{"id":256398,"date":"2025-12-11T22:08:26","date_gmt":"2025-12-11T22:08:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/256398\/"},"modified":"2025-12-11T22:08:26","modified_gmt":"2025-12-11T22:08:26","slug":"il-macro-di-roma-secondo-cristiana-perrella-il-museo-macro-di-roma-ha-finalmente-riaperto-ecco-come-e-come-sara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/256398\/","title":{"rendered":"Il MACRO di Roma secondo Cristiana Perrella Il museo MACRO di Roma ha finalmente riaperto. Ecco com\u2019\u00e8 e come sar\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Primo consiglio per la visita: copritevi. Sebbene rinnovato le sale del MACRO nelle rigide giornate d\u2019inverno sono fredde. Anche se l\u2019energia della neodirettrice <strong>Cristiana Perrella<\/strong> e la sua entusiastica determinazione si son rivelate utili persino a scaldare un gelido auditorium durante la conferenza stampa. Anche il sindaco Roberto Gualtieri e l\u2019assessore alla cultura Massimiliano Smeriglio ne sembravano contagiati, soprattutto dopo il tour a passo veloce con cui la direttrice li aveva portati in visita per tutto il museo.\u00a0<\/p>\n<p>Il MACRO di Cristiana Perrella\u00a0<\/p>\n<p>Perch\u00e9 di cose da vedere ce ne sono in effetti parecchie e il tour completo richiede almeno un paio d\u2019ore. Ma cominciamo questo resoconto con le cose che invece sono state dette. E la prima, radicale e seminale, l\u2019idea di Cristiana Perrella di fare del museo non solo un luogo espositivo ma un centro del quartiere dove mostre, musica, performances, biblioteca, caffetteria libreria, ristorazione siano ognuna nel suo ruolo centro e motivo di attrazione di un pubblico quanto pi\u00f9 possibile generalizzato e allargato. \u00c8 detto anche nell\u2019affettuoso slogan che campeggia sul poster rosa shocking affisso in tutta Roma in annuncio della nuova stagione del museo di arte contemporanea comunale: \u201cCara Citt\u00e0 (abbracciami)\u201d. \u201cUn luogo della citt\u00e0 di cui potersi fidare\u201d dice la Perrella \u201ce che accolga pubblici diversi con desideri diversi\u201d.<br \/>Un museo della capitale tutta, con sede in un quartiere borghese dove i residenti sono divisi tra signori per lo pi\u00f9 anzianotti e benestanti e studenti fuori sede in caccia di stanze in affitto necessarie per frequentare universit\u00e0 come la Luiss e la Sapienza che dal MACRO si raggiungono quasi a piedi.\u00a0<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/cristiana-perrellaphoknostudio-1.webp.webp\" alt=\"Il museo MACRO di Roma ha finalmente riaperto. Ecco com\u2019\u00e8 e come sar\u00e0\" class=\"wp-image-1199746\"  \/>Cristiana PerrellaLa sala cinema e il programma del MACRO di Roma\u00a0<\/p>\n<p>Scorrendo la cartella stampa bisogna ammettere che entrambe le categorie potrebbero essere soddisfatte. La rinnovata sala cinema offre un programma dedicato a Roma con rassicuranti titoli come \u201cBellissima\u201d di Visconti, \u201cRoma\u201d di Fellini, \u201cMamma Roma\u201d di Pasolini nonch\u00e9 orari (alle 11 la matin\u00e9e e alle 19 la proiezione serale) perfetti per quella borghesia in et\u00e0 avanzata che ancora preferisce la sala alla bulimica offerta delle piattaforme. Ma la programmazione non esclude neanche incursioni adatte a un pubblico pi\u00f9 cinefilo come un film del 2025 di <strong>Lyric Dela Cruz<\/strong> artista e regista (Come la notte), Amore tossico di <strong>Claudio Caligari<\/strong> o il docu-film su mitico musicista afro beat <strong>Fela Kuti<\/strong> realizzato da <strong>Daniele Vicari<\/strong> nel 2024 ( ma qui si rimpiange la davvero sperimentale e originale rassegna dei film in 16 mm\u00a0 \u201c16MMrun\u201d\u00a0 proposta dal precedente direttore <strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/luca-lo-pinto\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/luca-lo-pinto\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Luca Lo Pinto<\/a><\/strong> con titoli rarissimi e persino inediti delle avanguardie internazionali Anni \u201860\/\u201970).<br \/>Lo stesso ecumenico criterio vale per i servizi aggiuntivi: il ristorante all\u2019ultimo piano con menu elaborato e scelta di vini, il bar nel mezzanino, la sala studio e la sala biblioteca gi\u00e0 aperte e fittamente occupate da studenti armati di laptop e circondati da volumi che presto, annuncia la direttrice, saranno anche consultabili.