{"id":255579,"date":"2025-12-11T09:54:12","date_gmt":"2025-12-11T09:54:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/255579\/"},"modified":"2025-12-11T09:54:12","modified_gmt":"2025-12-11T09:54:12","slug":"scandalo-urbanistico-milano-sequestrato-cantiere-unico-brera-27-indagati-il-fatto-quotidiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/255579\/","title":{"rendered":"Scandalo urbanistico Milano: sequestrato cantiere Unico-Brera, 27 indagati | Il Fatto Quotidiano"},"content":{"rendered":"<p>Lo <strong>scandalo urbanistica a Milano<\/strong> continua ad allargarsi. L\u2019ultimo capitolo riguarda il <strong>sequestro preventivo<\/strong> del cantiere <strong>Unico-Brera<\/strong> disposto dal gip di Milano, <strong>Mattia Fiorentini<\/strong>, e iniziato nella mattinata di gioved\u00ec. La <strong>Guardia di Finanza<\/strong> ha eseguito il provvedimento nella centralissima via Anfiteatro 7, dove si sarebbe dovuto nascere il progetto dei costruttori <strong>Carlo e Stefano Rusconi<\/strong>. Un progetto simile ad altri gi\u00e0 finiti sotto sequestro: la trasformazione di due ruderi settecenteschi di 5 e 3 piani, demoliti nel 2006, in una torre di 11 piani per oltre 34 metri, 27 appartamenti e 45 abitanti potenziali. Sono <strong>27 gli indagati<\/strong> per <strong>abusi edilizi<\/strong>, <strong>lottizzazione abusiva<\/strong> e <strong>falso<\/strong> fra imprenditori, architetti, ex componenti della commissione per il paesaggio e funzionari comunali.<\/p>\n<p>Tra coloro finiti nel registro degli indagati ci sono anche <strong>Marco Emilio Cerri<\/strong>, ex componente della commissione per il paesaggio destinatario di un\u2019interdittiva per falso, a marzo, nell\u2019inchiesta che ha portato all\u2019arresto per corruzione e depistaggio dell\u2019ex direttore dello Sportello unico edilizia, <strong>Giovanni Oggioni<\/strong>, anche lui tra i 27 sotto inchiesta per Unico-Brera. Ci sono poi i costruttori Rusconi, anche loro a giudizio per la <strong>Torre Milano<\/strong> di via Stresa, <strong>Franco Zinna<\/strong>, <strong>Andrea Viaroli<\/strong>, l\u2019ex urbanistica <strong>Carla Barone<\/strong>, il notaio <strong>Fabio Gaspare Pant\u00e8<\/strong>, l\u2019ex presidente della commissione per il Paesaggio, <strong>Marco Stanislao Prusiki<\/strong>, ed ex componenti fra cui <strong>Alessandro Scandurra<\/strong>, messo ai domiciliari e liberato in estate per assenza di gravi indizi nell\u2019ambito delle indagini per corruzione sul \u201csistema Milano\u201d.<\/p>\n<p>Il processo di autorizzazione \u00e8 simile a quello di molti altri palazzi finiti nelle inchieste dei pm meneghini. I lavori avrebbero dovuto completarsi quest\u2019anno e sono stati autorizzati con una <strong>Scia<\/strong>, la Segnalazione certificata di inizio attivit\u00e0, come \u201c<strong>ristrutturazione edilizia<\/strong>\u201d nel 2019 e, successivamente, con un\u2019altra segnalazione certificata di inizio attivit\u00e0 in variante nel 2023. Ma su quell\u2019area di edifici da ristrutturare, secondo la Procura, non ce n\u2019erano pi\u00f9 da quando i due ruderi erano stati definitivamente demoliti. Trattasi quindi di \u201c<strong>un\u2019area libera<\/strong>\u201d perch\u00e9 demolita oltre 10 anni prima dell\u2019avvio dei lavori, argomento su cui nelle scorse settimane i pm hanno incassato il via libera del Consiglio di Stato che ha stabilito fra i limiti della ristrutturazione la \u201ccontestualit\u00e0\u201d fra abbattimento e ricostruzione scrivendo come non si possa \u201critenere\u201d che da una \u201cdemolizione\u201d esista una \u201csorta di \u2018credito volumetrico\u2019 che il proprietario pu\u00f2 spendere in ogni epoca\u201d.<\/p>\n<p>Secondo quanto si legge nel decreto di 80 pagine firmato dal Gip, si tratta quindi di un cantiere che procede in palese violazione delle norme sull\u2019urbanistica, con i 27 indagati che \u201channo concorso, nelle rispettive qualit\u00e0, a formare titoli edilizi di copertura, <strong>palesemente illegittimi<\/strong>\u201c. Non si tratta di \u201csprovveduti\u201d, sottolinea il giudice, ma professionisti e imprenditori \u201cche governavano perfettamente la materia e conoscevano gli strumenti urbanistici, ma intendevano <strong>aggirare le cogenti prescrizioni morfologiche<\/strong> ed evitare le insidie e le tempistiche legate all\u2019approvazione di un piano attuativo (che avrebbe inevitabilmente bocciato il progetto, in quanto non rispettoso dei limiti vigenti sulla specifica area e privo di un adeguamento degli standard all\u2019implementazione del carico urbanistico)\u201d.