{"id":264007,"date":"2025-12-16T21:13:14","date_gmt":"2025-12-16T21:13:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/264007\/"},"modified":"2025-12-16T21:13:14","modified_gmt":"2025-12-16T21:13:14","slug":"come-smaltiremo-la-sbornia-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/264007\/","title":{"rendered":"Come smaltiremo la sbornia digitale?"},"content":{"rendered":"<p>Comprendiamo a livelli diversi. Talmente diversi da dover prendere atto che attraverso il filtro complesso e unico con cui ognuno di noi si affaccia alla realt\u00e0, ogni singolo fenomeno genera quantit\u00e0 imprecisate di significati dipendenti da una infinit\u00e0 di fattori variabili e mutevoli. Un groviglio dalle sfumature imprevedibili e non di rado inconciliabili. In questo tempo di bulimia verbale gratuita e strumentale \u00e8 necessario ricordare che l\u2019utilizzo gli stessi termini non \u00e8 garanzia n\u00e9 di comprensione n\u00e9 di dialogo. Pensiamo alla parola relativo. Non vi \u00e8 dubbio che Albert Einstein la pronunciasse esattamente come miliardi di altre persone, intendendo qualcosa di cos\u00ec distante da non essere nemmeno comunicabile.<\/p>\n<p>Non si tratta di una banale cesura nella utopica metrica unitaria del pensiero ma di un vero e proprio disassamento etimologico.<\/p>\n<p>Le interazioni tra esseri umani sono sempre frutto di una media approssimata e grossolana per eccesso o difetto di contenuti che nel loro stesso affiorare portano lo stigma di una instabilit\u00e0 semantica costitutiva.<\/p>\n<p>Ecco quanto \u00e8 ricco l\u2019humus su cui si rigenera costantemente una babele messa a rischio solo in apparenza dalla promessa distopica e un po\u2019 ingenua del mito di una traduzione universale.<\/p>\n<p>Un esempio di questa sfasatura riguarda i significati correlati ad un aspetto piuttosto intrigante del mondo digitale le cui manifestazioni pi\u00f9 acerbe risalgono ad almeno un paio di decenni fa. Nel 2003\/2004 un amico collezionista che disegnava prodotti derivati per una potente multinazionale bancaria a Londra, aveva intuito le potenzialit\u00e0 enormi del post mortem digitale, abbozzando una applicazione cui aveva dato un nome suggestivo: Perpetu. Era troppo in anticipo e la cosa, per quel che ne so, fin\u00ec l\u00ec. A quel tempo la questione riguardava pi\u00f9 che altro le conseguenze pratiche di un decesso come la gestione dell\u2019eredit\u00e0 virtuale e i suoi modi. Il progressivo articolarsi di un potenziale relazionale user-client sempre pi\u00f9 osmotico ha arricchito il tema con una ampia gamma di ulteriori problemi. Tra questi gioca un ruolo fondamentale la illusione di eternit\u00e0 che per sua natura il digitale riesce ad allucinare in infiniti gradi di distorsione esponenzialmente rielaborati dalle IA. Una nuova religione dispenser che promette  soluzioni sartoriali alla pi\u00f9 ambiziosa delle aspirazioni umane (con qualche eccezione: a me quella idea di eternit\u00e0 appare una disgrazia da cui non vorrei nemmeno essere sfiorato).<\/p>\n<p>La IA non crea nulla da zero, nel senso pi\u00f9 radicale del verbo. Intendo dire che non \u00e8 in grado di costituire alcuna realt\u00e0 che non sia gi\u00e0, magari criptata nei meandri di un reale per sua natura perennemente instabile e metamorfico. Ci\u00f2 che fa l\u2019intelligenza artificiale \u00e8 raccogliere e amministrare un potere che cediamo alla architettura computazionale perch\u00e8 ne sintetizzi rappresentazioni convincenti e funzionali, surrogati improbabili di un spirito assoluto la cui ricomposizione arbitraria (combinatoria, statistica) \u00e8 amputata dal binomio soggetto-oggetto cui si sostituiscono l\u2019 input indifferenziato ibrido umano-tecnologico e il percorso obbligato dell\u2019hardware.