{"id":265388,"date":"2025-12-17T18:31:17","date_gmt":"2025-12-17T18:31:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/265388\/"},"modified":"2025-12-17T18:31:17","modified_gmt":"2025-12-17T18:31:17","slug":"maculopatia-secca-della-retina-e-atrofia-geografica-come-si-manifestano-e-quali-sono-le-cure-in-arrivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/265388\/","title":{"rendered":"Maculopatia secca della retina e atrofia geografica, come si manifestano e quali sono le cure in arrivo"},"content":{"rendered":"<p>In Italia quasi un milione di persone fa i conti con <strong>la maculopatia secca della retina<\/strong>. La forma pi\u00f9 grave di questa patologia \u00e8 la cosiddetta <strong>atrofia geografica<\/strong>, forma avanzata di degenerazione maculare senile. La <strong>perdita della vista<\/strong> causata da questo quadro compromette gravemente l\u2019indipendenza e la qualit\u00e0 della vita.<\/p>\n<p>Nelle persone che soffrono di <strong>atrofia geografica<\/strong> i fotorecettori, che sono cellule fotosensibili, si deteriorano nella macula, una porzione centrale della retina responsabile della visione centrale e della percezione dei colori. Questo danno inizia nella forma di piccole areole che si sviluppano poi in aree pi\u00f9 grandi; una persona con degenerazione maculare senile precoce pu\u00f2 avvertire problemi con la lettura o la visione notturna.<\/p>\n<p>Alla fine, se la malattia progredisce a stadi avanzati, si svilupperanno <strong>punti ciechi permanenti<\/strong> (scotomi) al centro del campo visivo. Si ritiene che la causa della patologia sia multifattoriale, con numerosi fattori di rischio ambientali e genetici. Come detto, questa patologia fa parte delle condizioni legate alla <a href=\"https:\/\/dilei.it\/salute\/degenerazione-maculare-cose-sintomi-cause-cura\/2165\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">degenerazione maculare secca della retina<\/a>.\n<\/p>\n<p>Le nuove terapie per la maculopatia secca<\/p>\n<p><strong>Raggi infrarossi,<\/strong> in grado di stimolare la retina, e <strong>lievi correnti elettriche<\/strong>, che rilasciate sulla superficie dell\u2019occhio riescono a spingere al suo interno agenti antiossidanti, stanno aprendo la strada a nuove possibilit\u00e0 di trattamento nella sua forma intermedia, dando una speranza in pi\u00f9 a chi convive con questa malattia che \u201cruba\u201d la vista lasciando, progressivamente, un \u201cbuco\u201d sempre pi\u00f9 ampio nella visione centrale.<\/p>\n<p><strong>La forma intermedia<\/strong> della degenerazione maculare \u00e8 caratterizzata dalla presenza di drusen, piccoli depositi che si accumulano sotto la retina.<\/p>\n<p>\u201cNel tempo, la malattia pu\u00f2 evolvere verso l\u2019atrofia geografica, la fase avanzata della forma secca, in cui si verifica<strong> una perdita irreversibile dei fotorecettori e della visione centrale.<\/strong> Intervenire in questo stadio pi\u00f9 precoce \u00e8 cruciale per rallentare l\u2019evoluzione verso le forme avanzate ed \u00e8 proprio in questa fase che<strong> fotobiomodulazione e iontoforesi<\/strong> si stanno affermando come opzioni promettenti per rallentare la progressione della <a href=\"https:\/\/dilei.it\/salute\/maculopatia-cause-sintomi-diagnosi-cura\/1822\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">maculopatia secca<\/a>\u00a0 indica Stanislao Rizzo, presidente di FLORetina ICOOR, direttore del Dipartimento di Oculistica del Policlinico A. Gemelli IRCCS e ordinario di Oculistica presso l\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Roma\u201d.<\/p>\n<p>Lo dimostrano tre studi pubblicati di recente sulla rivista Eye del gruppo Nature, su Current Ophthalmology Reports e sul Journal of Biophotonics. I tre lavori hanno valutato efficacia, sicurezza e tollerabilit\u00e0 delle terapie evidenziando come questi due trattamenti possano aprire la strada a una migliore gestione della malattia.<\/p>\n<p>\u00a0Come funziona la luca infrarossa<\/p>\n<p>\u201cSi tratta di un trattamento non invasivo che permette di stimolare la funzione della retina attraverso <strong>l\u2019utilizzo di luce rossa e infrarossa<\/strong>, per ridurre la progressione della malattia e promuovere il riassorbimento delle lesioni caratteristiche, stimolando i mitocondri, regolatori chiave dell\u2019infiammazione e dello stato ossidativo delle cellule retiniche \u2013 riferisce Rizzo .<\/p>\n<p>La<strong> fotobiomodulazione<\/strong> si esegue in ambulatorio, con il paziente seduto davanti a un apparecchio che tramite un led illumina l\u2019occhio: la luce viene erogata in modo controllato per circa 4-5 minuti\u201d.