{"id":252346,"date":"2025-12-09T07:04:11","date_gmt":"2025-12-09T07:04:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/252346\/"},"modified":"2025-12-09T07:04:11","modified_gmt":"2025-12-09T07:04:11","slug":"il-comico-germano-lanzoni-ricordatevi-di-ridere-fa-bene-alla-salute-e-al-business-oggi-con-buone-notizie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/252346\/","title":{"rendered":"Il comico Germano Lanzoni: \u00abRicordatevi di ridere, fa bene alla salute e al business\u00bb Oggi con Buone Notizie"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Elisabetta Soglio<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">L\u2019attore firma con Fania Alemanno un manuale sull\u2019\u00abumorismo relazionale\u00bb. \u00abSi parte dall\u2019autoironia\u00bb. La carriera e i maestri: l\u2019incontro con Dario Fo<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un bambino di tre anni ride in media circa 400 volte al giorno. Arrivi a 23  e comincia il crollo graduale fino a quando ti ritrovi quarantenne e se  strappi 4 risate al giorno \u00e8 gi\u00e0 un successo. Eppure <b>ridere fa bene<\/b>: lo dimostrano decine di studi scientifici, lo consigliano i cardiologi e poi te lo ripete anche uno che ha trasformato il  far ridere in un  pezzo del suo lavoro. <b>Germano Lanzoni, attore, comico<\/b>, dal 2000 voce ufficiale del Milan (\u00abSon rimasto  perch\u00e9 era l\u2019anno della Champions vinta&#8230;\u00bb), volto del <b>Milanese Imbruttito<\/b>, cantautore, professore e tanto altro, \u00e8 oggi ambasciatore del monito <b>\u00abRicordati di ridere\u00bb<\/b>, titolo anche del <b>libro <\/b>scritto con <b>Fania Alemanno<\/b>, psicologa e sua collaboratrice   da quasi dieci anni. Insieme, i due hanno creato la Hbe, Humor Business Experience, per portare nelle aziende la loro filosofia e mettere l<b>\u2019umorismo relazionale<\/b>  al servizio dell\u2019organizzazione  e del benessere aziendale, della comunicazione e della leadership.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abVolevamo proporre una comicit\u00e0 non di repertorio ma tarata sugli obiettivi posti dalle aziende e a furia di mettere insieme esperienze abbiamo identificato questa idea di umorismo relazionale\u00bb, spiega Alemanno. Puntualizza Lanzoni: \u00abLa risata pu\u00f2 essere una leva distruttiva, perch\u00e9 se diventa sarcasmo offende e umilia. Noi cerchiamo<b> la risata che include, che pu\u00f2 dare conforto<\/b> e non punta sulla imperfezione altrui. Anche perch\u00e9 siamo noi per primi imperfetti\u00bb. Da dove si comincia a imparare a ridere? \u00ab<b>Dall\u2019autoironia<\/b>, perch\u00e9 in questo modo accettiamo l\u2019altro\u00bb. Conferma Alemanno: \u00abNegli ambienti di lavoro, ma anche nelle relazioni, ci sono i problemi ma sta a noi decidere se vogliamo alleggerirli e in questo il ridere ci aiuta, oppure se vogliamo aggiungere il carico da 100 lamentandoci e andando a cercare un colpevole della nostra frustrazione. Con questo atteggiamento sempre negativo avveleniamo la nostra vita e quella del team: in un<b> team felice si produce  di pi\u00f9 e meglio<\/b>\u00bb.