{"id":261750,"date":"2025-12-15T11:53:11","date_gmt":"2025-12-15T11:53:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/261750\/"},"modified":"2025-12-15T11:53:11","modified_gmt":"2025-12-15T11:53:11","slug":"thomas-gronqvist-e-quel-viaggio-in-autostop-che-lo-porto-a-correre-a-lucca-nei-team-di-fanini-gallery","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/261750\/","title":{"rendered":"THOMAS GRONQVIST E QUEL VIAGGIO IN AUTOSTOP CHE LO PORTO&#8217; A CORRERE A LUCCA NEI TEAM DI FANINI. GALLERY"},"content":{"rendered":"<p><strong>Un sogno diventato velocemente realt\u00e0.<\/strong> Il sogno dello<strong> svedese Thomas Gronqvist<\/strong>, nato a Kilafors il 2 ottobre 1975, piccola frazione di 1100 abitanti nel comune di Bollnas. Il suo grande amore per la bicicletta lo aveva portato a sognare di correre in Italia, il paese dove aveva sempre desiderato vivere. <strong>La bicicletta era sempre stata il suo mezzo di trasporto<\/strong>: persino nel lavoro la usava consegnando la posta per Pony Express. Per lui la bicicletta \u00e8 sempre stata un simbolo di libert\u00e0 ed <strong>esplorare l&#8217;Italia pedalando la sua massima aspirazione.<\/strong>\n            <\/p>\n<p>Voleva fare come il suo concittadino Glenn Magnusson, il ciclista pi\u00f9 vittorioso di sempre nel ciclismo svedese. Era attratto dalle sue esperienze e dai primi successi che Magnusson ottenne al Giro d&#8217;Italia in maglia Fanini, superando allo sprint anche &#8220;Re Leone&#8221; Mario Cipollini. Ed ecco l&#8217;idea: perch\u00e9 non contattare proprio il campione?\n            <\/p>\n<p>\u00abNon ricordo come feci &#8211; dice Gronqvist &#8211; ad avere i contatti con il mio mito Glenn Magnusson. <strong>Mi rispose al telefono e per me gi\u00e0 quel contatto fu motivo di grande soddisfazione.<\/strong> Gli espressi il mio desiderio e<strong> lui mi present\u00f2 al Team Fanini.<\/strong> Quando mi si prospett\u00f2 lo spiraglio di far parte di quella famiglia ciclistica, <strong>raggiunsi Lucca in autostop, vivendo una grande avventura soprattutto quando toccai l&#8217;Italia,<\/strong> il paese che amavo gi\u00e0 prima di arrivarvi. Fui accolto da Ivano Fanini in un ambiente splendido, sicuro e positivo che mi faceva essere a mio agio e valorizzato. <strong>Mi furono offerti vitto e alloggio, una bicicletta ed il vestiario per correre. Era il 1999<\/strong>, un anno magico per me. Indossai<strong> i colori della Mamma Fanini, da dilettante,<\/strong> per poi <strong>passare nello stesso anno stagista con la squadra professionistica di Amore e Vita Giubileo.<\/strong> Diventai amico di Cristian Fanini con il quale mi allenavo sulle strade della lucchesia quotidianamente. Con lui instaurai un rapporto profondo, caratterizzato da affetto, fiducia ed un sostegno reciproco. Toccavo il cielo con un dito. Ero arrivato a correre in Italia ed indossavo la maglia della stessa squadra che appena l&#8217;anno precedente apparteneva a Glenn Magnusson. Ma soprattutto <strong>quella che in Svezia era la pi\u00f9 popolare dal momento<\/strong>. Entrato in pianta stabile con Amore e Vita <strong>nel 2000 arriv\u00f2 per me anche la prima vittoria.<\/strong> Conquistai il terzo posto nella prova unica del campionato svedese e la convocazione in nazionale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>UN RAGAZZO CHE CONQUISTO&#8217; I LUCCHESI<\/strong><br \/>Thomas era <strong>un ragazzo di buone maniere che conquist\u00f2 in breve tempo l&#8217;affetto degli sportivi capannoresi e lucchesi<\/strong> che lo vedevano in bicicletta allenarsi con impegno in vista delle gare. Aveva un comportamento positivo sia dentro che fuori dalle strade. Evidenziava il suo rispetto per gli altri compagni di squadra e <strong>stava alle regole imposte dai suoi direttori sportivi, da Giuseppe Lanzoni a Roberto Pelliconi e a Gianluigi Barsottelli.