\u00a0<\/p>\n<p>Il tempo al MACRO secondo Cristiana Perrella\u00a0<\/p>\n<p>\u201cBisogna declinare le offerte e persino i tempi di fruizione\u201d ci dice. Ovvero \u201cUn tempo prolungato per le mostre. Un tempo quotidiano per i luoghi di accoglienza. Un tempo intermedio per gli eventi, le performances, gli incontri, i film, che saranno moltissimi\u201d, promette. Insomma l\u2019idea \u00e8 che avendo una quota di tempo a disposizione il Macro possa diventare il posto giusto per fartelo spendere al meglio.<br \/>Anche se a un prezzo non proprio economico: l\u2019accesso al museo un tempo gratuito richiede ora, fatte salve le riduzioni, <strong>un biglietto di 6 euro<\/strong>. Il biglietto del cinema invece addirittura 7 euro, in linea quindi con le sale commerciali. (gratis per\u00f2 fino al 25 dicembre 2025, per festeggiare l\u2019apertura).\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>Le mostre al MACRO di Roma\u00a0<\/p>\n<p>Dalle cose dette alle cose viste.\u00a0 L\u2019intero museo sia pure articolato in proposte diverse e lontane fra loro, ha un suo fulcro: tutte le sale sono dedicate alla storia presente, passata e futura della citt\u00e0. La mostra principale UNAROMA , firmata dalla Perrella e dall\u2019ex direttore Luca Lo Pinto si propone di essere \u201cimmagine della scena artistica ibrida, generativa e in fermento\u201d che caratterizza la capitale e si articola in tre tempi : Set ovvero una rassegna di opere che occupa la grande sala al piano terra; Live un luogo immerso nella luce verde\u00a0 pronto ad accogliere dj-set, interventi dal vivo, conversazioni e performances e infine Off<strong> <\/strong>che riguarder\u00e0 invece cose che accadono altrove, in spazi indipendenti sparsi nella citt\u00e0.\u00a0<br \/>Di Live e Off<strong> <\/strong>esiste gi\u00e0 un programma di l\u00e0 da venire (per il calendario www.macro.it), Set invece si presenta come una sfilata di opere di 40 artisti diversi per generazione e provenienza. Ognuno ha in scena una sola opera, collocata lungo una striscia verde che per gli architetti allestitori dello studio <strong>Parasite2.0<\/strong> \u00e8 metafora del \u201cgreen screen\u201d cinematografico (ovvero lo schermo neutro che si usa nel set per poi completare in post-produzione l\u2019immagine con sfondi a piacere). Il riferimento sposa cos\u00ec il concept dei curatori, i quali propongono una visione di Roma simile a un piano sequenza dove la ripresa non \u00e8 totalmente controllata e vive di incursioni e imperfezioni. Ma se non si legge il pannello didattico \u00e8 difficile capire tutto il processo.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>La mostra \u201cUnaroma\u201d al MACRO di Roma\u00a0<\/p>\n<p>Lontano dal voler fare il noioso e inutile elenco di chi c\u2019\u00e8 e chi manca e pur rispettando le scelte dei curatori, la mostra pi\u00f9 che un ritratto della scena creativa romana appare come una processione di opere mute piuttosto enigmatiche. Non tutte fanno riferimento a Roma, non tutti lavori sono fedele specchio della ricerca dell\u2019artista, non tutti gli artisti sono italiani e nemmeno romani \u2026 Non resta che appoggiarsi all\u2019opuscolo che integra la mostra, cercare tra le righe il nome dell\u2019autore e quelle due o tre cose che ci dice di lui\/lei e infine sperare che con il completamento delle altre due sezioni il quadro si completi e raggiunga chiarezza.\u00a0<\/p>\n<p>                    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"100\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/unaroma-macro-c-photo-ela-bialkowska-oknostudio-150x100.webp.webp\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"UNAROMA, MACRO \u00a9 photo Ela Bialkowska, OKNOstudio\"  \/>                <\/p>\n<p>                    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"100\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/one-day-youll-understand-150x100.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"One Day You\u2019ll Understand. 