{"id":261335,"date":"2025-12-15T05:59:57","date_gmt":"2025-12-15T05:59:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/261335\/"},"modified":"2025-12-15T05:59:57","modified_gmt":"2025-12-15T05:59:57","slug":"recensione-mostra-pietro-bellotti-a-venezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/261335\/","title":{"rendered":"Recensione mostra Pietro Bellotti a Venezia"},"content":{"rendered":"<p>                        di<br \/>\n\t\t\t\t                    <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/178p_federico-giannini.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                    Federico Giannini<\/a><br \/>\n                     (Instagram: <a href=\"https:\/\/instagram.com\/federicogiannini1\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">@federicogiannini1<\/a>), scritto il 14\/12\/2025<br \/>\n\t\t<br \/>Categorie:                 <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/16c_recensioni-mostre.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Recensioni mostre<\/a>                             \/ Argomenti: <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/arte-antica.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Arte antica<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/seicento.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Seicento<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/venezia.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Venezia<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/arte-barocca.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">arte barocca<\/a> <\/p>\n<p>\n                La prima grande mostra su Pietro Bellotti, alle Gallerie dell\u2019Accademia di Venezia, ricostruisce il percorso di un pittore irregolare, capace di passare dall\u2019allegoria all\u2019osservazione cruda del quotidiano, aprendo la strada alla pittura della realt\u00e0 del Settecento. Ecco com\u2019\u00e8 la mostra: la recensione di Federico Giannini.            <\/p>\n<p>Riesce difficile negare che questo momento storico sia particolarmente felice per i cosiddetti \u201cpittori della realt\u00e0\u201d, se ancora c\u2019\u00e8 da usare quella formula, inventata negli anni Trenta e poi fatta sua nel 1953 da Roberto Longhi che l\u2019ha resa celebre, per indicare tutti quegli artisti che tra il Sei e il Settecento, soprattutto in area lombarda, si dedicarono a una pittura fondata su di una nuova idea di \u201crealt\u00e0\u201d, un\u2019idea veristica la potremmo dire, priva d\u2019intenti moralistici, allegorici, bozzettistici, un\u2019idea di realt\u00e0 seriamente vicina al quotidiano degli ultimi. C\u2019\u00e8, intanto, un forte interesse del mercato, e quando esce qualcosa di buono d\u2019un Ceruti, d\u2019un Cipper, d\u2019un Bellotti, d\u2019un Cifrondi o d\u2019uno di quei tanti anonimi che praticarono lo stesso genere, non \u00e8 raro veder le aggiudicazioni raddoppiare, triplicare, quadruplicare le stime. Certo, parliamo di risultati tutto sommato modesti rispetto a quelli d\u2019altri Old Masters, ma a volte capita di vedere martelli che fissano cifre a cinque zeri, e non \u00e8 neppure pi\u00f9 raro vedere copiosi dispiegamenti di pittori della realt\u00e0 nelle botteghe degli antiquar\u00ee o alle fiere (Salamon, per dire, ha portato alla Biennale dell\u2019Antiquariato di Firenze dell\u2019anno scorso l\u2019ultima delle tele del ciclo di Padernello di Ceruti rimasta sul mercato, opera notificata, che in quell\u2019occasione veniva proposta a <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/focus\/tutto-il-meglio-di-biaf-2024-in-anteprima\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">un milione e centomila euro<\/a>). E poi c\u2019\u00e8 il lavoro dell\u2019industria espositiva che ha ulteriormente ravvivato la fiamma della pittura della realt\u00e0, e il capitolo pi\u00f9 recente di quella che potrebbe gi\u00e0 assumere le sembianze d\u2019una sorta di cronologia della riscoperta di questi pittori \u00e8 la mostra che le Gallerie dell\u2019Accademia di Venezia dedicano a Pietro Bellotti, Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. \u00c8 la prima di sempre sul pittore gardesano ma \u00e8 la quarta in tre anni sui pittori della realt\u00e0, preceduta da Ceruti a Brescia e Cifrondi a Clusone nel 2023 e da Cipper a Trento la scorsa primavera. Stavolta per\u00f2 \u00e8 un po\u2019 diverso.<\/p>\n<p>Ceruti \u00e8 pittore noto, ha conosciuto negli anni Ottanta una certa fortuna culminata nel 1987 con la monografia di Mina Gregori e aveva bisogno d\u2019un lavoro che definisse meglio la sua fisionomia, rileggesse meglio il portato simbolico della sua arte (ch\u2019era peraltro gi\u00e0 stato in certa misura intuito da Manganelli, autore d\u2019una memorabile recensione della mostra che s\u2019era tenuta a Brescia proprio nel 1987), e riconsiderasse la rilevanza della sua personalit\u00e0, non senza liberarlo da quel nomignolo, \u201cPitocchetto\u201d, che forse gli ha procurato pi\u00f9 danni che profitto. Cifrondi ha beneficiato d\u2019una piccola mostra, una trentina d\u2019opere, che ha fornito l\u2019occasione per una mappatura, peraltro disponibile online, di tutte le sue opere rimaste tra il bresciano e il bergamasco. E su Cipper serviva una mostra che ripulisse un poco la sua immagine, condannata per un certo periodo dalla damnatio della critica novecentesca, e per giunta offuscata da un diluvio di opere di scarsa qualit\u00e0 che negli anni gli sono state attribuite con eccessi di leggerezza: quella del Castello del Buonconsiglio non era la prima mostra di sempre sul pittore austriaco, ma \u00e8 stata di sicuro la migliore. Indagare Bellotti, invece, \u00e8 come sfogliare le pagine d\u2019un quaderno che ha gi\u00e0 qualche pagina ordinatamente compilata (la prima, e per adesso unica, monografia su di lui \u00e8 quella pubblicata da Luciano Anelli nel 1996, fondamentale perch\u00e9 ha avuto il merito d\u2019ordinare una messe di documenti e di materiali che hanno offerto le basi per le ricerche successive), ma dove restano ancora tanti fogli bianchi, lisci, intonsi.