{"id":264831,"date":"2025-12-17T10:23:13","date_gmt":"2025-12-17T10:23:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/264831\/"},"modified":"2025-12-17T10:23:13","modified_gmt":"2025-12-17T10:23:13","slug":"la-verita-34","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/264831\/","title":{"rendered":"| La Verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>\n        iStock\n    <\/p>\n<p>Se per i Maya erano oggetto di venerazione quasi religiosa, tanto era il loro riconosciuto valore non solo economico, per gli europei coltivare il cacao era troppo complesso e, in seguito, ci si \u00abaccontent\u00f2\u00bb di mangiarne le fave importate in forma di cioccolata.  L\u2019Europa inizi\u00f2 a conoscere per bene la cioccolata in tazza dopo il 1517. In quell\u2019anno il conquistatore spagnolo <strong>Hern\u00e0n Cort\u00e9s<\/strong> era sbarcato anch\u2019egli sull\u2019attuale Messico e l\u2019imperatore azteco <strong>Montezuma II <\/strong>gli aveva fatto conoscere la \u00abchocolatl\u00bb, il trito di fave di cacao e mais cotto con acqua e miele che l\u2019imperatore beveva come afrodisiaco. Quando <strong>Cort\u00e9s<\/strong>, morto <strong>Montezuma II<\/strong> e conquistato l\u2019impero azteco, divenne governatore, esport\u00f2 stabilmente la cioccolata presso la corte spagnola di <strong>Carlo V<\/strong>. Da l\u00ec, la squisita bevanda divenne in breve tempo una specie di ambrosia dei nobili poich\u00e9 consumarla voleva dire acquisire un vero e proprio status symbol: solo il nobile poteva bere l\u2019esotica e buonissima cioccolata quando voleva. Pensate che <strong>Carlo V<\/strong> la mandava come regalo di nozze quando un familiare sposava un nobile di altra nazione e, addirittura, questo farne dono fu il primo modo di diffusione della cioccolata nel resto d\u2019Europa. Inoltre, un po\u2019 come un vero chef, <strong>Carlo V<\/strong> non dava la sua ricetta e perci\u00f2 si svilupparono diverse varianti. E perfino diversi luoghi dedicati dove trovarla per berla, quando era diventata accessibile anche ai borghesi. A Londra, nel 1657 nacque la prima Chocolate house, sulla scia delle Coffee house, e poi in tutta la Gran Bretagna si diffusero tante altre chocolate house, oggi in Italia le chiameremmo cioccolaterie, luoghi nei quali bere la cioccolata e intrattenersi. Dai Maya a noi la cioccolata calda ha fatto tanta strada in ogni senso. Un po\u2019 come la pizza o la pasta, la cioccolata calda \u00e8 diventata un\u2019icona pop che pi\u00f9 passa il tempo pi\u00f9 espande la sua costellazione di innovazioni che insieme la confermano e la mutano.<\/p>\n<p>La cioccolateria contemporanea ci ha dato innanzitutto la cioccolata calda fatta con cioccolato diverso da quello al latte o fondente: c\u2019\u00e8 la cioccolata calda bianca fatta con cioccolato bianco, che a sua volta pu\u00f2 essere aromatizzata e quindi possiamo trovare anche la cioccolata calda di colore verde e al sapore di pistacchio, per esempio. E c\u2019\u00e8 la cioccolata calda rosa realizzata col cioccolato ruby, un cioccolato fatto con fave di cacao provenienti da Ecuador, Costa d\u2019Avorio e Brasile che contengono naturalmente pigmenti rosa. La cioccolata si pu\u00f2 preparare sia con il cioccolato tritato, in questo casa potr\u00e0 essere al latte, fondente, bianca oppure ruby, sia con il cacao. Al di l\u00e0 del tipo di materia prima usata, la cioccolata calda si pu\u00f2 poi ormai declinare in mille modi, non solo nel laboratorio della propria cucina, dove basta aggiungere una spolverizzata di cacao oppure di cannella in cima, sia che ci sia panna, sia che non ci sia. O di peperoncino oppure, perch\u00e9 no?, di pepe. I caf\u00e8 nei quali si beve cioccolata calda hanno i propri mix oppure offrono il menu completo dei mix pensati da produttori artigianali o industriali di preparati per cioccolate in busta. Il marchio apripista in questa direzione fu Eraclea, fondato a Milano circa 50 anni fa e passato dal 2010 al gruppo Lavazza. Quel preparato in busta che decenni or sono era pioneristico oggi \u00e8 diventato un genere di prodotti e molti fanno il proprio, dalla storica pasticceria Marchesi di Milano al pasticcere torinese <strong>Guido Gobino<\/strong> passando per <strong>Antonino Cannavacciuolo <\/strong>e le sue choco bomb, versione solida e sferica del preparato, e il Ciobar, l\u2019offerta per preparare una squisita cioccolata in tazza a casa seguendo semplicemente le istruzioni sulla confezione degli ingredienti predosati \u00e8 vastissima e spazia fin dove si pu\u00f2 spaziare. Cioccolata con tocco crunchy? Basta aggiungere granella di nocciole, di pistacchi, perfino bacche di Goji. Cioccolata salata (parzialmente)? Nessun problema, c\u2019\u00e8 la cioccolata con caramello salato. Cioccolata vegana (recentemente anche la gelateria Grom, artefice di una cioccolata in tazza super cremosa, ha modificato la ricetta per renderla vegana)? Ancora nessun impedimento, basta sostituire il latte con bevanda vegetale. La pi\u00f9 sorprendente \u00e8 sicuramente quella che sembra la negazione della cioccolata calda: la cioccolata fredda. In realt\u00e0, si tratta di una versione che destagionalizza la cioccolata calda, disponibile in concomitanza con l\u2019arrivo del freddo per tutta