{"id":25443,"date":"2025-08-03T07:07:20","date_gmt":"2025-08-03T07:07:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/25443\/"},"modified":"2025-08-03T07:07:20","modified_gmt":"2025-08-03T07:07:20","slug":"temptation-island-e-la-reincarnazione-balneare-della-tragedia-greco-romana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/25443\/","title":{"rendered":"\u2018Temptation Island\u2019 \u00e8 la reincarnazione balneare della tragedia greco-romana"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2025 Temptation Island non \u00e8 pi\u00f9 \u2014 o non \u00e8 pi\u00f9 solo \u2014 un capolavoro del voyeurismo trash, n\u00e9 una raffinata saga mentale di redenzione dal berlusconismo sentimentale, a Silvio morto.<\/p>\n<p>Quest\u2019anno come non mai, proprio grazie all\u2019evidente abbassamento del budget per le location (totalmente ingiustificato dallo share sempre altissimo) Temptation sembra la versione umidiccia e scrostata del teatro antico: la reincarnazione balneare della tragedia greco-romana, i cui attori non sono pi\u00f9 calzati di coturni, ma di ciabatte infradito. Ci sono i due cori, maschile e femminile, che si osservano e si commentano da due sedi separate quali schiere parallele di destinati alla disfatta. C\u2019\u00e8 il fato, in forma di montaggio. C\u2019\u00e8 la scenografia naturale \u2014 mare, sassi, siepi \u2014 che non consola ma amplifica. C\u2019\u00e8 il deus ex machina: Filippo Bisciglia, con camicia bianca sbottonata e sguardo da Cristo terzomondista del disagio affettivo. E ogni volta, inevitabile, arriva la punizione: non per chi ha mentito meglio, ma per chi ha osato amare per davvero.<\/p>\n<p>Temptation Island non \u00e8 pi\u00f9 un\u2019isola \u2014 se mai lo \u00e8 davvero stata. \u00c8 un angolo di Calabria con vista non mozzafiato, un resort di medio profilo con siepi tagliate male, gazebo Ikea sbiancati dal sole e camere che gridano booking.com pi\u00f9 che paradiso tropicale. Ma \u00e8 proprio qui che la tragedia raggiunge la sua pienezza. Perch\u00e9 il luogo non \u00e8 pi\u00f9 un Eden perduto, ma un purgatorio di provincia. E se l\u2019amore deve morire, meglio che lo faccia sotto un ombrellone storto, con il rumore dei climatizzatori in sottofondo, i Mikado spuntati e una Vitasnella mezza calda servita con due cannucce.<\/p>\n<p>Questo downgrade scenografico non toglie pathos: lo aumenta. Perch\u00e9 il contrasto tra la piccolezza della scenografia e la vastit\u00e0 del dramma \u00e8 totale. \u00c8 un teatrino da quattro soldi, ma si recita Eschilo. Le luci sono sbagliate, i costumi improbabili, ma il dolore \u00e8 autentico, sporco, lacerante. Il fal\u00f2 \u00e8 un\u2019ara sacrificale di compensato. La povert\u00e0 del contesto \u2014 lo squalliduccio che filtra ovunque \u2014 rende tutto pi\u00f9 credibile, pi\u00f9 crudele, pi\u00f9 vicino. Perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 nessun lusso che anestetizzi, nessun prato in vera erba che mitighi la caduta. Solo lettini scomodi, pianti veri, e l\u2019inesorabile sensazione che l\u2019amore, se deve finire, ma anche se proprio deve durare, lo far\u00e0 benissimo anche in una piscina non interrata.<\/p>\n<p>Temptation \u00e8 un reality, certo. Canonico, cronico, stagionale, come la zanzara tigre e la sagra della porchetta. Eppure non somiglia a nient\u2019altro. Perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 gara, non c\u2019\u00e8 premio, non c\u2019\u00e8 eliminazione, non c\u2019\u00e8 un montepremi. Nessuno viene incoronato, nessuno viene \u201cnominato\u201d, nessuno esce per strategia. A Temptation non si gioca per vincere. Si gioca per vedere se si pu\u00f2 sopravvivere a s\u00e9 stessi. E gi\u00e0 questo lo rende una creatura anomala nel palinsesto ipercompetitivo della TV contemporanea.