{"id":257071,"date":"2025-12-12T09:13:22","date_gmt":"2025-12-12T09:13:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/257071\/"},"modified":"2025-12-12T09:13:22","modified_gmt":"2025-12-12T09:13:22","slug":"annie-ernaux-metafisica-di-una-foto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/257071\/","title":{"rendered":"Annie Ernaux: metafisica di una foto"},"content":{"rendered":"<p>Ogni fotografia cattura un\u2019assenza \u2013 l\u2019attimo fuggito \u2013 e dunque conserva una traccia, un sedimento di tempo, simile a sabbia in una clessidra. L\u2019esperimento letterario proposto da Annie Ernaux in <a href=\"https:\/\/www.lormaeditore.it\/libro\/9791254761427\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">L\u2019uso della foto<\/a> (L\u2019orma editore, 2025, traduzione di Lorenzo Flabbi) va al di l\u00e0 del puro esercizio di scrittura o del vezzo artistico e propone un\u2019indagine interrogativa, affilata, sul legame tra memoria e morte.<\/p>\n<p>Il corpo, nelle quattordici fotografie che assemblano il testo, \u00e8 presente proprio nella sua sparizione: vengono mostrati i vestiti sgualciti degli amanti, le loro scarpe slacciate e abbandonate, le stanze vuote che appena poche ore prima sono state teatro della passione. La foto, il ritratto muto della composizione dei vestiti che ricorda una contemporanea natura morta, diventa cos\u00ec un pretesto per innescare la scrittura autobiografica: Ernaux riflette sull\u2019immagine per andare oltre l\u2019immagine. Nell\u2019apparente paradosso \u00e8 racchiusa la metafisica della foto, ovvero la capacit\u00e0 di superare la realt\u00e0 visibile e svelare un mistero che attinge all\u2019ambito pi\u00f9 profondo e segreto della percezione umana.<\/p>\n<p>Il libro appare oggi in Italia a vent\u2019anni di distanza dalla prima edizione francese: L\u2019usage de la photo fu scritto a quattro mani nel 2005 da Annie Ernaux insieme a Marc Marie, suo compagno di allora, e si proponeva come tentativo di ricostruire attraverso le fotografie la complessit\u00e0 di una relazione amorosa, dando origine cos\u00ec a una narrazione sdoppiata, a due voci, in cui ciascun narratore aveva il compito di svolgere la propria personale ecfrasi della stessa immagine. Tra le righe un patto tacito: nessuno dei due avrebbe potuto leggere il testo dell\u2019altro finch\u00e9 l\u2019esperimento non fosse concluso.<\/p>\n<p>Gli scatti nascono quindi come gioco tra gli amanti: l\u2019idea di fotografare i vestiti gettati a terra alla rinfusa dopo l\u2019amore, di immortalare il paesaggio nato dal desiderio e dal caso \u00abin seguito, tacitamente, come se fare l\u2019amore non bastasse, come se fosse necessario conservarne una rappresentazione materiale, abbiamo continuato a scattare foto\u00bb, ma presto le immagini diventano ben altro, perch\u00e9 in esse \u00e8 presente anche un\u2019intrusa, invadente e sgradita quanto invisibile, ovvero la malattia.<\/p>\n<p>Mentre scrive L\u2019usage de la photo Annie Ernaux \u00e8 in cura per un cancro al seno e l\u2019ipotesi della morte \u00e8 una costante che rende, di fatto, ancor pi\u00f9 necessaria la vitalit\u00e0 dell\u2019amore: lo scontro tra eros e thanatos \u00e8 il vero cuore pulsante del libro, la spinta segreta che anima, concatenandoli, immagini e testo e, infine, esalta la funzione primigenia dell\u2019arte, ovvero \u00absopravvivere\u00bb, \u00absalvare\u00bb. \u00a0 \u00a0<\/p>\n<p>In queste pagine si avverte tutta l\u2019incoscienza e la ferocia di due scritture che si intersecano. La lotta contro la morte si sublima nell\u2019amore, la malattia si fa metafora, l\u2019orrore dell\u2019oblio si combatte con un fermo immagine. Fotografia \u00e8, innanzitutto, memoria \u2013 e ne L\u2019usage de la photo si fa anche prova oggettiva del desiderio, cogliendo le tracce materiali della passione, in una sorta di esperimento performativo.<\/p>\n<p>L\u2019intera opera \u00e8 pervasa dalla consapevolezza dell\u2019autrice della propria possibile morte imminente \u2013 e davvero Ernaux raggiunge il vertice nelle riflessioni in cui pone la morte in rapporto alla vita: \u00abQuel che davvero mi importa \u00e8 la scomparsa del pensiero. Mi \u00e8 capitato pi\u00f9 volte di dirmi che se il mio pensiero potesse continuare altrove, morire mi sarebbe indifferente\u00bb.