<\/p>\n<p>E ci sono tanti fogli bianchi perch\u00e9, al contrario d\u2019altri pittori della realt\u00e0, Bellotti ha conosciuto cambiamenti repentini durante la sua carriera, ha frequentato diversi generi, ha avuto una dimensione internazionale, \u00e8 approdato alla pittura del quotidiano in una fase relativamente avanzata della sua carriera, e s\u2019\u00e8 formato in una citt\u00e0, Venezia, tradizionalmente lontana dalla terragna Lombardia dei contadini, dei portaroli, dei bevitori. Senza contare che di Pietro Bellotti si hanno poche notizie biografiche, e che molti nodi della sua carriera possono essere ricostruiti soltanto su base ipotetica, immaginando le sue frequentazioni, i suoi interessi, le sue conversazioni. E stiamo poi parlando d\u2019un pittore nato trentanove anni prima di Cipper e settantatr\u00e9 prima di Ceruti. Una specie di padre. O di nonno. Con una fisionomia tutta sua, che per\u00f2 ha degl\u2019innegabili punti di tangenza con le generazioni che sarebbero arrivate dopo. Il fascino di Bellotti risiede proprio nella sua versatilit\u00e0 e nella sua curiosit\u00e0, che sono forse i tratti pi\u00f9 riconoscibili del suo carattere e che gli vengono in un certo senso riconosciuti anche dai tre giovani curatori della mostra veneziana, Francesco Ceretti, Michele Nicolaci e Filippo Piazza, che con la terna di sostantivi scelti per il sottotitolo han cercato di riassumere, in tre parole, il temperamento di questo artista cos\u00ec seducente. Stupore, quello che noi proviamo davanti ai suoi lavori, e quello che provava lui quando vedeva qualcosa di nuovo, qualcosa che catturava la sua attenzione. Realt\u00e0, per ovvie ragioni, di cui si dir\u00e0 poi meglio pi\u00f9 avanti. Enigma, perch\u00e9 Bellotti ha ancora molto da svelare, perch\u00e9 tanti suoi dipinti affrontano temi tutt\u2019altro che convenzionali, perch\u00e9 la sua personalit\u00e0 non ha eguali nella pittura del Seicento e vien dunque da domandarsi donde gli derivassero tanta facilit\u00e0 d\u2019invenzione, tanta capacit\u00e0 d\u2019immedesimazione, tanto spirito d\u2019osservazione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi\" title=\"Allestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/allestimenti-mostra-pietro-bellotti-1.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi\" title=\"Allestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/allestimenti-mostra-pietro-bellotti-2.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi\" title=\"Allestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/allestimenti-mostra-pietro-bellotti-3.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi\" title=\"Allestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/allestimenti-mostra-pietro-bellotti-4.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi\" title=\"Allestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/allestimenti-mostra-pietro-bellotti-5.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi\" title=\"Allestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/allestimenti-mostra-pietro-bellotti-6.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi\" title=\"Allestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/allestimenti-mostra-pietro-bellotti-7.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi\" title=\"Allestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/allestimenti-mostra-pietro-bellotti-8.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi\" title=\"Allestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/allestimenti-mostra-pietro-bellotti-9.jpg\" width=\"750\" height=\"480\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia. Stupore Realt\u00e0 Enigma. Foto: Chiara Rizzi&#13;<\/p>\n<p>I due autoritratti che i curatori han scelto di presentare in apertura di percorso, mai accostati prima d\u2019ora, mirano effettivamente a stabilire fin dall\u2019inizio l\u2019anticonvenzionalit\u00e0 di Pietro Bellotti, perch\u00e9 nel modo in cui l\u2019artista sceglie di raffigurarsi (in veste di \u201cStupore\u201d e in veste di \u201cRiso\u201d: lo \u201cStupore\u201d, peraltro, \u00e8 un\u2019acquisizione recente delle raccolte pubbliche, dacch\u00e9 comperato nel 2017 dallo Stato proprio per le Gallerie dell\u2019Accademia) non c\u2019\u00e8 solo l\u2019autoironia, non c\u2019\u00e8 solo l\u2019attenzione al dato veristico (e quindi la descrizione perfetta delle rughe sulla fronte, dei riflessi della luce sull\u2019armatura, dello scintillio sul bicchiere, del foglietto piegato che reca la sua firma, reminiscenza quattrocentesca, o del millimetro quadrato di pelle imberbe sopra al labbro, tra i due baffi), non c\u2019\u00e8 solo l\u2019indiscutibile qualit\u00e0 d\u2019un artista aggiornato, capace di fondere mirabilmente il neocinquecentismo che andava di moda nella Venezia di met\u00e0 Seicento (e ch\u2019\u00e8 forse ancor pi\u00f9 evidente nella Parca Atropo esposta sulla parete opposta, da mettere in relazione alla celeberrima Vecchia del Giorgione di pi\u00f9 di centocinquant\u2019anni prima, che s\u2019ammira al piano di sopra del museo) e un naturalismo tagliente e sferzante che s\u2019\u00e8 voluto spiegare, in maniera del resto convincente, con un sincero interesse per il realismo