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma chi fa ridere gli altri, \u00e8 capace di ridere? Germano Lanzoni (giustappunto) sorride: \u00abIo sono di Milano  e la malinconia fa parte del nostro dna\u00bb. Poi canticchia qualche verso di una sua canzone: \u00ab<b>Felicit\u00e0 \u00e8 una questione di chimica,<\/b> fa tutto solo l\u2019amigdala, chiedi alla neuropsicologa\u00bb. Fuor di metafora canterina, \u00abho fatto anche io un lungo percorso, facendomi aiutare da persone esperte, per riuscire a preservarmi dall\u2019illusione del <b>comico che con l\u2019applauso si sente molto intelligente<\/b>, perch\u00e9 ha messo in connessione due informazioni congrue ma impreviste\u00bb. Certo, una consapevolezza che \u00e8 frutto di un lavoro lungo e di tanto mestiere: \u00abMi sono diplomato alla scuola di teatro negli Anni 90, poi ho cominciato a lavorare in radio e poi col Milan: quello \u00e8 stato un vantaggio perch\u00e9 la notoriet\u00e0 \u00e8 arrivata quando avevo gi\u00e0 48 anni, ma il mio percorso era gi\u00e0 pieno di tante esperienze\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E di tanti incontri: \u00abDi tanti maestri, pi\u00f9 che altro. A cominciare da <b>Jannacci e  Gaber <\/b>e da tutta quella scuola di cabaret che a Milano hanno di fatto allevato loro\u00bb. Discorso a parte per <b>\u00abIl\u00bb maestro Dario Fo<\/b>: \u00abUn  mio amico faceva il mimo nella sua compagnia e a un certo punto mi chiese se fossi disponibile per dare una mano a Dario Fo e a Franca Rame che stavano facendo il trasloco e dovevano portare tutto il loro enorme archivio in Umbria, dove gi\u00e0 viveva il loro figlio Jacopo\u00bb. La risposta? \u00abOvviamente ho detto s\u00ec e sono state settimane bellissime perch\u00e9 ho davvero visto di tutto: ricordo che abbiamo imballato <b>57 scatoloni di testi,<\/b> non esistevano i computer e tutto era scritto a mano o a macchina: per ogni loro spettacolo avevano il faldone con il testo originale, il faldone con i canovacci e quello con le parti che erano state tolte. E poi in soffitta abbiamo svuotato tantissimi cassetti, tipo quelli da architetto e da l\u00ec saltarono fuori decine e decine di disegni di Fo, una produzione vastissima, inimmaginabile. Vedendo tutto quel materiale, tutta quell\u2019arte mi sono chiesto quante ore di lavoro c\u2019erano dietro: ma in effetti erano altri tempi, mica si perdevano ore a scrollare il cellulare&#8230;\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma torniamo ai benefici della risata. Il dato da cui siamo partiti, le 400 risate al giorno che poi diventano solo 4, arriva da una ricerca di Gallup che nel 2013 aveva <b>sondato 1,4 milioni di persone in 166 Paesi <\/b>verificando, appunto, che<b> l\u2019ingresso nel mondo del lavoro corrisponde al crollo dello spazio risate<\/b>. Di qui l\u2019idea di un libro che sia anche un po\u2019 manuale su come cambiare questa rotta, nell\u2019interesse di tutti. E se un collega vi dice che non ride perch\u00e9 non ha il senso dell\u2019umorismo, fermatelo: \u00abLo abbiamo tutti, ma va allenato perch\u00e9 \u00e8 come un muscolo. Spesso, anzi, lo abbiamo ma lo teniamo nascosto o represso\u00bb, insistono Alemanno e Lanzoni all\u2019unisono.<br \/>Resta solo da capire un\u2019ultima cosa: due persone che ci invitano a  ridere anche  sul posto di lavoro, quando sono al lavoro ridono sempre? \u00abRisponde Fania Alemanno: \u00abRidiamo molto, certo, ma litighiamo anche. Per\u00f2 il <b>conflitto per noi \u00e8 sempre creativo\u00bb<\/b>. Conferma Lanzoni: \u00abAlla fine sei sempre tu a decidere come risolvi il conflitto: puoi tenere il broncio oppure, come facciamo noi\u00bb, abbracciarsi\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-12-08T11:06:01+01:00\">9 dicembre 2025<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Elisabetta Soglio L\u2019attore firma con Fania Alemanno un manuale sull\u2019\u00abumorismo relazionale\u00bb. \u00abSi parte dall\u2019autoironia\u00bb. 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