{"id":265060,"date":"2025-12-17T13:54:10","date_gmt":"2025-12-17T13:54:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/265060\/"},"modified":"2025-12-17T13:54:10","modified_gmt":"2025-12-17T13:54:10","slug":"cosi-gli-artisti-folli-delle-avanguardie-hanno-cambiato-il-nostro-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/265060\/","title":{"rendered":"Cos\u00ec gli artisti folli delle avanguardie hanno cambiato il nostro mondo"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 pensato &#8220;per viandanti pazienti&#8221; del gran circo dell&#8217;arte l&#8217;ultimo libro di Vincenzo Trione. Sono quasi seicento pagine: cominciano da un bacio rubato diventato art-performance nella cronaca di Sandro Veronesi della Biennale d&#8217;Arte di Venezia del 2001 (la prima del nuovo secolo, pare una vita fa) e finiscono con un calligramma di Apollinaire. In mezzo, Rifare il mondo. Le et\u00e0 dell&#8217;avanguardia (Einaudi, pagg. 592, euro 34) \u00e8 un viaggio critico e molto personale di Trione, professore allo Iulm, firma del Corriere della Sera, direttore dell&#8217;Enciclopedia Treccani dell&#8217;Arte Contemporanea e nota per gli appassionati delle cronache culturali consigliere per l&#8217;arte contemporanea del comune di Napoli e curatore della mostra che la Milano olimpica dedicher\u00e0 a fine gennaio a Metafisica\/Metafisiche (nell&#8217;estate del 2026 andr\u00e0 alla Gnamc di Roma).<\/p>\n<p>Parola strana, avanguardia. Fa comodo tenerla in tasca, pronta all&#8217;uso nella conversazione, quasi a sinonimo di arte contemporanea tout-court, quando ci si aggira in galleria o nelle sale di una delle miriadi di mostre che inaugurano ogni giorno nel nostro Paese. Trione ci racconta invece che l&#8217;avanguardia \u00e8 una cosa precisa: \u00e8 quella voglia che solo certi artisti possiedono di cambiare il mondo e manipolare il tempo. A proposito di tempo e tempi: leggiamo questa storia originale dell&#8217;avanguardia, dall&#8217;Antitradizione Futurista di Guillaume Apollinaire del 1913 ai dipinti con iPad di oggi fatti da David Hockney, trovandola scandita non in cinque capitoli, ma in et\u00e0, come le ere geologiche. Nell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro, dice Trione, vediamo l&#8217;avanguardia che galoppa per fuggire l&#8217;oppressione della noia e trovare la vertigine dell&#8217;inatteso (tutto molto futurista) mentre, negli stessi anni o quasi, si palesa la tranquilla inquietudine di de Chirico, il &#8220;modernista antimoderno&#8221; per eccellenza. Arriva poi la stagione del disincanto: \u00e8 l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;argento con la riproducibilit\u00e0 di Warhol in cui il banale, il ripetuto e il seriale vincono. Si tratta di una stagione fascinosa e feconda, tanto che a lei guardano, molto pi\u00f9 recentemente, i vari Damien Hirst, Jeff Koons, il nostro Francesco Vezzoli. Con questi qui chiosa Trione altro che rifare il mondo: non c&#8217;\u00e8 nessun futuro da costruire, solo un passato da ben citare. L&#8217;avanguardia ha un sussulto d&#8217;orgoglio nell&#8217;et\u00e0 del bronzo con William Kentridge (\u00e8 sua l&#8217;opera in copertina del volume): ci insegna che il passato, se elaborato a dovere, ad esempio con collage e disegni pi\u00f9 lirici che tecnici, pu\u00f2 aiutarci a sbrogliare le matasse aggrovigliate del presente.<\/p>\n<p>A met\u00e0 di questo viaggio nell&#8217;arte di oggi lo sguardo deve per forza allargarsi: come si pu\u00f2 parlare di avanguardia tenendo fuori dal discorso l&#8217;architettura, i videogame, i videoclip, la tv, la moda? In fondo, un&#8217;architettura impossibile di Sant&#8217;Elia non \u00e8 poi cos\u00ec diversa, nella sostanza, dal Guggenheim di Bilbao o dalla Sfera avveniristica dove si sono esibiti gli U2 un paio d&#8217;anni fa a Paradise, nella Los Angeles Valley. Capita poi che questo futurismo dinamico e sperimentale si ritrovi persino su qualche passerella (il riferimento \u00e8 a quelle di Alessandro Michele, epoca Gucci). Torna allora comoda la celebre metafora di Hans Magnus Enzensberger che paragonava la cultura all&#8217;Alka-Seltzer, perch\u00e9 \u00e8 come una pastiglia effervescente che si discioglie nel bicchiere e non la vedi pi\u00f9, eppure l&#8217;acqua freme, muta di sostanza. L&#8217;avanguardia, oggi, \u00e8 un po&#8217; la stessa cosa: fai fatica a scorgerla perch\u00e9 si \u00e8 gi\u00e0 omologata al resto, si \u00e8 diluita certamente, ma ha anche completato la sua missione trasformandosi in paradigma unico di rifermento dell&#8217;estetica contemporanea.<\/p>\n<p>Non stupisce che Trione, il quale gi\u00e0 in passato aveva narrato l&#8217;indicibile atelier di quel genio di Anselm Kiefer, riservi alla pittura materica e simbolica dell&#8217;artista tedesco un posto speciale in questo suo viaggio. Anche la poetica di Kiefer \u00e8 una forma di avanguardia, spiega, ma votata all&#8217;accettazione del fallimento e abile a trovare nella tenacia della sua impresa la propria identit\u00e0.\n<\/p>\n<p> Sar\u00e0 allora interessante osservare sotto questa lente, quella che vede in Kiefer un Sisifo dell&#8217;arte contemporanea, la prossima attesa mostra dell&#8217;artistar in Italia: a febbraio porter\u00e0 quaranta teleri dedicati ad altrettante figure femminili, Le Alchimiste. Sono opere concepite per dialogare, tra distruzione e rigenerazione, tra passato e presente, con gli spazi feriti della Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale di Milano. Sar\u00e0 una mostra d&#8217;avanguardia, questo \u00e8 certo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00c8 pensato &#8220;per viandanti pazienti&#8221; del gran circo dell&#8217;arte l&#8217;ultimo libro di Vincenzo Trione. 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