la stagione autunnale e invernale, fino alla primavera. La cioccolata fredda si oppone a questa stagionalit\u00e0 e rendendola estiva attua l\u2019estensione della cioccolata calda a tutto l\u2019anno, naturalmente per\u00f2 raffreddandola. Si prepara con gli stessi ingredienti, ma poi si fa freddare in frigo e si gusta quando fa caldo per rinfrescarsi, non quando fa freddo per riscaldarsi. A proposito di riscaldarsi, sapevate che in montagna \u00e8 prassi bere una cioccolata calda per contrastare il clima chiaramente molto freddo e riprendere energia dopo una giornata di sci alpino? Deriva da questo l\u2019idea che l\u2019ora della cioccolata calda sia le 16:30, in (giocosa) differenziazione rispetto alle 17, l\u2019ora del t\u00e8. <\/p>\n<p>La cioccolata calda \u00e8 considerata un comfort food e insieme un peccato di gola. Conosciamone meglio le caratteristiche e come trarne il massimo beneficio per la nostra salute ed il nostro benessere. <\/p>\n<p>In 100 ml di cioccolata calda preparata con cioccolato, latte intero, zucchero, un po\u2019 di addensante (qualunque farina oppure amido o fecola) troviamo circa 90 calorie, per il 60% derivanti da carboidrati, per il 25% da grassi e per il 15% da proteine. Fate attenzione perch\u00e9 spesso le tazze sono da 200 ml, quindi considerate 180 calorie. Inoltre, pi\u00f9 la cioccolata \u00e8 densa, pi\u00f9 \u00e8 calorica. Per diminuire i carboidrati si pu\u00f2 eliminare lo zucchero, per diminuire un po\u2019 di proteine e di grassi si pu\u00f2 usare l\u2019acqua al posto del latte, per diminuire tutto, grassi, proteine e carboidrati, si pu\u00f2 usare il cacao magro al posto della cioccolata. Un cucchiaio raso di panna montata aggiunge circa 20 calorie. Durante la stagione fredda, caratterizzata anche dalla diminuzione delle ore di luce, la cioccolata calda \u00e8 sicuramente un momento di piacere gastronomico, ma anche una spinta energetica per il nostro organismo e per il nostro umore. I flavonoidi hanno effetto antiossidante che aiuta anche la salute del sistema cardiocircolatorio. Grazie a triptofano, feniletilamina e teobromina di cacao o cioccolato, che stimolano la produzione di neurotrasmettitori come la serotonina (il cosiddetto ormone della felicit\u00e0) e le endorfine (che riducono dolore e stress), una cioccolata in tazza solleva il nostro umore, funge da antistress e ci dona serenit\u00e0 anche nei giorni no. Migliorano anche la memoria e la concentrazione e aumenta un pochino il livello di alcuni sali minerali (potassio, rame, magnesio e ferro). Inoltre, abbiamo sollievo se abbiamo la gola secca e ci scaldiamo: la bevanda, infatti, scalda la bocca, la trachea, lo stomaco e quindi il nucleo centrale del nostro organismo, la parte interna costituita dal busto, che protegge gli organi e che in inverno va protetta dal freddo per mantenere la sua temperatura ottimale di circa 37 gradi centigradi. Inoltre, la cioccolata calda ci d\u00e0 l\u2019energia che serve al nostro organismo per attuare le sue pratiche anti freddo. Funziona cos\u00ec: il nostro guscio periferico (capo, arti, pelle, muscoli, grasso) cerca di minimizzare la dispersione termica dovuta al fatto che la temperatura esterna \u00e8 molto bassa tramite la vasocostrizione che diminuisce il flusso sanguigno. Il calore che serve a mantenere il nostro nucleo centrale a 37 gradi (pena malanni o malesseri anche letali se la temperatura scende di troppo) viene prodotto nel nucleo centrale attraverso il metabolismo, che trasforma il cibo in kilocalorie e si trasferisce verso il guscio. Quando fa freddo, il corpo riduce questo trasferimento per conservare il calore centrale, a scapito della temperatura periferica. Tutto questo \u00e8 un lavoro continuo del nostro organismo, di cui non ci accorgiamo e che richiede molte kilocalorie. Le pratiche che il nostro organismo mette in atto per riscaldarci in inverno ci richiedono e ci fanno consumare molte pi\u00f9 calorie di quelle che esso mette in atto per disperdere il calore in estate, perci\u00f2 mangiamo di pi\u00f9 in inverno, perch\u00e9 consumiamo pi\u00f9 kilocalorie per mantenere la nostra temperatura interna a circa 37 gradi di quante ne consumiamo in estate per non farla aumentare troppo oltre i 37 gradi. Non bisogna certamente esagerare nel bere cioccolata calda, soprattutto pensando ai grassi (per riscaldarsi va bene anche un t\u00e8 caldo senza zucchero), ma concedersi una cioccolata di tanto in tanto non pu\u00f2 che fare bene. Ultimi consigli. Se avete mal di gola o in generale siete raffreddati, aggiungete in cima alla vostra cioccolata calda polvere di peperoncino, di cannella, di curry, di curcuma. Se avete problemi digestivi, polvere di t\u00e9 verde, di t\u00e9 matcha o di semi di finocchio. <\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>La sorbivano gi\u00e0 i Maya e gli aztechi (per i quali era un afrodisiaco). Quando arriva in Europa diventa lo sfizio dell\u2019alta nobilt\u00e0. Oggi \u00e8 un\u2019icona pop dalle molte varianti.Si potrebbe pensare che la cioccolata calda sia una golosa invenzione contemporanea. E invece no. I primi a preparare cioccolata calda furono i Maya. Gi\u00e0 prima di essi a coltivare cacao erano gli Olmechi, popolo del Mesoamerica, oggi il Messico centrale, che poi