<\/p>\n<p>\u00c8 un programma che non valuta quanto sei simpatico, ma quanto sei disposto a mentire guardando in camera. Che non ti costringe a cantare, ballare o convivere con dei vip \u2014 ti chiede solo di amare, o di fingere di farlo, o di fingere ancor meglio di aver smesso di farlo, davanti a una nazione intera. Ecco perch\u00e9 ne parliamo, ogni estate, con un misto di ironia e vertigine morale: perch\u00e9 Temptation Island non racconta le ambizioni, racconta i cedimenti. Non mette in scena il sogno, ma il momento esatto in cui si spezza.<br \/>Ne parliamo perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 onesto di tanti esperimenti sociali che si danno arie e pi\u00f9 crudele di un documentario naturalistico della BBC sulla violenza dei calabroni. E perch\u00e9, in un\u2019Italia che non va in terapia ma va volentieri in onda, Temptation resta uno dei pochi luoghi dove il sentimento viene ancora preso, nonostante tutto, sul serio \u2014 anche mentre crepa di sudore davanti a un fal\u00f2.<\/p>\n<p>Prendete Alessio e Sonia M. Lei, 48 anni, avvocata, entra in trasmissione gi\u00e0 esausta, gi\u00e0 consapevole di tutto. \u00c8 la Cassandra del programma: vede subito la fine, ma nessuno le crede. Lui, pi\u00f9 giovane, avvocato a sua volta grazie a lei, gioca a fare il poeta dialettale, ma appena lo sguardo e la frangia cotonata di Sonia diventano di nuovo reali, scappa via come un filosofo francese davanti a una domanda concreta. Sonia chiede un fal\u00f2 anticipato, Alessio accetta, poi si sfila: non \u00e8 pronto, non \u00e8 lucido, non \u00e8 l\u00ec. E in quel piccolo nulla \u2013 quel rifiuto codardo e contemporaneo \u2013 c\u2019\u00e8 tutta la crisi maschile dell\u2019anno 2025: desiderio di relazione senza esposizione, voglia d\u2019amore senza spunte, pathos senza conseguenze.<\/p>\n<blockquote class=\"instagram-media\" style=\"background: #FFF; border: 0; border-radius: 3px; box-shadow: 0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width: 540px; min-width: 326px; padding: 0; width: calc(100% - 2px);\" data-instgrm-captioned=\"\" data-instgrm-permalink=\"https:\/\/www.instagram.com\/reel\/DMyXEG9pxhU\/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading\" data-instgrm-version=\"14\"\/>\n<p>Uno degli elementi pi\u00f9 rivelatori dell\u2019edizione 2025 di Temptation \u00e8 che molte coppie non mettono in scena solo il disastro amoroso, ma anche un\u2019Italia sentimentalmente ed economicamente sbilenca. Non \u00e8 pi\u00f9 solo la solita retorica dell\u2019uomo traditore e della donna ferita, ma un nuovo, pi\u00f9 scomodo equilibrio: quello in cui sono le donne a tenere in piedi la baracca \u2014 affettiva, logistica, e finanziaria \u2014 mentre gli uomini fanno i gradassi al villaggio, salvo poi andare in tilt quando sentono una frase come \u201cLo mantengo da tre anni\u201d o \u201cSono io che pago tutto\u201d. La virilit\u00e0 fragile esplode non tanto davanti a un bacio, ma davanti al bilancio. Il vero tradimento \u00e8 scoprire che la partner ha fatto i conti, e li ha detti ad alta voce. \u00c8 l\u00ec che il gradasso si accascia, che il simpatico da bar comincia a tremare come un\u2019impresa individuale davanti all\u2019Agenzia delle Entrate. Alcuni si sentono umiliati non perch\u00e9 sono stati lasciati, ma perch\u00e9 \u00e8 stato reso pubblico che, in casa, l\u2019unico investimento a lungo termine erano loro. E allora Temptation Island diventa anche questo: uno specchio inclemente di un Paese dove le donne spesso fanno da madri, banche, logopediste emotive, mentre gli uomini si arrampicano su scuse che non hanno pi\u00f9 appigli. Non crolla solo la coppia. Crolla un\u2019idea di maschilit\u00e0 a credito.