{"id":26253,"date":"2025-08-03T16:53:09","date_gmt":"2025-08-03T16:53:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/26253\/"},"modified":"2025-08-03T16:53:09","modified_gmt":"2025-08-03T16:53:09","slug":"tre-ciclisti-uccisi-ma-i-commenti-fanno-ancora-piu-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/26253\/","title":{"rendered":"Tre ciclisti uccisi, ma i commenti fanno ancora pi\u00f9 paura"},"content":{"rendered":"<p data-start=\"109\" data-end=\"564\">La <a href=\"https:\/\/www.adnkronos.com\/cronaca\/auto-investe-ciclisti-tre-morti-sulla-provinciale-231-di-bari_5gCrciFdu0GJlOokqqLXCn\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">notizia \u00e8 arrivata in mattinata<\/a>: tre ciclisti sono stati investiti e uccisi da un\u2019automobilista. Un\u2019altra tragedia sulle strade italiane. L\u2019ennesima. E se il dolore per l\u2019accaduto dovrebbe unire nella riflessione e nella richiesta di sicurezza, a colpire \u00e8 invece la reazione di una parte dell\u2019opinione pubblica. Commenti che non esprimono cordoglio, ma rancore. Che non interrogano, ma accusano. Che non invocano soluzioni, ma trovano capri espiatori.<\/p>\n<p data-start=\"566\" data-end=\"776\">Sotto le notizie di cronaca, su social network e piattaforme di informazione, si leggono commenti che partono da premesse completamente errate, alimentate da disinformazione e pregiudizio. Tra le pi\u00f9 frequenti:<\/p>\n<ol data-start=\"778\" data-end=\"1484\">\n<li data-start=\"778\" data-end=\"1008\">\n<p data-start=\"781\" data-end=\"1008\"><strong data-start=\"781\" data-end=\"831\">\u201cI ciclisti devono stare solo sulle ciclabili\u201d<\/strong> \u2013 Una convinzione errata. Il Codice della Strada italiano non obbliga i ciclisti a usare piste ciclabili, salvo diversa segnalazione. Le strade sono di tutti e vanno condivise.<\/p>\n<\/li>\n<li data-start=\"1009\" data-end=\"1237\">\n<p data-start=\"1012\" data-end=\"1237\"><strong data-start=\"1012\" data-end=\"1072\">\u201cSe la strada \u00e8 pericolosa, che ci fanno l\u00ec i ciclisti?\u201d<\/strong> \u2013 Come se la colpa della pericolosit\u00e0 fosse di chi la percorre, non di chi la rende pericolosa con la velocit\u00e0, la disattenzione o il mancato rispetto delle regole.<\/p>\n<\/li>\n<li data-start=\"1238\" data-end=\"1484\">\n<p data-start=\"1241\" data-end=\"1484\"><strong data-start=\"1241\" data-end=\"1286\">\u201cI ciclisti non rispettano mai le regole\u201d<\/strong> \u2013 Un altro classico. L\u2019infrazione del singolo diventa pretesto per negare diritti all\u2019intera categoria, come se un automobilista che passa col rosso rendesse illegittimo l\u2019uso dell\u2019auto a chiunque.<\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p data-start=\"1486\" data-end=\"1779\">A questi si aggiungono commenti venati di fastidio, disprezzo o addirittura rabbia nei confronti di chi sceglie la bici per sport, passione o spostamento quotidiano. Una visione della strada come spazio esclusivo per le auto, dove ogni presenza diversa \u00e8 tollerata, al massimo, come eccezione.<\/p>\n<p data-start=\"1781\" data-end=\"2086\">Questi commenti non sono solo espressioni personali: sono sintomi di un problema culturale. Mostrano come larga parte della popolazione italiana percepisca la mobilit\u00e0 come una gerarchia, dove chi va pi\u00f9 veloce ha pi\u00f9 diritto. Dove il pi\u00f9 vulnerabile \u00e8 visto come ostacolo, non come cittadino da tutelare.<\/p>\n<p data-start=\"2088\" data-end=\"2633\">Proprio questa mattina, in modo tragicamente anticipatorio, era stato pubblicato un articolo sulle \u201c<a href=\"https:\/\/cyclinside.it\/citta-30-e-lesempio-di-helsinki-che-ha-azzerato-i-morti-la-sicurezza-e-una-scelta-razionale-non-emotiva\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong data-start=\"2188\" data-end=\"2200\">Citt\u00e0 30<\/strong><\/a>\u201d \u2013 le zone urbane in cui il limite massimo di velocit\u00e0 viene ridotto a 30 km\/h per aumentare la sicurezza. Anche in quel caso, la reazione \u00e8 stata in gran parte negativa: commenti che bollano il provvedimento come inutile, eccessivo, irrealistico. Come se l\u2019Italia fosse fisicamente diversa dal resto d\u2019Europa, dove i limiti a 30 sono ormai la norma e dove \u2013 dati alla mano \u2013 stanno contribuendo ad azzerare le vittime della strada.<\/p>\n<p>In Italia, invece, si discute. Si deride. Si minimizza<\/p>\n<p data-start=\"2696\" data-end=\"2805\">Eppure, il numero \u00e8 semplice: <strong data-start=\"2726\" data-end=\"2740\">zero morti<\/strong>. Non una diminuzione. Non una riduzione significativa. <strong data-start=\"2796\" data-end=\"2805\">Zero.<\/strong><\/p>\n<p data-start=\"2807\" data-end=\"3105\">Un dato che, da solo, dovrebbe essere sufficiente per superare ogni perplessit\u00e0. Ma se la sicurezza stradale diventa una questione ideologica, se la discussione pubblica ignora dati e norme per affidarsi a sensazioni personali e opinioni infondate, allora il dibattito perde la sua funzione civile.<\/p>\n<p data-start=\"3107\" data-end=\"3533\">Il problema, allora, non \u00e8 solo la sicurezza stradale. \u00c8 l\u2019incapacit\u00e0 di leggere il tema per quello che \u00e8: un\u2019urgenza collettiva che riguarda la vita delle persone, la qualit\u00e0 dello spazio pubblico, la convivenza. Continuare a ignorare questo significa legittimare una cultura della prepotenza e dell\u2019indifferenza. E se non siamo in grado di riconoscerlo, forse dovremmo interrogarci anche sul nostro grado di maturit\u00e0 civica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La notizia \u00e8 arrivata in mattinata: tre ciclisti sono stati investiti e uccisi da un\u2019automobilista. 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