<\/p>\n<p>La scrittura si fa quindi \u00e0ncora, strumento di difesa e sinonimo estremo di resistenza, \u00abquando scrivevo dimenticavo che potevo morire\u00bb riflette, appena prima di giungere, in una delle pagine pi\u00f9 belle, a una conclusione di rara intensit\u00e0: \u00abL\u2019arte \u00e8 il non sapere cos\u2019\u00e8 il nulla (\u2026), l\u2019ombra del nulla non aleggia sulla scrittura, anche quella pi\u00f9 arrendevole alla bellezza del mondo\u00bb. Annie Ernaux scrive per vivere.<\/p>\n<p>Fotografando i vestiti sparsi a terra, gusci vuoti e privati della sua persona, Ernaux sembra voler alludere anche al presentimento della scomparsa del suo corpo. Per questo motivo il critico giapponese Kawakami suggerisce di leggere L\u2019Usage de la Photo come \u00abproof of life\u00bb, per cui la fotografia viene utilizzata per mostrare una presenza a met\u00e0, come accade alle vittime di rapimenti quando viene fatta recapitare una prova per attestare che l\u2019ostaggio \u00e8 ancora in vita. L\u2019uso della foto dunque intreccia un legame profondo con la prospettiva della morte e dell\u2019oblio, ma contiene anche il racconto esplicito di un amore passionale. Il libro infatti si apre con una scena volutamente provocatoria \u2013 come spesso accade in Ernaux, a partire dal suo esordio, Gli armadi vuoti, in cui raccontava un aborto con una forza incisiva mostrando la sonda insanguinata che usciva dal corpo di una ragazza. In questo caso, invece, l\u2019autrice descrive il sesso in erezione del suo amante, riprendendo di fatto un tema gi\u00e0 presente nella sua scrittura, ovvero la \u00absospensione di giudizio morale\u00bb che da sempre richiede ai propri lettori. L\u2019intento di Ernaux non \u00e8 scandalizzare, ma dire l\u2019indicibile, raccontare l\u2019inaudito della passione e del desiderio anche (e soprattutto) dal punto di vista femminile. Con sagacia nelle prime pagine l\u2019autrice associa la descrizione del membro maschile al celebre quadro di Courbet, L\u2019origine del mondo, in cui \u00e8 raffigurato in primo piano un sesso di donna: cos\u00ec facendo ribalta lo sguardo, offrendo una nuova prospettiva di emancipazione, dicendo di fatto che anche una donna pu\u00f2 ritrarre le parti intime di un uomo e farne arte.<\/p>\n<p>Come gi\u00e0 accadeva in Passione semplice (1991), anche in queste pagine Ernaux racconta l\u2019irrazionalit\u00e0 della passione, ma lo fa in maniera pi\u00f9 calcolata, calibrata, meno smarrita: e soprattutto, non \u00e8 sola, perch\u00e9 la vera novit\u00e0 di L\u2019uso della foto \u00e8 l\u2019ingresso di una seconda voce. La narrazione parallela di Marc Marie dona un nuovo livello di realt\u00e0 alla scrittura e mostra la forza \u2013 talvolta oppositiva, talvolta consolatoria \u2013 di un altro punto di vista, permettendo una maggiore analisi del rapporto a due. Le pagine mostrano \u00abun atto di scrittura al tempo stesso unito e disgiunto\u00bb e cos\u00ec si fanno specchio riflesso di due alterit\u00e0, di una distanza ineludibile che esiste oltre l\u2019unione dei corpi. Ancora una volta, come in Passione semplice, l\u2019autrice istituisce un legame implicito tra atto sessuale e scrittura: \u00abAprire il proprio spazio di scrittura \u00e8 pi\u00f9 violento che aprire il proprio sesso all\u2019altro\u00bb.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"be910d19-68ca-4931-a61a-fe841923c084\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/annie-ernaux.jpeg\" width=\"780\" height=\"438\" alt=\"j\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Il testo di L\u2019usage de la photo si origina dalla tecnica dell\u2019ecfrasi \u2013 ovvero la descrizione in prosa dell\u2019immagine \u2013 ma si sviluppa soprattutto come un dialogo e, infine, si fa suo malgrado testimone dell\u2019inizio e della fine dell\u2019amore.<\/p>\n<p>Quando inizia a scrivere Annie Ernaux \u00e8 una donna malata, ma innamorata \u2013 al termine dell\u2019esperimento letterario lei \u00e8 guarita, per\u00f2 la relazione \u00e8 ormai agonizzante, prossima alla conclusione, c\u2019\u00e8 stato uno scarto che si rivela anzitutto nella percezione: \u00abMa mi pare che ora non guardiamo pi\u00f9 nello stesso modo lo spettacolo che scopriamo (\u2026) Fotografare non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019ultimo gesto. Fa parte ormai della nostra impresa di scrittura. Una forma di innocenza \u00e8 ormai perduta\u00bb.\u00a0 \u00a0<\/p>\n<p>L\u2019uso della foto, come tutte le opere di Annie Ernaux, presenta diversi livelli di narrazione: \u00e8 una storia d\u2019amore, il racconto della malattia come metafora, una dissertazione sulla fotografia, infine \u00e8 un album fotografico in prosa che si fa tramite di un processo di guarigione. \u00abHo pensato\u00bb conclude l\u2019autrice \u00abche forse non avr\u00f2 pi\u00f9 l\u2019occasione di sentire con tanta forza, e nello stesso tempo, che sono mortale e che sono viva\u00bb.