25 years from Dissonanze, MACRO\"  \/>                <\/p>\n<p>La mostra \u201cDissonanze\u201d al MACRO di Roma\u00a0<\/p>\n<p>Dal piano terra all\u2019ultimo. Qui la scena si divide fra la storia di uno dei pi\u00f9 incisivi festival sperimentali romani Dissonanze (a cura di Cristiana Perrella) dedicato alla musica elettronica e digitale e due sale imperdibili dove Giulia Fiocca e Lorenzo Romito del collettivo <strong>Stalker\u00a0 <\/strong>sotto il titolo\u00a0 Abitare le rovine del presente ci parlano di un\u2019altra Roma: quella abbandonata, degradata e resuscitata dalle comunit\u00e0 stesse degli abitanti che hanno messo in atto progetti di rigenerazione urbana spontanei, imprevedibili, creativi e innovativi.\u00a0\u00c8 qui che il tempo del visitatore si dovrebbe dilatare per ripercorrere i dieci anni di <strong>Dissonanze <\/strong>attraverso immagini, foto, documenti e uno slideshow con centinaia di scatti che immortalano le tante edizioni; dall\u2019altra chiudersi nella sala d\u2019ascolto proprio di fronte a quella espositiva che era nata con il precedente progetto museale di Luca Lo Pinto e saggiamente mantenuta dalla nuova direttrice, dove il suono diventa controparte della scrittura visiva e ne completa la storia.\u00a0<\/p>\n<p>Il progetto \u201cStalker\u201d al MACRO di Roma<\/p>\n<p>Da l\u00ec un\u2019altra lunga tappa merita la coinvolgente e imperdibile proposta Stalker. Pi\u00f9 che una mostra (ma \u00e8 anche una mostra nella felicit\u00e0 della disposizione dei modelli, progetti, opere spontanee e racconti nonch\u00e9 il grande arazzo del collettivo russo <strong>Chto Delat?<\/strong> nato con gli abitanti di un complesso occupato, le foto di <strong>Armin Linke<\/strong> o il video di <strong>Vega<\/strong>) questo progetto \u00e8 una mappatura della citt\u00e0 dove uomini, natura, architettura diventano testimoni di una storia urbana che non \u00e8 stata ancora raccontata. 150 anni di pratiche di resistenza, occupazione degli spazi, lotta alla speculazione, diritto alla casa, difesa dell\u2019ecosistemi e vivaci reazioni anche da parte dalla natura che rivendica luoghi minacciati dalla speculazione. Un esempio per tutti: il lago dell\u2019Acqua Bulicante nato nel 1978 durante lo scavo per la costruzione di un centro commerciale che incontr\u00f2 una ribelle falda acquifera e che oggi conta 350 specie botaniche spontanee, quattro habitat tutelati dalle norme europee a difesa della biodiversit\u00e0, quasi novanta specie di uccelli e trenta di libellule, un terzo di tutte quelle presenti in Italia.\u00a0\u00a0<br \/>Ma la visita non \u00e8 ancora finita: gli ultimi venti minuti vanno dedicati a un poetico video di <strong>Jonathas de Andrade <\/strong>(realizzato per il progetto del Vaticano \u201cConciliazione cinque\u201d e prodotto da In between Art Film). Con il titolo Sorelle senza nome racconta la storia di un gruppo di suore che negli Anni Sessanta nel Brasile in piena dittatura militare, lasciarono i voti per abbracciare una militanza politica e religiosa in difesa delle classi marginalizzate. Trasferitesi ora in Italia, all\u2019ombra di San Pietro continuano in comunit\u00e0 e in forma anonima e laica la loro azione a sostegno degli ultimi.\u00a0<\/p>\n<p>La storia del MACRO<\/p>\n<p>\u00c8 insomma questo il nuovo Macro che apre la sua stagione l\u201911 dicembre 2025 promettendo alla citt\u00e0 un museo che nelle intenzioni della direttrice Perrella unisca l\u2019apertura al sociale e alla collettivit\u00e0 della gestione di <strong>Giorgio De Finis<\/strong> e lo spirito di ricerca e di analisi mai banale che ci aveva regalato <strong>Luca Lo Pinto<\/strong>. Due visioni che avevamo giudicato incompatibili e che ci riesce difficile vedere sintetizzate. Ci\u00f2 che vediamo da questo debutto \u00e8 la buona volont\u00e0 di creare un luogo che concili servizio e cultura e che soprattutto si focalizzi sulla sua citt\u00e0. \u00abUna citt\u00e0\u00bb ha spiegato l\u2019assessore Smeriglio \u201cche non ha come altre un centro e una periferia, concetti troppo astratti per Roma, ma \u00e8 fatta di luoghi ibridi, quartieri, rioni, borgate, sobborghi in cui rintracciare espressioni plurali, bisogni inespressi, desideri e conflitti\u201d. Una citt\u00e0 difficile, complessa, gonfia di Storia e di storie, con una sua contemporaneit\u00e0 ancora da decifrare e che ha davvero bisogno di un Macro.<\/p>\n<p>Alessandra Mamm\u00ec\u00a0<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Primo consiglio per la visita: copritevi. 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