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 Valerio che non solo tradisce Sarah con la tentatrice Ary ma, giunti al fal\u00f2 da lui stesso invocato, ha la faccia da filosofo morale dell\u2019autenticit\u00e0 tossica: \u201cNon me ne pento, sentivo di volerlo fare\u201d. Nessuno, in Temptation, aveva mai detto con tanta serenit\u00e0 una cosa tanto devastante. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 la categoria dell\u2019errore: c\u2019\u00e8 solo la fedelt\u00e0 a s\u00e9 stessi, qualunque cosa voglia dire. La sincerit\u00e0 diventa l\u2019alibi pi\u00f9 feroce della nostra epoca.<\/p>\n<blockquote class=\"instagram-media\" style=\"background: #FFF; border: 0; border-radius: 3px; box-shadow: 0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width: 540px; min-width: 326px; padding: 0; width: calc(100% - 2px);\" data-instgrm-captioned=\"\" data-instgrm-permalink=\"https:\/\/www.instagram.com\/reel\/DMtOO92pOYk\/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading\" data-instgrm-version=\"14\"\/>\n<p>Ma per fortuna c\u2019\u00e8 lui, il Grande Mediatore, il Virgilio delle corna, l\u2019uomo che traghetta le anime perdute delle coppie italiane verso il Purgatorio del post-fidanzamento o, peggio, l\u2019Inferno della riconciliazione. Da quattordici edizioni Filippo Bisciglia non cambia mai. \u00c8 l\u2019unico elemento stabile di Temptation. Per lui tutte le partecipanti sono bellissime e tutti i farneticamenti dei fal\u00f2, anche i pi\u00f9 deliranti, sono perfettamente intellegibili. Un monolite emotivo in pantaloni loose e camicia sbottonata, con la voce roca da doposbronza esistenziale e l\u2019animo pacato da impiegato dell\u2019anagrafe dei sentimenti.<\/p>\n<p>Il suo ruolo non \u00e8 semplicemente quello del conduttore. \u00c8 l\u2019oracolo dell\u2019inesprimibile. Filippo arriva sempre al momento giusto: quando lei sta per esplodere, lui si avvicina e sussurra \u201cSonia, ho un video per te\u201d. Quando lui ha gi\u00e0 capito tutto e vuole solo disintegrare la sua dose quotidiana di sdraio, Filippo lo chiama per nome \u2014 sempre con quel tono dolce ma imperativo, come un prete che ti obbliga con lo sguardo alla comunione anche se sa che non ti sei ancora confessato. \u00c8 l\u2019unico in grado di far piangere una persona con una semplice frase di tre parole: \u201cFal\u00f2 di confronto?\u201d.<\/p>\n<p>Ma soprattutto, Filippo ha un talento unico: non vede nulla. Beninteso: conosce a memoria tutti i video, ma quando li deve commentare, sembra cieco. Come se qualcuno gli avesse descritto la scena, ma male. Una volta dopo un bacio in bocca prolungato, commenta con un diplomaticissimo: \u201cHai visto delle immagini forti\u201d. Altri baci, palpeggiamenti, probabili fellatio clandestine in modalit\u00e0 solo acustica (che lui depenalizza usando l\u2019espressione \u201cbacio\u201d), immersioni sincronizzate tra le coperte, e lui chiede: \u201cHai notato un avvicinamento?\u201d. \u00c8 come se conducesse Temptation Island in braille. Verrebbe da chiedergli, per citare le vedute del grande Antonio rispetto al giusto settore dello stadio da cui seguire le partite del Napoli (curva vs. tribuna Posillipo): Filippo, i video li stai guardando o te li stai facendo raccontare?<\/p>\n<p>Eppure \u00e8 proprio in questo la sua grandezza. Bisciglia non giudica mai. Non parteggia, non consiglia, non urla. Al massimo inclina la testa. \u00c8 lo specchio che non distorce, la superficie che accoglie tutto senza commentare. In un mondo dove tutti dicono la loro, lui ascolta. E quando parla, lo fa per sottolineare l\u2019ovvio con la delicatezza di chi maneggia cristalli: \u201cHai visto delle immagini che ti hanno fatto stare male\u201d, \u201cHai detto di non volerti fare del male, ma ti sei fatta del male\u201d. \u00c8 l\u2019unico essere umano in Italia capace di parlare per dieci minuti usando solo circonlocuzioni emotive.