colonizzarono il centro America. La bevanda dei Maya si chiamava xocoatl, da cui deriva la nostra parola cioccolata, e si preparava tostando e poi tritando le fave di cacao con chicchi di mais, poi aggiungendo acqua, pepe e peperoncino. Per i Maya il cacao era sacro e talmente prezioso che le fave di cacao si usavano per pagare, come fossero monete. Quando arrivarono in Europa per il tramite di Cristoforo Colombo, le fave di cacao non si radicarono immediatamente nelle abitudini occidentali. Se per i Maya erano oggetto di venerazione quasi religiosa, tanto era il loro riconosciuto valore non solo economico, per gli europei coltivare il cacao era troppo complesso e, in seguito, ci si \u00abaccontent\u00f2\u00bb di mangiarne le fave importate in forma di cioccolata. L\u2019Europa inizi\u00f2 a conoscere per bene la cioccolata in tazza dopo il 1517. In quell\u2019anno il conquistatore spagnolo Hern\u00e0n Cort\u00e9s era sbarcato anch\u2019egli sull\u2019attuale Messico e l\u2019imperatore azteco Montezuma II gli aveva fatto conoscere la \u00abchocolatl\u00bb, il trito di fave di cacao e mais cotto con acqua e miele che l\u2019imperatore beveva come afrodisiaco. Quando Cort\u00e9s, morto Montezuma II e conquistato l\u2019impero azteco, divenne governatore, esport\u00f2 stabilmente la cioccolata presso la corte spagnola di Carlo V. Da l\u00ec, la squisita bevanda divenne in breve tempo una specie di ambrosia dei nobili poich\u00e9 consumarla voleva dire acquisire un vero e proprio status symbol: solo il nobile poteva bere l\u2019esotica e buonissima cioccolata quando voleva. Pensate che Carlo V la mandava come regalo di nozze quando un familiare sposava un nobile di altra nazione e, addirittura, questo farne dono fu il primo modo di diffusione della cioccolata nel resto d\u2019Europa. Inoltre, un po\u2019 come un vero chef, Carlo V non dava la sua ricetta e perci\u00f2 si svilupparono diverse varianti. E perfino diversi luoghi dedicati dove trovarla per berla, quando era diventata accessibile anche ai borghesi. A Londra, nel 1657 nacque la prima Chocolate house, sulla scia delle Coffee house, e poi in tutta la Gran Bretagna si diffusero tante altre chocolate house, oggi in Italia le chiameremmo cioccolaterie, luoghi nei quali bere la cioccolata e intrattenersi. Dai Maya a noi la cioccolata calda ha fatto tanta strada in ogni senso. Un po\u2019 come la pizza o la pasta, la cioccolata calda \u00e8 diventata un\u2019icona pop che pi\u00f9 passa il tempo pi\u00f9 espande la sua costellazione di innovazioni che insieme la confermano e la mutano.La cioccolateria contemporanea ci ha dato innanzitutto la cioccolata calda fatta con cioccolato diverso da quello al latte o fondente: c\u2019\u00e8 la cioccolata calda bianca fatta con cioccolato bianco, che a sua volta pu\u00f2 essere aromatizzata e quindi possiamo trovare anche la cioccolata calda di colore verde e al sapore di pistacchio, per esempio. E c\u2019\u00e8 la cioccolata calda rosa realizzata col cioccolato ruby, un cioccolato fatto con fave di cacao provenienti da Ecuador, Costa d\u2019Avorio e Brasile che contengono naturalmente pigmenti rosa. La cioccolata si pu\u00f2 preparare sia con il cioccolato tritato, in questo casa potr\u00e0 essere al latte, fondente, bianca oppure ruby, sia con il cacao. Al di l\u00e0 del tipo di materia prima usata, la cioccolata calda si pu\u00f2 poi ormai declinare in mille modi, non solo nel laboratorio della propria cucina, dove basta aggiungere una spolverizzata di cacao oppure di cannella in cima, sia che ci sia panna, sia che non ci sia. O di peperoncino oppure, perch\u00e9 no?, di pepe. I caf\u00e8 nei quali si beve cioccolata calda hanno i propri mix oppure offrono il menu completo dei mix pensati da produttori artigianali o industriali di preparati per cioccolate in busta. Il marchio apripista in questa direzione fu Eraclea, fondato a Milano circa 50 anni fa e passato dal 2010 al gruppo Lavazza. Quel preparato in busta che decenni or sono era pioneristico oggi \u00e8 diventato un genere di prodotti e molti fanno il proprio, dalla storica pasticceria Marchesi di Milano al pasticcere torinese Guido Gobino passando per Antonino Cannavacciuolo e le sue choco bomb, versione solida e sferica del preparato, e il Ciobar, l\u2019offerta per preparare una squisita cioccolata in tazza a casa seguendo semplicemente le istruzioni sulla confezione degli ingredienti predosati \u00e8 vastissima e spazia fin dove si pu\u00f2 spaziare. Cioccolata con tocco crunchy? Basta aggiungere granella di nocciole, di pistacchi, perfino bacche di Goji. Cioccolata salata (parzialmente)? Nessun problema, c\u2019\u00e8 la cioccolata con caramello salato. Cioccolata vegana (recentemente anche la gelateria Grom, artefice di una cioccolata in tazza super cremosa, ha modificato la ricetta per renderla vegana)? Ancora nessun impedimento, basta sostituire il latte con bevanda vegetale. La pi\u00f9 sorprendente \u00e8 sicuramente quella che sembra la negazione della cioccolata calda: la cioccolata fredda. In realt\u00e0, si tratta di una versione che destagionalizza la cioccolata calda, disponibile in concomitanza con l\u2019arrivo del freddo per tutta la stagione autunnale e invernale, fino alla primavera. La cioccolata fredda si oppone