{"id":261254,"date":"2025-12-15T04:23:32","date_gmt":"2025-12-15T04:23:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/261254\/"},"modified":"2025-12-15T04:23:32","modified_gmt":"2025-12-15T04:23:32","slug":"i-sogni-e-le-speranza-dietro-le-sbarre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/261254\/","title":{"rendered":"i sogni e le speranza dietro le sbarre"},"content":{"rendered":"<p><b>In vista del Giubileo dei detenuti che verr\u00e0 celebrato oggi, domenica 14 dicembre, che porter\u00e0 a Roma seimila pellegrini e che avr\u00e0 il suo culmine nella Messa presieduta alle 10 da Leone XIV nella Basilica di San Pietro, molti messaggi sono arrivati alla redazione di\u00a0Avvenire. Vengono sia da parte di chi potr\u00e0 recarsi nell\u2019Urbe, sia da quanti, pur dovendo restare in carcere, hanno voluto testimoniare come stanno vivendo questo \u201ctempo forte\u201d. Alcuni nomi delle testimonianza che seguono sono di fantasia. Sul sito\u00a0<\/b><a href=\"http:\/\/www.avvenire.it\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">www.avvenire.it\u00a0<\/a><b>in questi giorni continueremo la pubblicazione dei loro messaggi, che restituiscono uno spaccato significativo e sorprendente dell\u2019umanit\u00e0 che vibra in quei luoghi. Chi vuole scrivere ad Avvenire pu\u00f2 farlo mandando una mail a lettere@avvenire.it.<\/b><\/p>\n<p><b>Ho imparato ad affidarmi<\/b><\/p>\n<p>Quando sono entrato in carcere ero molto chiuso, convinto da ideali sbagliati, arrabbiato col mondo, egoista e poco tollerante, senza speranza e senza rendermi conto del male seminato attorno a me. In poco tempo, la consapevolezza, la solitudine e il dolore quotidiano, la tristezza per tutte le storie di chi come me ha sbagliato\u2026 la condivisione e l&#8217;altruismo che si trova nei posti di sofferenza \u00e8 grande&#8230; e grande \u00e8 il suo potere&#8230; Ho intrapreso il mio percorso, oggi sono un&#8217;altra persona. Ho imparato a fidarmi e affidarmi, ho riacquistato fiducia in me e ho recuperato i rapporti affettivi regalandomi speranza e futuro. Tante persone si spendono quotidianamente per aiutarmi e aiutare chi come me ha attraversato momenti bui. Loro mi accompagnano nel Giubileo, mi aiutano a resistere nei giorni pesanti, ad immaginare una possibilit\u00e0 diversa, a rialzarmi quando cado ma soprattutto a sentirmi ancora parte della comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Andrea<\/p>\n<p><b>Un\u2019occasione per rimettermi in gioco <\/b><\/p>\n<p>Il carcere \u00e8 un\u2019esperienza devastante, una vita che consiste in una realt\u00e0 di obblighi e privazioni, la pena che si vive tutti i giorni porta le relazioni stesse ad essere imprigionate in questa situazione. La fede \u00e8 stata per me un aiuto fondamentale, ho compreso che dietro a ogni porta chiusa c\u2019\u00e8 sempre una vita che aspetta e in questo sono stato supportato, incoraggiato dai volontari che come angeli custodi vengono a trovarci, mi hanno aiutato a comprendere ancora di pi\u00f9 i valori della piet\u00e0, della carit\u00e0, del dono e dell\u2019incontro. A Roma andr\u00f2 con spirito recettivo all\u2019incontro, vedo questa opportunit\u00e0 come un atto liberatorio e riparatorio, un gesto che vuole permettere il confronto e la riconciliazione. Sar\u00e0 un momento prezioso che desidero cogliere per ritrovare la relazione con me stesso e con gli altri. Anticamente il Giubileo era un momento di riconciliazione tra gli uomini, la terra e Dio e avere una simile opportunit\u00e0 da detenuto \u00e8 per me un\u2019emozione indescrivibile. Ho trascorso due terzi della vita dietro le sbarre, dove posso dire quasi di essere nato dato che in carcere ho fatto finanche l\u2019allattamento, questo momento \u00e8 qualcosa di inestimabile, desidero soprattutto vedere tutto ci\u00f2 come un ulteriore modo per rimettermi in gioco.