di Jos\u00e9 de Ribera: c\u2019\u00e8 la volont\u00e0 precisa di fare qualcosa di profondamente nuovo e profondamente radicale, e son queste le credenziali con cui Bellotti vien presentato al pubblico delle Gallerie dell\u2019Accademia. Una specie di cometa impazzita, che illumina di punto in bianco il cielo di Venezia senza che si sappia bene da dove sia arrivata, anche perch\u00e9 il suo primo lavor noto, la Parca Lachesi arrivata in prestito dalla Staatsgalerie di Stoccarda, firmata e datata 1654, non \u00e8 solo opera d\u2019un pittore gi\u00e0 maturo, gi\u00e0 profondo, gi\u00e0 sicuro dei suoi mezzi e gi\u00e0 riformatore (Bellotti non prende una vecchia contadina abbronzata, con la pelle raggrinzita e cotta dal sole e lo scialle che le copre i capelli, come modello per costruire un\u2019immagine della moira che svolge il filo della vita: la sua contadina \u00e8 la parca Lachesi, senza imbellettamenti e senza trasfigurazioni), ma \u00e8 anche un\u2019opera che niente ha a che spartire con quello che poteva aver imparato dal maestro, quel Girolamo Forabosco che, dimostra il suo Ritratto di vecchia esposto accanto a un\u2019intensa e quasi inquietante Vecchia velata di Bellotti, sapeva padroneggiare un realismo di marca rembrandtiana al pari del suo allievo, ma probabilmente questa Vecchia \u00e8 da intendersi, o almeno cos\u00ec la intendono in mostra, come un\u2019opera che s\u2019aggiorna sulle novit\u00e0 introdotte proprio dal suo ex studente. Della Parca Lachesi, opera ch\u2019ebbe una gran successo anche perch\u00e9 il tema ebbe una certa fortuna all\u2019epoca, \u00e8 esposta anche una delle tante repliche autografe (se ne conosce una dozzina all\u2019incirca), che si distingue, scrive Ceretti in catalogo, \u201cper un naturalismo leggermente pi\u00f9 dispiegato, anzitutto apprezzabile nella restituzione materica pi\u00f9 rotta che interessa sia l\u2019incarnato rugginoso della parca, sia le meravigliose stoffe che le cingono il corpo\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 questo il terreno su cui matura e cresce l\u2019arte di Bellotti: una pittura stravagante, spregiudicata, anticonformista, pregna, nelle prime fasi della carriera, d\u2019implicazioni allegoriche e filosofiche, aggiornata sui dibattiti letterar\u00ee del tempo, una pittura popolata di personaggi della mitologia, di streghe, di maghi, di filosofi, soggetti certo ricorrenti nell\u2019arte di met\u00e0 Seicento, ma ai quali Bellotti riesce a dare una marca propria. Le raffigurazioni dei filosofi (in mostra s\u2019ammirano due versioni dello stesso Socrate e un Sapiente velato, tutti lavori databili alla seconda met\u00e0 degli anni Sessanta, messi a confronto con un Democrito di Ribera e con un Filosofo di Luca Giordano, ma anche con un Filosofo tentato di Giovanni Battista Langetti, inserito sia per dimostrare come l\u2019arrivo a Venezia del pittore ligure abbia inciso sugli sviluppi del tenebrismo lagunare, sia per render evidente la distanza tra la sua vecchiaia, eroica e retorica, e quella invece feriale di Bellotti), popolarissime all\u2019epoca, sono utili per ricostruire i possibili punti di contatto con l\u2019arte di Jos\u00e9 de Ribera, anche lui autore di diverse figure di vecchi filosofi in abiti umili e sdruciti se non logori: a Venezia, dove Bellotti s\u2019era trasferito fin da giovanissimo lasciando la natia Ro\u00e8 Volciano sulle rive del lago di Garda, quando tutto il bresciano era territorio della Serenissima, pot\u00e9 sicuramente vedere i dipinti dello Spagnoletto registrati nelle collezioni veneziane, e soprattutto pot\u00e9 coltivare rapporti lavorativi, argomenta Filippo Piazza, coi diplomatici spagnoli operativi in laguna, con alcuni dei quali sappiamo che Bellotti ebbe contatti stretti. E ancora, l\u2019artista gardesano pot\u00e9 aver assorbito elementi di cultura figurativa spagnola soggiornando e lavorando a Milano, citt\u00e0 dove Bellotti, scrive Piazza, \u201ctrov\u00f2 terreno favorevole e un ambiente ricettivo, in grado non solo di valorizzare la sua abilit\u00e0 nel realizzare i ritratti dal vero [\u2026] ma, al tempo stesso, di spingerlo a traguardare verso un realismo svuotato di qualsiasi carattere aneddotico e allegorico\u201d. Ovvero, quel realismo del quotidiano che avrebbe contrassegnato tutta la seconda parte della sua carriera.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Pietro Bellotti, Autoritratto in veste di Stupore (1653-1658; olio su tela, 51 \u00d7 43 cm; Venezia, Gallerie dell\u2019Accademia, cat. 2047)\" title=\"Pietro Bellotti, Autoritratto in veste di Stupore (1653-1658; olio su tela, 51 \u00d7 43 cm; Venezia, Gallerie dell\u2019Accademia, cat. 2047)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/pietro-bellotti-autoritratto-in-veste-di-stupore.jpg\" width=\"750\" height=\"904\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPietro Bellotti, Autoritratto in veste di Stupore (1653-1658; olio su tela, 51 \u00d7 43 cm; Venezia, Gallerie dell\u2019Accademia, cat. 2047)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Pietro Bellotti, Parca Lachesi (1654; olio su tela, 95 \u00d7 80,5 cm; Stoccarda, Staatsgalerie, inv. 284)\" title=\"Pietro Bellotti, Parca Lachesi (1654; olio su tela, 95 \u00d7 80,5 cm; Stoccarda, Staatsgalerie, inv. 284)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/pietro-bellotti-parca-lachesi.jpg\" width=\"750\" height=\"879\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPietro Bellotti, Parca Lachesi (1654; olio su tela, 95 \u00d7 80,5 cm; Stoccarda, Staatsgalerie, inv. 284)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Pietro Bellotti, Parca Atropo (1660 circa; olio su tela, 