<\/p>\n<p>Si tratta di un libro imprescindibile anche per la sua capacit\u00e0 di mostrarci il processo creativo di Ernaux, poich\u00e9 L\u2019usage de la photo anticipa una tecnica narrativa che sar\u00e0 alla base del suo romanzo capolavoro Gli anni (2008) in cui l\u2019immagine fotografica diventa funzionale allo svolgersi della narrazione, scandendo una distanza tra il tempo della vita e il tempo della memoria. La riflessione sulla fotografia \u00e8 cruciale in Ernaux proprio perch\u00e9 non separabile dal suo procedimento intellettuale, di fatto viene conferita a entrambe \u2013 fotografia e scrittura \u2013 la stessa funzione: cogliere istantaneamente il reale e imprimerlo in maniera indelebile sulla carta, come sulla pellicola.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 in Diario della periferia (1994), Ernaux scriveva: \u00abHo cercato di praticare una sorta di scrittura fotografica del reale, in cui le esistenze rappresentate conservassero la loro opacit\u00e0 e il loro mistero\u00bb. L\u2019uso della foto rappresenta la sublimazione di questo intento in una nuova narrazione sperimentale e, parallelamente, \u00e8 un libro che apre un varco poich\u00e9 per la prima volta intreccia quel legame tra fotografia e morte, tra memoria e oblio, che sar\u00e0 centrale in Gli anni, a partire da quell\u2019incipit perfetto che comprende in s\u00e9 tutte le possibili rappresentazioni del reale e, al contempo, tutte le annulla: \u00abTutte le immagini spariranno\u00bb. Dichiarazione in apparenza paradossale in una narrazione in cui foto e immagini occupano tanto spazio, ma che di fatto anticipa la sintesi estrema del \u00abtempo perduto\u00bb che in Ernaux, a differenza di Proust, non \u00e8 individuale ma collettivo.<\/p>\n<p>Nella conclusione di L\u2019uso della foto Annie Ernaux fa riferimento a una \u00abdoppia fascinazione\u00bb che, come autrice, ha sempre avuto: per la fotografia e per le tracce materiali della presenza, dunque istituisce quell\u2019equazione perfetta (fotografia uguale tempo) che \u00e8 alla base della sua stessa operazione narrativa \u00abfascinazione che \u00e8 pi\u00f9 che mai, per me, quella del tempo\u00bb.<\/p>\n<p>Il sentimento del tempo \u00e8 il vero tema di tutte le opere di Ernaux e in questo libro appare pi\u00f9 palpabile che mai: nei vestiti fotografati dai due amanti si coglie lo scorrere delle stagioni e la loro variabilit\u00e0 climatica, dai maglioni invernali agli abiti leggeri; nella datazione delle immagini emerge il tentativo di fissare un giorno, una data, sottraendoli cos\u00ec nella propria irrepetibilit\u00e0 allo scorrere inesorabile degli anni; l\u2019impulso che muove lo scatto \u00e8, in definitiva, lo stesso della scrittura: \u00absalvare\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019identit\u00e0 espressa da Annie Ernaux attraverso la sua auto-socio-biografia \u00e8 il pi\u00f9 audace riflesso dell\u2019io contemporaneo, sembra essere un prodotto della Postmodernit\u00e0, soprattutto oggi che il discorso appare improvvisamente amplificato dai social network in cui vige il primato dell\u2019immagine.<\/p>\n<p>In un passaggio centrale di L\u2019uso della foto, l\u2019autrice scrive: \u00abHo sempre pensato che si potrebbe raccontare la propria intera esistenza soltanto con canzoni e fotografie\u00bb anticipando, nel lontano 2005, l\u2019avvento di Instagram. In questo senso si potrebbe notare uno stretto legame tra la scrittura di Ernaux e le nuove forme narrative digitali della contemporaneit\u00e0. Il tempo in cui l\u2019autrice scrive, i primi anni duemila, \u00e8 ancora analogico e questo modifica e denota la struttura stessa del testo. Come nota nel suo saggio,<a href=\"https:\/\/www.carocci.it\/prodotto\/il-fototesto-autobiografico?srsltid=AfmBOopQEmhY0cE7YIAWqgFXeZtP54eWERWxH-EjjfrCXeZP-KdhWIWL\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> Il fototesto autobiografico. Narrazione ed esperienza del s\u00e9 in Annie Ernaux e Michele Mari<\/a> (Carocci, 2025), Roberta Coglitore: \u00abLa tecnologia non \u00e8 affatto un elemento secondario. Che le fotografie vengano scattate con un apparecchio analogico e non digitale, non soltanto produce uno scandire del tempo e un rito di condivisione tra i due amanti, ma utilizza una tecnica e pratica ormai desueta, come lo sviluppo di una foto analogica, che allude metaforicamente alla sparizione e alla morte\u00bb.