a questa stagionalit\u00e0 e rendendola estiva attua l\u2019estensione della cioccolata calda a tutto l\u2019anno, naturalmente per\u00f2 raffreddandola. Si prepara con gli stessi ingredienti, ma poi si fa freddare in frigo e si gusta quando fa caldo per rinfrescarsi, non quando fa freddo per riscaldarsi. A proposito di riscaldarsi, sapevate che in montagna \u00e8 prassi bere una cioccolata calda per contrastare il clima chiaramente molto freddo e riprendere energia dopo una giornata di sci alpino? Deriva da questo l\u2019idea che l\u2019ora della cioccolata calda sia le 16:30, in (giocosa) differenziazione rispetto alle 17, l\u2019ora del t\u00e8. La cioccolata calda \u00e8 considerata un comfort food e insieme un peccato di gola. Conosciamone meglio le caratteristiche e come trarne il massimo beneficio per la nostra salute ed il nostro benessere. In 100 ml di cioccolata calda preparata con cioccolato, latte intero, zucchero, un po\u2019 di addensante (qualunque farina oppure amido o fecola) troviamo circa 90 calorie, per il 60% derivanti da carboidrati, per il 25% da grassi e per il 15% da proteine. Fate attenzione perch\u00e9 spesso le tazze sono da 200 ml, quindi considerate 180 calorie. Inoltre, pi\u00f9 la cioccolata \u00e8 densa, pi\u00f9 \u00e8 calorica. Per diminuire i carboidrati si pu\u00f2 eliminare lo zucchero, per diminuire un po\u2019 di proteine e di grassi si pu\u00f2 usare l\u2019acqua al posto del latte, per diminuire tutto, grassi, proteine e carboidrati, si pu\u00f2 usare il cacao magro al posto della cioccolata. Un cucchiaio raso di panna montata aggiunge circa 20 calorie. Durante la stagione fredda, caratterizzata anche dalla diminuzione delle ore di luce, la cioccolata calda \u00e8 sicuramente un momento di piacere gastronomico, ma anche una spinta energetica per il nostro organismo e per il nostro umore. I flavonoidi hanno effetto antiossidante che aiuta anche la salute del sistema cardiocircolatorio. Grazie a triptofano, feniletilamina e teobromina di cacao o cioccolato, che stimolano la produzione di neurotrasmettitori come la serotonina (il cosiddetto ormone della felicit\u00e0) e le endorfine (che riducono dolore e stress), una cioccolata in tazza solleva il nostro umore, funge da antistress e ci dona serenit\u00e0 anche nei giorni no. Migliorano anche la memoria e la concentrazione e aumenta un pochino il livello di alcuni sali minerali (potassio, rame, magnesio e ferro). Inoltre, abbiamo sollievo se abbiamo la gola secca e ci scaldiamo: la bevanda, infatti, scalda la bocca, la trachea, lo stomaco e quindi il nucleo centrale del nostro organismo, la parte interna costituita dal busto, che protegge gli organi e che in inverno va protetta dal freddo per mantenere la sua temperatura ottimale di circa 37 gradi centigradi. Inoltre, la cioccolata calda ci d\u00e0 l\u2019energia che serve al nostro organismo per attuare le sue pratiche anti freddo. Funziona cos\u00ec: il nostro guscio periferico (capo, arti, pelle, muscoli, grasso) cerca di minimizzare la dispersione termica dovuta al fatto che la temperatura esterna \u00e8 molto bassa tramite la vasocostrizione che diminuisce il flusso sanguigno. Il calore che serve a mantenere il nostro nucleo centrale a 37 gradi (pena malanni o malesseri anche letali se la temperatura scende di troppo) viene prodotto nel nucleo centrale attraverso il metabolismo, che trasforma il cibo in kilocalorie e si trasferisce verso il guscio. Quando fa freddo, il corpo riduce questo trasferimento per conservare il calore centrale, a scapito della temperatura periferica. Tutto questo \u00e8 un lavoro continuo del nostro organismo, di cui non ci accorgiamo e che richiede molte kilocalorie. Le pratiche che il nostro organismo mette in atto per riscaldarci in inverno ci richiedono e ci fanno consumare molte pi\u00f9 calorie di quelle che esso mette in atto per disperdere il calore in estate, perci\u00f2 mangiamo di pi\u00f9 in inverno, perch\u00e9 consumiamo pi\u00f9 kilocalorie per mantenere la nostra temperatura interna a circa 37 gradi di quante ne consumiamo in estate per non farla aumentare troppo oltre i 37 gradi. Non bisogna certamente esagerare nel bere cioccolata calda, soprattutto pensando ai grassi (per riscaldarsi va bene anche un t\u00e8 caldo senza zucchero), ma concedersi una cioccolata di tanto in tanto non pu\u00f2 che fare bene. Ultimi consigli. Se avete mal di gola o in generale siete raffreddati, aggiungete in cima alla vostra cioccolata calda polvere di peperoncino, di cannella, di curry, di curcuma. Se avete problemi digestivi, polvere di t\u00e9 verde, di t\u00e9 matcha o di semi di finocchio.