62 \u00d7 49,2 cm; Budapest, Sz\u00e9pm\u0171v\u00e9szeti M\u00fazeum, inv. 984)\" title=\"Pietro Bellotti, Parca Atropo (1660 circa; olio su tela, 62 \u00d7 49,2 cm; Budapest, Sz\u00e9pm\u0171v\u00e9szeti M\u00fazeum, inv. 984)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/pietro-bellotti-parca-atropo.jpg\" width=\"750\" height=\"941\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPietro Bellotti, Parca Atropo (1660 circa; olio su tela, 62 \u00d7 49,2 cm; Budapest, Sz\u00e9pm\u0171v\u00e9szeti M\u00fazeum, inv. 984)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Pietro Bellotti, Vecchia velata (1660 circa; olio su tela, 55 \u00d7 38 cm; Venezia, Ca\u2019 Rezzonico, Museo del Settecento Veneziano, inv. 100). Foto: Didier Descouens\" title=\"Pietro Bellotti, Vecchia velata (1660 circa; olio su tela, 55 \u00d7 38 cm; Venezia, Ca\u2019 Rezzonico, Museo del Settecento Veneziano, inv. 100). Foto: Didier Descouens\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/pietro-bellotti-vecchia-velata.jpg\" width=\"750\" height=\"1053\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPietro Bellotti, Vecchia velata (1660 circa; olio su tela, 55 \u00d7 38 cm; Venezia, Ca\u2019 Rezzonico, Museo del Settecento Veneziano, inv. 100). Foto: Didier Descouens&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Luca Giordano, Filosofo (1655-1660 circa; olio su tela, 119 \u00d7 98 cm; Vienna, Kunsthistorisches Museum, Gem\u00e4ldegalerie, inv. 2419)\" title=\"Luca Giordano, Filosofo (1655-1660 circa; olio su tela, 119 \u00d7 98 cm; Vienna, Kunsthistorisches Museum, Gem\u00e4ldegalerie, inv. 2419)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/luca-giordano-filosofo.jpg\" width=\"750\" height=\"937\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nLuca Giordano, Filosofo (1655-1660 circa; olio su tela, 119 \u00d7 98 cm; Vienna, Kunsthistorisches Museum, Gem\u00e4ldegalerie, inv. 2419)&#13;<\/p>\n<p>Prima d\u2019arrivare al suo singolarissimo realismo del quotidiano, Bellotti sentiva ancora forte il fascino di quel mondo di maghe e filosofi che faceva fatica ad abbandonare, e non avrebbe rinunciato neppure a sondare i temi dell\u2019occulto, tant\u2019\u00e8 che un\u2019intera sezione della mostra \u00e8 tutta dedicata a questo richiamo che avrebbe indotto il pittore gardesano a produrre alcuni dei suoi pi\u00f9 interessanti lavori: il pi\u00f9 intrigante \u00e8 senza dubbio l\u2019Indovina Martina giunta a Venezia in prestito dalla collezione Koelliker di Milano, dipinto dal soggetto rarissimo, adeguatamente identificato dallo stesso artista con un foglietto vicino al bordo inferiore della tela dove si legge \u201cMartina io fui ch\u2019assicur\u00f2 l\u2019imperio \/ col morir di Germanico a Tiberio\u201d, allusione al fatto pi\u00f9 noto ch\u2019\u00e8 attribuito a questa vecchia megera ricordata negli Annali di Tacito, ovvero l\u2019avvelenamento di Germanico, che avrebbe consentito a Tiberio di rafforzare il suo potere. \u00c8 forse la figura pi\u00f9 lugubre della produzione di Bellotti ed \u00e8 accostata a un altro dipinto inquietante, il Negromante di Pietro Paolini, raffigurazione d\u2019un mago che evoca un demonio dalle mani scheletriche e artigliate salvo poi fuggire nel momento in cui la presenza si manifesta nel suo laboratorio, e dialoga con la Strega di Salvator Rosa, recente acquisizione degli Uffizi, bench\u00e9 ci si muova su piani diversi: il Negromante appartiene ancora alla pittura di genere, sebbene affronti un tema singolare per i caravaggeschi, e la Strega \u00e8 tutta tesa a suscitare ribrezzo evocando le paure del tempo attraverso un preciso immaginario, che doveva esser ben chiaro agli uomini e alle donne del Seicento. Bellotti compie un\u2019operazione d\u2019altro segno: la vecchia Martina, per quanto ripugnante, \u00e8 semmai da ritenersi pi\u00f9 vicina a quel filone di figure a mezzo busto che il pittore aveva sempre praticato, e va considerata pi\u00f9 come un ritratto che come l\u2019evocazione d\u2019una strega ch\u2019\u00e8 viva soltanto nell\u2019immaginazione delle persone (e, proprio perch\u00e9 pi\u00f9 vera della Strega di Salvator Rosa e pi\u00f9 credibile del Negromante, ci appare tanto pi\u00f9 sinistra).<\/p>\n<p>\u00c8 questo portamento quasi ritrattistico la ragione per cui la Martina di Pietro Bellotti appare pi\u00f9 vicina alla Vecchia Filosofa che s\u2019ammira nella sezione successiva, dedicata al tema della Vanitas, riflessione alla quale l\u2019artista di Ro\u00e8 Volciano non si sottrasse, sebbene con un\u2019originalit\u00e0 che dalla mostra emerge per contrasto e per affinit\u00e0: il contrasto \u00e8 con le figure seducenti di Guido Cagnacci (la sua Allegoria della vita umana \u00e8 esempio altissimo di quella sensualit\u00e0 epidermica che ha reso grande e impareggiabile la pittura del romagnolo), o di Nicolas R\u00e9gnier (per il quale la vanitas \u00e8 anzitutto bellezza che sfiorisce e ricchezza che svanisce, e di conseguenza meditazione su quello che sar\u00e0), e l\u2019affinit\u00e0 \u00e8 invece con la vecchia di Antonio Carneo e quella d\u2019autore ancora sconosciuto del Mus\u00e9e des Beaux-Arts di N\u00eemes, angoscianti perch\u00e9 sanno che il tempo che rimane \u00e8 poco e la loro meditazione assume le forme d\u2019una rassegnata preparazione. Bernard Aikema ha voluto trovare un filo che lega tutta questa prima produzione di Bellotti, leggendola alla luce della cultura di quel \u201csapere nascosto\u201d, lo chiama lo studioso, ambiguo, precario e spesso semi-clandestino, che non s\u2019esprimeva apertamente sui libri ma circolava mascherato attraverso immagini, allegorie, paradossi, provocazioni. Bellotti, Pietro