{"id":252057,"date":"2025-12-09T01:18:22","date_gmt":"2025-12-09T01:18:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/252057\/"},"modified":"2025-12-09T01:18:22","modified_gmt":"2025-12-09T01:18:22","slug":"orfeo-di-virgilio-villoresi-e-unaltra-prova-del-fatto-che-un-nuovo-cinema-italiano-sta-nascendo-davvero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/252057\/","title":{"rendered":"Orfeo di Virgilio Villoresi \u00e8 un&#8217;altra prova del fatto che un nuovo cinema italiano sta nascendo davvero"},"content":{"rendered":"<p class=\"is-boxed centered article-body\">Orfeo di Virgilio Villoresi, scritto con \u00a0Alberto Fornari e con la collaborazione di Marco Missiroli, al cinema dal 27 novembre con Double Line, \u00e8 un film fenomenale. <strong>\u00c8 l\u2019opera prima di Villoresi, \u00e8 tratto da <a class=\"link-article\" href=\"https:\/\/www.oscarmondadori.it\/libri\/poema-a-fumetti-dino-buzzati\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Poema a fumetti di Dino Buzzati (Mondadori)<\/a> e ne rispetta pienamente tanto la portata narrativa quanto la potenza visiva<\/strong>. E in questo senso diventa fondamentale l\u2019artigianalit\u00e0 di Orfeo, il suo essere concreto, materiale, mai materialistico, sempre denso, presente e riscontrabile. Villoresi ha sperimentato e giocato con le immagini; ha fatto di tutto per creare un mondo a met\u00e0, o all\u2019opposto un mondo al quadrato, dove la musica, i suoni e i corpi assumono non solo un ruolo importante ma addirittura diverso da quello che hanno di solito.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">L\u2019Orfeo del titolo, interpretato da Luca Vergoni, \u00e8 un pianista. Quando incontra Eura, interpreta da Giulia Maenza, si innamora. I due cominciano a frequentarsi, a cercarsi e a stare insieme. Poi, di colpo, Eura scompare. E allora Orfeo parte per salvarla, scende all\u2019Inferno (letteralmente) e si prepara a fare i conti con s\u00e9 stesso e con i ricordi, e con questa voglia frenetica, anzi famelica, che ha di felicit\u00e0: non pu\u00f2 lasciare andare Eura perch\u00e9 per lui coincide esattamente con l\u2019idea stessa di gioia e contentezza; non pu\u00f2, e non vuole, lasciarla andare perch\u00e9 si \u00e8 convinto che oltre a lei non ci sia altro. Incontra diavoli e mostri, Orfeo. E incubi e scheletri. Eppure va avanti, procede; arriva fino a dove deve arrivare.<\/p>\n<p>Un mondo nuovo<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\"><strong>In meno di un\u2019ora e mezza, Villoresi costruisce un mondo del mondo. Quello dilatato che conosciamo. E quello artigianale, spiccatamente fittizio, fatto di animazione tradizionale e di stop motion<\/strong> (a questo proposito, vanno menzionati gli animatori che hanno lavorato al film: Anna Ciammitti, Stefania Demicheli, Umberto Chio; e gli scenografi: Riccardo Carelli e Federica Locatelli). Orfeo non insegue, banalmente, un\u2019idea sofisticata o pretenziosa di cinema e di messa in scena cinematografica. Fa qualcos\u2019altro, qualcosa di pi\u00f9 importante e sottile. Qualcosa che, a una prima occhiata, rischia addirittura di passare inosservato. Cerca, ed \u00e8 in grado, di creare una dimensione altra, alternativa, dove la finzione del film si trasforma nella legge del racconto. E dunque tutto \u2013 anche le sagomine ritagliate, anche le giacche mosse a mezz\u2019aria; anche le immagini rilanciate e riproiettate in un gioco di specchi \u2013 assume una credibilit\u00e0 e una consistenza precise.