\n<\/p>\n<p>\u00abIl governo belga si sta opponendo all\u2019utilizzo dei fondi russi per timore di dover rimborsare l\u2019intero importo qualora la Russia tentasse di recuperare il denaro\u00bb, ha riferito Politico, per poi aggiungere: \u00abMa, a complicare ulteriormente la situazione, altri quattro Paesi &#8211; Italia, Malta, Bulgaria e Repubblica Ceca &#8211; hanno appoggiato la richiesta del Belgio di valutare finanziamenti alternativi per l\u2019Ucraina, come il debito congiunto\u00bb. A favore dell\u2019uso dei beni russi congelati si \u00e8 invece detta la Germania, che si \u00e8 al contempo espressa contro il ricorso alla condivisione del debito. \u00abNon illudiamoci. Se non ci riusciremo, la capacit\u00e0 di agire dell\u2019Unione europea sar\u00e0 gravemente compromessa per anni, se non per un periodo pi\u00f9 lungo\u00bb, ha dichiarato luned\u00ec <strong>Friedrich Merz<\/strong>, riferendosi all\u2019uso degli asset russi. Pi\u00f9 sfumata appare invece la posizione della Francia, che non sembrerebbe del tutto ostile all\u2019idea di ricorrere agli Eurobond. Nel frattempo, ieri Reuters ha riferito che i parlamentari italiani di maggioranza hanno stilato un documento, in cui si esorta il governo \u00aba chiedere alla Commissione europea di condurre un esame approfondito degli aspetti legali e finanziari di tutte le opzioni di finanziamento sul tavolo\u00bb. Si tratta di una risoluzione che dovrebbe essere votata nella giornata di oggi.<\/p>\n<p>Come che sia, un diplomatico dell\u2019Ue ha fatto sapere a Politico che sulla questione degli asset russi \u00abnon ci sar\u00e0 alcun accordo fino al Consiglio europeo\u00bb, che prender\u00e0 il via domani. \u00abLa Commissione europea ha presentato, tramite testo legislativo, due opzioni. Una era l\u2019opzione per le riparazioni, che pu\u00f2 essere attuata tramite la proposta legislativa presentata dalla Commissione a maggioranza qualificata. L\u2019altra \u00e8 l\u2019opzione di un prestito, utilizzando come garanzia il margine di manovra del bilancio europeo. Questa opzione richiede l\u2019unanimit\u00e0\u00bb, ha dichiarato un alto funzionario europeo. \u00ab\u00c8 stato molto chiaro fin dal primo dibattito svoltosi tra gli ambasciatori che non c\u2019era l\u2019unanimit\u00e0 per quella seconda opzione, che \u00e8 stata quindi messa da parte per concentrarsi sul prestito di riparazione. Non \u00e8 un segreto che il prestito di riparazione sia la soluzione preferita da una considerevole maggioranza degli Stati membri\u00bb, ha continuato. \u00abSpetta ai leader decidere, ma credo che tutti i leader siano ben consapevoli della posta in gioco sproporzionata del Belgio in una soluzione basata sul prestito di riparazione. E questo viene preso in considerazione da tutti i leader e certamente il presidente del Consiglio europeo ne \u00e8 ben consapevole\u00bb, ha affermato un\u2019altra fonte dell\u2019Ue, che ha proseguito: \u00abTra l\u2019altro, il negoziato sul prestito di riparazione si \u00e8 svolto principalmente e soprattutto in base alle preoccupazioni del Belgio. E penso che questo sia anche un segno che tutti intorno al tavolo &#8211; gli Stati membri e certamente i leader &#8211; riconoscono la posta in gioco per il Belgio. Quindi il negoziato \u00e8 in gran parte incentrato sulla condivisione di qualsiasi rischio o costo derivante da questa soluzione con il Belgio\u00bb. Nell\u2019Ue, se non panico, c\u2019\u00e8 \u00abun senso di urgenza\u00bb, come hanno detto ieri alcune fonti di Bruxelles. \u00abUna decisione va presa\u00bb.<\/p>\n<p>Ricordiamo che i beni russi congelati sono  detenuti da Euroclear Bank, che ha sede in Belgio. E proprio contro questo istituto ha fatto recentemente causa, davanti al Tribunale commerciale di Mosca, la banca centrale russa, chiedendo 230 miliardi di dollari di danni. \u00abSe la banca centrale vincesse, potrebbe chiedere l\u2019esecuzione forzata degli asset di Euroclear in altre giurisdizioni, in particolare quelle considerate \u2019amichevoli\u2019 dalla Russia\u00bb, ha sottolineato Reuters l\u2019altro ieri. \u00abAlcuni gestori di fondi avvertono che un\u2019eventuale decisione di utilizzare i beni congelati aumenterebbe i rischi politici legati al possesso di asset in euro e metterebbe persino in dubbio il loro status di rifugio globale\u00bb, aveva inoltre riportato, dieci giorni fa, il Financial Times. D\u2019altronde, secondo il sito australiano The Conversation, \u00abse gli operatori di mercato temessero sequestri di beni per motivi politici, potrebbero trasferire le proprie attivit\u00e0 in giurisdizioni ritenute pi\u00f9 sicure\u00bb.<\/p>\n<p>Insomma, la questione \u00e8 insidiosa sul fronte tecnico. E poi emerge il nodo politico. Per l\u2019ennesima volta, ci troviamo di fronte a un\u2019Unione europea spaccata. Il dossier degli asset \u00e8 scivoloso. Ed \u00e8 tutto da dimostrare che il Consiglio europeo riuscir\u00e0 a trovare una quadra su di esso.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>\n        Da sinistra: Friedrich Merz, Keir Starmer, Volodymyr Zelensky ed Emmanuel Macron (Ansa)\n    <\/p>\n<p>Mentre il summit europeo di Berlino sulla pace in Ucraina \u00e8 stato celebrato come un successo da chi ne ha preso parte, le proposte contenute nella dichiarazione congiunta dei leader dell\u2019Europa sembrano fatte per essere rifiutate. E Mosca ha gi\u00e0 iniziato a manifestare i primi segnali di chiusura. <\/p>\n<p>A meno di 24 ore di distanza dal vertice, il Cremlino \u00e8 convinto che la partecipazione degli europei alle trattative \u00abnon promette bene\u00bb. E anche di fronte alle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, <strong>Donald Trump<\/strong>, che intravede la conclusione del conflitto, Mosca resta cauta. Il tycoon, dopo aver parlato luned\u00ec sera con i primi ministri e i capi di Stato europei, aveva subito dichiarato: \u00abSiamo