<\/p>\n<p>Raffaele Stolder, Casa di reclusione di Opera (Milano)<\/p>\n<p><b>Un viaggio materiale e spirituale<\/b><\/p>\n<p>Il viaggio verso Roma rispecchia il mio viaggio interiore, materiale e spirituale. E\u2019 come se fossi in cammino verso Santiago di Compostela, un luogo che ho visto tante volte in televisione durante la mia lunga detenzione e dove sogno di andare un giorno. La mia vita \u00e8 un cammino verso la meta, voglio farmi pellegrino anche io. Il cammino dell&#8217;amore conduce alla trasparenza dell&#8217;anima e alla riconciliazione interiore.<\/p>\n<p>Salvatore Calafato, Casa di reclusione di Opera (Milano)<\/p>\n<p>\u00a0<b>In cosa posso sperare?<\/b><\/p>\n<p>La speranza non tradisce. Frase forte, ottimo titolo per il Giubileo, ma&#8230; C&#8217;\u00e8 sempre un &#8220;ma&#8221;. Quando il dolore bussa, quando si \u00e8 coinvolti nella sofferenza,\u00a0 vale ancora? In carcere da molti anni, con una prospettiva ancora pi\u00f9 lunga, in cosa posso sperare? S\u00ec, ho percepito l&#8217;amore di chi mi \u00e8 stato vicino, ho sentito la solidariet\u00e0 delle presenze discrete. Ma ero e sono impotente di fronte all&#8217;ineluttabile. E se questo valesse anche per la Parola per eccellenza, quella di Dio? So bene che in quella Parola c&#8217;\u00e8 una luce di speranza, e mi sono spesso ripetuto che con le sue Parole Dio ha assicurato la Sua presenza e garantito un cammino di consolazione, Dio parlando \u00e8 vicino, \u00e8 fedele. Ma riconoscere tutto ci\u00f2 nella quotidianit\u00e0 \u00e8 un combattimento contro la pi\u00f9 grande tentazione, quella di lasciar perdere, di rinunciare. Invece, un anno cos\u00ec spinge a dire che no, dovremmo &#8211; tutti &#8211; renderci testimoni di quella Speranza certa, che non tradisce\u2026 e dunque anche io, qua dentro dove vivo.<\/p>\n<p>Alessandro Cozzi, Casa di reclusione di Bollate (Milano)<\/p>\n<p><b>Chiamato a un percorso di rinascita<\/b><b\/><\/p>\n<p>Considero la partecipazione al Giubileo un grande passo verso la speranza e la misericordia, valori che rappresentano la strada pi\u00f9 autentica per giungere alla redenzione e a un futuro migliore. Mi sento chiamato a un percorso di rinascita, il mio cammino non si \u00e8 mai limitato a una semplice permanenza dietro le sbarre, ma \u00e8 un cammino interiore volto a riaffermare la mia dignit\u00e0. Ho sempre difeso ci\u00f2 che non potr\u00e0 mai essermi tolto: la mia innocenza. Mi \u00e8 stata concessa la possibilit\u00e0 di vedere il Santo Padre anche solo da lontano, e questo ha rafforzato in me il senso di comunit\u00e0 e appartenenza.<\/p>\n<p>Nicola P., Casa di reclusione di Augusta<\/p>\n<p><b>Una opportunit\u00e0 di riconciliazione <\/b><b\/><\/p>\n<p>L\u2019apertura dell\u2019anno giubilare nel nostro istituto penitenziario \u00e8 stata officiata il 6 febbraio da monsignor Michele Fusco, vescovo della diocesi di Sulmona-Valva che consegnandoci la \u201clampada della speranza\u201d ha invitato noi detenuti ad aprire i cuori al Signore e ad avere fede in Lui accogliendolo nelle nostre vite. Tanti gli incontri e le occasioni di approfondimento organizzati dal cappellano padre Lorenzo Marcucci per vivere questa importante opportunit\u00e0 di conversione e di riconciliazione. E\u2019 stato un tempo di riflessione dedicato a riguardare la propria esistenza, per discernere il bene dal male fatto, per comprendere limiti e debolezze, cos\u00ec da ricominciare a vivere in pienezza mettendo al centro i valori e gli insegnamenti di Ges\u00f9. Riavvicinarmi a Dio, credere nella sua misericordia ha arricchito la mia vita e mi ha ridato serenit\u00e0, ha alimentato la speranza di poter essere perdonato per il male fatto, e di poter essere riaccolto da Lui.