{"id":257482,"date":"2025-12-12T15:13:12","date_gmt":"2025-12-12T15:13:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/257482\/"},"modified":"2025-12-12T15:13:12","modified_gmt":"2025-12-12T15:13:12","slug":"il-gaudi-italiano-genio-dimenticato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/257482\/","title":{"rendered":"Il Gaud\u00ed italiano: genio dimenticato"},"content":{"rendered":"\n<p>Abbiamo un Gaud\u00ed e non lo sappiamo. Nemmeno io lo sapevo, prima di dedicargli il mio ultimo romanzo, \u201cL\u2019autunno del sultano\u201d (Solferino, 2024), facendogli vestire i panni dell\u2019investigatore levantino. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia. <\/p>\n<p>La storia che mi preme raccontare qui \u00e8 quella vera, molto romanzesca come vedrete ma vera, di uno dei pi\u00f9 importanti architetti italiani, un autentico genio del liberty: il friulano Raimondo D\u2019Aronco (1857-1932). L\u2019architetto ufficiale dell\u2019ultimo sultano, Abdul Hamid II, il \u201csultano rosso\u201d, crudele e sanguinario. L\u2019architetto che ha dato un volto nuovo, moderno a una citt\u00e0 magica, dalle mille identit\u00e0 come Costantinopoli\/Istanbul, a cavallo tra fine Ottocento e primi del Novecento. <\/p>\n<p>  Cresciuto in cantiere <\/p>\n<p>Ma prima di questa incredibile avventura, Raimondo ha modo di conoscere bene i materiali perch\u00e9 da ragazzino, ad appena quattordici anni, viene mandato a Graz a imparare il \u201cmestiere\u201d nel cantiere del leggendario Franz di Moggio, muratore, costruttore e impresario edile. Tutto questo perch\u00e9 Raimondo \u00e8 un ragazzo vivace, Attila \u00e8 il suo soprannome, e il padre Girolamo, titolare di una piccola impresa di costruzione attiva tra Gemona e Udine, decide per una soluzione drastica. \u00abA 14 anni tu ti sbarazzi di me con molta disinvoltura lasciandomi in balia di me stesso e nella possibilit\u00e0 di subire le cattive influenze ed i cattivi esempi di operai rozzi, viziosi, e cattivi\u00bb: cos\u00ec racconta Raimondo in una toccante lettera al padre. Ma quel sacrificio alla lunga si rivela una carta vincente: Raimondo impara a conoscere e trattare i materiali da costruzione con una perizia incredibile. <\/p>\n<p>Sono gli anni in cui l\u2019architettura spopola. A Barcellona il genio di Antoni Gaud\u00ed sta trasformando il profilo della citt\u00e0 catalana con le sue linee sinuose, ispirate alla natura: gusci, conchiglie, insetti, ali di farfalla, pistilli di fiori. A Vienna Otto Wagner con il suo rigore teutonico modernizza il classicismo, adattandolo alle nuove esigenze della societ\u00e0, trovando un perfetto connubio tra arte e tecnica, grazie anche al ricorso a nuovi materiali come l\u2019alluminio. A Parigi Eug\u00e8ne Viollet-le-Duc rid\u00e0 nuova vita ai grandi monumenti medievali della citt\u00e0. Memorabile l\u2019impresa per il restauro di Notre-Dame: l\u2019architetto riporta la cattedrale alle originarie caratteristiche medievali, creando un\u2019unit\u00e0 di stili e integrando elementi architettonici di epoche successive a quella medievale. E proprio nel romanzo \u201cNotre-Dame de Paris\u201d Victor Hugo l\u2019aveva detto: l\u2019architettura \u00e8 \u00abla grande scrittura del genere umano\u00bb. \u00abChiunque nasceva poeta diventava architetto. Tutte le altri arti obbedivano e le si sottomettevano\u00bb. L\u2019architettura \u00e8 cos\u00ec l\u2019arte per eccellenza, l\u2019unica in grado di unire al massimo grado l\u2019aspetto concreto, funzionale a quello estetico, astratto.