{"id":254122,"date":"2025-12-10T11:06:14","date_gmt":"2025-12-10T11:06:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/254122\/"},"modified":"2025-12-10T11:06:14","modified_gmt":"2025-12-10T11:06:14","slug":"pubblicita-sui-chatbot-ai-google-gemini-e-chatgpt-tra-smentite-e-futuro-il-fatto-quotidiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/254122\/","title":{"rendered":"Pubblicit\u00e0 sui chatbot AI: Google Gemini e ChatGPT tra smentite e futuro | Il Fatto Quotidiano"},"content":{"rendered":"<p>Nel <strong>2026<\/strong>, la pubblicit\u00e0 potrebbe sbarcare su <strong>Gemini<\/strong>, il sistema d\u2019intelligenza artificiale di <strong>Google<\/strong> (Alphabet). O almeno questo \u00e8 ci\u00f2 che nelle scorse ore \u00e8 circolato online a partire da un\u2019esclusiva (subito smentita) della testata giornalistica Adweek che citava fonti interne all\u2019azienda. \u00c8 una prima epifania: vero o falso che sia, si inizia a pensare a come saranno inglobate le pubblicit\u00e0 nei sistemi di ricerca con l\u2019Ai e il rischio che gli utenti non riescano a distinguere tra oggettivit\u00e0, induzione all\u2019acquisto e spot inizia a essere concreto. Le leggi sul tema, per\u00f2, ad oggi sono molto carenti.<\/p>\n<p>Il caso Google<\/p>\n<p>Ma partiamo dall\u2019attualit\u00e0. Nel caso di Google, <strong>il condizionale sulla notizia di Gemini \u00e8 d\u2019obbligo<\/strong>: a stretto giro, infatti, \u00e8 arrivata la smentita ufficiale su X da parte di <strong>Ginny Marvin, Ads Product Liaison di Google<\/strong>: non solo non ci sono annunci visibili su Gemini, ha detto, ma mancano anche piani futuri sull\u2019argomento. D\u2019altro canto, per\u00f2, ha confermato l\u2019impegno di Google su AI Overviews, i riassunti generati dall\u2019intelligenza artificiale che tutti vediamo tra i risultati di ricerca: negli Usa, infatti, tra i risultati gi\u00e0 possono comparire annunci pubblicitari in linea con le richieste dell\u2019utente ed \u00e8 solo questione di tempo prima che la funzione si estenda in tutto il mondo.<\/p>\n<p>E quello di Chat Gpt<\/p>\n<p>Anche <strong>ChatGPT<\/strong>, in queste stesse ore, ha fatto discutere attorno allo stesso tema. Alcuni utenti paganti hanno visto comparire, durante una conversazione con l\u2019Ai, il <strong>suggerimento per un\u2019app (Peloton)<\/strong> che sembrava in tutto e per tutto simile ad una proposta pubblicitaria integrata nelle conversazioni. Il co-fondatore della startup di intelligenza artificiale Hyperbolic, <strong>Yuchen Jin<\/strong>, lo ha raccontato con un post di X, screenshot incluso. Contrariato, ha fatto notare, oltretutto, di essere un abbonato super-pagante (200 dollari al mese per il piano Pro): come considerarlo se non una sperimentazione di open Ai sulla pubblicit\u00e0? <strong>Daniel McAuley, responsabile dei dati di OpenAI<\/strong> ha per\u00f2 chiarito che non era uno spot bens\u00ec \u201csolo un suggerimento per installare l\u2019app di Peloton\u201d, in linea \u2013 spiegava \u2013 con alcune implementazioni legate alle app che la piattaforma sta prevedendo per il futuro. Ma ha dovuto per\u00f2 ammettere che \u201cla mancanza di pertinenza\u201d della conversazione ha reso l\u2019esperienza negativa e confusa.