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Guardiamo Orfeo e ci fidiamo. Di pi\u00f9: siamo pronti a fidarci. Uno sforzo che richiede una spinta in pi\u00f9 da parte dello spettatore. Oltre la storia, che riprende chiaramente il mito di Orfeo e di Euridice, gi\u00e0 rielaborato meravigliosamente da Buzzati, \u00e8 l\u2019esperienza stessa del film la cosa pi\u00f9 importante. Che detto cos\u00ec, lo sappiamo, pu\u00f2 suonare come una frase vuota, da biglietto della fortuna. Ma che in questo caso, esattamente in questo caso, assume un altro valore. <strong>Orfeo\u00a0si muove su tre piani contemporaneamente. Il primo: quello visivo, pieno, potente e intuitivo. Il secondo: quello dei suoni, sotto la supervisione di Enrico Ascoli e Davide Favargiotti, che sono sempre presenti, che non vanno mai via, che rendono \u2013 proprio per la loro onnipresenza \u2013 pi\u00f9 spesse le scene e le varie sequenze. Il terzo: la musica. Orfeo \u00e8 un pianista, e il piano, come strumento musicale e come strumento narrativo, ritorna innumerevoli volte<\/strong>. E in questo senso il lavoro di Angelo Trabace, che ha firmato le musiche, assume una rilevanza ulteriore. Pi\u00f9 profonda. Decisamente indispensabile ai fini della messa in scena.<\/p>\n<p>Il viaggio dell\u2019eroe<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Orfeo, poi, \u00e8 stato girato in 16 mm e la fotografia di Marco De Pasquale ha saputo tenere tutto, ogni cosa, ogni linguaggio narrativo, insieme: l\u2019animazione tradizionale, le riprese dal vivo, la plasticit\u00e0 di una certa stop motion. \u00c8 un vortice, Orfeo. Ma un vortice ordinato. Un vortice graduale, preciso, con una sua geometria e una sua traiettoria. <strong>Il viaggio di Orfeo, il protagonista, \u00e8 un viaggio che ci parla di noi, del rapporto che abbiamo con la fine di qualcosa e, pi\u00f9 nello specifico, con il lutto; ci parla della nostra ossessione per l\u2019altro, per la felicit\u00e0, e della trappola in cui talvolta i ricordi ci possono spingere<\/strong>. Si parla di bello, di musica, di tensione sessuale. Le inquadrature sono piene, cercano i primi piani, questi colli lunghi e sinuosi, questi occhi sgranati ed enormi che si perdono tra la paura e la sorpresa. Il suono, con queste voci che sembrano provenire da un\u2019altra dimensione, \u00e8 una sorta di velo trasparente che ricopre ogni cosa. E poi, come dicevamo anche prima, c\u2019\u00e8 la qualit\u00e0 artigianale della messa in scena, che \u00e8 centro e periferia del racconto. E in questo senso va assolutamente citato anche il lavoro di Sara Costantini, che si \u00e8 occupata dei costumi (uno dei personaggi del film \u00e8 letteralmente una giacca).<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Insieme a Vergoni e a Maenza, che sono la faccia, il corpo e il respiro del film, vanno menzionati pure Vinicio Marchioni, che compare come l\u2019Uomo Verde, e Aomi Muyock, che interpreta Trudy: due personaggi pi\u00f9 vicini al sogno e all\u2019incubo. Orfeo rappresenta, e non \u00e8 un\u2019esagerazione, un\u2019eccezione all\u2019interno del panorama italiano. Perch\u00e9 \u00e8, fino in fondo, s\u00e9 stesso. Perch\u00e9 \u00e8 coraggioso. Perch\u00e9 non esita a rischiare. Perch\u00e9 cerca, e trova, tanto narrativamente quanto produttivamente, strade alternative, utili per esprimere concetti e significati e per contenere spese e investimenti. Perch\u00e9 \u00e8 un\u2019esperienza. Perch\u00e9, nella sua forma, conserva e rispetta il suo contenuto. Ed \u00e8 fenomenale: intenso, bello, avvolgente. Esattamente quello che il cinema, o almeno un certo tipo di cinema, promette e dovrebbe provare a fare pi\u00f9 spesso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Orfeo di Virgilio Villoresi, scritto con \u00a0Alberto Fornari e con la collaborazione di Marco Missiroli, al cinema dal&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":252058,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[640,203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-252057","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-cinema","9":"tag-entertainment","10":"tag-film","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115686978699925055","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/252057","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=252057"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/252057\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/252058"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=252057"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=252057"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=252057"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}