{"id":255192,"date":"2025-12-11T03:03:15","date_gmt":"2025-12-11T03:03:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/255192\/"},"modified":"2025-12-11T03:03:15","modified_gmt":"2025-12-11T03:03:15","slug":"fisco-italia-quarta-per-tasse-428-del-pil-nella-classifica-dellocse-al-primo-posto-la-danimarca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/255192\/","title":{"rendered":"Fisco, Italia quarta per tasse (42,8% del Pil) nella classifica dell\u2019Ocse: al primo posto la Danimarca"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Massimiliano Jattoni Dall\u2019As\u00e9n<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">Il rapporto Ocse mostra un aumento generalizzato del prelievo nei Paesi avanzati. L\u2019Italia risale pi\u00f9 rapidamente della media, con un sistema che pesa soprattutto sul lavoro<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019\u00e8 un dato, nell\u2019ultimo Revenue Statistics dell\u2019Ocse, che riaprir\u00e0 inevitabilmente il dibattito sul <b>fisco italiano: nel 2024 le entrate tributarie sono salite al 42,8% del Pil,<\/b> in aumento di 1,2 punti rispetto al 2023. Abbastanza per collocare <b>il nostro Paese al quarto posto tra quelli avanzati per peso complessivo delle tasse rispetto alla ricchezza prodotta<\/b>. Un gradino sotto il podio, dunque, dove stanno \u2014 e questo non stupisce \u2014 <b>Danimarca <\/b>(45,2%), che conferma il primato dell\u2019anno scorso, <b>Francia<\/b> (43,5%) e <b>Austria<\/b> (43,4%). In fondo alla classifica, lontanissimo, il <b>Messico<\/b>, con il suo 18,3% e il suo\u00a0\u00abprimato\u00bb nel fisco\u00a0\u00ablight\u00bb (seppur in crescita dal 17,7% dell\u2019anno prima).<\/p>\n<p>    Una tendenza che non riguarda solo l\u2019Italia (ma noi corriamo di pi\u00f9)<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019aumento del rapporto tasse\/Pil non \u00e8 una peculiarit\u00e0 italiana:<b> in 22 dei 36 Paesi per i quali l\u2019Ocse dispone gi\u00e0 dei dati 2024, il peso del fisco \u00e8 cresciuto<\/b>. La media dell\u2019organizzazione sale cos\u00ec dal 33,7% del 2023 al 34,1% del 2024, raggiungendo \u2014 come ha riportato l\u2019Ansa citando i dati dell\u2019organizzazione \u2014 \u00abil livello pi\u00f9 alto degli ultimi anni\u00bb. Colpisce per\u00f2 un altro aspetto: nel 2023, con i dati definitivi,<b> l\u2019Italia era all\u2019ottavo posto. Nel giro di un anno guadagna quattro posizioni<\/b>, segno di una progressione pi\u00f9 rapida rispetto ad altri Paesi europei.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    \u200bDa dove arrivano le entrate: il \u00abmotore\u00bb non cambia<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In Italia la struttura del gettito resta la stessa, quasi immutabile da anni.<br \/>A trainare il totale sono soprattutto <b>i contributi previdenziali<\/b>, che valgono il 29,6% delle entrate complessive (contro una media Ocse del 25,5%). Sono loro \u2014 non l\u2019Iva (15,7%) n\u00e9 le imposte sulle societ\u00e0 (6,6%, contro l\u201911,9% dell\u2019Ocse) \u2014 a rappresentare il \u00abcuore\u00bb del nostro sistema fiscale. Seguono le imposte sul reddito delle persone fisiche, al 27%, una quota superiore alla media Ocse (23,7%) e ben lontana dal <b>modello danese, dove la tassazione sul reddito vale pi\u00f9 della met\u00e0 del gettito totale<\/b> ma si accompagna a contributi sociali quasi nulli.\u00a0<br \/>Insomma, si conferma la solita immagine di <b>un Paese che tassa in modo intenso il lavoro<\/b>, sia direttamente sia attraverso i contributi, e molto meno i consumi e i profitti.<\/p>\n<p>    Il confronto internazionale: dove pesiamo di pi\u00f9 e dove di meno<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il confronto internazionale aiuta a capire meglio questa dinamica. <b>Germania, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti restano tutti al di sotto della soglia italiana<\/b>, anche se con differenze significative nei modelli di welfare e nelle scelte distributive. Non \u00e8 infatti tanto il livello assoluto delle tasse a preoccupare, quanto la loro composizione e l\u2019efficienza della spesa pubblica,\u00a0<b>Danimarca e Francia, che ci precedono, hanno tradizionalmente sistemi pubblici pi\u00f9 estesi<\/b>, capaci di restituire ai cittadini, in termini di servizi, una parte importante di ci\u00f2 che prelevano. L\u2019Italia, invece, continua a trovarsi in una posizione intermedia, con<b> una pressione fiscale elevata e una percezione dei servizi spesso meno soddisfacente<\/b>.<\/p>\n<p>    Un indicatore, molti interrogativi<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Non si tratta, dunque, soltanto di stabilire se il fisco italiano sia troppo alto, ma di capire come \u00e8 costruito e quanto riesce a sostenere crescita, produttivit\u00e0 e occupazione. L\u2019Ocse, nei suoi rapporti pi\u00f9 recenti, insiste sul fatto che <b>un livello cos\u00ec elevato di prelievo sul lavoro diventa un ostacolo competitivo in un\u2019economia con potenziale di crescita ridotto<\/b>. A questo si aggiunge il tema, tutto interno, dell\u2019<b>efficienza della spesa pubblica<\/b>: pagare il 42,8% del Pil in imposte e contributi significa aspettarsi molto dallo Stato, soprattutto in termini di servizi e infrastrutture.<\/p>\n<p>    L\u2019indicazione Ocse<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019indicazione che viene da Parigi, insomma, non \u00e8 una condanna ma una fotografia precisa: <b>l\u2019Italia \u00e8 un Paese ad alta tassazione, ma non necessariamente ad alta redistribuzione o alta efficienza<\/b>. E nella misura in cui gli spazi di bilancio restano compressi, le scelte future dovranno tenere insieme alleggerimento del carico sul lavoro, riordino della spesa e un nuovo equilibrio tra i diversi pilastri del prelievo. L\u2019obiettivo, per una volta, potrebbe non essere scalare o scendere in classifica, ma crescere in modo sostenibile nonostante la classifica.<\/p>\n<p><a class=\"chiedi-esperto-box\" href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/chiedi-esperto\/fai-una-domanda\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/box_esperto_dsk.png\" alt=\"Chiedi agli esperti\"\/><\/a><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-12-10T14:56:03+01:00\">10 dicembre 2025 ( modifica il 10 dicembre 2025 | 14:56)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Massimiliano Jattoni Dall\u2019As\u00e9n Il rapporto Ocse mostra un aumento generalizzato del prelievo nei Paesi avanzati. 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