<\/p>\n<p>  Troppo innovativo <\/p>\n<p>In questo clima si forma Raimondo, detto Mondo, D\u2019Aronco. Partecipa a diversi concorsi, con alterne fortune: la sua architettura \u00e8 troppo innovativa. Gli riesce di progettare il cimitero monumentale di Cividale, vero e proprio azzardo cromatico, policromo, rosa e ocra, paradossale primo segno di vita per chi va verso Cividale. Il primo ponte: tra la citt\u00e0 dei vivi e quella dei morti. <\/p>\n<p>La svolta avviene nel 1894, quando viene chiamato alla Sublime Porta. Ma nel destino di ogni friulano c\u2019\u00e8 un terremoto, in patria o in terra straniera, e cos\u00ec in quella torrida estate del 1894 un terribile sisma colpisce Istanbul. Niente esposizione ottomana, per la quale era stato chiamato, ma Raimondo decide di fermarsi. <\/p>\n<p>Si occupa del restauro dei principiali monumenti della citt\u00e0, Santa Sofia, il Gran Bazar e la Piazza dell\u2019Ippodromo e diverse moschee dai nomi roboanti, Sultanhamet, Yeni Cami, Selimyie\u2026 Ma soprattutto d\u00e0 vita a nuovi edifici: l\u2019ultimo palazzo del sultano, Yildiz Sarayi, con i vari padiglioni per il monarca paranoico (recente sede dei tentativi di accordo per una pace tra Russia e Ucraina); il ministero dell\u2019agricoltura in fondo all\u2019iconica Piazza dell\u2019Ippodromo, sede ora della Marmara University; moltissime imponenti fontane che punteggiano la citt\u00e0 (tra cui quella, bellissima, di Tophane, ora all\u2019ingresso di Ma\u00e7ka Park); moltissimi appartamenti e villini, come casa Botter, per il sarto olandese del sultano; e da ultimo la residenza estiva dell\u2019ambasciata italiana a Therapia, sul Bosforo, oggetto dell\u2019attenzione qualche anno fa dell\u2019\u201cEspresso\u201d per voce di Cesare de Seta, ma oggi abbandonata e con necessit\u00e0 di una ristrutturazione. Insomma l\u2019Istanbul di fine Ottocento \u00e8 quella di D\u2019Aronco. E infatti si parla a ragione di \u00abstile D\u2019Aronco\u00bb, unico e inconfondibile.<\/p>\n<p> D\u2019Aronco \u00e8 stato un geniale architetto, con una mano bellissima, capace di meravigliosi disegni e schizzi, un autentico ponte tra stile razionale, asburgico e stile orientale, lussureggiante. Un ponte in una citt\u00e0 di ponti, in una civilt\u00e0 di ponti. Un eccezionale personaggio-ponte. \u00c8 stato quel ponte che Leonardo da Vinci e Michelangelo non sono riusciti a realizzare (come avrebbe voluto il sultano Bayezid II, che interpell\u00f2 entrambi). Ed \u00e8 un vero peccato che in un libro documentato e affascinante, fornito di un utilissimo indice finale come \u201cIstanbul\u201d del Premio Nobel turco Orhan Pamuk, vengano citati tutti quelli che hanno contato a Istanbul fin da quando era Costantinopoli, tutti tranne uno: proprio Raimondo D\u2019Aronco! (Motivo anche per cui, a parziale risarcimento, ho scritto \u201cL\u2019autunno del sultano\u201d).<\/p>\n<p>Comunque la storia non \u00e8 finita. Nel 1909 il sultano cade per mano dei Giovani turchi di Kemal Atat\u00fcrk &#8211; ma Raimondo aveva gi\u00e0 diradato i suoi viaggi a Istanbul. Torna in Friuli per concludere un altro progetto di una vita, gi\u00e0 avviato prima dell\u2019avventura turca: dare a Udine un municipio degno della citt\u00e0. E Palazzo D\u2019Aronco, com\u2019\u00e8 noto oggi il municipio udinese, \u00e8 un meraviglioso edificio liberty, imponente ma al tempo stesso leggiadro, pronto a spiccare il volo da terra, con dettagli geniali. Raimondo non riesce a ottenere un avveniristico pavimento di vetro &#8211; simbolo di trasparenza politica &#8211; per la Sala del popolo, ma un soffitto di vetro s\u00ec. Poi ci sono i bassorilievi esterni sopra le arcate bugnate: il barbiere che si lamentava del cantiere trasformato in un essere dalle orecchie d\u2019asino, con gli amuleti al collo e gli occhi bendati; il dirigibile, la camionetta&#8230; <\/p>\n<p>Dell\u2019eccezionalit\u00e0 di Raimondo d\u00e0 un\u2019efficace sintesi la figlia Rita detta Nin\u00ec: \u00abIl carattere di mio padre era irrequieto, difficile, contraddittorio, e sovente incomprensibile&#8230; non era un essere comune da poter giudicare. La sua contrastante bellezza, intelligenza e carattere ne facevano una creatura fuori del normale\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Abbiamo un Gaud\u00ed e non lo sappiamo. 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