pi\u00f9 vicini che mai alla fine della guerra\u00bb, aggiungendo anche di essere stato in contatto \u00abdi recente con <strong>Vladimir Putin<\/strong>\u00bb. A smentire per\u00f2 la telefonata \u00e8 stato il portavoce del Cremlino, <strong>Dmitry Peskov<\/strong>: i due leader non si sono pi\u00f9 sentiti dopo il 16 ottobre. Il portavoce ha anche spiegato che Mosca \u00abnon ha ricevuto\u00bb alcun segnale dopo i round di negoziati a Berlino, e anche per questo dovr\u00e0 valutare \u00abquello che sar\u00e0 il risultato dei negoziati che gli americani conducono con gli ucraini, con la partecipazione degli europei\u00bb. Che Mosca non abbia ancora compreso l\u2019esito dei summit \u00e8 evidente anche dalle parole del viceministro degli Esteri russo, <strong>Sergej Ryabkov<\/strong>: \u00abNon abbiamo idea di cosa succeda l\u00ec\u00bb. Stando a quanto rivelato dal presidente ucraino, <strong>Volodymyr Zelensky<\/strong>, si tratterebbe di una questione di giorni: i piani di pace, che dovrebbero essere finalizzati a breve, saranno poi presentati alla Russia dagli inviati americani. <\/p>\n<p>Ma il niet russo \u00e8 gi\u00e0 arrivato in merito all\u2019impegno europeo per \u00abuna forza multinazionale Ucraina a guida europea, composta dai contributi delle nazioni disponibili nell\u2019ambito della coalizione dei Volenterosi e sostenuta dagli Stati Uniti\u00bb. La posizione di Mosca era gi\u00e0 nota, ma ieri il viceministro degli Esteri russo in un\u2019intervista ad Abc News, ha ribadito: \u00abNon sottoscriveremo, accetteremo o saremo nemmeno soddisfatti di alcuna presenza di truppe Nato sul territorio ucraino\u00bb. Lo stesso rifiuto si applica anche qualora la forza multinazionale fosse parte di una garanzia di sicurezza o della Coalizione dei volenterosi. A intervenire in merito \u00e8 stato anche <strong>Peskov<\/strong> che, affermando che Mosca \u00abnon ha visto alcun testo\u00bb sulla proposta europea della forza multinazionale, ha precisato: \u00abLa nostra posizione \u00e8 ben nota, coerente e trasparente ed \u00e8 chiara agli americani\u00bb.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunge il grattacapo dei territori, con nessuna delle due parti che \u00e8 disposta a cedere. <strong>Zelensky<\/strong>, a margine del vertice, ha ripetuto che \u00abl\u2019Ucraina non riconoscer\u00e0 il Donbass come territorio russo, n\u00e9 de jure n\u00e9 de facto\u00bb. L\u2019impegno di Kiev \u00e8 quello di continuare a \u00abdiscuterne nonostante tutto\u00bb. Il presidente ucraino pare quindi non prendere ancora sul serio le parole di <strong>Trump<\/strong>, che ha confermato che \u00abil territorio del Donbass \u00e8 gi\u00e0 perso\u00bb per l\u2019Ucraina. Dall\u2019altra parte, anche la posizione russa resta immutata: <strong>Ryabkov<\/strong> ha detto che Mosca non scender\u00e0 \u00aba compromessi\u00bb su Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson e Crimea. Ed \u00e8 anche in quest\u2019ottica, con i soldati russi che continuano ad avanzare, che il Cremlino ha rifiutato la tregua natalizia avanzata dal cancelliere tedesco, <strong>Friedrich Merz<\/strong>.<strong> Peskov<\/strong> ha infatti sottolineato: \u00abVogliamo la pace, non una tregua che dia sollievo agli ucraini e permetta loro di prepararsi a continuare la guerra\u00bb. <\/p>\n<p>Un altro tassello complicato riguarda Kiev e l\u2019Ue, anche se non dalla prospettiva russa. Nell\u2019ultimo punto della dichiarazione congiunta dei leader europei si afferma: \u00abIl fermo sostegno all\u2019adesione dell\u2019Ucraina all\u2019Unione europea\u00bb. Ma da parte italiana emergono alcune perplessit\u00e0. Il ministro della Difesa, <strong>Guido Crosetto<\/strong>, ha osservato che ritiene \u00abdifficile\u00bb l\u2019ingresso dell\u2019Ucraina sia nella Nato sia nell\u2019Ue \u00abnon per motivi politici ma agricoli, conoscendo gli agricoltori polacchi, francesi, italiani e tedeschi\u00bb. A ribadire la sua contrariet\u00e0 \u00e8 stato poi il premier ungherese, <strong>Viktor Orb\u00e0n<\/strong>: \u00abIl popolo ungherese ha detto che non vuole stare in un\u2019Unione con l\u2019Ucraina\u00bb. Tornando alla linea dell\u2019Italia, riguardo alle garanzie di sicurezza simili all\u2019articolo 5 della Nato di cui \u00abgli americani ne saranno parte\u00bb, il ministro degli Esteri, <strong>Antonio Tajani<\/strong>, ha ricordato che si tratta della \u00abproposta italiana\u00bb che \u00e8 stata \u00abaccolta\u00bb perch\u00e9 \u00abdi buon senso\u00bb. Ma ad essere accolte, sul fronte opposto, sono state anche le dichiarazioni inerenti al riarmo del vicepremier, <strong>Matteo Salvini<\/strong>: \u00abSe <strong>Hitler<\/strong> e <strong>Napoleone<\/strong> non sono riusciti a mettere in ginocchio Mosca con le loro campagne in Russia, \u00e8 improbabile che <strong>Kallas<\/strong>, <strong>Macron<\/strong>, <strong>Starmer<\/strong> e <strong>Merz<\/strong> abbiano successo\u00bb. Per la portavoce del ministero degli Esteri russo, <strong>Maria Zakharova<\/strong> \u00abil paragone \u00e8 preciso, la conclusione \u00e8 indiscutibile\u00bb.