della Vecchia (nella sezione sull\u2019occulto s\u2019ammira il suo Chiromante, per esempio) e altri pittori contemporanei avrebbero dunque tradotto per immagini quella cultura, ch\u2019era tipica d\u2019ambienti come quello dell\u2019Accademia degli Incogniti, il circolo fondato a Venezia da Giovan Francesco Loredan e ch\u2019era noto per il suo libertinismo intellettuale e il suo gusto per il paradosso e per lo scandalo. Il Socrate di Bellotti sarebbe una sorta d\u2019epitome di questo atteggiamento: il pittore, scrive Aikema, \u201cpresenta il filosofo come un vecchio povero e rugoso, declinando ogni tentativo di abbellirne le sembianze\u201d, ma al contempo gli fa compiere un gesto, quello della testa appoggiata alla mano sinistra, che \u201cd\u00e0 un\u2019indicazione di quel che \u00e8 l\u2019essenza del quadro, che gira attorno al concetto di apparenza ingannevole contro una sublime verit\u00e0 nascosta, da scoprire\u201d. Lo stesso vale per la Vecchia filosofa, forse sensibile alla discussione, particolarmente sentita a quel tempo, sul ruolo delle donne nella vita pubblica, una discussione cui s\u2019interessarono anche gl\u2019Incogniti (Loredan era in rapporti con la monaca Arcangela Tarabotti, da alcuni ritenuta addirittura una protofemminista), ma nel caso non sappiamo se per reale interesse di Bellotti o per semplice gusto dello scandalo, dacch\u00e9 sostenere la causa delle donne al tempo significava accogliere e poi promuovere una posizione percepita come scomoda e bizzarra. Questi dipinti, al pari di quelli ch\u2019esplorano i temi dell\u2019occulto, sarebbero dunque veicoli di conoscenze alternative che circolavano attraverso i manoscritti e non tramite i volumi a stampa, oppure per via orale, o tramite le immagini, o in qualsiasi modo potesse sfuggire ai controlli ufficiali.<\/p>\n<p>Non sappiamo quali fossero i reali intendimenti di Bellotti: l\u2019unica sicurezza su cui possiamo contare \u00e8 che a un certo punto della sua carriera avrebbe abbandonato quei soggetti che tanto gli erano cari, e si sarebbe tramutato in quel pittore del quotidiano capace d\u2019anticipare di diversi decenn\u00ee i var\u00ee Cipper e i var\u00ee Ceruti. Ed \u00e8 una trasformazione che, alle apparenze, potrebbe quasi sembrare innaturale: il passaggio dalla Vecchia filosofa ai dipinti della sala successiva, dal Bevitore del Castello Sforzesco alla Scuola di ricamo della Collezione Koelliker, per non parlare di quelli dell\u2019ultimo ambiente della rassegna, sembra quasi improvviso, immotivato, poco logico, poco coerente con quello che Bellotti aveva costruito grosso modo fino a met\u00e0 della sua carriera. Due fatti, \u00e8 lecito pensare, hanno determinato questa trasformazione, almeno sul piano formale: il primo \u00e8 l\u2019incontro con l\u2019arte di Eberhard Keilhau, il \u201cMons\u00f9 Bernardo\u201d nato in Danimarca ma di formazione olandese, che s\u2019era trasferito a Venezia nel 1651 portandoci quel suo realismo rembrandtiano fatto, scrive Nicolaci, \u201cdi soggetti popolari spesso interpretati in senso moralistico e allegorico\u201d e che avrebbero ottenuto un successo notevole in laguna. Il secondo, ancor pi\u00f9 decisivo, \u00e8 il trasferimento di Bellotti, verso la met\u00e0 degli anni Settanta, nella Milano in cui questo filone del quotidiano cominciava a uscire dalla culla per opera soprattutto d\u2019un pittore ancora semisconosciuto, quel Sebastiano Giulense, detto \u201cil Sebastianone\u201d, ch\u2019\u00e8 stato riscoperto solo di recente grazie specialmente agli stud\u00ee di Alessandro Morandotti, che si pu\u00f2 a oggi considerare una sorta di anello di congiunzione tra la ritrattistica d\u2019un Pier Francesco Cittadini e la vena schiettamente popolaresca che sar\u00e0 propria di Ceruti, e col quale i curatori han voluto stabilire un nesso, dacch\u00e9 la produzione di questo pittore milanese \u00e8 ricca di tutti quei personaggi che affolleranno il genere (in mostra \u00e8 possibile vedere una popolana che tiene in mano un\u2019anatra, un\u2019opera che par quasi fare il verso alla ritrattistica ufficiale, e che soprattutto non era mai stata mostrata in pubblico prima d\u2019ora). L\u2019operazione di Bellotti \u00e8 originale: spoglia i suoi soggetti di quegl\u2019intenti moralistici che ancora resistevano nella pittura di genere (rimane, semmai, qualche richiamo simbolico: il Devoto colto in un ambiente spoglio con una colomba bianca che gli svolazza di fianco, una scena ovviamente troppo costruita per esser vera, si pu\u00f2 leggere come un\u2019allegoria della saldezza della fede, e forse a qualche significato celato rimanda anche la Vecchia popolana con un ragazzo del MarteS di Calvagese dipinto scoperto l\u2019anno scorso e reso noto pochi mesi fa), e porta i suoi personaggi a un realismo disincantato, smaliziato, quasi esasperato. Eccoli, dunque, i germi della pittura della realt\u00e0 del Settecento: figure, come saranno quelle di Cipper e di Ceruti, che non vengono indagate (o quanto meno non sempre: alcuni residui, certo, persistono) con l\u2019intento d\u2019offrire al riguardante un ammonimento, un\u2019allegoria, una caricatura del povero, ma semplicemente perch\u00e9 esistono. L\u2019inedito Ragazzo su un cesto con una ciotola, che indugia sulla giacca sfrangiata e logora del giovane, sulla sporcizia delle mani, sul tozzo di pane sulle ginocchia, misero pasto che comunque il ragazzo mostra sorridendo a noi che lo osserviamo, arriva in anticipo di quasi cinquant\u2019anni sui portaroli di Ceruti. Il Vecchio pellegrino del Dallas Museum of Art \u00e8 un vecchio pellegrino e basta, e al massimo, col quel gesto della mano