{"id":25197,"date":"2025-08-03T03:30:11","date_gmt":"2025-08-03T03:30:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/25197\/"},"modified":"2025-08-03T03:30:11","modified_gmt":"2025-08-03T03:30:11","slug":"linvasione-degli-ultraveicoli-alessandro-banda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/25197\/","title":{"rendered":"L\u2019invasione degli ultraveicoli | Alessandro Banda"},"content":{"rendered":"<p>Anche solo a Merano, modesta cittadina di provincia, circolano in un unico giorno circa trentamila veicoli, e questo secondo una rilevazione di qualche tempo fa, ormai ampiamente superata dai fatti. In una metropoli le auto sono talmente tante che una carrozza del Settecento procedeva in media ad una velocit\u00e0 di crociera pi\u00f9 elevata di un veicolo odierno. Alla faccia del progresso!<\/p>\n<p>La storia delle relazioni tra auto e letteratura \u00e8 una storia di inimicizia, anzi d&#8217;odio. Odio profondo e duraturo. Appena otto anni dopo l&#8217;uscita del racconto La passeggiata di Robert Walser, in un celebre romanzo di Hermann Hesse, questa vicenda d&#8217;insofferenza autentica si arricchisce di un nuovo capitolo. Si tratta del Lupo della steppa (1927).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/fig 1_43.jpg\" data-entity-uuid=\"ae66a923-87bb-47fa-b469-ee0dd17174a9\" data-entity-type=\"file\" alt=\"k\" width=\"655\" height=\"1031\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Non si sa se il libro sia effettivamente la storia di una fratellanza psichedelica ricavata dalla vita reale, come sosteneva Timothy Leary. Quello che \u00e8 certo \u00e8 che il protagonista, il cinquantenne in crisi Harry Haller, a un dato momento si ritrova nel bel mezzo di un Teatro Magico, allestito dal suo amico Pablo. Ci sono innumerevoli porte nel corridoio del teatrino, ciascuna con una scritta. Harry entra significativamente in quella che riporta la seguente iscrizione: CACCIA ALLEGRA! Caccia grossa alle automobili. \u00c8 proiettato in un mondo rumoroso e agitato. Macchine corrono di qua e di l\u00e0, inseguono pedoni. Si odono schianti e crepitare di spari. \u00c8 la lotta tra uomini e automezzi. Un conflitto del genere era nell&#8217;aria da molto tempo. Finalmente \u00e8 scoppiato. Manifesti ovunque affissi esortano gli uomini a insorgere contro le macchine. Harry, assieme a un suo vecchio compagno di scuola, ora docente di teologia, fa man bassa di moschetti, pistole e casse di cartucce e spara, finalmente spara, contro le auto. Spara anche il suo vecchio amico, che, per la cronaca si chiama Gustav. Una, due, tre volte. Se Walser non degnava i conducenti delle auto nemmeno d&#8217;uno sguardo, Harry e Gustav invece mirano proprio ai conducenti. Li abbattono e le auto si cappottano. Ammazzano per divertimento, per nausea. Nausea nei confronti di una civilt\u00e0 di lamiere. E si era nell&#8217;anno ventisettesimo del secolo scorso. Oggi che ti avrebbero usato Harry e Gustav per combattere le auto? Le bombe a neutrini? L&#8217;atomica?<\/p>\n<p>Un metodo molto pi\u00f9 rudimentale \u00e8 quello impiegato dal professor Avenarius nel romanzo (o cosiddetto romanzo) L&#8217;immortalit\u00e0 (1990) del grande scrittore moravo Milan Kundera. Questo personaggio, che porta lo stesso nome del filosofo che invent\u00f2 l'&#8221;empiriocriticismo&#8221;, ossia la critica radicale al concetto di esperienza com&#8217;\u00e8 comunemente intesa, quest&#8217;essere bizzarro che ama la bellezza impietrita dei manichini, odia per contro di un odio viscerale e inestinguibile le automobili. Esse hanno invaso le strade. Esse hanno invaso i marciapiedi. I passanti non possono pi\u00f9 guardare altri passanti, devono guardare macchine. Musi minacciosi di macchine. Portiere. Cofani. Tetti apribili. Macchine sullo sfondo, macchine in primo piano, macchine, macchine ovunque. Non c&#8217;\u00e8 un&#8217;unica angolatura, in una citt\u00e0 qualunque, che non sia occupata dalla mole delle macchine. Ferme. Se sono in movimento, il loro rumore onnipossente ne sovrasta ogni altro. Corrode anche l&#8217;ultimo residuo di possibile contemplazione.