<\/p>\n<p>                Nato e referendum sul Donbass: la guerra poteva finire gi\u00e0 nel 2022<\/p>\n<p>Il nostro articolo del 27 febbraio 2022 concludeva con queste parole: \u00abForse si potrebbe auspicare che la Nato dichiari di rinunciare, una volta per tutte, ad \u00abinvitare\u00bb l\u2019Ucraina a farvi parte; e che le regioni ucraine oggetto del contendere siano sottoposte a nuovo referendum\u00bb. Dopo quasi quattro anni di guerra, leggiamo che \u00ab<strong>Volodymyr Zelensky<\/strong> apre: no a Kiev nella Nato\u00bb.<\/p>\n<p>Inoltre, a chi gli chiedeva se egli sarebbe stato disponibile a concedere territori come parte di un accordo di pace,<strong> Zelensky <\/strong>rispondeva che \u00abla cosa non pu\u00f2 essere decisa unilateralmente dal governo o dagli alleati, ma deve avere un mandato popolare, cio\u00e8 il popolo ucraino deve essere coinvolto tramite un qualche processo democratico, nel formato di elezioni o di referendum\u00bb. Che il nostro auspicio di quattro anni fa coincida con le conclusioni cui sarebbe alla fine pervenuto <strong>Zelensky<\/strong> dopo quattro anni, \u00e8, a mio parere, l\u2019ulteriore prova della inadeguatezza di un uomo chiamato a gestire una situazione pi\u00f9 grande, molto pi\u00f9 grande, di lui. E non si tratta solo di inadeguatezza, ma anche di irresponsabilit\u00e0. Perch\u00e9 le cose &#8211; se vogliamo capirle &#8211; dobbiamo dirle tutte. Dobbiamo quindi dire che gi\u00e0 il 15 marzo 2022 <strong>Zelensky<\/strong> dichiarava: \u00abAbbiamo capito che l\u2019Ucraina non diventer\u00e0 un membro della Nato, e dobbiamo riconoscere che non ci sono porte aperte\u00bb. Insomma, il dover abbandonare ogni velleit\u00e0 di aderire alla Nato, pi\u00f9 che una apertura di questi giorni, era una consapevolezza acquisita gi\u00e0 quattro anni fa. Il che impone la cogente domanda: perch\u00e9 ha continuato la guerra e non si arrese quel 15 marzo 2022? Prima o poi, se non da un tribunale, sicuramente dalla Storia, questa domanda gli verr\u00e0 posta.<\/p>\n<p>Un\u2019altra domanda che gli si dovr\u00e0 porre \u00e8 da dove gli \u00e8 mai venuta l\u2019idea di una Nato dalle \u00abporte aperte\u00bb. L\u2019art. 10 del Patto Atlantico prevede che i membri \u00abpossono, con accordo unanime, invitare qualsiasi altro Stato europeo ad aderire al Trattato\u00bb; cosicch\u00e9 per far parte della Nato bisogna 1) essere uno Stato europeo, 2) essere invitati da chi membro lo \u00e8 gi\u00e0, e 3) essere invitati all\u2019unanimit\u00e0. \u00c8 vero che, subito dopo la fine della Guerra fredda, sebbene ci fosse stata da parte dei vertici della Nato una promessa verbale di non espansione a est della Germania, quegli stessi vertici si preoccuparono di far sapere al mondo intero che non ci sarebbero state preclusioni di principio per l\u2019allargamento della Nato. Tuttavia, l\u2019articolo 10 del Trattato \u00e8 rimasto immutato. Insomma, <strong>Zelensky <\/strong>mai poteva allora, n\u00e9 pu\u00f2 ora accampare diritti in ordine alla adesione dell\u2019Ucraina alla Nato. E fa sorridere che codesta volont\u00e0 di adesione sia stata scritta, addirittura, nella Costituzione ucraina, quando la cosa non dipende dalla volont\u00e0 dell\u2019Ucraina. E fa sorridere ancora di pi\u00f9, perch\u00e9 questa volont\u00e0 fu addirittura un emendamento del 2019 alla Costituzione del 1996 che invece garantiva l\u2019Ucraina quale Stato militarmente neutrale.<\/p>\n<p>Anche l\u2019altra recente affermazione di <strong>Zelensky<\/strong> sul possibile referendum in ordine alla \u00abcessione\u00bb dei territori ripropone la sprovvedutezza dell\u2019uomo. Quattro anni fa l\u2019idea poteva sorgere spontanea. E, anzi, doveva sorgere gi\u00e0 nel 2014. Allora, in seguito allo spodestamento del presidente <strong>Viktor Yanukovich<\/strong>, legittimamente eletto anche col forte sostegno dei voti dei cittadini di Crimea e del Donbass, questi decidevano di separarsi dal governo centrale con un referendum. Il referendum era, ovviamente, illegittimo; ma poneva un problema politico che in un sistema sedicente democratico avrebbe dovuto risolversi in qualche modo. Ma, anzich\u00e9 invocare il principio, sancito dalla Carta Onu, dell\u2019autodeterminazione dei popoli e far ripetere i referendum sotto il controllo internazionale, la comunit\u00e0 internazionale girava le spalle al Donbass che si dichiarava indipendente; e sanzionava la Russia cui la Crimea si era confederata.<\/p>\n<p>L\u2019impressione \u00e8 che, se fosse assennato, a <strong>Zelensky<\/strong> converrebbe mollare la Ue e affidarsi esclusivamente a <strong>Donald Trump<\/strong>. Se da un lato questi vorrebbe far finire quanto prima la guerra, e pertanto appare disponibile ad accontentare le pretese di <strong>Putin<\/strong>, dall\u2019altro ha interesse a minimizzarne i vantaggi, cosa che indirettamente significa anche minimizzare gli svantaggi per l\u2019Ucraina. Le cui disgrazie sono anche in parte dovute a quel \u00abf**k the Eu\u00bb pronunciato &#8211; da <strong>Victoria Nuland<\/strong>, nel 2014 responsabile americana agli affari euroasiatici &#8211; a detrimento dell\u2019Ucraina. Forse \u00e8 venuto il momento per <strong>Zelensky<\/strong> di pronunciare la stessa invettiva a vantaggio del proprio Paese.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>\n        Il viceministro degli Esteri israeliano Sharren Haskel (MFA\/Mordehai Gordon)\n    <\/p>\n<p><strong>Viceministro, la pace sembra essere ancora molto lontana  in Medioriente.