{"id":265154,"date":"2025-12-17T15:16:41","date_gmt":"2025-12-17T15:16:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/265154\/"},"modified":"2025-12-17T15:16:41","modified_gmt":"2025-12-17T15:16:41","slug":"morto-il-fotografo-franco-vaccari-grande-sperimentatore-artista-concettuale-cineasta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/265154\/","title":{"rendered":"Morto il fotografo Franco Vaccari: grande sperimentatore, artista concettuale, cineasta"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/franco-vaccari\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>Franco Vaccari<\/strong> <\/a>se n\u2019\u00e8 andato. Aveva ottantanove anni ed \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 intelligenti protagonisti dell\u2019arte italiana degli ultimi sessant\u2019anni. Ci siamo conosciuti circa venticinque anni fa e ho lavorato parecchie volte con lui: libri, mostre, conferenze. Ogni volta era uno stimolo, una crescita, una sfida.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"869\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Franco-Vaccari-Per-un-trattamento-completo.-Viaggio-all\u2019Albergo-diurno-Cobianchi-Milano-1971-Collezi.jpeg\" alt=\"Franco Vaccari, Per un trattamento completo. Viaggio all\u2019Albergo diurno Cobianchi, Milano, 1971 - Collezione privata - Courtesy Galleria Mazzoli, Modena\" class=\"wp-image-277439\"  \/>Franco Vaccari, Per un trattamento completo. Viaggio all\u2019Albergo diurno Cobianchi, Milano, 1971 \u2013 Collezione privata \u2013 Courtesy Galleria Mazzoli, Modena. Copyright Giovanna Dal MagroFranco Vaccari e la fotografia<\/p>\n<p>Franco era un fisico, cresciuto in un ambiente fotografico. Finito il liceo era andato a Milano a studiare, ma poi era tornato a Modena, la sua citt\u00e0. E a Milano, al Diurno di Porta Venezia, aveva dedicato Per un trattamento completo del 1971.\u00a0<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p>Inizia a lavorare con la fotografia sin da ragazzo, in bianco e nero riprende la sua citt\u00e0. Quando una prima volta si reca a un circolo fotoamatoriale con i suoi lavori e una copia del libro di Paul Strand Un paese, appena uscito per i tipi di Einaudi, i frequentatori lo trattano con sufficienza. Franco capisce, una volta per tutte, che quello non \u00e8 il suo mondo e inizia a dedicarsi alla ricerca. Continua a fare foto sempre pi\u00f9 cariche di riferimenti.<br \/>Della met\u00e0 dei Sessanta \u00e8 <strong>il lavoro sulle tracce<\/strong>, oggetto di un prezioso volume rilegato con l\u2019elastico tubolare. In quegli anni si dedica alla <strong>poesia visiva<\/strong> dando vita a opere interessantissime contraddistinte dalla sua intelligente ironia, dai giochi di parole, dai calembour ricercati.<\/p>\n<p>Le \u201cesposizioni in tempo reale\u201d di Franco Vaccari<\/p>\n<p>Del 1969 \u00e8 la prima Esposizione in tempo reale, una forma di ricerca che porter\u00e0 avanti nel corso degli anni. La realizza a Varese in collaborazione con Luciano Giaccari. \u201cLa differenza fra gli happening, le performance e le \u201cesposizioni in tempo reale\u201d \u00e8 una differenza di struttura. Mentre infatti le prime si sviluppano linearmente e nelle varie fasi ubbidiscono a precisi programmi predeterminati, le esposizioni in tempo reale hanno come elemento caratterizzante la possibilit\u00e0 di retroazione e cio\u00e8 del feed-back\u201d.