<\/p>\n<p>La pubblicit\u00e0 per sostenersi<\/p>\n<p>Il fatto che si sia subito pensato all\u2019advertising apre per\u00f2 una riflessione d\u2019obbligo: con il tempo, i sistemi di ricerca basati sull\u2019Ai, che restituiscono testi complessi e strutturati basati su fonti non sempre chiare (dall\u2019origine spesso opaca e scorretta) avranno integrata la pubblicit\u00e0 per potersi sostenere. <strong>Sostituiranno i tradizionali motori di ricerca<\/strong> e, come gi\u00e0 accade per gli adolescenti che li utilizzano come psicologo, avranno funzioni pi\u00f9 invasive sia in termini di ci\u00f2 che restituiranno all\u2019utente, sia in termini di comprensione, profilazione e targetizzazione dell\u2019utente. Grazie al machine learning, il linguaggio sar\u00e0 sempre pi\u00f9 naturale e confidenziale cos\u00ec come l\u2019approfondimento delle informazioni \u201cumane\u201d. Tutti elementi preziosi per modellare il marketing sull\u2019utente. Esempio banale: se far\u00f2 una ricerca su un problema amoroso, potrei ricevere in futuro sia una risposta sul tema, sia il consiglio commerciale sui migliori terapeuti (inserzionisti) per me? Probabilmente s\u00ec.<\/p>\n<p>Leggi carenti<\/p>\n<p>Intanto le norme \u2013 a partire dalla legge delega sull\u2019IA recentemente approvata in Italia e che dovr\u00e0 produrre i relativi decreti legislativi \u2013 non regolano specificamente l\u2019introduzione della pubblicit\u00e0 in questi sistemi. \u201cN\u00e9 l\u2019Ai Act europeo n\u00e9 la legge italiana in proibiscono chiaramente l\u2019utilizzo della pubblicit\u00e0 nei sistemi d\u2019intelligenza artificiale \u2013 spiega <strong>Fulvio Sarzana, avvocato e docente presso l\u2019Universit\u00e0 Lum di Bari<\/strong> -. Certo per\u00f2 le tematiche antitrust hanno un peso importante: parliamo comunque di decisioni automatizzate che possono anche incidere sui diritti fondamentali dei cittadini\u201d.<\/p>\n<p>Privacy, Antitrust e Ai Act<\/p>\n<p>Ci sono infatti <strong>due tipi di problematiche:<\/strong> la prima riguarda la <strong>privacy e il regolamento europeo (GDPR<\/strong>) che impone la possibilit\u00e0 di contrastare il trattamento automatizzato dei propri dati; la seconda \u00e8 di tipo concorrenziale, legata alla posizione dominante dei servizi pubblicitari che potrebbe coinvolgere anche il settore dei chatbot. Ciononostante, \u201cl\u2019advertising \u2013 spiega Sarzana \u2013 non \u00e8 uno dei campi contenuti nell\u2019allegato 3 dell\u2019AI Act perch\u00e9 non si ritiene causi rischi sistemici per i diritti fondamentali dei cittadini\u201d.<\/p>\n<p>Trasparenza assente<\/p>\n<p>Si aggiunge poi il problema della<strong> protezione del segreto industriale<\/strong> da parte delle aziende: capire quanto ci\u00f2 che appare all\u2019utente sia veicolato dall\u2019advertising o dai rapporti tra inserzionisti e aziende sar\u00e0 sempre pi\u00f9 difficile. \u201c\u00c8 il problema del black box dell\u2019intelligenza artificiale: \u2013 spiega Sarzana \u2013 non siamo in grado di capire come funziona l\u2019algoritmo. Il GDPR permette di opporsi al trattamento automatizzato della nostra persona, di opporsi alla ricostruzione di noi e della nostra personalit\u00e0 fatta dai sistemi. Per\u00f2 sapere come funziona l\u2019algoritmo e quindi capire quali siano gli accostamenti che portano a una risultanza, ad oggi, non \u00e8 previsto da alcuna norma. E questo ha a che vedere sia con le pubblicit\u00e0 che con i diritti delle persone\u201d. Non esistono insomma disposizioni che obbligano a mostrare il codice: \u201cRimarr\u00e0 sempre un aspetto oscuro nelle tecnologie, a maggior ragione dell\u2019intelligenza artificiale, che pu\u00f2 generare anche allucinazioni o fornire quadri distorti delle persone, oltre creare un ecosistema opaco \u201d. Capace un giorno di spingerci, anche con linguaggio sempre pi\u00f9 comprensivo, naturale e confidenziale, a comprare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nel 2026, la pubblicit\u00e0 potrebbe sbarcare su Gemini, il sistema d\u2019intelligenza artificiale di Google (Alphabet). 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