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa situazione \u00e8 particolarmente complessa e stiamo lavorando in patria e all\u2019estero per garantire la sicurezza dei cittadini israeliani e di tutti gli ebrei. A Gaza, Hamas non vuole consegnare le armi, bloccando l\u2019inizio della Fase 2, ma la nostra pazienza ha un limite. Nella Striscia serve sicurezza e democrazia, due cose che Hamas combatte da sempre. Io personalmente non ho nessuna fiducia negli attuali leader palestinesi: molti di loro  fanno dichiarazioni in arabo contro Israele e poi in inglese si fingono democratici. Glorificano i terroristi e fomentano la violenza. E cos\u00ec fanno solo il male dei palestinesi\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Il presidente statunitense, Donald Trump, vuole inserire anche l\u2019Italia nel cosiddetto Consiglio di pace per Gaza. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abSiamo assolutamente favorevoli a coinvolgere l\u2019Italia. Abbiamo grande fiducia sia nei militari che nei politici italiani. Il governo di Roma si sta adoperando per raggiungere la pace e io personalmente conosco il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e ne apprezzo la grande capacit\u00e0 diplomatica. Siamo per\u00f2 molto delusi da alcune nazioni europee come la Spagna e l\u2019Irlanda, che hanno deciso di riconoscere la Palestina. Questo riconoscimento non \u00e8 niente, non esiste e non ha senso che esista. Si tratta di un gravissimo errore politico, non fanno altro che riconoscere Hamas e i suoi crimini. Dopo aver rapito, stuprato e ucciso civili innocenti, i terroristi ne escono rafforzati perch\u00e9 vengono premiati da questi Paesi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Anche il confine settentrionale resta problematico.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon ci fidiamo assolutamente del nuovo regime in Siria. Abu Muhamnad Al Jolani, lo chiamo ancora cos\u00ec perch\u00e9 resta un pericoloso jihadista che ha buttato la tunica e indossato la cravatta, sta uccidendo le minoranze, dagli alawiti ai cristiani, ma soprattutto i drusi che Israele ha deciso di difendere. I drusi israeliani sono parte integrante della nostra societ\u00e0, servono nell\u2019Idf come soldati e sono cittadini a tutti gli effetti. I loro fratelli siriani vengono massacrati solo perch\u00e9 sono una minoranza e noi non lo permetteremo. Hezbollah rimane un pericolo per Israele anche se la sua forza \u00e8 diminuita, ma grazie ai crimini che commettono con il traffico di droga e armi dal Sud America presto torneranno a essere un pericolo. Stiamo facendo pressioni sul governo libanese perch\u00e9 acceleri il disarmo di Hezbollah, che ancora non \u00e8 stato fatto nonostante sia ufficialmente iniziato ad agosto. Il presidente del Libano, Joseph Aoun, ha promesso che l\u2019esercito nazionale avr\u00e0 il monopolio della forza, ma deve ancora dimostrarlo\u00bb. <\/p>\n<p><strong>L\u2019attentato contro la comunit\u00e0 ebraica a Bondi Beach, in Australia, ha portato l\u2019attenzione ai massimi livelli e l\u2019ambasciatore  d\u2019Israele a Roma, Jonathan Peled, ha dichiarato che gli ebrei non si sentono sicuri neanche in Italia. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abCon il governo di Roma c\u2019\u00e8 una stretta e proficua collaborazione e sappiamo che cerca di garantire sempre la sicurezza degli ebrei in Italia. Ma le parole del nostro ambasciatore derivano dalle manifestazioni che ci sono state nel vostro Paese, dove abbiamo visto molti episodi di antisemitismo, che vanno condannati con maggiore determinazione. Il sostegno alla causa della Palestina \u00e8 soltanto una scusa per attaccarci e per questo motivo serve particolare attenzione per gli ebrei in tutto il mondo. Israele combatte molti nemici, ma il pi\u00f9 pericoloso rimane il pregiudizio nei nostri confronti, che nella storia ha causato tante tragedie\u00bb.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>Ecco #EdicolaVerit\u00e0, la rassegna stampa podcast del 17 dicembre con Flaminia Camilletti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"iStock Se per i Maya erano oggetto di venerazione quasi religiosa, tanto era il loro riconosciuto valore non&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":264832,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[175],"tags":[155702,239,1537,90,89,240,11139],"class_list":{"0":"post-264831","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute","8":"tag-cioccolata-calda","9":"tag-health","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-salute","14":"tag-salute-e-benessere"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115734420165110797","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/264831","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=264831"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/264831\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/264832"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=264831"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=264831"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=264831"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}