{"id":260363,"date":"2025-12-14T14:09:11","date_gmt":"2025-12-14T14:09:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/260363\/"},"modified":"2025-12-14T14:09:11","modified_gmt":"2025-12-14T14:09:11","slug":"le-app-che-continuano-ad-ascoltarti-anche-dopo-aver-negato-il-permesso-eliminale-subito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/260363\/","title":{"rendered":"Le app che continuano ad &#8220;ascoltarti&#8221; anche dopo aver negato il permesso: eliminale subito"},"content":{"rendered":"<p><strong>Alcune app stanno allarmando il mondo tech, queste continuano a raccogliere dati anche quando l\u2019utente nega il consenso.<\/strong><\/p>\n<p>Negli ultimi mesi qualcosa si \u00e8 incrinato nel rapporto di fiducia tra utenti e applicazioni mobili. Tutto sembra funzionare come sempre, le <strong>app<\/strong> si aprono, inviano notifiche, fanno il loro lavoro.<\/p>\n<p>Per\u00f2 sotto la superficie, lontano dagli occhi di chi usa quotidianamente lo <strong>smartphone<\/strong>, sta emergendo uno scenario decisamente pi\u00f9 complesso e, per certi versi, <strong>inquietante<\/strong>. Il problema non \u00e8 nuovo, ma ora assume contorni molto pi\u00f9 concreti e difficili da ignorare.<\/p>\n<p>Ci sono app che ti spiano nonostante tu non dia il consenso<\/p>\n<p>Molti utenti sono convinti che <strong>negare un permesso<\/strong> significhi bloccare definitivamente l\u2019accesso a microfono, posizione o identificativi del dispositivo. In teoria dovrebbe funzionare cos\u00ec, infatti i <strong>sistemi operativi<\/strong> moderni sono costruiti proprio per offrire questo livello di controllo. Eppure <strong>qualcosa non torna<\/strong>. Alcuni segnali, inizialmente sottovalutati, hanno spinto diversi ricercatori a guardare pi\u00f9 a fondo, scoprendo che non sempre le regole vengono rispettate.<\/p>\n<p>Il <strong>punto critico<\/strong> \u00e8 emerso solo dopo analisi approfondite del comportamento delle <strong>app in background<\/strong>. Non parliamo di bug isolati o di configurazioni sbagliate, ma di vere e proprie <strong>strategie software<\/strong> pensate per aggirare i limiti imposti dai sistemi di protezione. \u00c8 qui che entra in gioco il lavoro dei ricercatori dell\u2019<strong>International Computer Science Institute<\/strong>, che hanno portato alla luce una situazione molto pi\u00f9 estesa di quanto si potesse immaginare.<\/p>\n<p>Secondo lo studio, infatti, sono state individuate <strong>oltre 1.000 app<\/strong> in grado di bypassare le restrizioni sui permessi. Anche quando l\u2019utente nega esplicitamente l\u2019accesso, queste applicazioni riescono comunque a <strong>raccogliere dati sensibili<\/strong> come la geolocalizzazione precisa e gli identificatori telefonici. Il tutto avviene <strong>alle spalle dell\u2019utente<\/strong>, sfruttando canali alternativi e combinazioni di informazioni che, prese singolarmente, sembrano innocue ma insieme diventano estremamente invasive.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1447630\" title=\"App Android\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns=\" http:=\"\" alt=\"app minano la tua privacy\" width=\"1200\" height=\"800\" data-lazy- data-lazy- data-lazy-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/App-Android-13-12-2025-macitynet-it.jpg\"\/>Ricercatori svelano come app minino la tua privacy nonostante tu non dia loro i permessi \u2013 macitynet.it<\/p>\n<p>Questa scoperta mette in evidenza quanto sia difficile, oggi, rimanere davvero privati online. Soprattutto se si considera quanto siamo legati ai nostri telefoni e alle <strong>app mobili<\/strong>, che utilizziamo per lavorare, comunicare, spostarci e perfino per monitorare la salute. Le <strong>aziende tecnologiche<\/strong>, infatti, accumulano montagne di dati personali su milioni di persone, dati che raccontano dove siamo stati, con chi interagiamo e cosa cattura la nostra attenzione.<\/p>\n<p><strong>I legislatori<\/strong> stanno cercando di correre ai ripari introducendo normative sempre pi\u00f9 stringenti sulla <strong>privacy<\/strong>. In teoria, i permessi delle app dovrebbero essere lo strumento principale per decidere quali informazioni cedere e quali no. <strong>Anche Apple e Google<\/strong>, consapevoli della crescente pressione pubblica, hanno rilasciato nuove funzionalit\u00e0 pensate per migliorare <strong>la trasparenza e il controllo<\/strong> dei dati. Indicatori visivi, report sulla privacy e limitazioni pi\u00f9 granulari sono passi importanti, per\u00f2 non sempre sufficienti.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che le app continuano a trovare soluzioni nascoste per aggirare queste protezioni. Utilizzano <strong>SDK di terze parti<\/strong>, combinano dati apparentemente anonimi o sfruttano <strong>vecchie API ancora supportate<\/strong> dai sistemi operativi. Tutto questo rende il quadro estremamente complesso, anche per utenti esperti o professionisti del settore, che spesso danno per scontato un livello di sicurezza che, di fatto, non \u00e8 garantito al cento per cento.<\/p>\n<p>Al momento si attende <strong>un aggiornamento significativo<\/strong> che dovrebbe chiudere molte di queste falle strutturali. Per\u00f2, nell\u2019attesa, l\u2019unica soluzione realmente efficace per chi vuole sentirsi tutelato resta piuttosto drastica. <strong>Disinstallare le app coinvolte<\/strong>, il cui elenco \u00e8 disponibile direttamente sul sito dell\u2019International Computer Science Institute, \u00e8 l\u2019unico modo per interrompere definitivamente la <strong>raccolta non autorizzata<\/strong> dei dati. Una scelta scomoda, certo, ma necessaria per riprendere il controllo della propria privacy in un ecosistema digitale sempre pi\u00f9 affamato di informazioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Alcune app stanno allarmando il mondo tech, queste continuano a raccogliere dati anche quando l\u2019utente nega il consenso.&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":260364,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[173],"tags":[1537,90,89,195,198,199,197,200,201,194,196],"class_list":{"0":"post-260363","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-scienza-e-tecnologia","8":"tag-it","9":"tag-italia","10":"tag-italy","11":"tag-science","12":"tag-science-and-technology","13":"tag-scienceandtechnology","14":"tag-scienza","15":"tag-scienza-e-tecnologia","16":"tag-scienzaetecnologia","17":"tag-technology","18":"tag-tecnologia"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115718322009994742","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/260363","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=260363"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/260363\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/260364"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=260363"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=260363"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=260363"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}