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"e217b666-3df8-4de5-a48b-f4ed55706cde\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/9788829024360_0.jpg\" width=\"780\" height=\"1179\" alt=\"j\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Lo spettro dell\u2019oblio infatti incombe in ogni pagina. \u00abOgni foto \u00e8 metafisica\u00bb avverte Ernaux, affermando che la fotografia rappresenta un varco attraverso il quale si intravede \u00abla luce fissa del tempo, del nulla\u00bb. E poi di contro, in Gli anni, scrive quella frase lapidaria che si preannuncia come un avvertimento: \u00abTutte le immagini spariranno\u00bb, dunque qual \u00e8 la loro funzione, il loro ruolo?<\/p>\n<p>In L\u2019uso della foto ciascuno scatto riflette un corpo a corpo con la morte e la riprova che l\u2019unica salvezza possibile \u00e8 custodita nella memoria. La fotografia registra sempre un\u2019assenza, l\u2019attimo appena trascorso e per sempre perduto, dunque mostra spietatamente un passato inafferrabile, scandendo una distanza netta, che solo la scrittura risana.<\/p>\n<p>Annie Ernaux, nelle ultime battute di questo libro sperimentale e indefinibile, pone in evidenza ci\u00f2 che lei chiama il \u00abparadosso della foto\u00bb, mostrando come \u00abquesta foto, nelle intenzioni era stata scattata per conferire pi\u00f9 realt\u00e0 al nostro amore, ma di fatto lo derealizza\u00bb. Ecco, \u00e8 stato scritto vent\u2019anni fa eppure appare profetico, come un monito rivolto al presente, l\u2019invito a non farsi sovrastare dalle immagini e corrompere dall\u2019estetica. Dove domina l\u2019apparenza la prerogativa \u00e8 conservare il senso che, di fatto, \u00e8 il pi\u00f9 alto grado di realt\u00e0. Perch\u00e9, come rivela Ernaux nel dirompente finale, la foto pi\u00f9 importante non \u00e8 stata scattata.<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><br \/>Alice Figini | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/annie-ernaux-come-una-lama\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Annie Ernaux, come una lama<\/a><br \/>Ornella Tajani | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/annie-ernaux-fuori-e-dentro-la-fotografia\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Annie Ernaux, fuori e dentro la fotografia<\/a><br \/>Francesca Zanette | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/annie-ernaux-il-lutto-della-bellezza\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Annie Ernaux: il lutto della bellezza<\/a><br \/>Daniela Brogi | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/nobel-annie-ernaux-scrivere-la-vita\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Nobel a Annie Ernaux: scrivere la vita<\/a><br \/>Francesco Mangiapane | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/annie-ernaux-al-supermercato\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Annie Ernaux al supermercato<\/a><br \/>Alice Figini | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/la-donna-gelata-di-annie-ernaux\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">La donna gelata di Annie Ernaux<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ogni fotografia cattura un\u2019assenza \u2013 l\u2019attimo fuggito \u2013 e dunque conserva una traccia, un sedimento di tempo, simile&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":257072,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[150908,1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89,10515,1609],"class_list":{"0":"post-257071","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-annie-ernaux","9":"tag-arte","10":"tag-arte-e-design","11":"tag-arteedesign","12":"tag-arts","13":"tag-arts-and-design","14":"tag-design","15":"tag-entertainment","16":"tag-intrattenimento","17":"tag-it","18":"tag-italia","19":"tag-italy","20":"tag-letteratura","21":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115705833794124357","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/257071","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=257071"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/257071\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/257072"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=257071"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=257071"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=257071"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}