{"id":261882,"date":"2025-12-15T13:47:13","date_gmt":"2025-12-15T13:47:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/261882\/"},"modified":"2025-12-15T13:47:13","modified_gmt":"2025-12-15T13:47:13","slug":"franco-vaccari-fotografo-onirico-elio-grazioli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/261882\/","title":{"rendered":"Franco Vaccari, fotografo onirico | Elio Grazioli"},"content":{"rendered":"<p>Ho conosciuto poco Franco Vaccari e molto tardi. A me \u00e8 sembrato annoiato dai luoghi comuni del mondo della fotografia e sempre desideroso di smuoverne le acque. Era un fotografo colto e non solo in fotografia, basta rileggere il suo tanto citato ma spesso solo per il suggestivo titolo Fotografia e inconscio tecnologico, che \u00e8 del 1979, per rendersi conto che maneggiava con cura semiotica, psicanalisi, riflessione politica. \u00c8 un libro che andrebbe studiato nella sua originalit\u00e0 di assunto insieme agli altri sull\u2019\u201cinconscio ottico\u201d, da Walter Benjamin a Rosalind Krauss e oltre. Lui ci provava in tutti i modi, come si deduce da altri suoi libretti o interventi; alla fine cercava anche di buttarla sul gioco, come in Duchamp messo a nudo (2009), dopo essere partito trent\u2019anni prima da Duchamp e l\u2019occultamento del lavoro (1978). Analogie, coincidenze, anche forzate, almeno cos\u00ec appaiono a me, tra le opere di Duchamp, i readymade in particolare, e altre opere d\u2019altri o oggetti trovati, ma il meccanismo \u00e8 quello: l\u2019inconscio, non quello personale ma quello sociale, non quello nascosto ma quello nell\u2019evidenza, e i suoi effetti.<\/p>\n<p>Mi ricordo l\u2019Esposizione in tempo reale alla Biennale di Venezia del 1972, che fu l\u2019opera che lo rese famoso. Era composta da una photomatic per fototessere a disposizione del pubblico che era invitato, con una scritta a parete, a farsi una serie e lasciarla sulla grande parete a disposizione. Il risultato fu strabiliante: volti in quantit\u00e0, smorfie, scenette, un ritratto collettivo \u2013 primo significato dell\u2019\u201cinconscio\u201d in causa \u2013 attraverso una macchina \u2013; secondo significato, il \u201ctecnologico\u201d \u2013, non un autore, non un soggetto, ma un meccanismo. E c\u2019era il coinvolgimento attivo del pubblico, e tutto in tempo reale, senza scarto temporale tra la produzione e l\u2019esposizione, e sotto gli occhi di tutti.<\/p>\n<p>Allora ero troppo giovane e inesperto per coglierne l\u2019importanza, ma \u00e8 difficile dimenticarsene. Poi ho cercato di rimediare in diverse occasioni analizzando l\u2019aspetto dell\u2019entrare dentro quella speciale macchina fotografica che \u00e8 la photomatic, l\u2019aspetto di autoanalisi a cui si \u00e8 costretti di fronte allo specchio, nell\u2019attesa degli scatti, del senso della sequenza che se ne pu\u00f2 costruire, del paragone con l\u2019uso che ne aveva fatto Andy Warhol e poi con il \u201cformato tessera\u201d rivisitato da altri come Thomas Ruff. Lo si confronti con i tedeschi della recente mostra Typologien alla Fondazione Prada (<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/typologien-fotografia-tedesca\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">vedi la recensione qui<\/a>) e se ne vedr\u00e0 tutta l\u2019originalit\u00e0, e l\u2019importanza.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"19526f38-59e9-4add-a7d7-c51b5dcc08c5\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/61abfUmNIOL._SL1188_.jpg\" width=\"691\" height=\"1188\" alt=\"k\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>L\u2019esposizione in tempo reale di Venezia era la numero 4, preceduta da diverse ricerche precedenti. Il loro argomento principale era il viaggio ed \u00e8 in esso che Vaccari aveva senza dubbio messo a punto il \u201ctempo reale\u201d, quello della registrazione delle sue fasi, ma anche la \u201critualit\u00e0\u201d, come indica esplicitamente il titolo Viaggio + Rito dell\u2019anno prima, ritualit\u00e0 non solo del viaggio ma dello svolgimento programmato della sua registrazione.