<\/p>\n<p>Lorenzo, Casa di reclusione di Sulmona<\/p>\n<p><b>Il mio cuore \u00e8 nuovo<\/b><b\/><\/p>\n<p>Ho deciso di partecipare al Giubileo perch\u00e9 desidero con tutto il cuore il perdono cristiano per le mie colpe. Fin da piccoli abbiamo fame di cibo, come io da molto tempo ho fame di riscatto sociale perch\u00e9 il mio cuore \u00e8 nuovo rispetto al terribile passato. Il Giubileo rappresenta speranza che vuol dire salvare l\u2019essenziale, salvare ci\u00f2 che permette alla vita di risorgere dopo ogni morte\u00a0 e distruzione di quello che c\u2019era attorno a noi, dopo che tutto sembrava sprofondare. La speranza \u00e8 alito di vita, compagnia, luce dopo le tenebre, ma pi\u00f9 di ogni cosa rappresenta tiepido scirocco, profumo di primavera e sentiero di pace.<\/p>\n<p>Dario, Casa di reclusione di Sulmona<\/p>\n<p><b>Con gli occhi spalancati<\/b><b\/><\/p>\n<p>Il Giubileo \u00e8 una festa, la festa \u00e8 motivo di gioia ed \u00e8 proprio cos\u00ec che sto vivendo questo tempo da detenuto. Sono incarcerato da giugno ma nonostante ci\u00f2 mi sento libero, ricco di speranza anche se colpevole. Il mio presente \u00e8 pieno di doni: le persone che mi sono vicine, il cappellano, le lettere che ricevo e l\u2019amore che vivo mi rendono ricco nonostante la prigionia che per\u00f2 non riesce a contenere la mia felicit\u00e0. Ogni cosa mi meraviglia e vivo come se fossi un bambino, con gli occhi spalancati di fronte a una giornata di sole, alle vette innevate, alla lettura di monologhi tratti da film letti da compagni che con fatica leggono, all\u2019autorizzazione di una telefonata straordinaria, alle carezze di una mamma, al bacio di una moglie e allo sguardo innamorato di una figlia. Quanto prima scorreva via, oggi \u00e8 un dono che assapori senza trattenerlo, non tuo, ma regalato senza averlo meritato, tanta \u00e8 la gioia che vuoi essere disponibile per divenire strumento della stessa gioia che hai ricevuto.<\/p>\n<p>Pietro, Casa di reclusione di Sulmona<\/p>\n<p><b>Ho perso la speranza <\/b><b\/><\/p>\n<p>Ciao Papa Leone, come stai? Mi chiamo Omar sono di Cagliari ho 37 anni e di professione faccio il cuoco. Sono detenuto da un anno e 3 mesi, la mia pena \u00e8 di 4 anni e 4 mesi, \u00e8 la prima volta in carcere, sicuramente anche l\u2019ultima. Nella mia vita ho avuto pochi alti ma tanti bassi e quest\u2019ultimo mi sta mettendo a dura prova soprattutto per il fatto che non vedo la luce in fondo a questo tunnel. Qui in carcere sto impegnando le giornate tra lavoro e scuola, sono responsabile della biblioteca e sto frequentando la quarta superiore alberghiera, canto nel coro della chiesa e frequento il corso sinodale dove trattiamo tanti argomenti della vita carceraria e non. Purtroppo da tanti anni ho perso la speranza di credere in qualcosa, visto che in questi ultimi anni mi sono visto portare via la mamma morta a gennaio del 2024 e poi sono stato catapultato in questa realt\u00e0 che non mi appartiene. Sto cercando di pregare tutti i giorni sperando che qualcosa cambi, ma alla fine la realt\u00e0 dei fatti \u00e8 tutta un\u2019altra cosa.