destra, allude al fatto che il cammino che gli rimane da percorrere \u00e8 ancora lungo. La scena coi Popolani all\u2019aperto, recentissima acquisizione delle Gallerie dell\u2019Accademia di Venezia, dopo l\u2019asta Millon di Cremona in cui il dipinto \u00e8 stato venduto a 275mila euro (e alla mostra su Ceruti del 2023 non era ancora chiaro di chi fosse: era attribuito a un generico pittore del nord-est, mentre i curatori della mostra presente sono convinti si tratti d\u2019un autografo di Bellotti), \u00e8 un lavoro che, scrivono i curatori nella scheda redatta a sei mani, intende evidenziare con una certa oggettivit\u00e0 le condizioni dell\u2019esistenza di questo gruppo di uomini, donne e bambini, con un\u2019immagine \u201cdi forte impatto emotivo\u201d, anche perch\u00e9 sfrondata \u201cda qualsiasi stonatura retorica, tuttalpi\u00f9 limitata a qualche espressione un po\u2019 beffarda che, a ogni modo, ha ormai perso l\u2019intonazione pi\u00f9 scopertamente ammiccante e picaresca impiegata dallo stesso Bellotti nelle opere degli esordi, vale a dire in quelle eseguite durante il periodo veneziano, negli anni Cinquanta e Sessanta del Seicento\u201d. La Vecchia filatrice, tutta concentrata sul suo lavoro, non chiede pi\u00f9 niente e non nasconde pi\u00f9 niente, e non sembra esserci motivo di riconoscerci una parca, perch\u00e9 rispetto a qualche anno prima cadono tutti i presupposti: non ci sono pi\u00f9 cartigli, non ci sono attributi simbolici, non ci sono figure che fissano negli occhi il riguardante come a ricordargli quale sia il destino di tutti gli esseri umani: qui c\u2019\u00e8 solo un\u2019anziana intenta a filare.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Pietro Bellotti, Indovina Martina (1660-1665 circa; olio su tela, 75 \u00d7 94 cm; Milano, collezione Koelliker)\" title=\"Pietro Bellotti, Indovina Martina (1660-1665 circa; olio su tela, 75 \u00d7 94 cm; Milano, collezione Koelliker)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/pietro-bellotti-indovina-martina.jpg\" width=\"750\" height=\"594\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPietro Bellotti, Indovina Martina (1660-1665 circa; olio su tela, 75 \u00d7 94 cm; Milano, collezione Koelliker)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Pietro Paolini, Negromante (1629-1630; olio su tela, 70 \u00d7 93 cm; Ro Ferrarese, Fondazione Cavallini Sgarbi)\" title=\"Pietro Paolini, Negromante (1629-1630; olio su tela, 70 \u00d7 93 cm; Ro Ferrarese, Fondazione Cavallini Sgarbi)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/pietro-paolini-negromante.jpg\" width=\"750\" height=\"563\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPietro Paolini, Negromante (1629-1630; olio su tela, 70 \u00d7 93 cm; Ro Ferrarese, Fondazione Cavallini Sgarbi)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Salvator Rosa, Strega (1647-1650 circa; olio su tela, 212 \u00d7 147 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi, inv. 1890, n. 11218)\" title=\"Salvator Rosa, Strega (1647-1650 circa; olio su tela, 212 \u00d7 147 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi, inv. 1890, n. 11218)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/salvator-rosa-la-strega.jpg\" width=\"750\" height=\"966\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nSalvator Rosa, Strega (1647-1650 circa; olio su tela, 212 \u00d7 147 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi, inv. 1890, n. 11218)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Pietro Bellotti, Vecchia filosofa (Vanitas) (1665-1670 circa; olio su tela, 79,2 \u00d7 68,2 cm; Colonia, LETTER Stiftung, inv. 2015.137)\" title=\"Pietro Bellotti, Vecchia filosofa (Vanitas) (1665-1670 circa; olio su tela, 79,2 \u00d7 68,2 cm; Colonia, LETTER Stiftung, inv. 2015.137)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/pietro-bellotti-vecchia-filosofa.jpg\" width=\"750\" height=\"884\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPietro Bellotti, Vecchia filosofa (Vanitas) (1665-1670 circa; olio su tela, 79,2 \u00d7 68,2 cm; Colonia, LETTER Stiftung, inv. 2015.137)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Pittore attivo a Venezia, Vecchia con teschio (1670-1700 circa; olio su tela tela, 117 \u00d7 97 cm; N\u00eemes, Mus\u00e9e des Beaux-Arts, inv. 1307)\" title=\"Pittore attivo a Venezia, Vecchia con teschio (1670-1700 circa; olio su tela tela, 117 \u00d7 97 cm; N\u00eemes, Mus\u00e9e des Beaux-Arts, inv. 1307)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/pittore-veneto-vecchia.jpg\" width=\"750\" height=\"969\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPittore attivo a Venezia, Vecchia con teschio (1670-1700 circa; olio su tela tela, 117 \u00d7 97 cm; N\u00eemes, Mus\u00e9e des Beaux-Arts, inv. 1307)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Pietro Bellotti, Vecchia filatrice (1680-1690 circa; olio su tela, 64,8 \u00d7 70,5 cm; Roma, collezione privata)\" title=\"Pietro Bellotti, Vecchia filatrice (1680-1690 circa; olio su tela, 64,8 \u00d7 70,5 cm; Roma, collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/pietro-bellotti-vecchia-filatrice.jpg\" width=\"750\" height=\"944\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPietro Bellotti, Vecchia filatrice (1680-1690 circa; olio su tela, 64,8 \u00d7 70,5 cm; Roma, collezione privata)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Pietro Bellotti, Vecchia popolana con un ragazzo (1680-1690 circa; olio su tela, 117 \u00d7 89 cm; Calvagese della Riviera, MarteS \u2013 Museo d\u2019Arte Sorlini)\" title=\"Pietro Bellotti, Vecchia popolana con un ragazzo (1680-1690 circa; olio su tela, 117 \u00d7 89 cm; Calvagese