<\/p>\n<p>Poi me lo ricordo nel 1984 che si era chiuso per giorni e notti intere nella galleria Marconi di Milano e aveva prodotto delle strane opere che avevano un risvolto onirico che mi aveva stupito, ma che aveva coltivato nel frattempo e il cui riflesso su tutto il suo lavoro \u00e8 illuminante, perch\u00e9 non lo riduce nella categoria della fotografia puramente \u201cconcettuale\u201d, ma lo apre a diverse altre considerazioni. L\u2019argomento \u00e8 stato al centro proprio di una mostra recente a Bologna (<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/franco-vaccari-migrazione-del-reale-onirico\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">qui la recensione qui<\/a>). Ma se ne veda il riflesso sulla visione, per fare un altro richiamo ad opere degli inizi, di video come Cani lenti, del 1971, in cui sono ripresi al rallentatore, da cui l\u2019aggettivo del titolo e la dimensione temporale dell\u2019opera, dei cani che gli ringhiano contro ma accompagnati dalla colonna sonora psichedelica dei Pink Floyd: la scena diventava un vero e proprio sogno.<\/p>\n<p>Le installazioni diventarono complesse, con proiezioni, anche distorte, anamorfiche, oggetti, ricostruzione di ambienti, disegni, pagine diaristiche. Il percorso \u00e8 lungo da descrivere, ma arriviamo a un\u2019altra Biennale di Venezia, quella del 1993, dove Vaccari aveva esposto il suo \u201cambiente\u201d forse pi\u00f9 complesso. Nel frattempo era apparso il cosiddetto \u201ccodice a barre\u201d \u2013 pi\u00f9 avanti arriver\u00e0 anche il qr code, che pure utilizzer\u00e0, a riprova della sua attenzione continua al suo campo, non si dimentichi, l\u2019inconscio tecnologico \u2013 e Vaccari gioca nel titolo Bar Code &#8211; Code Bar, costruendo una stanza all\u2019interno della sala a lui dedicata, trasformata in vero e proprio bar, \u201creale\u201d come in \u201ctempo reale\u201d, funzionante, a disposizione del pubblico, e sparse sui tavolini fotografie di Silvia Baraldini, un caso famoso del momento, condannata a 43 anni di prigione \u2013 da cui l\u2019ulteriore gioco di parole \u201ccodice a sbarre\u201d \u2013 e appunto un codice a barre identificativo dell\u2019operazione.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"3c1ada32-28d4-4624-b634-48c70fb2ecc7\" height=\"573\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Franco-Vaccari3_FlashArt-720x529@2x.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nEsposizione in tempo reale n.4: Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio (1972). Veduta dell\u2019installazione alla XXXVI Biennale di Venezia.<\/p>\n<p>In questa fase personalmente l\u2019ho trovato un po\u2019 pi\u00f9 irrigidito, dimostrativo, l\u2019attualit\u00e0 fa questi scherzi, ma in realt\u00e0 \u00e8 un limite mio, perch\u00e9 avevo perso di vista il suo percorso, mentre lui era conseguente e come sempre teneva insieme tutto. Anche i due code infatti li ha intrecciati ai diversi aspetti della sua opera, compreso quello \u201conirico\u201d. Ero io a non averlo notato. E cos\u00ec avevo scoperto solo dopo aver scritto il mio libretto sulla telepatia che aveva realizzato una intera mostra sull\u2019argomento a Napoli nel 2014 (Rumori telepatici, alla Fondazione Morra Greco). \u00c8 una mia mancanza e un mio rimpianto.<\/p>\n<p>In Italia Vaccari ha avuto i suoi riconoscimenti e le sue celebrazioni, diverse retrospettive e diverse pubblicazioni su di lui. All\u2019estero meno, ed \u00e8 un peccato, significa che non siamo convincenti nel far conoscere e difendere i nostri artisti. Ricordo la sua partecipazione ai Rencontres de la Photographie di Arles nel 1998, dove ripropose l\u2019Esposizione in tempo reale n. 19: Codemondo del 1980. Lo rievoco qui perch\u00e9 \u00e8 significativo che egli partecipasse con un\u2019opera per niente o ben poco \u201cfotografica\u201d, invece complessa installazione con proiezioni e oggetti vari, nella pi\u00f9 importante manifestazione europea. Forse fu vittima anche un poco di questa ambiguit\u00e0 che hanno i mondi artistico e fotografico nei loro rapporti. Artisti come Franco Vaccari sollevano tutte queste questioni e questo, se li ha forse ostacolati nel loro pieno riconoscimento da vivi, costituir\u00e0 anche un argomento che li terr\u00e0 in vita nella storiografia e nel dibattito futuro. Resta in ogni caso il suo valore intrinseco e storico di artista originale e complesso di prima levatura. E restano i suoi scritti, che andranno sicuramente raccolti, a ricostruire e ricordare di nuovo l\u2019intreccio complesso del suo pensiero e della sua opera.<\/p>\n<p>In copertina, Photomatic d\u2019Italia (dettaglio; 1973).<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><br \/>Mauro Zanchi | Una conversazione \/ <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/franco-vaccari-migrazione-del-reale-onirico\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Franco Vaccari. Migrazione del reale onirico<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ho conosciuto poco Franco Vaccari e molto tardi. 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