{"id":257213,"date":"2025-12-12T11:09:14","date_gmt":"2025-12-12T11:09:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/257213\/"},"modified":"2025-12-12T11:09:14","modified_gmt":"2025-12-12T11:09:14","slug":"epistemia-ci-stiamo-ammalando-dellillusione-di-sapere-cose-solo-perche-lai-le-scrive-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/257213\/","title":{"rendered":"Epistemia, ci stiamo ammalando dell&#8217;illusione di sapere cose solo perch\u00e9 l&#8217;AI le scrive bene"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;era una volta l&#8217;<strong>episteme<\/strong>. La <strong>vera conoscenza<\/strong>, secondo i filosofi dell&#8217;antica Grecia. Oggi ci ritroviamo invece con l&#8217;<strong>epistemia<\/strong>. Che della conoscenza \u00e8 un&#8217;illusione. Una sorta di specchio della realt\u00e0 deformato da una <strong>fede cieca nelle risposte dei <a href=\"https:\/\/www.wired.it\/article\/llm-italiano-classifica-italic\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">grandi modelli linguistici (Llm<\/a><\/strong><a href=\"https:\/\/www.wired.it\/article\/llm-italiano-classifica-italic\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">)<\/a> alle nostre domande. Giudizi. Valutazioni. Classificazioni di fonti. Azioni di discernimento che deleghiamo ai modelli di AI. E fin qui, tutto lecito. Il problema insorge quando riceviamo la risposta. Quanto la prendiamo per buona?<\/p>\n<p>Qui si colloca il <strong>bivio tra episteme ed epistemia.<\/strong> Tra conoscenza e illusione. Perch\u00e9 gli Llm non sono progettati per effettuare verifiche sostanziali, ma per generare una risposta che sia plausibile <a href=\"https:\/\/www.wired.it\/article\/modelli-linguistici-llm-ai-stile-frasi\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">dal punto di vista linguistico.<\/a> Il loro scopo, in fondo, \u00e8 questo. Restituire un output che \u201csuoni\u201d bene. Al netto che sia vero o falso. Se quel risultato non viene verificato da chi delega all&#8217;AI un pezzo del suo lavoro, ecco che succede il patatrac.<\/p>\n<p>\u00c8 qualcosa che <strong>ricorda molto da vicino il confronto tra Socrate e i sofisti<\/strong> nell&#8217;Atene del quinto secolo. Di questi uno degli esponenti di spicco era Gorgia. Il quale sosteneva che nulla esiste, che se anche esistesse non sarebbe conoscibile e se anche fosse conoscibile, non sarebbe comunicabile. L&#8217;AI fa un po&#8217; il contrario, perch\u00e9 <strong>pu\u00f2 comunicare tutto, pur senza conoscerlo.<\/strong> Alla fine, per\u00f2, l&#8217;esito \u00e8 lo stesso. <a href=\"https:\/\/www.wired.it\/article\/large-language-model-benchmark-test-misurazioni-modelli\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Un esercizio di persuasione<\/a> che si fonda sulla capacit\u00e0 di costruire un discorso plausibile, non vero.<\/p>\n<p>Lo studio italiano<\/p>\n<p>Un recente studio pubblicato su Pnas e condotto da un team di ricerca guidato da Walter Quattrociocchi, docente dell&#8217;universit\u00e0 La Sapienza di Roma e al timone del Center of data science and complexity for society, ha analizzato per la prima volta in modo sistematico come <strong>sei modelli linguistici di ultima generazione<\/strong>, tra cui <strong>ChatGPT di OpenAI, Gemini di Google o Llama di Meta<\/strong>, \u201coperazionalizzano il concetto di affidabilit\u00e0&#8221;. Come si legge nella nota che annunciava la pubblicazione del progetto, &#8220;il lavoro confronta le loro valutazioni con quelle prodotte da esseri umani ed esperti del settore (NewsGuard, Mbfc), utilizzando un protocollo identico per tutti: stessi criteri, stessi contenuti, stessa procedura. Il focus non \u00e8 sull\u2019accuratezza del risultato finale, ma su come il giudizio viene costruito\u201d.<\/p>\n<p>In una parola, l&#8217;epistemia. <a href=\"https:\/\/www.wired.it\/article\/parole-anno-2025-6-7-parasocial-vibe-coding\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Se dovessi scegliere, \u00e8 questa per me la parola dell&#8217;anno<\/a>. Perch\u00e9 identifica questa nuova stagione della nostra societ\u00e0 dominata dalla <strong>costruzione di una impressione di conoscenza<\/strong> che sta in piedi perch\u00e9 non si sa, perch\u00e9 non si sa delegare all&#8217;AI e perch\u00e9 non si sa controllare e verificare il risultato. Ci si bea, in compenso, di una risposta cucita talmente bene da illuderci di non poter essere che vera. L&#8217;AI ci render\u00e0 pi\u00f9 stupidi se vorremo cullarci nella stupidit\u00e0 indotta. Se ci accontenteremo della prima risposta del chatbot, senza considerare i meccanismi probabilistici che governano il funzionamento dei grandi modelli linguistici.<\/p>\n<p>Come reagire?<\/p>\n<p>Le conclusioni dello studio condotto dal team di Quattrociocchi non identificano solo il problema, ma indicano anche la soluzione. Che \u00e8 <strong>saperne di pi\u00f9 dell&#8217;AI a cui ci affidiamo<\/strong>. Delegare la navigazione solo se si conosce la rotta, la destinazione, gli scogli che affiorano. O se si hanno gli strumenti per comprendere se, circondati dalla nebbia, si sta viaggiando nella giusta direzione. L&#8217;impiego dell&#8217;AI richiede di alzare il nostro livello di conoscenza, di ampliarlo e di mantenerlo aggiornato. Da un lato, rispetto alla capacit\u00e0 di utilizzare gli strumenti di intelligenza artificiale, di saperne distinguere i risultati, i meccanismi di funzionamento e quindi i punti di forza e quelli di debolezza. Dall&#8217;altro, rispetto alle materie su cui chiedono all&#8217;AI di sostituirci a noi.<\/p>\n<p>Alla fine, quando si parla degli effetti della tecnologia sul sapere, torniamo sempre al punto di partenza. Che fake news, deepfake, epistemia si disinnescano non tanto con etichette posticce o filigrane, ma c<strong>oltivando lo spirito critico, investendo sulla formazione, allenando la mente<\/strong> a non cadere nei tranelli di una conoscenza superficiale. \u00c8 una buona notizia, se volete, che ridimensiona gli allarmi delle trombe dell&#8217;Apocalisse. Ma \u00e8 anche una consapevolezza che sposta il fuoco della trasformazione dall&#8217;AI a noi stessi. E ci inchioda alle nostre responsabilit\u00e0. Sapremo uscirne migliori?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"C&#8217;era una volta l&#8217;episteme. La vera conoscenza, secondo i filosofi dell&#8217;antica Grecia. 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