della Riviera, MarteS \u2013 Museo d\u2019Arte Sorlini)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/pietro-bellotti-la-vecchia-popolana.jpg\" width=\"750\" height=\"992\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPietro Bellotti, Vecchia popolana con un ragazzo (1680-1690 circa; olio su tela, 117 \u00d7 89 cm; Calvagese della Riviera, MarteS \u2013 Museo d\u2019Arte Sorlini)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Pietro Bellotti, Vecchio pellegrino con la sporta (1680-1690 circa; olio su tela, 93 \u00d7 72,4 cm; Dallas Museum of Art, The Karl and Esther Hoblitzelle Collection, gift of the Hoblitzelle Foundation, 1987.4)\" title=\"Pietro Bellotti, Vecchio pellegrino con la sporta (1680-1690 circa; olio su tela, 93 \u00d7 72,4 cm; Dallas Museum of Art, The Karl and Esther Hoblitzelle Collection, gift of the Hoblitzelle Foundation, 1987.4)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/pietro-bellotti-vecchio-pellegrino.jpg\" width=\"750\" height=\"983\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPietro Bellotti, Vecchio pellegrino con la sporta (1680-1690 circa; olio su tela, 93 \u00d7 72,4 cm; Dallas Museum of Art, The Karl and Esther Hoblitzelle Collection, gift of the Hoblitzelle Foundation, 1987.4)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Pietro Bellotti, Popolani all\u2019aperto (1685-1690 circa; olio su tela, 192 \u00d7 211,5 cm; Venezia, Gallerie dell\u2019Accademia, cat. 2058)\" title=\"Pietro Bellotti, Popolani all\u2019aperto (1685-1690 circa; olio su tela, 192 \u00d7 211,5 cm; Venezia, Gallerie dell\u2019Accademia, cat. 2058)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/pietro-bellotti-popolani-all-aperto.jpg\" width=\"750\" height=\"693\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPietro Bellotti, Popolani all\u2019aperto (1685-1690 circa; olio su tela, 192 \u00d7 211,5 cm; Venezia, Gallerie dell\u2019Accademia, cat. 2058)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Maestro della tela jeans, Madre mendicante con due bambini (1675-1700; olio su tela, 152 \u00d7 117 cm; Collezione privata)\" title=\"Maestro della tela jeans, Madre mendicante con due bambini (1675-1700; olio su tela, 152 \u00d7 117 cm; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/maestro-della-tela-jeans-madre-mendicante.jpg\" width=\"750\" height=\"977\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nMaestro della tela jeans, Madre mendicante con due bambini (1675-1700; olio su tela, 152 \u00d7 117 cm; Collezione privata)&#13;<\/p>\n<p>Poco ancora \u00e8 dato sapere sulle motivazioni che suggerirono a Bellotti l\u2019abbandono dei temi che aveva sempre praticato e l\u2019adesione alla nascente pittura della realt\u00e0, ma non siamo lontani dal vero se ce lo immaginiamo come un pittore profondamente partecipe del clima culturale del suo tempo, consapevole delle novit\u00e0 della letteratura, aggiornato sui dibattiti, interprete di quel \u201cbarocco dal basso\u201d, lo chiama Emilio Liguori, attento alla bruttezza, alla deformit\u00e0, alla povert\u00e0, allo scorrere del tempo. Liguori accenna alla fortuna che il Lazarillo de Tormes, romanzo capostipite del genere picaresco, avrebbe conosciuto in Italia e in particolare a Venezia: il letterato veneziano Giulio Strozzi fu il primo a tradurlo in italiano, nel 1608, anche se la sua traduzione sarebbe rimasta inedita, ma proprio in laguna sarebbe stata pubblicata infine la prima traduzione italiana, edita nel 1622 dal tipografo Barezzo Barezzi, e poi di nuovo ristampata nel 1626 e nel 1635, a testimonianza del favore che evidentemente l\u2019opera doveva aver riscontrato. Si deve allo stesso Barezzi un ruolo non secondario di promotore della letteratura picaresca in Italia, dal momento che proprio dalla sua stamperia sarebbero uscite anche le versioni in italiano del Guzm\u00e1n de Alfarache di Mateo Alem\u00e1n e della Picara Justina, altri due capisaldi del genere. Ora, non abbiamo idea delle letture di Bellotti, n\u00e9 sappiamo quali legami avesse stabilito coi circoli letterar\u00ee della Venezia del tempo (s\u2019\u00e8 fatto pi\u00f9 sopra un cenno agl\u2019Incogniti: si potrebbe immaginare una sua frequentazione con gli accademici, ma non esistono prove che possano dimostrarla), ma forse non sarebbe lontana dal vero l\u2019immagine d\u2019un Bellotti tutt\u2019altro che refrattario alle discussioni sui libri che circolavano in laguna, n\u00e9 \u00e8 insensato rilevare, pur in assenza di una sua adesione formale all\u2019accademia, una contiguit\u00e0 culturale ai temi ch\u2019erano dibattuti negli ambienti degl\u2019Incogniti (e non solo, verrebbe da dire, dato che i tre pilastri su cui si basa la mostra, la realt\u00e0, lo stupore e l\u2019enigma, son comunque da considerare tipici della sensibilit\u00e0 barocca).<\/p>\n<p>Adesso, dopo una mostra che ha fatto vedere a tutti chi \u00e8 stato e cosa ha fatto Pietro Bellotti, vien naturale domandarsi in che termini vadano pensate le innegabili tangenze con l\u2019arte di Giacomo Ceruti, che dei pittori della realt\u00e0 sembra esser quello a lui pi\u00f9 prossimo per temi, temperamento, similarit\u00e0 di sguardo. In mostra non ci sono opere di Ceruti (ci si consola, in compenso, con la Madre mendicante con due bambini, capolavoro del Maestro della tela jeans ch\u2019\u00e8 un altro degli anticipatori, uno dei pi\u00f9 vicini al pittore milanese), ma \u00e8 difficile non pensare a quelle sue malinconiche immagini di mendicanti, di portaroli, di filatrici, di frequentatori di taverne e osterie e non trovarci una sorta di continuazione ideale di quel che Bellotti aveva fatto molto tempo prima. La mostra cerca