{"id":264516,"date":"2025-12-17T05:26:12","date_gmt":"2025-12-17T05:26:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/264516\/"},"modified":"2025-12-17T05:26:12","modified_gmt":"2025-12-17T05:26:12","slug":"i-pianeti-abitabili-come-la-terra-non-sono-poi-cosi-rari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/264516\/","title":{"rendered":"I pianeti abitabili come la Terra non sono poi cos\u00ec rari"},"content":{"rendered":"<p><strong>I <a href=\"https:\/\/www.wired.it\/gallery\/pianeti-sistema-solare-come-sarebbe-viverci-caratteristiche\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">pianeti<\/a> abitabili simili alla Terra potrebbero essere pi\u00f9 comuni di quanto credessimo<\/strong>. Un nuovo studio pubblicato su <a href=\"https:\/\/www.science.org\/doi\/10.1126\/sciadv.adx7892\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Science Advances<\/a> propone infatti un modello alternativo per spiegare come si formano i <strong>mondi rocciosi<\/strong>, arrivando a conclusioni che faranno felici i cercatori di <a href=\"https:\/\/www.wired.it\/article\/vita-aliena-intelligente-probabilita-evoluzione-studio\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><strong>vita extraterrestre<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Come si dividono i pianeti<\/p>\n<p>Partiamo dalle basi. In un sistema stellare esistono <strong>due grandi categorie di pianeti<\/strong>: quelli <strong>gassosi<\/strong>, privi di una superficie solida, e quelli <strong>rocciosi<\/strong>, caratterizzati da strati compatti e da attivit\u00e0 vulcanica (la Terra appartiene a questo secondo gruppo). Questi corpi nascono a partire da una sorta di \u201cseme\u201d, chiamato <strong>planetesimo<\/strong>, composto da silicati e metalli. Nell&#8217;arco di milioni di anni, il planetesimo cresce accumulando materia grazie alle collisioni con altri frammenti rocciosi, fino a diventare prima un <strong>protopianeta<\/strong> e infine un pianeta fatto e finito.<\/p>\n<p>I modelli pi\u00f9 accreditati suggeriscono che la formazione dei pianeti rocciosi sia una conseguenza quasi inevitabile della nascita di una stella. Oltre a essere un mondo roccioso, tuttavia, la Terra \u00e8 anche relativamente secca e abitabile. Seguendo la fisica dei <strong>dischi protoplanetari<\/strong>, lo scenario pi\u00f9 probabile sostiene che un pianeta roccioso trattenga grandi quantit\u00e0 di acqua e altri elementi volatili, un\u2019evoluzione che porta alla formazione di <strong>mondi oceanici privi di terre emerse<\/strong> oppure di <strong>pianeti ghiacciati<\/strong>, simili a <strong>mini-<a href=\"https:\/\/www.wired.it\/article\/nettuno-di-che-colore-e-nuovo-studio-urano\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Nettuno<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p>Condizioni difficili da ritrovare<\/p>\n<p>Perch\u00e9 possa formarsi un pianeta solido e abitabile come la <a href=\"https:\/\/www.wired.it\/article\/satelliti-naturali-terra-ce-ne-sono-altri-oltre-la-luna-ipotesi\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Terra<\/a> \u00e8 necessaria una <strong>fonte aggiuntiva di calore<\/strong>, capace di eliminare l\u2019eccesso di acqua nel corso di milioni di anni. Gli astronomi si sono fatti un\u2019idea di ci\u00f2 che potrebbe essere accaduto nel sistema solare: le particelle rilasciate da una <a href=\"https:\/\/www.wired.it\/article\/supernova-esplosione-rischio-terra-radiazioni\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">supernova<\/a> sarebbero penetrate nei planetesimi e, attraverso il loro decadimento radioattivo, avrebbero liberato calore \u201casciugando\u201d i corpi rocciosi dall\u2019interno. Le tracce chimiche individuate all&#8217;interno di <a href=\"https:\/\/www.wired.it\/gallery\/le-10-meteoriti-piu-curiose-ritrovate-sulla-terra\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">meteoriti<\/a> e minerali primitivi supportano questa ipotesi.<\/p>\n<p>Ma lo scenario presenta un <strong>limite importante<\/strong>. L&#8217;esplosione della supernova in questione sarebbe dovuta <strong>avvenire a una distanza precisa<\/strong>: una deflagrazione troppo vicina infatti avrebbe messo a rischio la stabilit\u00e0 del sistema solare, mentre una troppo lontana non avrebbe generato abbastanza calore. Per questo motivo, per molto tempo l&#8217;opinione prevalente era che difficilmente un processo simile potesse ripetersi in altri sistemi.<\/p>\n<p>Un nuovo modello e una nuova speranza<\/p>\n<p>Ora una nuova ricerca dell\u2019Universit\u00e0 di Tokyo propone per\u00f2 un <strong>meccanismo duale<\/strong> che permetterebbe alle supernove di riscaldare i planetesimi senza \u201crispettare\u201d una distanza esatta. Secondo il modello, le particelle arrivano a destinazione in due modi: attraverso il <strong>trasferimento diretto di radionuclidi<\/strong> prodotti nella stella verso il disco protoplanetario e tramite una <strong>sintesi interna<\/strong>, in cui l\u2019onda d\u2019urto della supernova e i raggi cosmici trasformano la polvere del sistema stellare in materiale radioattivo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"I pianeti abitabili simili alla Terra potrebbero essere pi\u00f9 comuni di quanto credessimo. 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