<\/p>\n<p>Come il vecchio veggente cieco della mitologia greca, Tiresia, anche Filippo vede tutto senza guardare, conosce la verit\u00e0 ma non la pronuncia mai del tutto, lascia che siano gli altri a perdersi nel labirinto delle proprie azioni mentre lui assiste, imperturbabile, con lo sguardo perso nel punto in cui la psicologia pop si fonde con la metempsicosi da villaggio turistico.<\/p>\n<p>Bisciglia \u00e8 cieco nel modo giusto: selettivamente. Guarda i tradimenti, li monta, li introduce, ma non li interpreta. Sa, ma non spiega. Non dice: \u201cTi ha tradito\u201d. Dice: \u201cHai visto delle immagini che ti hanno turbata\u201d. Non dice: \u201cNon ti ama pi\u00f9\u201d. Dice: \u201cTi aspettavi altro, vero?\u201d. \u00c8 l\u2019enigmatico sacerdote del disastro relazionale, il solo che pu\u00f2 accompagnarti alla scoperta dell\u2019evidenza come se fosse un mistero iniziatico.<br \/>E proprio come Tiresia a Tebe, Bisciglia non \u00e8 l\u00ec per risolvere, ma per presenziare alla rovina. Gli antichi consultavano l\u2019oracolo quando era gi\u00e0 troppo tardi. Le coppie chiamano Filippo al fal\u00f2 quando sanno gi\u00e0 che finir\u00e0 male. Ma lo vogliono l\u00ec, come testimone. Perch\u00e9 senza testimone, il dolore non \u00e8 valido.<\/p>\n<blockquote class=\"instagram-media\" style=\"background: #FFF; border: 0; border-radius: 3px; box-shadow: 0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width: 540px; min-width: 326px; padding: 0; width: calc(100% - 2px);\" data-instgrm-captioned=\"\" data-instgrm-permalink=\"https:\/\/www.instagram.com\/reel\/DMv3Hi4p2fS\/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading\" data-instgrm-version=\"14\"\/>\n<p>In un\u2019Italia che rimuove il conflitto e affoga l\u2019introspezione nella retorica delle \u201cvibes giuste\u201d, Filippo \u00e8 l\u2019ultimo custode del disastro emotivo in diretta. Non per impedirlo, ma per conferirgli uno spessore sacro. La sua cecit\u00e0 \u00e8 funzionale: non giudica perch\u00e9 non vede. Non vede perch\u00e9 sa gi\u00e0 tutto. \u00c8 Tiresia in infradito, ma pi\u00f9 utile di cento podcast sul poliamore e di mille articoli su Temptation scritti da gente che non lo ha mai visto.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un momento preciso, in una puntata media di Temptation Island, in cui la trasmissione smette di essere solo intrattenimento estivo e si trasforma in qualcosa di molto pi\u00f9 profondo, disturbante, quasi metafisico. \u00c8 l\u2019istante in cui qualcuno viene sgamato. Tradimento conclamato, immagini inequivocabili, bocca troppo vicina, carezza furtiva, confessione sussurrata sotto le stelle artificiali di un resort a quattro stelle e mezzo. Il fal\u00f2 si accende, la compagna guarda lo schermo, il compagno guarda in basso. E inizia il crollo.<\/p>\n<p>Non importa chi sei. Puoi essere un ingegnere nucleare, un consulente finanziario plurilingue, un poeta di corte, una terapeuta bilingue della Gestalt, puoi avere letto tutto Schopenhauer, puoi aver letto e capito Proust in lingua originale o coltivare bonsai da quando avevi dodici anni. Nulla ti salva. Se hai tradito, e se sei stato scoperto mentre lo facevi, soprattutto mediante quelle tracce terrificanti fatte di scampoli di messaggistica istantanea che doveva restare tale ma che invece sar\u00e0 stampata per sempre nell\u2019inchiostro anticipatissimo della memoria di un partner ingannato, allora parlerai quella lingua l\u00ec. Quella dell\u2019italiano ferito e in trappola, che arranca nei meandri della giustificazione impossibile come un tonno infilato nella tonnara.