<\/p>\n<p>Non \u00e8 l\u2019IA che offre un catalogo di universi alternativi, siamo noi permanentemente alla ricerca di  illusioni come presidi psicoterapeutici placebo, a riflettere la materializzazione di mondi che in quella forma non esistono, risposte ingannevoli alle nostre frustrazioni e speranze.<\/p>\n<p>Il cambio di prospettiva \u00e8  fondamentale.<\/p>\n<p>Alimentare la superstizione secondo cui le tecnologie portano con s\u00e8 una alterit\u00e0 alternativa effettiva e dialogica apre a narrative inesauribili di fantasie su cui costruire immaginari deep-fake del tutto illusori. La IA siamo noi, non potrebbe essere diversamente, proiettati in uno strumento dalle potenzialit\u00e0 di calcolo praticamente illimitate che succede senza essere.<\/p>\n<p>Che gli uomini aspirino a parlare con i morti \u00e8 una storia vecchia come il mondo, cos\u00ec come la tensione all\u2019eternit\u00e0, concetto perlopi\u00f9 nebuloso e fideistico necessariamente privo di una qualche consapevolezza concreta. L\u2019alter ego di un fuoco, un fulmine, il sigillum bene in vista nel larario familiare, il medium ottocentesco con i suoi trucchi dozzinali e via di seguito sono i palliativi ingenui di una malattia incurabile. E provvidenziale. Autentica la necessit\u00e0, totalmente fantasioso il risultato. Il falsario di oggi si chiama IA, ma anche questo \u00e8 porre il tema su un piano sbagliato. Il falsario di oggi siamo sempre e solo noi, accondiscendenti alle alienazioni che produciamo dal principio della nostra storia.<\/p>\n<p>La IA per sua natura non \u00e8 n\u00e9 falsa n\u00e9 vera. Accade di un pragmatismo rinnovato, infiltrante e proteiforme che sembra non ammettere repliche solo perch\u00e8 confondiamo colpevolmente i suoi piani di pertinenza con la sfera delle scelte. Il resto \u00e8 reflusso magmatico di una umanit\u00e0 incapace di evolversi dai suoi istinti animisti primordiali con scelte faticose e mature. E\u2019 anche per questa ragione che prendere la scorciatoia di spiritualit\u00e0 digitali, trovata estemporanea di un misticismo al momento incapace di raccogliere la sfida enorme della contemporaneit\u00e0, \u00e8 un percorso fallimentare in partenza. Il disastro non si vede subito, si struttura in un processo educativo deviato e subdolo, fatto di pratiche quotidiane la cui divaricazione con ci\u00f2 che si \u00e8 nel profondo prender\u00e0 corpo nel tempo.<\/p>\n<p>Il discorso \u00e8 profondamente impopolare solo perch\u00e9 la massa degli utenti ha rinunciato a qualsivoglia senso critico per il caleidoscopio multicolore proposto da imbonitori scaltri della scaltrezza da mercato che aiuta a sopravvivere, non a crescere. Le dimensioni inedite ci sono, ma non appartengono al dispositivo, che piace pensare come novello pantocratore alieno  pocket size, post-sintattico, agevole, disponibile, personalizzabile.<\/p>\n<p>L\u2019illusione di eternit\u00e0 riposta nel digitale \u00e8 talmente stupida da venire confusa con l\u2019idea di una certa permanenza. Ma la permanenza dei dati ingabbiati nei vari dispositivi linguistici software e hardware si stacca inesorabilmente da noi una volta prodotta e non traghetta alcuna forma di presenza, ulteriore frammentazione di specchi andati in frantumi su cui si proietteranno altri utenti pronti a credere a una modalit\u00e0 di eternit\u00e0 del tutto immaginaria.<\/p>\n<p>La glassa multicolore dei ricami narrativi sulla IA va drenata con rigore e riportata sul fronte affascinante pressoch\u00e9 inesauribile di una rivoluzione operativa del verbo. Per non trovarsi d\u2019un tratto di fronte ad una umanit\u00e0 satolla di illusioni vuote che finir\u00e0 per vomitare in un oceano di insoddisfazione cui nessuno potr\u00e0 dare risposta, se non quella di bombe e fucili, ultimo tremendo presidio della concretezza, indipendente dalla proliferazione tenace di fandonie infantili e colpevoli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Comprendiamo a livelli diversi. 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