{"id":264110,"date":"2025-12-16T22:40:15","date_gmt":"2025-12-16T22:40:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/264110\/"},"modified":"2025-12-16T22:40:15","modified_gmt":"2025-12-16T22:40:15","slug":"laccordo-ue-mercosur-e-di-nuovo-vicino-ma-leuropa-non-ha-ancora-deciso-se-lo-vuole-davvero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/264110\/","title":{"rendered":"L\u2019accordo UE\u2013Mercosur \u00e8 di nuovo vicino, ma l\u2019Europa non ha ancora deciso se lo vuole davvero"},"content":{"rendered":"\n<p>Dopo 26 anni di trattative, rinvii e ripensamenti, l\u2019accordo di libero scambio tra Unione europea e i paesi sudamericani del Mercosur sembra di nuovo vicino alla conclusione. Ursula von der Leyen dovrebbe volare in Brasile il 20 dicembre per firmarlo. Dovrebbe, perch\u00e9 prima c\u2019\u00e8 un passaggio tutt\u2019altro che scontato: gioved\u00ec il Consiglio europeo dovr\u00e0 decidere se procedere o rinviare ancora.<\/p>\n<p>Il problema non \u00e8 tanto il Mercosur, quanto l\u2019Unione europea. L\u2019accordo \u00e8 politicamente fragile perch\u00e9 mette in evidenza una frattura che l\u2019UE non ha mai davvero risolto: industria contro agricoltura, apertura commerciale contro protezionismo, strategia geopolitica contro consenso interno.<\/p>\n<p>Proprio oggi il Parlamento europeo ha approvato l\u2019introduzione di una clausola di salvaguardia sulle importazioni agricole, il cosiddetto \u201cfreno d\u2019emergenza\u201d. In base al testo votato dagli eurodeputati, la Commissione dovrebbe avviare un\u2019indagine sull\u2019eventuale attivazione di misure protettive quando le importazioni di prodotti agricoli sensibili aumentano in media del 5 per cento su un periodo di tre anni. \u00c8 un tentativo di rassicurare i paesi pi\u00f9 scettici, ma difficilmente baster\u00e0 a sciogliere tutti i nodi politici.<\/p>\n<p>In sintesi, l\u2019accordo UE\u2013Mercosur prevede l\u2019eliminazione progressiva dei dazi su oltre il 90 per cento delle merci. Favorisce soprattutto l\u2019export industriale europeo e quello agricolo sudamericano. \u00c8 stato politicamente concluso nel 2019, ma non \u00e8 mai stato ratificato e, per entrare in vigore, deve ottenere l\u2019approvazione sia degli Stati membri sia del Parlamento europeo. Il punto critico \u00e8 sempre lo stesso: i paesi con una forte industria esportatrice vogliono pi\u00f9 libero scambio, quelli con un\u2019agricoltura politicamente influente chiedono protezione. Tutti, almeno a parole, invocano standard ambientali pi\u00f9 alti, ma senza accordarsi davvero su come farli rispettare.<\/p>\n<p>Dal punto di vista economico l\u2019accordo \u00e8 considerato vantaggioso per l\u2019Unione europea. L\u2019UE \u00e8 il secondo partner commerciale del Mercosur dopo la Cina e prima degli Stati Uniti: nel 2023 rappresentava il 16,9 per cento degli scambi totali del blocco sudamericano. Se entrasse in vigore, l\u2019intesa stimolerebbe le esportazioni europee di automobili, macchinari, vini e liquori, e quelle latino-americane di carne, miele, riso, soia e zucchero. C\u2019\u00e8 poi una dimensione geopolitica: un accordo con quest\u2019area faciliterebbe l\u2019accesso europeo a materie prime critiche e rafforzerebbe il sistema multilaterale del commercio, indebolito negli ultimi anni soprattutto dalle politiche statunitensi.<\/p>\n<p>Germania e Spagna sono i principali sostenitori dell\u2019accordo. Berlino lo considera uno strumento essenziale per rafforzare l\u2019export industriale europeo e per diversificare i mercati in una fase di rapporti pi\u00f9 complicati con Cina e Stati Uniti. Madrid condivide questa impostazione e vede nel Mercosur un\u2019area naturale di espansione commerciale, anche per ragioni storiche e linguistiche. Entrambi i paesi accettano l\u2019idea di clausole ambientali e di salvaguardia, ma non vogliono che queste si trasformino in un veto di fatto.<\/p>\n<p>La Francia \u00e8 invece il principale paese contrario. Emmanuel Macron ha chiesto apertamente il rinvio del voto al Consiglio europeo, sostenendo che le tutele previste per l\u2019agricoltura non siano sufficienti. Dietro la posizione francese c\u2019\u00e8 una combinazione di interessi economici e calcoli politici: l\u2019agricoltura \u00e8 un settore molto influente e l\u2019opposizione di Marine Le Pen all\u2019accordo \u00e8 netta e facilmente spendibile sul piano elettorale. Polonia e Ungheria sono da tempo contrarie al patto, mentre Austria e Irlanda tendono a schierarsi su posizioni simili a quelle francesi.<\/p>\n<p>L\u2019Italia mantiene una posizione ambigua. \u00c8 un paese fortemente manifatturiero e il secondo esportatore dell\u2019Unione europea; l\u2019agricoltura pesa per poco pi\u00f9 del 2 per cento del PIL, contro circa il 24 per cento dell\u2019industria e il 74 per cento dei servizi. Numeri che renderebbero abbastanza chiaro quale sia l\u2019interesse economico nazionale. Eppure il governo \u00e8 diviso: al voto di oggi Forza Italia si \u00e8 espressa a favore, la Lega contro, Fratelli d\u2019Italia si \u00e8 astenuta. Anche l\u2019opposizione \u00e8 frammentata, con Partito Democratico e Verdi favorevoli e il Movimento 5 Stelle contrario.<\/p>\n<p>Come in Francia, anche in Italia interesse nazionale e interessi elettorali non coincidono sempre. Questa indecisione, per\u00f2, rende Roma uno dei paesi decisivi: una sorta di swing state europeo. Il suo sostegno potrebbe sbloccare la ratifica dell\u2019accordo; la sua opposizione potrebbe affossarlo, probabilmente per molto tempo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dopo 26 anni di trattative, rinvii e ripensamenti, l\u2019accordo di libero scambio tra Unione europea e i paesi&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":264111,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[14,8,1537,90,89,7,15,82,9,83,10,13,11,80,84,12,81,85],"class_list":{"0":"post-264110","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-ultime-notizie","8":"tag-cronaca","9":"tag-headlines","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-news","14":"tag-notizie","15":"tag-notizie-di-cronaca","16":"tag-notizie-principali","17":"tag-notiziedicronaca","18":"tag-notizieprincipali","19":"tag-titoli","20":"tag-ultime-notizie","21":"tag-ultime-notizie-di-cronaca","22":"tag-ultime-notizie-e-news-di-oggi","23":"tag-ultimenotizie","24":"tag-ultimenotiziedicronaca","25":"tag-ultimenotizieenewsdioggi"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115731655748604411","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/264110","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=264110"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/264110\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/264111"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=264110"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=264110"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=264110"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}