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/fig 2_35.jpg\" data-entity-uuid=\"a987725e-8b4f-49ca-a114-80f205c55b80\" data-entity-type=\"file\" alt=\"k\" width=\"600\" height=\"941\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Il professor Avenarius odia le automobili soprattutto perch\u00e9 hanno provocato l&#8217;eclissi delle cattedrali: hanno reso invisibili le antiche bellezze delle citt\u00e0. Sotto la giacca il professore porta, fissato intorno al petto e all&#8217;imponente pancia, un singolare sistema di cinghie, una specie di imbragatura, dalla quale, in basso a destra, pende un gancio. Dal gancio, a sua volta, pende un coltello. Un coltellaccio da cucina. \u00c8 forse un serial killer, il mite professore? Esce di notte a sterminare prostitute, spacciatori, o inermi passanti? No. Egli si serve del coltello per tagliare le gomme delle auto. Usa un metodo preciso nella sua guerra personale contro gli infami automezzi. Alla prima auto che incontra taglia la ruota destra anteriore, alla seconda la sinistra anteriore, alla terza la destra posteriore e alla quarta&#8230; tutte e quattro le ruote in un sol colpo. In tal modo cerca d&#8217; introdurre un principio di bellezza matematica nel cuore d&#8217;un&#8217;azione distruttiva, che cos\u00ec si sottrae alla casualit\u00e0 del vandalismo.<\/p>\n<p>A rigare le carrozzerie come capita capita e a bucare gomme a casaccio sono capaci tutti. Poi per\u00f2 \u00e8 lui per primo, Avenarius, a non rispettare la sua regola e infilza il coltello con furia nel primo pneumatico che gli salta all&#8217;occhio. Non \u00e8 che debba cercare tanto lontano. Ovunque vada si imbatte nelle sue nemiche mortali, le auto, con le loro ruote invitanti. Alla fine, colto in flagranza di reato, la polizia lo arresta: cos\u00ec, ingloriosamente, termina la carriera d&#8217;un assassino seriale di copertoni.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 in cui \u00e8 ambientato il &#8220;romanzo&#8221; di Kundera \u00e8 Parigi. Ma, come gi\u00e0 detto, ormai anche Merano, nel suo piccolo, non \u00e8 poi tanto diversa da Parigi, o da Roma. Secondo Natalia Ginzburg, ripetiamolo, Roma gi\u00e0 quarant&#8217;anni or sono era affetta da una &#8220;malattia maligna&#8221;, quella dell&#8217;eccesso di automobili. Anche Merano oggi non scherza, quanto a morbo-macchine o macchine-morbo. \u00c8 un\u2019epidemia. Una pandemia. Un virus inarrestabile.<\/p>\n<p>A Merano e altrove, quando si tratta di auto, vale la cockroach theory. La &#8220;teoria degli scarafaggi&#8221;. Non sono mai soli. Non sono mai sole. Se uno vede un lampo nero sul pavimento e capisce, non ci vuole molto, che era uno scarafaggio, sa che la casa \u00e8 gi\u00e0 piena, di scarafaggi, con la loro nera corazza e le schifose antenne tremolanti. Se uno vede spuntare il muso aggressivo di un\u2019automobile di qualsivoglia tipo e formato, utilitaria, berlina o coup\u00e9, ha purtroppo gi\u00e0 capito che quella \u00e8 solo l&#8217;avanguardia d&#8217;un esercito, la prima avvisaglia di un diluvio, l&#8217;apripista degli invasori infiniti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/fig 3_22.jpg\" data-entity-uuid=\"4b0a2bf7-6be2-4bde-924a-f27083fcf3ce\" data-entity-type=\"file\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"534\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Le macchine sono dappertutto. Arrivano dappertutto. Entrano dappertutto. Sostano ovunque. Soprattutto in divieto di sosta. In fila. Doppia fila. Tripla fila.<\/p>\n<p>Certe notti il camminante meranese ha un incubo. Ricorrente. Sempre lo stesso: si alza e trova le auto parcheggiate in corridoio. Nel corridoio di casa sua. Non pu\u00f2 passare. Vorrebbe solo andare in bagno, mica chiss\u00e0 dove. Si deve arrampicare sulla carrozzeria, scivolosa, della station-wagon che sta di traverso, in corridoio, nel suo corridoio. A fatica s&#8217;inerpica sul tetto, scende sul cofano, mette i piedi a terra, sulle piastrelle beige del suo corridoio, per accorgersi che: anche davanti alla porta del bagno c&#8217;\u00e8 un&#8217;auto. Un&#8217;utilitaria di dimensioni ridotte di seconda generazione. Giusto davanti alla porta del bagno. Porca miseria! Ma chi le ha parcheggiate qua, queste macchine di merda! Proprio davanti al bagno! Il camminante striscia come un serpente anche sopra la macchinina di seconda generazione, pensando che, se anche le auto hanno le loro generazioni, la fine del mondo \u00e8 vicina, riesce ad aprire, con notevole sforzo, la porta del bagno e finalmente&#8230; finalmente si accorge che, giusto davanti al water, \u00e8 parcheggiata una monovolume snodabile che ci si avvolge tutta, davanti al water, togliendolo alla vista, lasciandolo solo immaginare, il water.