<\/p>\n<p>Omar, Casa di reclusione di Uta (Cagliari)<\/p>\n<p><b>Siamo anche noi figli di Dio?<\/b><b\/><\/p>\n<p>Caro Papa Leone, la ringrazio per l\u2019interesse che spesso ci dimostra parlando di noi. Nel profondo pozzo buio in cui ci troviamo, dimenticati e denigrati da tutti, le sue parole nei nostri confronti sono una luce di speranza. Qui dentro la fede vacilla spesso, a volte si pensa di farla finita perch\u00e9 da quel pozzo mai nessuno ti aiuter\u00e0 ad uscire. Poi per\u00f2 qualcosa cambia la prospettiva. Frequentando la cappella del carcere e il Sinodo ti accorgi dell\u2019umanit\u00e0 e della fratellanza sia tra i detenuti sia di quella espressa da rappresentanti della Chiesa e dai volontari che ogni settimana con la loro presenza ci dimostrano che gli \u201cultimi\u201d non sono dimenticati proprio da tutti. Ci sono troppe persone ammassate in poco spazio, un avvilimento per l\u2019uomo contro cui ogni giorno dobbiamo combattere, le carceri sono piene ma non tutti sono colpevoli della condanna che gli \u00e8 stata inflitta. Quello che chiediamo non \u00e8 di uscire, a questo ci pensano gli avvocati, ma vorremmo vivere una carcerazione pi\u00f9 umana e non cos\u00ec degradante, non siamo anche noi figli di Dio? Se chi ci giudica vivesse anche solo per sei mesi quello che viviamo noi ogni giorno, ci penserebbe due volte prima di riempire le carceri in maniera indiscriminata. Stanno mancando quei valori cristiani che ho imparato nella mia parrocchia e che da piccolo pensavo che tutti servissero come stile di vita. Manca l\u2019umanit\u00e0, la carit\u00e0, l\u2019amore e la giustizia lei. Papa Leone, lei \u00e8 l\u2019unico nostro riferimento, venga a trovarci per dare un messaggio forte, e forse per il suo arrivo l\u2019amministrazione vorr\u00e0 fare bella figura e noi carcerati avremo acqua calda nelle docce, riscaldamenti accesi, un pasto che sia degno di questo nome, e una sanit\u00e0 che si prenda davvero cura delle persone ammalate e non le lasci soffrire per anni, come accade adesso qui.<\/p>\n<p>Massimo Coviello, Casa di reclusione di Uta (Cagliari)\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"In vista del Giubileo dei detenuti che verr\u00e0 celebrato oggi, domenica 14 dicembre, che porter\u00e0 a Roma seimila&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":261255,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[14,8,1537,90,89,7,15,82,9,83,10,13,11,80,84,12,81,85],"class_list":{"0":"post-261254","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-ultime-notizie","8":"tag-cronaca","9":"tag-headlines","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-news","14":"tag-notizie","15":"tag-notizie-di-cronaca","16":"tag-notizie-principali","17":"tag-notiziedicronaca","18":"tag-notizieprincipali","19":"tag-titoli","20":"tag-ultime-notizie","21":"tag-ultime-notizie-di-cronaca","22":"tag-ultime-notizie-e-news-di-oggi","23":"tag-ultimenotizie","24":"tag-ultimenotiziedicronaca","25":"tag-ultimenotizieenewsdioggi"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115721679854025140","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/261254","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=261254"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/261254\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/261255"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=261254"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=261254"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=261254"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}