<\/p>\n<p>Le posture, le frasi fatte, il tremolio nella voce, le mani che si agitano come a pescare parole da un mare che ormai ha solo meduse \u2014 tutto riconduce a un archetipo eterno: il colpevole messo a nudo. E l\u00ec, in quel momento, non sei pi\u00f9 il tuo curriculum, non sei pi\u00f9 il tuo armadio di abiti su misura o il tuo master a Londra. Sei esattamente come quello che due stagioni fa diceva \u201cMe so\u2019 solo appoggiato, ma non l\u2019ho toccata\u201d. Sei uguale a quello che, tra le lacrime, giurava \u201cGiuro su mamma mia che ti amo ancora\u201d.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 in questa fratellanza tra traditori che il programma trova la sua forza pi\u00f9 inquietante. Perch\u00e9 crea un cortocircuito di riconoscimento: lo spettatore ride, ma poi si ferma, e pensa. \u201cE se capitasse a me?\u201d, \u201cE se mi avessero filmato anche solo in quell\u2019attimo?\u201d. \u00c8 teatro greco travestito da intrattenimento: un\u2019esposizione rituale del peccato, una caduta pubblica che consente la catarsi collettiva. Il traditore, nel suo balbettare disperato, \u00e8 l\u2019Edipo postmoderno che scopre di avere ucciso l\u2019amore senza rendersene conto. La tragedia non sta nel tradimento, ma nell\u2019essere stati video-ripresi nell\u2019attuarlo. E allora il fal\u00f2 non \u00e8 solo un fal\u00f2. \u00c8 il giudizio finale. E noi, dal divano, siamo i giudici e i colpevoli.<\/p>\n<p>E in quell\u2019attimo sei identico al pi\u00f9 becero fidanzato di provincia un attimo prima di provare un brivido freddo sulla schiena, come se ti avessero appena infilato un Mikado semicongelato gi\u00f9 per la canotta, sei inchiodato sulla stessa croce comportamentale, sei spogliato dell\u2019unicit\u00e0 che ti eri costruito. \u00c8 una livella morale e semiotica che fa paura: la punizione \u00e8 uguale per tutti, perch\u00e9 uguale \u00e8 il gesto. E la punizione \u00e8 il ridicolo. Ma proprio l\u00ec, in quella uniformit\u00e0 disperante, Temptation diventa tragedia greca: non c\u2019\u00e8 scampo, non c\u2019\u00e8 ironia, solo la catarsi brutale di un pubblico che riconosce se stesso nei peggiori e, per un attimo, si purifica ridendo.<\/p>\n<p>Forse, alla fine di Temptation Island 2025, mentre l\u2019ultima sigla scorre lenta e malinconica sulle immagini di fal\u00f2 spenti, sedie vuote e baci che non hanno fatto in tempo a diventare promesse, ci resta solo una certezza: l\u2019amore \u00e8 un format. Con delle regole, delle varianti, dei clich\u00e9 e degli imprevisti. Un format che si ripete, ma non per noia \u2014 per necessit\u00e0. Si ripete perch\u00e9 non abbiamo ancora trovato un modo migliore per raccontarci, per farci del male, per chiederci scusa, per confondere desiderio e trauma, per ballare al buio con persone che non ci conoscono e poi dire: \u201cMi sento me stesso\u201d. L\u2019amore \u00e8 un format perch\u00e9 ci piace pensare che cambiando i nomi dei protagonisti, il copione cambi. Ma non cambia.<\/p>\n<p>Cambia la stagione, cambia il contesto \u2014 l\u2019hotel diventa resort, le tentatrici si laureano, i fidanzati fanno meditazione \u2014 ma poi si arriva sempre l\u00ec: al momento in cui uno dice \u201cho bisogno di tempo\u201d e l\u2019altra risponde \u201cio ho bisogno di rispetto\u201d. L\u2019amore \u00e8 un format anche perch\u00e9, come ogni buon programma, si adatta al mercato: oggi \u00e8 tossico, domani \u00e8 consapevole, dopodomani \u00e8 aperto ma con confini. Lo riempiamo di parole nuove \u2014 boundaries, ghosting, love bombing, closure \u2014 ma il contenuto resta antico, faticoso, tragicamente simile a quello che ci raccontavano le nonne, ma senza il pane con