rivisto nel quale la fasatura degli scoppi era stata portata a 270\u00b0 per incrementare la coppia. Aveva 78 CV a 7500 giri\/minuto e 8,1 kgm a 6000 giri\/minuto, il cambio era a cinque marce. Nel 2002 la cilindrata pass\u00f2 a 897 cm\u00b3, l\u2019alimentazione divenne a iniezione elettronica e cambi\u00f2 nuovamente il design, aggiornato con linee pi\u00f9 moderne. Rivista pi\u00f9 volte in numerosi dettagli nel corso degli anni,<strong> \u00e8 rimasta in gamma fino al 2014, quando \u00e8 uscita dal listino per essere sostituita dalla Tracer 900.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si resta quasi sorpresi nello scoprire che anche con un budget limitato a soli 5000 \u20ac, nel mercato&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":251091,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[173],"tags":[1537,90,89,195,198,199,197,200,201,194,196],"class_list":{"0":"post-251090","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-scienza-e-tecnologia","8":"tag-it","9":"tag-italia","10":"tag-italy","11":"tag-science","12":"tag-science-and-technology","13":"tag-scienceandtechnology","14":"tag-scienza","15":"tag-scienza-e-tecnologia","16":"tag-scienzaetecnologia","17":"tag-technology","18":"tag-tecnologia"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115683593762195487","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/251090","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=251090"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/251090\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/251091"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=251090"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=251090"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=251090"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}