<\/p>\n<p>Il progetto della torre, che visivamente si appoggia a un condominio di corso Garibaldi, aveva scatenato le proteste dei residenti con ricorsi a <strong>Tar Lombardia<\/strong> e <strong>Consiglio di Stato<\/strong> che per\u00f2 avevano visto uscire vittoriosi il Comune di Milano e i costruttori. I pm <strong>Paolo Filippini<\/strong>, <strong>Marina Petruzzella<\/strong> e <strong>Mauro Clerici<\/strong> approfondiscono il tema delle aree di propriet\u00e0 pubbliche che tra 2007 e 2008 sono state inserite nei Piani di Alienazione e Valorizzazione del Comune (due fondi chiamati Milano 1 e Milano 2) e aggiudicati a <strong>BNP Paribas<\/strong> che a sua volta le ha cedute ai privati dopo essersi fatta rilasciare i pareri dalla commissione per il paesaggio. Pubblico sarebbe stato in origine il piccolissimo lotto di circa 400 metri quadrati in via Anfiteatro che collega corso Garibaldi all\u2019Arena civica di Milano e al Parco Sempione su cui oggi insiste l\u2019edificio costruito con un indice edificatorio di oltre 9 metri cubi per metro quadrato. Numeri che per la Procura avrebbero fatto scattare <strong>l\u2019obbligo di piano attuativo<\/strong> per \u2018tarare\u2019 i servizi pubblici da realizzare in base ai nuovi abitanti. Cos\u00ec non \u00e8 stato, per\u00f2, con la tesi che l\u2019intervento \u201cnon genera fabbisogno di nuove dotazioni\u201d di servizi e quindi, di conseguenza, nemmeno il pagamento delle monetizzazioni, la voce pi\u00f9 consistente degli oneri di urbanizzazione.<\/p>\n<p>Nel decreto si aggiunge infatti che un altro vantaggio per il privato \u201c\u00e8 consistito nel pagamento di <strong>oneri di urbanizzazione assai pi\u00f9 bassi<\/strong> di quelli che, laddove l\u2019intervento fosse stato correttamente qualificato come nuova costruzione (invece che come ristrutturazione), sarebbero stati dovuti\u201d. Esclusa, quindi, la buona fede, mentre sui funzionari \u201cgrava l\u2019onere di agire informati e preparati\u201d a maggior ragione quando, \u201ccome in questo caso, il titolo edilizio sia manifestamente e macroscopicamente illegittimo, in quanto formatosi in patente violazione di legge e attraverso uno stravolgimento della nozione di ristrutturazione edilizia\u201d. Il sequestro preventivo, resta quindi l\u2019unica misura possibile per il gip, visto che non \u00e8 prevedibile alcun intervento in autotutela da parte dell\u2019amministrazione comunale, \u201ci cui rappresentanti sono proprio i principali concorrenti nei reati che hanno emesso\/contribuito a emettere il titolo edilizio invalido, occultando artificiosamente la situazione fattuale e fornendo una <strong>falsa rappresentazione<\/strong> del quadro normativo di riferimento\u201d.<\/p>\n<p>Il \u201cprezzo di partenza\u201d degli appartamenti sequestrati \u00e8 di <strong>660.000 euro<\/strong>, con \u201cincrementi in base alla dimensione, all\u2019affaccio e al piano, servizi e amenities inclusi\u201d, si legge sul sito dell\u2019iniziativa immobiliare. L\u2019edificio, quasi completato, prevede la realizzazione e vendita di un bilocale, 2 trilocali, un appartamento su pi\u00f9 livelli e 23 monolocali definiti modello \u201cUnico\u201d. Tra le contestazioni della Procura di Milano ci sarebbe anche la destinazione dell\u2019area: il piccolo lotto su cui insistevano i due ruderi era stato acquisito dal Comune a prezzo di esproprio nel 1980 nell\u2019ambito degli allora Piani di zona. Nel 2005 l\u2019amministrazione lo avrebbe destinato a un progetto di \u201crisanamento conservativo\u201d per <strong>9 case popolari<\/strong> all\u2019interno di una disciplina che avrebbe vietato interventi senza piano attuativo o permesso convenzionato e messo dei limiti inderogabili di altezze, densit\u00e0 e standard minimi per la popolazione. Per i pm quelle regole sono ancora oggi in vigore perch\u00e9 sarebbero state mantenute nei successivi Piani di governo del territorio 2012 e 2020.<\/p>\n<p><strong>FOTO DI ARCHIVIO<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Lo scandalo urbanistica a Milano continua ad allargarsi. 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