la Nutella. L\u2019amore \u00e8 un format perch\u00e9 ha bisogno di pubblico, di messa in scena, di una regia invisibile e di una canzone triste in sottofondo. E proprio come la televisione, come l\u2019estate, come noi, si consuma e si rinnova con regolarit\u00e0 deprimente e miracolosa. Va in onda. Fa ascolti. Viene smontato. Ricomincia. Perch\u00e9 a dispetto di tutto \u2014 dei fal\u00f2, dei baci rubati, dei video tagliati male, dei tradimenti in bagno \u2014 vogliamo ancora crederci. Vogliamo ancora tornare. Anche solo per vedere se stavolta, nel prossimo episodio, qualcuno resta.<\/p>\n<p>Il vero significato di Temptation Island non ha nulla a che fare con i tentatori. Non sono loro \u2014 i palestrati dal cuore d\u2019oro, le modelle di parei con la media del 28 e il tatuaggio giapponese dietro la scapola \u2014 a rappresentare il pericolo. Non \u00e8 il bacio in piscina, n\u00e9 la carezza sotto le stelle a distruggere una coppia. Il vero tentatore, l\u2019Altro che ci mette davvero in crisi, siamo sempre e solo noi stessi. \u00c8 la versione di noi che emerge quando nessuno ci controlla. O, meglio, quando ci osservano troppo bene. Temptation Island funziona come una lente d\u2019ingrandimento emotiva: prende individui medi, li separa dal contesto, li lascia liberi in un eden prefabbricato e li costringe a fronteggiarsi. Non col single dal fisico scolpito o con la tentatrice che tifa (miracolosamente) per la nostra stessa squadra, perfino se quella squadra \u00e8 la Lazio. No: il vero nemico \u00e8 la parte di noi che non sa cosa vuole, che ha bisogno di essere desiderata per sentirsi viva, che ha fatto finta per anni, che ha represso, ignorato, camuffato, e adesso esplode. Temptation non racconta il tradimento: racconta il collasso dell\u2019immagine che abbiamo costruito di noi stessi dentro una relazione.<\/p>\n<p>Ma se siamo noi a rovinarci \u2014 con le parole sbagliate, con i silenzi velenosi, con il bisogno disperato di uno specchio in cui piacersi di nuovo \u2014 allora siamo anche noi quelli che possono salvarci. Non c\u2019\u00e8 bisogno del fal\u00f2, n\u00e9 di Filippo Bisciglia che ci guarda con l\u2019espressione del Cristo tra i delfini. Bastano due persone che, una volta uscite dal villaggio, smettano di recitare il ruolo che si erano assegnate. Che si parlino senza microfoni. Che accettino che amare non significa solo restare, ma restare vedendo. E scegliendo di farlo di nuovo. Ecco il segreto: non esiste tentazione pi\u00f9 grande di quella di andarsene. Ma non esiste atto pi\u00f9 radicale, pi\u00f9 controintuitivo, pi\u00f9 televisivamente scorretto, che uscire fuori campo e restarci.<\/p>\n<p><script async src=\"\/\/www.instagram.com\/embed.js\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nel 2025 Temptation Island non \u00e8 pi\u00f9 \u2014 o non \u00e8 pi\u00f9 solo \u2014 un capolavoro del voyeurismo&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":25444,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1444],"tags":[203,204,1537,90,89,1673,253],"class_list":{"0":"post-25443","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-tv","8":"tag-entertainment","9":"tag-intrattenimento","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-temptation-island","14":"tag-tv"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25443","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=25443"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25443\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/25444"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=25443"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=25443"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=25443"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}