{"id":263590,"date":"2025-12-16T15:18:02","date_gmt":"2025-12-16T15:18:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/263590\/"},"modified":"2025-12-16T15:18:02","modified_gmt":"2025-12-16T15:18:02","slug":"trump-e-i-miliardi-dietro-la-pace-ucraina-russia-dal-petrolio-di-lukoil-alla-centrale-di-zaporizhzhia-ecco-cosa-vuole-per-i-suoi-oligarchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/263590\/","title":{"rendered":"Trump e i miliardi dietro la \u00abpace\u00bb Ucraina-Russia: dal petrolio di Lukoil alla centrale di Zaporizhzhia, ecco cosa vuole per i \u00absuoi\u00bb oligarchi"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Federico Fubini<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">Gli affari di grossi investitori americani, in stretta collaborazione con la Casa Bianca e d\u2019intesa con il Cremlino, stanno diventando sempre pi\u00f9 leggibili<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Iniziano a profilarsi, nelle motivazioni, alcune delle ultime <b>svolte diplomatiche dell\u2019America di Donald Trump nei rapporti con la Russia<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Due in particolare: la gestione delle <b>sanzioni sul petrolio<\/b> e l\u2019apertura degli Stati Uniti <b>al riconoscimento alla Russia di alcuni dei territori ucraini <\/b>presi con la forza in questi anni. Su entrambi i fronti gli affari di un certo numero di <b>grossi investitori americani<\/b>, in stretta collaborazione con<b> la Casa Bianca e d\u2019intesa con il Cremlino<\/b>, stanno diventando sempre pi\u00f9 leggibili. Prende cos\u00ec forma a margine nei negoziati sulla guerra un <b>sistema oligarchico<\/b> degli affari in cui l\u2019America trumpiana sembra quasi inspirarsi al modello russo.<br \/>Vediamo entrambi questi passaggi, uno per uno.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    La cessione di Lukoil (e dei giacimenti)<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il sintomo che qualcosa sta accadendo nel business fra russi e americani, non solo nella politica, \u00e8 arrivato alla fine della scorsa settimana con un annuncio tenuto il pi\u00f9 possibile in sordina. Per la seconda volta l\u2019amministrazione Trump ha rinviato, dal 13 dicembre al 17 gennaio, la scadenza per la<b> cessione delle attivit\u00e0 estere del gruppo privato russo Lukoil<\/b> (la prima scadenza era stata fissata in ottobre al 21 novembre, per poi essere spostata all\u2019ultimo momento).<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La posta in gioco \u00e8 tutt\u2019altro che trascurabile. Oltre che vari uffici di trading in Svizzere e a Singapore, Lukoil ha soprattutto partecipazioni di rilievo in grossi giacimenti di greggio in <b>Iraq (West Qurna 2), Kazakhstan, Uzbekistan e Messico<\/b>, oltre a una raffineria in Bulgaria e una rete di distribuzione in Finlandia, fra le altre propriet\u00e0. Il valore di mercato di questo patrimonio sarebbe stimato in 22 miliardi di dollari, in condizioni normali.<\/p>\n<p>    I prezzi al ribasso delle propriet\u00e0\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma queste sono tutt\u2019altre che condizioni normali. Il sistema delle sanzioni americane \u00e8 tale che Lukoil \u00e8 di fatto costretta a cedere le sue attivit\u00e0 fuori dalla Russia entro scadenze stringenti e la stessa mancanza di tempo obbliga il gruppo ad accettare offerte molto al ribasso.<b> Attivi per 22 miliardi di euro potrebbero passare di mano a prezzi molto inferiori<\/b>: di fatto quasi un esproprio di guerra, simile a quello che il Cremlino ha imposto alle compagnie occidentali che uscivano dalla Russia nel 2022. Dalla rete dei ristoranti <b>McDonald\u2019s<\/b>, agli impianti <b>Volkswagen<\/b>, fino ai marchi della <b>birra <\/b>raccolti sotto il cappello di\u00a0<b>InBev<\/b>, le propriet\u00e0 di americani e europei furono forzosamente trasferite a oligarchi di gradimento del Cremlino per la met\u00e0 o meno del loro valore reale.<\/p>\n<p>    L\u2019interesse di gruppi americani<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Oggi qualcosa di simile sta accadendo in direzione opposta. Una serie di grossi gruppi americani e non solo, tutti con forti legami con la Casa Bianca di Trump, girano attorno alla preda delle propriet\u00e0 estere della Lukoil. Fra i pretendenti <b>le major statunitensi dell\u2019energia, in primis Exxon Mobil e Chevron,<\/b> ma anche il gruppo energetico Mol che \u00e8 campione nazionale nell\u2019Ungheria di Viktor Orban (il quale interpreta allo stesso tempo una parte da stretto alleato sia di Trump che di Vladimir Putin).<\/p>\n<p>    L\u2019interesse del private equity Carlyle<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Una svolta per\u00f2 \u00e8 arrivata circa due settimane fa con una cena fra Trump stesso e <b>David Rubenstein<\/b>, fondatore e direttore esecutivo del maxi-fondo di <b>private equity<\/b> americano <b>Carlyle<\/b>. Rubenstein, che lavor\u00f2 nell\u2019amministrazione democratica di Jilly Carter ma coltiva da sempre stretti rapporti con i leader repubblicani attraverso Carlyle, ha espresso interesse nelle propriet\u00e0 di Lukoil. Appare dunque molto probabile che<b> Trump abbia fermato gli orologi della vendita per dare tempo a Carlyle<\/b> di preparare la propria offerta.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Poco importa se i conflitti d\u2019interesse sono visibili dappertutto: oltre che un investitore, <b>Rubenstein \u00e8 anche un influente commentatore di politica ed economia americana<\/b> per Bloomberg. Ma ormai le relazioni di tipo oligarchico \u201calla russa\u201d sembrano ormai prevalere nel mondo del business attorno a Donald Trump.<\/p>\n<p>    La centrale nucleare di Zaporizhza e i data center Usa<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Cos\u00ec anche per un\u2019altra partita, quella attorno alla <b>centrale nucleare di Zaporizhza<\/b>. Essa oggi \u00e8 sotto il controllo dell\u2019occupazione dell\u2019esercito di Mosca, con una condivisione della produzione elettrica al 50% con la parte libera dell\u2019Ucraina. <b>A Putin, gli emissari trumpiani Steven Witkoff e Jared Kushner<\/b> hanno gi\u00e0 segnalato che l\u2019amministrazione Usa sarebbe disposta a riconoscere <b>la sovranit\u00e0 ufficiale di Mosca sopra la parte invasa di Zaporizhza <\/b>(centrale nucleare inclusa). Sarebbe una rottura radicale con un secolo di dottrina di politica estera americana, che si rifiuta di riconoscere i territori strappati ai Paesi con l\u2019uso della forza.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma nel caso di Zaporizhza sembra esserci una ragione d\u2019affari: si studia un <b>data center americano per l\u2019intelligenza artificiale<\/b> nella parte sotto controllo russo dell\u2019area, alimentato proprio <b>dall\u2019elettricit\u00e0 a basso costo della centrale.<\/b> E per questo l\u2019America oggi \u00e8 disposta a seppellire i principi che essa stessa volle per la creazione delle Nazioni Unite ottanta anni fa.\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/app-economia\/?intcmp=DL-app_nd_011024_corriere_ss_conomia\" target=\"_blank\" class=\"bck-app-banner\" rel=\"nofollow noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"bck-app-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1756449670_863_app.png\"\/><\/p>\n<p>Nuova app <strong>L&#8217;Economia<\/strong>. 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