<\/strong><\/p>\n<p>A livello agonistico ottenne i primi piazzamenti e soprattutto <strong>vinse in solitaria la sesta tappa al Giro di Jugoslavia nel 2000<\/strong>: un successo che rimase isolato per lui ma che<strong> fu accolto con grande entusiasmo da patron Ivano Fanini<\/strong> che con le sue squadre aveva vinto classiche in diversi paesi europei ed oltre Oceano ma mai al di l\u00e0 dei Balcani.<\/p>\n<p>\u00abEra per me &#8211; dice Gronqvist &#8211; un&#8217;esperienza intensa, che andava oltre il risultato sportivo. Vincere quella tappa, nella 50.a edizione, anche se poi il Giro di Jugoslavia non fu pi\u00f9 disputato, era la gratificazione per il duro lavoro, per la perseveranza ed il sacrificio nella preparazione ad ogni gara. Un&#8217; altra mia grande soddisfazione la raccolsi<strong> nel 2002 al Giro a tappe della Provincia di Lucca<\/strong>. Nella tappa Capannori-Altopascio di 225 km <strong>mi trovai in una fuga assieme a grandissimi campioni come Michele Bartoli e Mario Cipollini.<\/strong> La tappa fu vinta da Michele Bartoli e la classifica finale dallo spagnolo Oscar Freire. Io giunsi quinto quel giorno e 14.o nella classifica finale. Avevo conquistato la simpatia di tanti amici capannoresi che si piazzarono al mio passaggio sulla salita di Montecarlo. <strong>Non potr\u00f2 mai dimenticare quando urlavano il mio nome.<\/strong> Fra i miei piazzamenti principali ricordo un secondo ed un sesto posto all&#8217; Herald Sun Tour in Australia e l&#8217;11\u00b0 posto nella Firenze-Pistoia. Rimasi in maglia Fanini fino al 2002 per poi passare l&#8217; anno successivo alla Fakta e tornare ad indossare la maglia di Amore &amp; Vita-Beretta nel 2004 prima di attaccare la bicicletta al chiodo a soli 29 anni\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 smise di correre cos\u00ec presto?<\/strong><br \/>\u00abMi ero logorato entrambe le ginocchia anche a causa di qualche caduta, rimediando lesioni ai quadricipiti. Una limitazione funzionale che mi avrebbe impedito di correre al meglio. Ma il ciclismo mi ha dato tanto anche nel campo lavorativo. Mi ha formato come uomo promuovendo in me valori come la disciplina, la costanza e la capacit\u00e0 di affrontare le sfide che anche la vita ci propone. Entrai a lavorare nella piattaforma digitale &#8220;MIOO&#8221; , progettata per la storia della moda e della sua filiera. Dal 2020 ho anche un impegno come operatore turistico. E devo molto a Ivano Fanini, un leader schietto e diretto\u00bb.<\/p>\n<p>Gronqvist si difendeva in salita e nel gruppo per i suoi scatti che lo portavano a volte a vincere il GPM, un ciclista fedele alla squadra che svolgeva sempre bene il compito che gli affidavano i direttori sportivi. Ora risiede a Stoccolma ed ha per i prossimi anni una ispirazione: tornare a vivere in Italia come quando correva entrando a lavorare nel mondo del ciclismo, magari come store manager o anche sales assistant. E quando lui si mette in testa una cosa difficilmente non la ottiene. Basta ripensare a quel viaggio in autostop verso Lucca&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un sogno diventato velocemente realt\u00e0. 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