<\/p>\n<p>A questo punto regolarmente si sveglia, il camminante, e si alza e prova un&#8217;insolita felicit\u00e0 vedendo il corridoio di casa vuoto. Ma fino a quando sar\u00e0 cos\u00ec? vuoto, si chiede il camminante, procedendo verso il bagno.<\/p>\n<p>Le automobili, anche a Merano, sono come gli ultracorpi del film di Don Siegel (1956). Baccelloni giganti che si riproducevano con una rapidit\u00e0 impressionante e poi si aprivano e dentro c&#8217;erano dei replicanti degli umani, ma non erano umani, erano alieni. Esseri senza vita vera, con solo l&#8217;apparenza della vita. Automi svuotati di sentimenti e d&#8217;intelligenza che si sostituivano agli uomini reali, alle donne reali.<\/p>\n<p>Le auto sono cos\u00ec. Si propagano e si moltiplicano con la stessa spietata progressione. Dove c&#8217;era un parco c&#8217;\u00e8 un parcheggio. Dove c&#8217;era una viuzza di terra battuta in mezzo ai campi, c&#8217;\u00e8 una strada asfaltata. Dove c&#8217;era l&#8217;orizzonte aperto, c&#8217;\u00e8, a occluderne la vista, una distesa di lamiere sotto il sole. Scintillano in modo sinistro. Sembrano insetti. Sono scarafaggi. Morti. Sotto il sole. A migliaia. Sono automobili, ferme, come cadaveri.<\/p>\n<p>Le automobili sono come i rinoceronti della pi\u00e8ce di Ionesco (1959). Prima ne passano due, in tutta la citt\u00e0. La gente non crede ai propri occhi: rinoceronti per il centro? Ma non \u00e8 possibile! Ridono. Pensano che chi dice di averli visti abbia semplicemente alzato un po&#8217; troppo il gomito. Poi, poco dopo, di rinoceronti ce ne sono quattro, al supermercato. La gente mostra i primi segni d&#8217;inquietudine. Qualcuno rabbrividisce, ma non sono molti quelli che si preoccupano. Come sono venuti, se ne andranno, i rinoceronti, si dicono parecchi in cuor loro. Ma i rinoceronti non se ne vanno. Il loro numero aumenta. Sempre pi\u00f9. Alla fine sono tutti, tutti cos\u00ec: tutti rinoceronti, dal primo all&#8217;ultimo, tranne uno. L&#8217;unico non-rinoceronte che non vuole cedere, che vuole opporsi, opporre resistenza estrema, ultimo rappresentante dell&#8217;umano in un globo esclusivo di animali dal naso di corno.<\/p>\n<p>Critici e spettatori, di volta in volta, vedevano in queste opere di Siegel e Ionesco metafore del comunismo o del maccartismo o del capitalismo o del consumismo o del conformismo o di chi sa che altro ancora. Per chi si fa strada a fatica, con le sue gambe, tra le insidie, i pericoli e gli agguati motorizzati \u2013 serie continua di shock \u2013 quella pellicola e quella rappresentazione teatrale lontane nel tempo sono entrambe profezia, purtroppo realizzata, di uno strapotere illimitato, quello delle quattro ruote.<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><br \/>Alessandro Banda | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/flaneur-sotto-shock\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Fl\u00e2neur sotto shock<\/a><br \/>Alessandro Banda | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/la-schiavitu-canina\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">La schiavit\u00f9 canina<\/a><br \/>Alessandro Banda | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/la-celeberrima-passeggiata-tappeiner\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">La celeberrima Passeggiata Tappeiner<\/a><br \/>Alessandro Banda | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/il-patrono-dei-camminanti\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Il patrono dei camminanti<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Anche solo a Merano, modesta cittadina di provincia, circolano in un unico giorno circa trentamila veicoli, e questo&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":25198,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,6108,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-25197","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-idee","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25197","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=25197"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25197\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/25198"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=25197"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=25197"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=25197"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}