<\/p>\n<p>Recenti analisi hanno evidenziato la capacit\u00e0 della fotobiomodulazione di favorire la sopravvivenza delle cellule retiniche, ridurre l\u2019infiammazione e supportare i processi di riparazione dei fotorecettori e dell\u2019epitelio pigmentato retinico.<\/p>\n<p>I risultati clinici pi\u00f9 significativi provengono, da un recente studio pubblicato sulla rivista del gruppo Nature, Eye, condotto su 30 pazienti trattati con fotobiomodulazione che hanno mostrato miglioramenti significativi a breve termine nei parametri funzionali e anatomici.<\/p>\n<p>L\u2019esperto ricorda come \u201c<strong>la terapia abbia migliorato i test di acuit\u00e0 visiva<\/strong>, ha ridotto i depositi che si vengono a creare sulla retina a seguito della maculopatia e ha migliorato il flusso sanguigno nei tessuti. Non sono stati, inoltre, osservati effetti avversi o segni di tossicit\u00e0 dopo il trattamento, a conferma della sicurezza a breve termine della fotobiomodulazione\u201d.<\/p>\n<p>Un recente articolo pubblicato su Current Ophthalmology Reports conferma il crescente interesse verso la fotobiomodulazione come possibile supporto nelle fasi iniziali della degenerazione maculare. \u201cI dati clinici raccolti negli ultimi anni mostrano miglioramenti visivi lievi ma significativi e una riduzione delle drusen, con un potenziale effetto protettivo rispetto alla progressione verso l\u2019atrofia geografica. Ma saranno necessari studi pi\u00f9 ampi e standardizzati per definirne con precisione il ruolo nella pratica clinica \u2013\u00a0 aggiunge Francesco Faraldi, Direttore della Divisione di Oculistica dell\u2019Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano \u2013 Umberto I di Torino\u201d.<\/p>\n<p>La cura elettrica<\/p>\n<p>Ad affiancare la fotobiomodulazione, nuove evidenze si stanno accumulando anche a favore della <strong>iontoforesi<\/strong>, che, come spiega Rizzo, \u201cconsiste anch\u2019essa in una tecnica non invasiva, che sfrutta una <strong>corrente elettrica leggera<\/strong> per facilitare l\u2019assorbimento di farmaci attraverso le membrane. Si esegue appoggiando un elettrodo all\u2019occhio del paziente e somministrando una debole corrente elettrica.<\/p>\n<p>Nel caso della degenerazione maculare, la iontoforesi viene studiata come metodo per <strong>veicolare farmaci specifici,<\/strong> come agenti antinfiammatori e antiossidanti quali la luteina, direttamente nell\u2019area della macula, una regione anatomica tradizionalmente difficile da raggiungere, senza bisogno di iniezioni oculari e aggirando le barriere che impediscono l\u2019assorbimento degli integratori orali. La corrente elettrica aiuta a veicolare farmaci direttamente nella retina, migliorando l\u2019efficacia del trattamento\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 stato infatti rilevato che la ionoforesi permette di raggiungere concentrazioni intraoculari degli attivi impiegati, che superano in modo significativo quelle ottenute con la somministrazione topica, raggiungendo alti livelli di concentrazione nella coroide e nella retina, che la somministrazione topica non \u00e8 in grado di ottenere.<\/p>\n<p>Al contempo, anche <strong>gli effetti collaterali sono limitati<\/strong>, poich\u00e9 la sostanza veicolata agisce localmente e a basse dosi e la debole corrente non induce alterazioni strutturali della cornea, della retina o del nervo ottico, e non influisce sulla pressione intraoculare, confermando il profilo di sicurezza di questo approccio.<\/p>\n<p>Come riportato sul Journal of Biophotonics, la iontoforesi oculare rappresenta un metodo clinicamente affidabile per la somministrazione non invasiva di principi attivi e nutraceutici. \u201cNello studio \u2013 conclude Daniela Bacherini, Professore Associato presso la Clinica Oculistica dell\u2019Universit\u00e0 di Firenze -, \u00e8 stato dimostrato che dopo 40 minuti dalla breve applicazione di una lieve corrente sulla superficie oculare, dove era stata applicata una soluzione di luteina, negli occhi trattati la luteina \u00e8 aumentata in modo evidente nella sclera, nella coroide e nella retina periferica, e anche la macula ha raggiunto livelli pi\u00f9 alti, circa 1,3 volte rispetto ai controlli\u201d.<\/p>\n<p class=\"note\">Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e\/o per la prescrizione di terapie personalizzate.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"In Italia quasi un milione di persone fa i conti con la maculopatia secca della retina. 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