<br \/>Quella che lo rende noto al mondo \u00e8 del 1972, la n\u00b04: proposta nella sezione \u201cComportamento\u201d della XXXVI Biennale di Venezia, dove viene invitato da Renato Barilli, \u00e8 un\u2019opera fotografica che prende forma in tempo reale durante il corso dell\u2019esposizione. \u00c8 l\u20198 giugno, sono le 10 del mattino, \u00e8 l\u2019inaugurazione della prestigiosa manifestazione. Nella sala a lui dedicata \u00e8 una Photomatic-forse due-strutture come quelle che si trovano nelle strade per farsi le fototessere. Vaccari si limita a fare la prima strip. Poi si mette a braccia conserte e non interviene pi\u00f9. Al massimo si confonde con gli spettatori e documenta con una fotocamera l\u2019interesse che la sua opera sta generando. \u00c8 un successo. L\u2019anno successivo esce per La Nuova Foglio, il libro di quella manifestazione.<br \/>Nel suo fondamentale Fotografia e inconscio tecnologico, la cui prima edizione esce nel 1979 per i tipi di Punto e Virgola, la casa editrice fondata da Luigi Ghirri, per il quale Vaccari aveva anche scritto, racconta: \u201cNell\u2019eclissarmi come \u201cautore\u201d avevo eliminato uno dei componenti della sacra triade composta da fotografo, macchina, soggetto. Cosi, mentre facevo venire in primo piano i meccanismi di produzione, cercavo di mettere in crisi la dimensione auratica dell\u2019artista, di provocare un mutamento nel rituale delle esposizioni e di suscitare nel visitatore un impulso nella coscienza dell\u2019esserci. A chi era venuto per contemplare era offerta una possibilit\u00e0 d\u2019azione, un\u2019occasione per lasciare una traccia del proprio passaggio\u201d. Franco ci teneva a raccontare che il suo libro, che poi \u00e8 stato pubblicato da Agor\u00e0 e infine da Einaudi, era uscito pochi mesi prima de La camera chiara di Roland Barthes.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"677\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Franco-Vaccari-Esposizione-in-tempo-reale-N\u00b0-4-1972.jpg\" alt=\"Franco Vaccari, Esposizione in tempo reale N\u00b0 4, 1972\" class=\"wp-image-249629\"  \/>Franco Vaccari, Esposizione in tempo reale N\u00b0 4, 1972Franco Vaccari: dai libri d\u2019artista alla regia<\/p>\n<p>Grande appassionato di libri nel corso degli anni ne ha realizzati molti, in particolare d\u2019artista. Cineasta raffinato il suo I cani lenti del 1971, con la colonna sonora dei Pink Floyd, riesce sempre a provocarmi un brivido di emozione. Pi\u00f9 volte gli animali sono stati protagonisti delle sue opere, del resto a casa sua non mancavano pappagalli, gatti, cani, negli ultimi anni chihuahua, che Franco teneva fra le braccia e baciava con affetto. Ricordo ancora quando, ormai parecchi anni fa, siamo andati a trovarlo a Modena con i galleristi della p420 che volevano avvicinarsi a lui. Ci ha accompagnato da Emilio Mazzoli che gli aveva fatto una bella mostra, della quale andava orgogliosissimo. Con i giovani galleristi bolognesi \u00e8 nata, di l\u00ec a poco, una bella mostra a tre sulla Narrative Art, che ho curato, e una fitta collaborazione di cui Vaccari mi parlava ogni volta che lo vedevo. <strong>\u00c8 stato un artista straordinario che ha superato i limiti del mezzo, che \u00e8 andato con grande anticipo a toccare e a studiare ambiti fra i pi\u00f9 svariati<\/strong>. Tra le sue opere recenti pi\u00f9 toccanti un film e un piccolo prezioso libro che ci aiutano a ripercorrere la sua lunga vita, con immagini private. Aveva costruito un\u2019autobiografia per immagini: Provvista di ricordi per il tempo dell\u2019Alzheimer. <br \/>L\u2019ultima volta che l\u2019ho visto, a Modena, venne a salutarmi a una conferenza che tenevo al collegio San Carlo: era seduto tra il pubblico, ci sentiva poco, ma non aveva perso la sua straordinaria ironia e la sua capacit\u00e0 di farti pensare. Ora che ci ripenso, \u00e8 stato una sorta di saluto affettuoso, di congedo di un amico gentile e generoso che negli anni ho avuto la fortuna di conoscere e di seguire.\u00a0 <\/p>\n<p>Angela Madesani<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Franco Vaccari se n\u2019\u00e8 andato. 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