d\u2019affrontare il problema, seppur lasciandolo soprattutto al catalogo, dove per\u00f2 emergono pi\u00f9 i punti di contatto che le divergenze e dove i due si trovano quasi affratellati in una sorta di corrispondenza \u201cspirituale\u201d, la dice Filippo Piazza, che affiora, pur nelle innegabili differenze di stile, laddove si provi a immaginare assieme certi dipinti dell\u2019uno e dell\u2019altro. Le divergenze sono allora da rinvenire negli esiti: c\u2019\u00e8, in Giacomo Ceruti, un\u2019intensit\u00e0 ch\u2019\u00e8 sconosciuta a Pietro Bellotti, cos\u00ec com\u2019\u00e8 sconosciuta a tutti gli altri pittori che si son cimentati nel genere. Quell\u2019intensit\u00e0 ch\u2019\u00e8 stata spesso scambiata (a torto) per partecipazione emotiva, quand\u2019era soltanto una scelta poetica, un registro retorico. In questa intensit\u00e0, Ceruti sarebbe rimasto ineguagliato. Bellotti per\u00f2 gli aveva preparato il terreno.<\/p>\n<p>E pure con una mostra tanto completa, con tante novit\u00e0, che interviene su quel Seicento veneziano cos\u00ec poco approfondito dalla critica eppure cos\u00ec affascinante, e peraltro con un allestimento e un percorso tanto intelligente anche per un pubblico di non specialisti, resta ancora tanto da chiarire attorno a Bellotti. Sappiamo per esempio che venne chiamato sia a Monaco di Baviera sia a Mantova per il suo talento da ritrattista, ma a oggi non conosciamo neppure un singolo suo ritratto, tolti quelli di se stesso. I suoi anni giovanili sono ancora un punto interrogativo. E per certi versi \u00e8 un punto interrogativo anche quella scena di Popolani all\u2019aperto, che pur presentando nelle figure elementi e caratteri del tutto compatibili col resto della sua produzione, rimane tuttora un hapax, perch\u00e9 non si conoscono altre scene di grandezza e respiro simili, dacch\u00e9 Bellotti si produsse per lo pi\u00f9 in figure singole e lavor\u00f2 soprattutto sul piccolo e medio formato: c\u2019\u00e8 dunque da attendersi che riemergano altre sue cose simili, oppure, magari, \u00e8 possibile immaginare una collaborazione con qualcun altro per questa sua prova tanto inusuale. Come ogni mostra di ricerca che si concentra su di un pittore riscoperto, anche questa delle Gallerie dell\u2019Accademia di Venezia va considerata come un punto di partenza.<\/p>\n<p><\/p>\n<p>                Se ti \u00e8 piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull&#8217;Arte.<br \/>\n\t\t\t\t\t\tal prezzo di 12,00 euro all&#8217;anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull&#8217;Arte e ci aiuterai a crescere e<br \/>\n\t\t\t\t\t\ta<br \/>\n\t\t\t\t\t\tmantenere la nostra informazione libera e indipendente.<br \/>\n\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/shop.finestresullarte.info\/carrello\/?add-to-cart=8971\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ABBONATI&#13;<br \/>\n\t\t\t\t\t\tA <br \/>FINESTRE SULL&#8217;ARTE<\/a><br \/>\n                    <\/p>\n<p>                        <img decoding=\"async\" class=\"immagineautoreimg\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/federico-giannini.jpg\" title=\"Federico Giannini\" alt=\"Federico Giannini\"\/><\/p>\n<p style=\"font-size:16px\">L&#8217;autore di questo articolo: <strong>Federico Giannini<\/strong><\/p>\n<p>Nato a Massa nel 1986, si \u00e8 laureato nel 2010 in Informatica Umanistica all\u2019Universit\u00e0 di Pisa. Nel 2009 ha iniziato a lavorare nel settore della comunicazione su web, con particolare riferimento alla comunicazione per i beni culturali. Nel 2017 ha fondato con Ilaria Baratta la rivista Finestre sull\u2019Arte. Dalla fondazione \u00e8 direttore responsabile della rivista. Collabora e ha collaborato con diverse riviste, tra cui Art e Dossier e Left, e per la televisione \u00e8 stato autore del documentario Le mani dell\u2019arte (Rai 5) ed \u00e8 stato tra i presentatori del programma Dorian \u2013 L\u2019arte non invecchia (Rai 5). Al suo attivo anche docenze in materia di giornalismo culturale (presso Universit\u00e0 di Genova e Ordine dei Giornalisti), inoltre partecipa regolarmente come relatore e moderatore su temi di arte e cultura a numerosi convegni (tra gli altri: Lu.Bec. Lucca Beni Culturali, Ro.Me Exhibition, Con-Vivere Festival, TTG Travel Experience).<\/p>\n<p>    <script async src=\"\/\/www.instagram.com\/embed.js\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Federico Giannini (Instagram: @federicogiannini1), scritto il 14\/12\/2025 Categorie: Recensioni mostre \/ Argomenti: Arte antica &#8211; Seicento &#8211;&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":261336,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1657,60157,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89,6052,222],"class_list":{"0":"post-261335","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-antica","10":"tag-arte-barocca","11":"tag-arte-e-design","12":"tag-arteedesign","13":"tag-arts","14":"tag-arts-and-design","15":"tag-design","16":"tag-entertainment","17":"tag-intrattenimento","18":"tag-it","19":"tag-italia","20":"tag-italy","21":"tag-seicento","22":"tag-venezia"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115722062904633190","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/261335","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=261335"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/261335\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/261336"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=261335"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=261335"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=261335"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}